L'arte in Europa nell'alto medioevo copre un periodo di circa mezzo millennio: dalla caduta dell'Impero romano d'Occidente fino alla rinascita posteriore al 1000, epoca generalmente considerata "romanica". Nell'Alto Medioevo l'Europa venne attraversata da grandi rivolgimenti e la produzione artistica subì un decremento quantitativo. I territori di espressione latina dell'Italia, dell'Europa occidentale e dell'Africa settentrionale furono testimoni, a partire dai primi decenni del V secolo, delle invasioni barbariche, mentre la civiltà urbana che faceva capo a Roma subiva un progressivo impoverimento e spopolamento, con conseguente diminuzione dell'importanza delle istituzioni civili.
In realtà la dizione arte altomedievale è piuttosto generica, e raggruppa diverse correnti, tendenze e fasi. In Italia il periodo dall'Editto di Milano (313) ai primi decenni del VI secolo circa, rientra nell'ambito dell'arte paleocristiana; il periodo dal VI all'VIII secolo circa, quando l'Italia subì più forte l'influsso di Costantinopoli, viene anche studiato, per alcuni campi artistici, nel quadro dell'arte bizantina. Prima dell'VIII secolo si può inquadrare l'arte altomedievale nello studio delle produzioni artistiche delle popolazioni barbariche, tra le quali assume un particolare rilievo l'arte longobarda. Dopo l'VIII secolo, ma comunque prima del Mille, e quindi all'interno del periodo indicato come Alto Medioevo, si trovano le espressioni dell'arte carolingia e dell'ottoniana, entrambe di impianto già preromanico, la cui influenza si estende anche in Italia a partire dai centri dell'Europa centro-settentrionale, come già in precedenza alcuni elementi dell'arte insulare irlandese in particolare per la miniatura. L'arte altomedievale può essere quindi considerata il punto di partenza di un'arte europea di respiro continentale.
Nel Medioevo l'arte tornò ad avere una funzione prettamente pratica, cioè applicata ad oggetti di uso, e gli artisti (o artefici) non avevano ancora quell'aura elitaria che si diffuse dalla fine del XIII secolo in poi: pittori, scultori, architetti erano lavoratori alla pari degli orefici, dei tessitori, dei cuoiai, eccetera. La distinzione canonica tra arti maggiori (pittura scultura e architettura) e arti minori risale infatti ai trattati di Leon Battista Alberti, il quale sostenne che le discipline maggiori avevano un aspetto intellettuale che superava la semplice manualità.
I precedenti L'arte alto medievale ha due importanti precedenti: L'arte romana, nella sua fase tardo antica, vista come qualcosa di vivo e come una perenne fonte di ispirazione, soprattutto per le istituzioni politiche ed ecclesiastiche che faticosamente si svilupparono e si diedero una configurazione propria. L'arte paleocristiana, che a Costantinopoli assunse poi i caratteri definiti dell'arte bizantina, per il prestigio della corte di Bisanzio e anche per gli influssi diretti che l'impero d'oriente ebbe sul territorio italiano, come nel caso di Ravenna.
Arte barbarica
A questi influssi bisogna aggiungere quelli dei nuovi popoli che si stanziarono in occidente, i cosiddetti barbari, la cui arte presentava dei caratteri totalmente diversi rispetto a quella classica. Se quest'ultima aveva infatti come principale oggetto di studio l'uomo, il corpo umano, l'arte dei nuovi popoli era astratta, giocata sull'intreccio, il viluppo fitomorfo.
