È da sempre impegnata sul fronte della memoria, della didattica della storia e della sensibilizzazione delle giovani generazioni alla conoscenza storica dei fatti riguardanti la Shoah e la deportazione nei campi di concentramento e di sterminio.

Biografia

Anna Foa è nata a Torino il 23 dicembre 1944, primogenita di Vittorio Foa (1910-2008), politico, sindacalista, storico, uno dei padri fondatori della Repubblica, e di Lisa Giua (1923-2005), ex partigiana, collaboratrice di Palmiro Togliatti, storica e saggista. Con il nome di "Lisetta", Lisa Giua, amica di Natalia Ginzburg e dei suoi genitori Lidia e Giuseppe Levi, compare con "Vittorio" nel romanzo autobiografico Lessico famigliare.

Vittorio conobbe Lisetta quando era ancora una bambina, attraverso il fratello di lei, Renzo, con il quale condivideva l'impegno politico. Nell'ottobre del 1943, dopo aver trascorso otto anni in carcere per antifascismo, Vittorio, di ritorno a Torino, l'avrebbe nuovamente incontrata, ormai adulta, in un gruppo di antifascisti cui entrambi avevano aderito. Ne nacque un amore; quando nell'agosto 1944 Lisetta, con un'amica, fu catturata dai fascisti della banda Koch e detenuta nella Villa Triste di Milano, noto luogo di tortura, era incinta di Anna. Grazie all'intercessione del cardinal Schuster, le due donne vennero trasferite in ospedale e poi liberate dai partigiani.

Alla nascita, ad Anna venne attribuito un falso nome: Annalisa Rizzini. Solo dopo la Liberazione, e grazie all'insistenza dell'amica di famiglia Ada Gobetti, divenuta vicesindaco di Torino, i genitori avrebbero regolarizzato la loro unione, permettendo di legalizzare la figlia all'anagrafe con il suo vero nome. Per farlo, Anna dovette essere prima dichiarata "figlia di N.N.", e poi essere riconosciuta da entrambi.

Vittorio e Lisetta ebbero altri due figli: Renzo (1946-2009) e Bettina.

Formazione antifascista La formazione di Anna Foa si compie all'interno di un contesto familiare e sociale di tradizione antifascista, connotato da un forte impegno intellettuale, etico e politico. Come lei stessa scriverà, in famiglia «l'eroismo costituiva una modalità ovvia dell'essere [...] comprendeva anche regole quotidiane di comportamento: non lamentarsi di ogni piccolo dolore, camminare senza fare storie, non piangere, tenere la testa alta, vivere una dimensione politica e non solo privata».I Foa, di origine francese e di religione ebraica, si erano stanziati in Piemonte nei primi decenni del Quattrocento. Il bisnonno paterno di Anna, Giuseppe Foa, di famiglia povera, nel 1896 fu nominato rabbino capo di Torino. Il figlio Ettore, nonno di Anna, dopo essersi laureato in legge e aver trascorso un breve periodo in magistratura, avviò una ditta di import-export di carbone che garantì, con i suoi introiti, un buon tenore di vita a tutta la famiglia. La nonna paterna, Lelia Della Torre, proveniva da un'importante famiglia ebraica, imparentata con i LeviDi questa parentela Primo Levi farà cenno in Argon, il racconto più famoso del Sistema periodico e con legami con Simone Lattes, il fondatore della casa editrice.

Anna fin dall'infanzia ebbe rapporti stretti con l'ebraismo, ma si convertì solo dopo i quarant'anni, accompagnata in questo percorso, preceduto da una fase di conoscenza e di approfondimento dei testi sacri, dal rabbino Elio Toaff, ritenuto la massima autorità spirituale e morale ebraica in Italia dal secondo dopoguerra ai primi anni del XXI secolo.

Da parte materna, i Giua erano socialisti e laici. Gregorio Agnini, il prozio della madre di Anna, Lisetta, fu deputato per oltre trent'anni, uno dei fondatori del Partito socialista e delle leghe dei braccianti in Emilia; la sorella di Gregorio, Elisa Lollini Agnini, fu un'attivista femminista, fra le prime a dar vita a Roma, nel 1896, all'Associazione per la donna.

Il nonno materno di Anna, Michele Giua, di origini sarde, docente di chimica all'Università di Sassari e in seguito trasferitosi al Politecnico di Torino fu uno degli animatori del movimento antifascista torinese collegato a Giustizia e Libertà e uno scienziato brillante, conosciuto a livello internazionale come esperto di esplosivi. Nel 1933 rinunciò all'insegnamento per non giurare fedeltà al regime fascista; due anni dopo venne arrestato con la moglie per antifascismo, insieme ai Levi, a Vittorio Foa, al padre e al fratello di questi, e scontò otto anni di carcere. Renzo, lo zio materno di Anna, amico di Pavese, nel febbraio 1938, all'età di ventiquattro anni, venne ucciso in Estremadura combattendo contro Franco nelle Brigate internazionali. Il suo corpo non verrà mai restituito alla famiglia.

