«So di non sapere» è un concetto filosofico attribuito a Socrate e giunto fino all'epoca contemporanea attraverso la narrazione di Platone. Anche noto come «paradosso socratico», è ritenuto il fondamento del pensiero del suo autore, in quanto tale ammissione di ignoranza va intesa come consapevolezza di non conoscenza definitiva e, in ultima analisi, motore del desiderio di apprendere quanto più possibile dello scibile.

Fonti storiche Gli scritti di Platone Le fonti storiche che ci sono pervenute descrivono Socrate come un personaggio animato da una grande sete di verità e di sapere, che però sembravano continuamente sfuggirgli. Egli diceva di essersi convinto così di non sapere, ma proprio per questo di essere più sapiente degli altri.Apologia di Socrate, 20-55.

Nell'Apologia di Socrate ci viene descritto come egli abbia preso coscienza di ciò a partire da un singolare episodio. Un suo amico, Cherefonte,O forse lo stesso Socrate secondo Senofonte. aveva chiesto alla Pizia, la sacerdotessa dell'oracolo di Apollo a Delfi, chi fosse l'uomo più sapiente di Atene, e questa aveva risposto che era Socrate.H. Bowden, Classical Athens and the Delphic Oracle: Divination and Democracy, Cambridge University Press, 2005, p. 82. Egli sapeva di non essere sapiente, e quindi cercò di trovare qualcuno più saggio di lui tra politici, poeti e artigiani. Sembrava che i politici rivendicassero saggezza senza conoscenza; i poeti potevano toccare le persone con le loro parole, ma non ne conoscevano il significato; e gli artigiani potevano rivendicare la conoscenza solo in campi specifici e ristretti.

Poiché l'Oracolo non può mentire, il suo responso andava quindi inteso nel senso che la vera sapienza consiste nella consapevolezza della propria ignoranza. Alla fine del confronto, prosegue Socrate, coloro che credevano di essere sapienti, messi di fronte alle proprie contraddizioni e inadeguatezze, provarono stupore e smarrimento, apparendo per quello che erano: dei presuntuosi ignoranti che non sapevano di essere tali. «Allora capii», dice Socrate, «che veramente io ero il più sapiente perché ero l'unico che non sa né pensa di sapere».Platone, Apologia 21d.

Platone dunque riferisce che Socrate si ritiene più saggio di qualsiasi altra persona proprio perché non s'illude di sapere ciò che non sa:

Il Menone Socrate si occupa di questa frase anche nel dialogo di Platone Menone quando dice:Plato, Meno 80d1–3.

Qui, Socrate mira al cambiamento di opinione di Menone, che credeva fermamente nella propria opinione e la cui pretesa di conoscenza Socrate aveva smentito.

È essenzialmente la domanda che dà inizio alla filosofia occidentale. Socrate inizia tutta la saggezza con lo stupore, quindi bisogna cominciare con l'ammettere la propria ignoranza. Dopotutto, il metodo di insegnamento dialettico di Socrate si basava sul fatto che lui come insegnante non sapeva nulla, quindi avrebbe ricavato la conoscenza dai suoi studenti attraverso il dialogo.

C'è anche un passaggio di Diogene Laerzio nella sua opera Vite e opinioni di eminenti filosofi dove elenca, tra le cose che Socrate soleva dire:Diogenes Laërtius II.32. " ", ovvero "che non sapeva nulla tranne che sapeva proprio quel fatto (cioè che non sapeva nulla)".

Di nuovo, più vicino alla citazione, c'è un passaggio nell'Apologia di Platone, dove Socrate dice che dopo aver discusso con qualcuno iniziò a pensare che:Platone, Apologia 21d.

È anche una curiosità che ci sia più di un passaggio nelle narrazioni in cui Socrate afferma di avere conoscenza su qualche argomento, ad esempio sull'amore:Cimakasky, Joseph J.. All of a Sudden: The Role of Ἐξαίφνης in Plato's Dialogues. Doctor of Philosophy Dissertation. Duquesne University. 2014.

Etimologia La frase, originaria dal latino (" "),"He himself thinks he knows one thing, that he knows nothing"; Cicero, Academica, Book I, section 16. è una possibile parafrasi da un testo greco (vedi sotto). È anche citato come "" o " ". In seguito è stato tradotto in greco Katharevousa come "", [hèn oîda hóti] oudèn oîda).

Utilizzo alternativo Il detto parafrasato, sebbene ampiamente attribuito a Socrate, maestro di Platone sia nei tempi antichi che in quelli moderni, in realtà non si trova precisamente in questa forma nelle opere di Platone: "so di non sapere nulla".Gail Fine, "Does Socrates Claim to Know that He Knows Nothing?", Oxford Studies in Ancient Philosophy vol. 35 (2008), pp. 49–88. Due eminenti studiosi di Platone hanno recentemente sostenuto che l'affermazione non dovrebbe essere attribuita al Socrate di Platone.Fine argues that "it is better not to attribute it to him" ("Does Socrates Claim to Know He Knows Nothing?", Oxford Studies in Ancient Philosophy vol. 35 (2008), p. 51). C. C. W. Taylor has argued that the "paradoxical formulation is a clear misreading of Plato" (Socrates, Oxford University Press 1998, p. 46).

Socrate in realtà non afferma propriamente di non sapere nulla perché in Apologia 29b-c afferma due volte di sapere qualcosa. Vedi anche Apologia 29d, dove Socrate indica che è così sicuro della sua pretesa di conoscenza in 29b-c che è disposto a morire per questo.

Il "paradosso socratico" può anche riferirsi ad affermazioni di Socrate che sembrano contrarie al senso comune, come ad esempio che "nessuno desidera il male"Terence Irwin, The Development of Ethics, vol. 1, Oxford University Press 2007, p. 14; Gerasimos Santas, "The Socratic Paradoxes", Philosophical Review 73 (1964), pp. 147–64. (vedi paradossi socratici).

Importanza ed eredità Nicola Cusano definì il sapere di non sapere socratica come "teoria della dotta ignoranza", cui dedicò un trattato omonimo.

Note

Voci correlate

Acatalessia Apodittica Cogito ergo sum Effetto Dunning-Kruger Logica doxastica Epistemologia Conosci te stesso

Ignoramus et ignorabimus Metodo socratico Münchhausen-Trilemma Pirronismo Sapere aude Scetticismo metodologico Socrate

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