La parola barbaro significa letteralmente "balbuziente" ed indicava per gli Elleni prima, e per i Romani poi, chi non sa parlare la loro lingua, sottintendendo che non sa né comportarsi né vivere secondo i costumi e i principi della civiltà greco-romana, con una connotazione negativa quale persona priva di educazione, rozza e incolta. Migrazioni di massa a catena spinsero una serie di popolazioni germaniche "barbare" a muoversi, fin dalla metà del III secolo, verso i territori romani, varcandone i confini favoriti dalla loro sempre più massiccia presenza nelle legioni romane stesse e dalla crisi demografica che colpì intere province. Dalle migrazioni, a partire dalla fine del IV fino al V secolo, si innescò una escalation di violenza che portò a vere e proprie invasioni, con saccheggi e distruzioni, che accelerarono la disgregazione dell'Impero e portarono alla formazione dei regni "romano-barbarici":
Anglosassoni in Gran Bretagna, Franchi e Burgundi nelle Gallie, Vandali in Africa, Visigoti nella penisola iberica, Ostrogoti in Italia.
Queste popolazioni erano comunque ormai romanizzate, grazie ai contatti di lungo tempo con il mondo greco-romano, e, a partire dalla seconda metà del V secolo, essi si convertirono al Cristianesimo, grazie all'opera di missionari.
Queste popolazioni non avevano tradizioni artistiche legate a scultura, architettura e pittura parietale (che quindi con le invasioni decadderoSe si eccettua il regno di Teodorico a Ravenna.), poiché le loro società erano di tipo nomadico e normalmente non si stanziavano a lungo per poter creare forme di arte monumentale. Essi possedevano però una notevole conoscenza nell'uso e decorazione di materiali leggeri quali il legno, i metalli, le pelli.
In Italia si ebbe una produzione un po' atipica per via della forte influenza bizantina nell'Alto Medioevo (soprattutto lungo la costa adriatica) e la promozione di modelli tardo antichi e paleocristiani esercitata dal papato, istituzione in piena ascesa politica ed economica.
Oreficeria barbarica
Fu in particolare in oreficeria che vennero raggiunti i migliori risultati artistici, con notevoli apporti originali. Le principali produzioni riguardano fibule, diademi, else, fibbie di cinturoni.
Stile policromo Un primo stile, detto policromo, risale agli Unni e trovava dei precedenti nelle popolazioni stanziate sul Mar Nero. Si contraddistingue dall'uso di pietre levigate (spesso rosse come granati e almandini), incastonate nell'oro, sia isolate, sia a distanze ravvicinate, ricoprendo quasi l'intera superficie con sottili strisce di metallo prezioso tra un castone e l'altro. Nella seconda metà del V secolo questa tecnica raggiunse un apice all'epoca di Childerico I e più o meno contemporaneamente si diffuse anche in Italia e Spagna tramite i goti. In Spagna le forme usate furono meno elaborate e meno ricche. Questa tecnica, oltre all'ampia diffusione, ebbe una vita molto lunga, essendo usata ancora dai Franchi e dai Longobardi nel VII secolo.
Stile animalistico Un secondo stile è quello animalistico, che venne portato ad alti livelli nel bacino del Mare del Nord e nella Scandinavia, prima di diffondersi in tutta Europa. I manufatti tipici in questo stile sono fibbie e guarnizioni varie ed hanno analogia con produzioni simili in province romane quali la Britannia e la Pannonia. In queste opere le figure geometriche invadono tutta la superficie ed a seconda dei risultati si hanno due sottodivisioni: Lo stile animalistico I: caratterizzato da una disposizione degli elementi scomposta ed asimmetrica; gli elementi zoomorfi sono essenziali ma realistici. Lo stile animalistico II: sviluppatosi successivamente su influsso dell'arte bizantina, presenta maggiore regolarità e fluidità del disegno; gli elementi zoomorfi diventano più stilizzati, fino a venire assorbiti in inestricabili motivi a nastro.
Oltre che in oreficeria motivi simili vennero sviluppati nella scultura in pietra e nei manoscritti miniati dei monasteri, soprattutto nelle "pagine tappeto" prodotte nel VII secolo nelle isole britanniche.
