Egli è noto soprattutto per gli splendidi affreschi di grandi dimensioni, sospesi tra realismo e mondo fantastico e popolati da innumerevoli figure, con colori brillanti e tratti precisi; tuttavia tali opere sono in larga parte andate perdute, a causa di incidenti, dell'incuria o di distruzioni volontarie, per via del mutare del gusto, soprattutto nei secoli del Rinascimento e del Barocco.Si stima che solo il 5-8% della produzione pittorica di Pisanello ci sia pervenuta: sebbene si tratti in maggioranza di disegni e medaglie, l'artista si considerò sempre, come traspare dalle sue firme, solo e soprattutto un "pictor", cioè un pittore. In .. Nell'arco della sua carriera artistica si dedicò con successo anche all'attività di medaglista, raggiungendo vertici che, secondo alcuni,. sono in questo campo insuperati.

Nessuno prima di lui era giunto a un'analisi del mondo naturale così accurata, come testimonia la sua vastissima produzione grafica.. Famosi sono infatti i suoi studi dal vero di personaggi e animali su disegno, tra i migliori dell'epoca, superati solo sul finire del XV secolo dall'occhio indagatore di Leonardo da Vinci o di Albrecht Dürer.Gianalberto dell'Acqua, in .

Venne acclamato da molti poeti, su tutti Guarino da Verona, e dai letterati e umanisti del tempo, come il Porcellio. Lavorò per il doge di Venezia, per il papa, per le corti di Verona, Ferrara, Mantova, Milano, Rimini e negli ultimi anni per il re di Napoli. Verso la metà del XV secolo, tuttavia, la sua celebrità declinò rapidamente, per via del diffondersi del linguaggio rinascimentale. Pisanello non fu comunque immune alla novità dell'Umanesimo, come si vede bene nelle sue opere di medaglista, ma la sua visione stilistica non riuscì mai ad adottare una spazialità razionalmente prospettica.

Biografia

Ampi periodi della vita di Pisanello sono tuttora avvolti da un alone di mistero. La data di nascita è ignota e controversa: viene generalmente collocata tra il 1380 e il 1395; la morte si presume sia avvenuta tra il 1450 e il 1455. Quanto al luogo di nascita, l'ipotesi che fosse stato Pisa si basa solo sul nome, che molto più probabilmente derivava invece per via del padre, ser Puccio di Giovanni di Cerreto, che era effettivamente pisano, e che aveva trafficato anche a Verona, essendo le due città, per un breve lasso di tempo alla fine del Trecento, nei possedimenti dei Visconti. Qui infatti ser Puccio aveva trovato moglie e celebrato il matrimonio. Molti sono i nomi di cittadini pisani in atti e testamenti veronesi del periodo, che testimoniano una consistente comunità ivi stanziata. Probabile è quindi che Pisanello fosse nato a Verona, patria di sua madre, anche se ciò non è dimostrabile..

Per circa quattro secoli il pittore fu erroneamente chiamato "Vittore" Pisano, a cominciare da Giorgio Vasari che nel redigere Le Vite si confuse forse con il celebre Vettor Pisani, ammiraglio della Serenissima nel XIV secolo. L'errore fu smascherato solo nel 1902, quando Zippel pubblicò un'orazione del letterato ferrarese Ludovico Carbone, dove si parlava di un ritratto fatto al duca da "Antonius Pisanus". Il nome di Antonio venne confermato poi una volta per tutte da altra documentazione, ricercata e pubblicata da Biadego tra il 1906 e il 1918.

Infanzia

Il primo documento che riguarda Pisanello è datato 1395, quando il padre Puccio di Giovanni di Cerreto fece testamento eleggendo come erede universale il figlio Antonio e come usufruttuaria la moglie Isabetta del fu Niccolò Zuperio, della contrada di San Paolo in Verona. Probabilmente l'uomo morì poco dopo. Il documento è comunque una copia dell'atto originale, redatto in Pisa e irrecuperabile, contenuto in un documento veronese del 1424.

Esiste un'annotazione anagrafica della parrocchia di San Paolo in Campo Marzo a Verona che segnalava Antonio come trentaseienne nel 1433 e che sarebbe dunque errata, facendo cadere la data di nascita del pittore al 1397, due anni dopo il testamento del padre. Nel 1404 sua madre risulta risposata con Bartolomeo da Pisa, con il quale la stessa Isabetta aveva avuto nel 1398 una figlia, Bona. Tra il 1409 e il 1411 negli estimi veronesi il nome di Isabetta compare spesso come capofamiglia: nel 1409 essa risulta infatti vedova del secondo marito, mentre per trovarvi il nome di Antonio si deve aspettare il 1443, un anno dopo la morte della madre.

La formazione a Verona

Fino a circa il 1415 Pisanello dovette rimanere a Verona. Dai documenti le condizioni della sua famiglia risultano sempre buone.

Molto poco si sa della sua formazione ed è ormai universalmente respinta la ricostruzione vasariana di un apprendistato fiorentino nella bottega di Andrea del Castagno. In verità la mancanza di opere giovanili del Pisanello (attribuibili con certezza) rende impossibili raffronti con l'opera di altri maestri al fine di scorgerne le influenze. L'unico dato plausibile è che questa formazione sia avvenuta proprio a Verona, probabilmente sotto la guida di Stefano, e a riprova di questa tesi è menzionata da taluni, e . come possibile lavoro giovanile la tavola di una Madonna in trono, oggi presso il Museo nazionale del Palazzo di Venezia a Roma, dove si leggerebbe l'influenza di Stefano. La tavola in questione tuttavia è di attribuzione incerta e non manca chi l'attribuisce ad altriIn particolare alla cultura lombarda, come . o anche direttamente a Stefano.Come e .

