I Lancia (o Lança secondo la dizione in provenzale antico) furono, nel corso del XIII secolo, una delle più eminenti casate ghibelline italiane, nonché titolari di vasti possedimenti feudali in Piemonte e nel Regno di Sicilia.
Discendente degli Aleramici marchesi di Busca, la casata dei Lancia si trapiantò in Sicilia in epoca sveva, grazie agli stretti legami politici e di parentela con l'imperatore e re Federico II. Egli infatti intrattenne una lunga relazione con Bianca Lancia, che divenne sua moglie in articulo mortis e fu madre del suo successore, Manfredi. In seguito alla conquista angioina i Lancia divennero i capofila del partito legittimista, e Galvano e Federico, fratelli di Bianca e zii di Manfredi, seguirono l'ultimo svevo, Corradino, fino alla tragica sconfitta di Tagliacozzo nel 1268.
Nuovamente esiliati, i figli di Federico, Corrado I Lancia e Manfredi, entrarono al servizio del re Pietro III d'Aragona, di cui furono tra i principali capitani durante la Guerra del Vespro. Corrado, valoroso ammiraglio, morì nella Battaglia di Capo d'Orlando nel 1299.
La casata si estinse nella linea maschile principale con le nipoti di Corrado, Cesarea ed Eleonora, la quale trasmise per matrimonio la contea nissena al principe aragonese Giovanni di Randazzo. Ulteriori linee collaterali proseguirono fino a epoche più recenti nei Lancia di Sicilia
Storia Origini Manfredi I e i Lancia in Piemonte
Le origini dei Lancia sono da ricondurre al primo loro esponente di cui si ha notizia con questo nome, Manfredo I Lancia (della casata aleramica dei marchesi di Busca, nell'attuale provincia di Cuneo, morto intorno al 1214): questi, secondo una ricostruzione mitica dei tardi commentatori come Iacopo d'Acqui e Antonio Astesano, avrebbe dovuto il nome per essere stato lancifero (o capitano della grande lancia) dell'imperatore Federico Barbarossa, ma un suo servizio all'imperatore non è confermata dalle fonti. Il soprannome "Lancia", abbastanza comune in una società inquadrata militarmente come quella medievale, venne probabilmente affibbiato a Manfredi solo per distinguerlo dal contemporaneo e cugino, il marchese Manfredo di Saluzzo. Manfredi Lancia era a sua volta figlio di Guglielmo del Vasto, primo marchese di Busca e discendente di Aleramo del Monferrato, signore anche di terre nei pressi Loreto (Asti)LANCIA (Lanza), Manfredi (Manfredo) (I), Dizionario Biografico degli Italiani, Vol LXIII, Istituto dell'Enciclopedia Italiana TreccaniS. La Monica La Sicilia dei Lanza. La scalata nei secoli del lignaggio al vertice del potere feudale Editoriale Agorà 2019.
Manfredo "Lancia", fu un personaggio di una certa importanza nel panorama feudale del Nord Italia a cavallo tra XII e XIII secolo. Ereditò parte del Contado di Loreto, tra Tanaro e Belbo, dai suoi zii Bonifacio di Cortemiglia e Ottone Boverio. Successivamente la divise col fratello Berengario e altri parenti. Inizialmente mantenne il castello di Busca, ma poi lo lasciò a Berengario in modo da stabilire la sua sede a DoglianiA. Settia (a cura di) Lancia, Manfredi voce in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 63 Vol. 63 2004.
Nel 1160 lui e Berengario ricoprivano cariche pubbliche a Moretta. Nel 1168 vendette una terra nei pressi di Dogliani, i primi segni di difficoltà finanziarie, e il 30 agosto del 1187 vendette Dogliani per 1150 lire a Manfredo II di Saluzzo. Nel 1180 ricomprò i diritti su Busca. Sostenne un debito di 1033 lire genovesi per l'acquisto dei diritti della città di Alba posseduta in Loreto. Nel 1191 vendette alcuni terreni boschivi nei pressi di Cortemiglia. Infine, il 19 marzo del 1197, facendo uso di donazioni concesse dall'imperatore Enrico VI, riusciva a pagare 700 delle 1033 lire che doveva per Alba. Il 30 settembre del 1195 Manfredo vendette i diritti di alcuni pedaggi a Santa Maria di Pogliola.