Arte longobarda
I Longobardi giunsero in Italia nel 568, passando dal Friuli sotto la guida di re Alboino. Velocemente conquistarono ampi territori, anche per la poca resistenza operata dalle città (Milano nel 569, Pavia, eretta a capitale del regno longobardo, nel 572). A partire dal 643 (Editto di Rotari) le leggi longobarde integrarono il diritto romano, che continuò a essere applicato ai soli sudditi romanici. I territori conquistati, divisi dalla sottile striscia di territori pontifici dal Ducato romano all'Esarcato di Ravenna e con l'esclusione degli avamposti bizantini, si distinguevano in una parte a nord più compatta (la Langobardia Maior) ed una a sud divisa in due ducati maggiormente autonomi (la Langobardia Minor).
Oreficeria e lavorazione dei metalli
Già prima della discesa in Italia la principale espressione artistica dei longobardi è quella legata all'oreficeria, e fonde le tradizioni germaniche con influenze tardo romane. Risalgono a questo iniziale periodo le crocette in lamina d'oro sbalzate, che negli esemplari più antichi presentano figure di animali stilizzati ma riconoscibili, mentre in seguito sono decorate da intricati elementi vegetali all'interno dei quali compaiono talvolta figurine zoomorfe. Nel VII secolo si aggiunsero anche i primi esempi di monetazione ed alcuni anelli-sigillo con testine umane e lettere latine. Rientrano nella produzione di alto livello le croci gemmate, come la Croce di Agilulfo, al Museo e tesoro del duomo di Monza (inizio del VII secolo), o l'Evangeliario di Teodolinda.
Grazie a corredi funebri ritrovati, si è venuti a conoscenza di grandi scudi da parata in legno ricoperto di cuoio, sui quali potevano venir applicate sagome in bronzo: per esempio nello scudo di Stabio (Historisches Museum di Berna) erano state usate figurine di animali e figure equestri, di immediato e raffinato dinamismo senza precedenti. Talvolta si cercava di recuperare modelli classici, come nella lastra frontale di elmo della Valdinievole, detta Lamina di re Agilulfo.
Architettura
Il centro più importante della cultura longobarda fu Pavia, capitale del loro regno, dove però la maggior parte degli edifici eretti tra il VII e l'VIII secolo è andata distrutta o ha subito modifiche radicali tra l'XI e il XII secolo. Restano tracce nella cripta della chiesa di Sant'Eusebio che, sebbene rimaneggiata nell'epoca romanica, mostra ancora dei rarissimi capitelli, senz'altro dall'aspetto grezzo, ma fondamentali per capire l'allontanamento dall'arte classica, con forme originali desunte dall'oreficeria. Forse addirittura in antico erano ricoperti da paste vitree o grosse pietre colorate, come enormi gioielli.
Il monumento longobardo più famoso e meglio conservato si trova comunque a Cividale del Friuli, ed è il cosiddetto Tempietto longobardo, edificato verso la metà dell'VIII secolo. È composto da un'aula a base quadrata e la parte più interessante è il "fregio" al livello superiore, dove si trovano otto figure a rilievo di sante, in stucco, eccezionalmente ben conservate: le loro monumentali figure sono da collegare ai modelli classici, riletti secondo la cultura longobarda. I panneggi delle vesti riccamente decorate hanno un andamento accentuatamente rettilineo, e ricordano i modelli bizantini.
Il tempietto è particolarmente importante perché segna la convivenza di motivi prettamente longobardi (nei fregi per esempio) e una ripresa dei modelli classici, creando una sorta di continuità aulico ininterrotto tra l'arte classica, l'arte longobarda e l'arte carolingia (nei cui antieri lavorarono spesso maestranze longobarde, come a Brescia) e ottoniana.
Un importante esempio di architettura nella Langobardia Minor è la chiesa di Santa Sofia di Benevento, fondata nel 760, nella quale restano anche importanti affreschi dell'epoca.
Scultura