Comunque è indiscutibile che Pisanello assimilò a fondo la grande cultura tardogotica settentrionale, che raggiunse poi l'estremo culmine proprio con la sua opera. Inoltre la critica è abbastanza concorde nell'attribuire una certa influenza nel giovane artista della lezione per il gusto decorativo di Altichiero (a sua volta derivata da Giotto), legata soprattutto alle architetture di sfondo o al disegno attento degli animali, in particolare dei cavalli.

L'incontro con Gentile a Venezia

Si esce dal periodo buio della conoscenza dell'opera di Pisanello solo con l'instaurarsi del sodalizio con Gentile da Fabriano. I due artisti si conobbero probabilmente a Venezia tra il 1415 e il 1422 circa, quando Pisanello venne chiamato a continuare la decorazione ad affresco della sala del Maggior Consiglio nel Palazzo Ducale, iniziata da Gentile. Qui Pisanello dipinse l'episodio di Federico Barbarossa supplicato dal figlio Ottone nell'ambito delle storie della guerra tra il Barbarossa e papa Alessandro III. L'opera venne prima ritoccata nel 1488 da Alvise Vivarini e infine distrutta da un incendio nel 1577, per cui non ne resta niente.

Della seconda collaborazione con Gentile da Fabriano oggi restano in larga parte solo tracce stilistiche e storico-documentarie. Al 1420 circa viene fatta risalire la Madonna della Quaglia, prima opera pressoché certa di Pisanello pervenutaci, dove si nota un influsso di Gentile soprattutto nel confronto con alcune tavole di analogo tema dell'artista fabrianese, quali la Madonna in trono col Bambino e angeli musicanti (Perugia, Galleria nazionale dell'Umbria) e la Madonna dell'Umiltà (Pisa, Museo nazionale di San Matteo). Vi si riscontrano però anche influenze di autori lombardo-veneti, quali Stefano e Michelino da Besozzo, in particolare riguardo a opere come la Madonna del Roseto (Verona, Museo di Castelvecchio), variamente attribuita all'uno o all'altro.

Primo soggiorno a Mantova

Nel 1422 Pisanello si trasferì a Mantova al servizio del giovane Ludovico III Gonzaga, cominciando ad acquisire grande fama all'interno delle varie corti lombarde, che iniziarono a contendersi i suoi servigi. La sua presenza in città è documentata il 4 luglio e il 12 agosto di quell'anno e ancora il 10 agosto 1423, su documenti relativi all'acquisto di un appezzamento di terreno nella contrada di San Paolo. Alla corte di Mantova Pisanello venne in contatto con i primi fermenti umanistici, che venivano allora usati soprattutto in chiave di celebrazione dinastica.

Nel 1423 Gentile da Fabriano si trovava a Firenze, lavorando alla Pala Strozzi. Valutando somiglianze tra brani dell'opera di Gentile e alcuni disegni del Codice Vallardi, alcuni storici hanno ipotizzato in questo periodo un soggiorno di Pisanello a Firenze, proposta in genere scartata o messa in dubbio dalla maggior parte degli studiosi, con qualche eccezione (Coletti, Chiarelli), che accoglie anche la menzione vasariana dell'artista "giovinetto" al lavoro nella prima chiesa del Tempio a Firenze. La pala di Gentile è tuttavia citata esplicitamente da artisti veneziani che non soggiornarono mai a Firenze, come Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemania, da cui si può immaginare che in Laguna esistessero lavori perduti di Gentile che anticipavano brani del suo capolavoro. Pisanello l'avrebbe comunque potuto vedere in seguito, magari viaggiando verso Roma.

Pavia

Mentre a Verona il terzo marito di Isabetta dettava testamento passando probabilmente di lì a poco a miglior vita (22 settembre 1424), a Pavia Filippo Maria Visconti faceva sistemare e abbellire il castello, in previsione dell'arrivo di un ospite illustrissimo, l'imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo. A quest'anno vengono generalmente fatti risalire gli affreschi di Pisanello nel Castello con raffigurazioni di caccia.

Dell'opera resta solo una descrizione del Breventano (1570):

Il castello, infatti, il 4 settembre 1527 fu colpito dalle artiglierie dell'esercito francese, che distrussero tutti gli affreschi nelle sale..

Secondo soggiorno a Mantova e rientro a Verona

Nel periodo tra 1424 e 1426 Pisanello stette alla corte dei Gonzaga, come testimoniano vari pagamenti nei registri amministrativi. A questo periodo risalgono forse gli affreschi nella Corte vecchia di Palazzo Ducale, con il frenetico Torneo-battaglia di Louvezerp, ispirato al mondo letterario cortese. Nell'opera compare infatti l'impresa araldica di Gianfrancesco Gonzaga, un pellicano, che si vede in un voluminoso cappello di un nano a cavallo; sotto di esso si trova il cavaliere dall'impresa del Graal Bohort, ipotetico antenato di casa Gonzaga. L'attribuzione all'epoca di Ludovico III Gonzaga fu sostenuta per prima da Johanna Woods-Marsden nel 1988, e in seguito è stata abbandonata.

Nel 1426 dovette rientrare a Verona, stando alla data apposta sul Monumento a Niccolò Brenzoni nella chiesa di San Fermo Maggiore. Quest'opera, con l'apparato scultoreo eseguito dal fiorentino Nanni di Bartolo, comprende un'Annunciazione nella parte in alto e gli Arcangeli Michele e Raffaele ai lati del monumento vero e proprio, in cui sono evidenti gli influssi di Gentile.

A Roma