Nel 1192 Manfredo, avuta Asti, muoveva guerra contro Bonifacio I di Monferrato. Nel 1194 Asti vendette i suoi diritti in Loreto a Bonifacio. Il 3 novembre del 1196 vendette tutte le sue terre possedute in Lombardia a Bonifacio e divenne suo vassallo; gli venne concesso il titolo di Conte di Loreto. Tra i suoi vassalli c'erano le famiglie di Agliano, Laerio e Canelli, probabilmente parenti per parte materna. Il suo secondo figlio, Giordano, Iordanus de Lança, avuto nel 1218, prese il cognome "di Agliano". Nel 1198 i nemici di Bonifacio, Asti, Alessandria e Vercelli, invadevano la contea di Loreto, conquistando la cittadina di Castagnole e facendo prigioniero Manfredo. Venne riscattato in cambio della città di Costigliole. Nel 1206 insieme al suo signore, adesso Guglielmo VI di Monferrato, formalmente cedette Castagnole ad Asti insieme alla contea di Loreto in cambio di 4000 lire astigiani.
Le nobili famiglie ghibelline del Piemonte, vedendo sempre più erosi i propri possedimenti a causa del crescente potere dei Comuni, decisero di spostare il loro baricentro di potere nell'Italia meridionale, sede di un Regno feudale centralizzato e, dopo l'avvento della dinastia sveva, legato anche all'Impero, destinatario della fedeltà politica delle casate ghibelline come i Lancia. Nella documentazione relativa al Lancia non è possibile scorgere alcun tentativo di costituire un potere di qualche solidità, ma soltanto un continuo e quasi affannoso bisogno di denaro. Le ragioni del suo indebitamento sono più probabilmente da vedere nelle spese per il mantenimento di uno stile di vita aristocratico e, nel caso specifico, per partecipare alla vita brillante che, almeno dagli ultimi decenni del secolo XII, si svolgeva presso la corte dei marchesi di Monferrato.
Manfredi Lancia fu infatti anche un poeta e trovatore in lingua occitana, venendo citato come "Lança marques" in una tenzone poetica con Peire VidalFrank M. Chambers (1985), An Introduction to Old Provençal Versification (DIANE), 142–43..
Seguendo la documentazione disponibile, Il 2 luglio 1210 il Lancia risulta presente accanto all'imperatore Ottone IV di passaggio a Torino: nella sua sottoscrizione il soprannome Lancia appare ormai accettato come cognome, fatto che viene confermato l'anno dopo da altre sottoscrizioni in documenti locali.
Il 21 ottobre 1212 il Lancia concesse Boves al vescovo di Asti riottenendolo in feudo a nome suo e in nome "eiusque filii et filie, quos et quas tunc habebat, sui aliique legiptimi heredes futuri", si tratta dell'unico accenno alla presenza di una prole plurima. Tutti i figli erano evidentemente ancora minori poiché essi non vengono citati per nome, né in questo atto né nei seguenti degli anni 1213 e 1214 sempre riguardanti il possesso di Boves. Dal momento che il figlio primogenito Manfredi II, doveva essere nato nel decennio 1185-95, si può pensare che appunto intorno al quel periodo il Lancia avesse preso moglie, il cui nome e famiglia di provenienza rimangono tuttavia ignoti, come ignoto rimane il nome dei figli maschi e femmine, con la sola eccezione di Manfredi II e di un "Iordaninus de Lança".
Il 5 maggio 1214 restituì al vescovo di Asti quanto da lui teneva in Beinette e nello stesso mese diede investitura del luogo di Rossana. Ormai all'incirca settantenne, egli dovette venire a morte in quello stesso anno o nel seguente essendo provato che il Manfredi Lancia attestato nei documenti degli anni successivi è da identificare con il figlio Manfredi II.
Al Lancia è attribuibile anche la paternità di Bianca moglie, forse, di Bonifacio d'Agliano e madre di quella Bianca Lancia, ricordata come la madre di Manfredi di Sicilia.