Nel libro in cui racconta le vicende della sua famiglia, Anna Foa confessa che dai sette ai dodici anni coltivò il desiderio, mantenuto segreto, di recarsi in Spagna per uccidere il dittatore Franco, aggiungendo: «l'aria che si respirava in famiglia era antifascista, senza compromessi».

Da Torino a Roma

Nel 1950 la famiglia Foa si trasferì a Roma, dove da tempo Vittorio svolgeva attività politica: nel dopoguerra come leader del Partito d'Azione, partecipando ai lavori dell'Assemblea nazionale costituente, in seguito come collaboratore di Di Vittorio nella segreteria della CGIL.

Per pagare l'affitto della loro costosa anche se piccola abitazione, situata nel rione Testaccio, i Foa avevano dovuto fare grossi sacrifici, arrivando a ridurre al minimo i loro pasti. Ricordando quei tempi, Anna scriverà: «Le leggende famigliari raccontano di spinaci messi a bollire; gli spinaci erano per noi bambini, l’acqua della bollitura per Lisa e Vittorio. O di un uovo che Lisetta aveva tenuto da parte per friggerlo a Vittorio e che conteneva un pulcino».

In seguito la madre Lisa, che nel frattempo aveva imparato il russo, avrebbe lavorato all'Associazione Italia-URSS, intrecciando contatti internazionali.

A Roma frequentavano casa Foa importanti intellettuali, personalità politiche e sindacali, come Bruno Trentin, Luciano Romagnoli, i Giolitti, i Balbo, Ada Gobetti, Natalia Ginzburg, Italo Calvino, Carlo Levi, Riccardo Lombardi.

Anna frequentò le scuole elementari nella capitale, facendo ritorno a Torino durante l'estate, un mese all'anno, nella casa dei nonni materni, dove conobbe gran parte degli esponenti di quella borghesia illuminata che aveva aderito al socialismo e all'antifascismo, come Lidia e Giuseppe Levi, Marussia Ginsburg, sorella di Leone, Carlo Mussa.

Il primo impegno politico

Nel luglio 1960, all'età di quindici anni, Anna partecipò con un'amica alla sua prima manifestazione di piazza contro il governo Tambroni, sostenuto da una maggioranza di centro-destra, restando coinvolta nelle cariche della polizia, dalle quali la madre Lisa, provvidenzialmente comparsa, l'avrebbe abilmente aiutata a sottrarsi. Pensando a quel periodo, avrebbe poi commentato: «Dopo allora, il clima divenne ovunque, e naturalmente anche a casa nostra, molto più politicizzato».

In quegli anni Anna approfondì la sua formazione politica, leggendo testi di Marx e iscrivendosi a una sezione giovanile del PCI, dalla quale verrà però espulsa nove mesi dopo per "frazionismo", a causa delle sue simpatie trotzkiste.

Negli anni successivi, con l'iscrizione all'Università e la nascita del figlio Andrea, l'impegno politico militante di Anna rallenta. Ricorderà di essere stata presente «a Valle Giulia, quando la polizia attaccò gli studenti alla facoltà di Architettura», ma che fu costretta a «lasciare a malincuore il teatro degli scontri perché dovevo tornare a casa a dare da mangiare a mio figlio, che aveva allora tre anni».

Carriera Nel 1964 si iscrive all'Università "La Sapienza" di Roma, dove si laurea in storia moderna nel 1968. Approfondisce i suoi studi grazie ad una borsa di studio presso l'Istituto di Studi Storico-Religiosi della stessa università. Dal 1974 lavora sempre presso "La Sapienza", prima come contrattista, poi come ricercatrice (1981-2000) e infine professoressa associata (2000-2010) di Storia Moderna.

Le aree di interesse intorno alle quali si sviluppano le sue prime pubblicazioni - fra cui Gli intransigenti e la Rivoluzione francese (1978), Ateismo e magia. Il declino della concezione magica nel "Dictionnaire" di Pierre Bayle (1980), La stregoneria in Europa (1980) - riguardano il movimento cattolico italiano nell'età della Restaurazione, la storia della cultura nell'età moderna, la stregoneria e il rapporto tra eresia, ateismo e magia.

Dalla fine degli anni ottanta la sua produzione si orienta verso la storia degli ebrei in Europa e in Italia.

Membro della redazione de La Rassegna mensile di Israel e del Museo nazionale dell'ebraismo italiano e della Shoah, Anna Foa ha scritto saggi per la Storia d'Italia Einaudi e articoli per L'Osservatore Romano e Avvenire.

È stata membro del comitato scientifico del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, ha fatto parte della redazione di Donne, Chiesa, Mondo (supplemento de L'Osservatore Romano), collabora al quotidiano dell'ebraismo italiano Pagine Ebraiche 24, al portale dell'ebraismo italiano www.moked.it, e a programmi culturali Rai, sia televisivi che radiofonici.

Nel 2019 è stata insignita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella del grado onorifico di commendatore, assegnato ai cittadini che si sono distinti per il loro contributo nelle professioni, nella cultura e nella società.

Le Linee guida sul contrasto all'antisemitismo nella scuola, curate dal MIUR, fanno riferimento per alcune parti al documento elaborato dal gruppo tecnico di lavoro per la definizione di antisemitismo approvato dall'IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), cui Anna Foa ha fatto parte.

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