I Lancia di Sicilia Apogeo e caduta
Il figlio di Manfredo I, Manfredi II, dilectus affinis di Federico IIA. Settia Lancia, Manfredi voce in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 63 (2004), salì ad alti onori: soprattutto in grazia del favore dell'imperatore, che, invaghitosi di Bianca, figlia di Bonifacio d'Agliano fratello o, secondo alcuniA. Settia B. Lancia voce in Enciclopedia Italiana Treccani-Dizionario biografico degli italiani vol. 63 2004, cognato di Manfredi, l'aveva recata con sé in Sicilia e ne aveva avuto un figlio, il celebre Manfredi di Sicilia, che nella giovinezza e anche da re portò il nome di Lancia, oltre a una figlia Costanza, la quale andò sposa a Giovanni III Ducas, imperatore greco di Nicea. Nel 1246, essendo Federico vedovo d'Isabella d'Inghilterra, sposò Bianca e legittimò Manfredi. Questo fatto pose i Lancia fra i primi personaggi del regno di SiciliaG. Lanza del Vasto Lancia voce in Enciclopedia Italiana Treccani 1933: numerosi e uniti, con l'aiuto dei potenti congiunti Maletta, Aquino, Abate, Alagona, Tornielli, Landi, Pallavicino, Gherardesca, non solo mantennero per un ventennio la predominanza della parte ghibellina, conquistarono per Manfredi Puglie e Sicilia, gli permisero di mantenersi sul trono usurpato, ma, vinti con lui a Benevento, tornarono alla riscossa con Corradino di Svevia, attaccarono gli Angioini per terra e per mare, prepararono il Vespro Siciliano, accompagnarono il ritorno dei re d'Aragona e difesero l'indipendenza dell'isola fino all'avvento di re Martino.
Manfredi II in particolare fu al fianco del cognato Federico per tutta la sua vita. Lo si trova dapprima al seguito del cugino, il marchese Guglielmo VI del Monferrato e nel 1235 accompagnò insieme a lui l'imperatore nella sua spedizione in Germania per l'elezione a Re dei Romani, in seguito alla quale ebbe l'incarico di scortare in Puglia il ribelle figlio dell'imperatore, il re dei Romani EnricoDBI. Nel 1238 Manfredi assunse la carica di vicario generale dell'Impero e combatté a Cortenuova. Fu poi nominato per molti anni podestà di Alessandria. Negli anni seguenti alternò azioni diplomatiche a interventi militari spesso tesi a riportare l'autorità imperiale sui Comuni che tentavano di ribellarsi (Alessandria, Vercelli, Brescia, Piacenza, Crema, Milano), ma talvolta finalizzati a consolidare il proprio controllo sulle terre feudali di famiglia nel Piemonte meridionale. Nell'estate del 1245 papa Innocenzo IV scomunicò Manfredo, insieme a Federico II e a re Enzo. Alla morte dell'imperatore (19 dicembre 1250), Manfredo sfuggì ai guelfi di Lodi e si trasferì in Piemonte. Quando giunse in Italia Corrado IV, legittimo erede di Federico, Manfredo cercò di rinnovare il patto di fedeltà, ma gli fu preferito Oberto Pelavicino; questa scelta e il duro trattamento che l'imperatore riservò ai Lanza di Sicilia, lo indussero nel 1252 a passare spregiudicatamente nel partito guelfo. Così il 1º gennaio 1253 egli accettò la carica di podestà e capitano di guerra del Comune di Milano e poi di Novara. Alla morte di Corrado IV (maggio 1254), si impegnò militarmente a difendere i suoi possessi in Piemonte: ma fu attaccato nel settembre del 1257 dai pavesi, dagli alessandrini e dal marchese di Monferrato e fu probabilmente ferito a morte in occasione di questo scontro, perché successivamente il suo nome scompare dalle fonti (nell'agosto del 1259 Isolda è documentata figlia del defunto marchese Lancia)Merkel, p. 155 n. 5..
Suoi figli furono Isolda (Isotta), andata sposa a Bertoldo di Hohenburg, tutore di re Manfredi, oltre a un altro Manfredi (III) presente nel Regno dal 1251 e, forse, Beatrice, badessa di Santa Maria di Messina dal 1250 al 1263. Sembra meno probabile che siano da considerare tali anche Galvano e Federico (il primo adulto almeno dal 1240) che furono più verosimilmente suoi nipoti ex fratre, benché le connessioni rimangano assai difficili da stabilire".