La battaglia di Biak si svolse tra il 27 maggio e il 20 agosto 1944 sull'isola di Biak lungo la costa nord-occidentale della Nuova Guinea, durante i più vasti eventi della campagna della Nuova Guinea occidentale della seconda guerra mondiale.

Sviluppata come grande base aerea dalle truppe dell'Impero giapponese, Biak fu assaltata la mattina del 27 maggio 1944 da una forza d'invasione statunitense al comando del South West Pacific Area; la cattura dei campi di volo di Biak, in particolare, doveva servire ad appoggiare la successiva campagna delle isole Marianne prevista per la metà di giugno. I servizi di intelligence degli Alleati sottostimarono gravemente la consistenza della guarnigione nipponica di Biak, trincerata in profondità nelle caverne e sulle alture che orlavano la costa meridionale dell'isola: invece di una breve battaglia della durata di una decina di giorni, le forze statunitensi rimasero bloccate in una dura campagna protrattasi per i successivi tre mesi.

Il primo tentativo di catturare gli aeroporti di Biak venne respinto da un contrattacco giapponese, e solo il 20 giugno gli statunitensi riuscirono a mettere in sicurezza una delle piste di volo dell'isola; l'eliminazione delle sacche di resistenza nipponiche asserragliate sulle alture richiese ancora più tempo, e solo il 22 luglio la resistenza organizzata giapponese poté dirsi sconfitta. Elementi sbandanti della guarnigione si rifugiarono nelle zone dell'interno, dando luogo a una guerriglia strisciante protrattasi ancora per un mese; solo il 20 agosto l'isola poté essere dichiarata sicura.

La situazione strategica

La campagna lanciata, a partire dall'aprile 1944, nella Nuova Guinea occidentale dal comando del South West Pacific Area del generale Douglas MacArthur, preludio all'avanzata generale delle forze degli Alleati alla volta delle Filippine, fu impostata secondo i dettami della ormai collaudata Leapfrogging strategy: invece di assaltare ed espugnare tutte le posizioni più importanti tenute dai giapponesi lungo la costa della Nuova Guinea, gli Alleati avrebbero aggirato la principale linea di resistenza nemica e si sarebbero concentrati nel catturare con assalti anfibi poche località chiave nelle retrovie nipponiche, dove allestire basi aeree e navali da cui supportare la successiva mossa offensiva; il controllo dei cieli e del mare così acquisito avrebbe tagliato fuori dai rifornimenti le truppe giapponesi aggirate dall'avanzata, le quali sarebbero state lasciate avvizzire senza più vettovaglie mentre gli Alleati proseguivano nella loro progressione verso occidente. L'offensiva così concepita si era quindi aperta il 22 aprile 1944 con lo sbarco dei reparti statunitensi a Hollandia: aggirando la concentrazione di truppe giapponesi allestita a Madang e Wewak più a est, gli statunitensi catturarono di sorpresa una delle più importanti basi logistiche nipponiche in Nuova Guinea, facendone subito un punto di appoggio da cui proseguire l'offensiva.

Anche prima che la cattura di Hollandia fosse portata a termine, MacArthur aveva iniziato a guardare alla regione della baia di Geelvink come prossimo obiettivo dell'avanzata. Posta alla base della penisola di Vogelkop (l'estrema propaggine occidentale della Nuova Guinea), la baia era chiusa alla sua imboccatura dall'arcipelago delle isole Schouten: le isole erano un'ottima collocazione per costruirvi le basi aree da cui i bombardieri a lungo raggio potevano supportare ulteriori mosse offensive verso ovest, alla volta della penisola di Vogelkop e dell'arcipelago delle Molucche, e verso nord, alla volta degli arcipelaghi delle isole Caroline e delle isole Marianne nel Pacifico occidentale; questo, in particolare, dopo che il terreno della zona intorno a Hollandia si era rivelato poco adatto alla costruzione in breve tempo di campi di volo per i bombardieri pesanti. Tra le Schouten, l'isola di Biak era quella che attirava di più l'attenzione degli strateghi alleati: Biak era collocata a circa 520 chilometri da nord-ovest di Hollandia, e le vaste aree pianeggianti nel sud dell'isola erano siti ottimali per l'impianto di piste di aviazione, cosa che del resto i giapponesi stessi avevano iniziato a fare già dalla fine del 1943. Inoltre, Biak si trovava a circa 290 chilometri a nord-ovest di Sarmi, località sulla costa settentrionale della Nuova Guinea sede di una importante base di rifornimento giapponese che doveva essere neutralizzata...

Il 10 maggio 1944 MacArthur diede la sua approvazione finale ai piani riguardanti la cattura di Biak, con la data dello sbarco fissata al 27 maggio seguente; visto che Biak era piuttosto lontana dai campi di volo alleati allestiti a Hollandia, dieci giorni prima una forza secondaria avrebbe catturato la piccola isola di Wakde, nelle vicinanze di Sarmi: l'isola ospitava una base aerea giapponese, che una volta catturata sarebbe servita da punto d'appoggio per gli squadroni di cacciabombardieri alleati incaricati di coprire gli sbarchi a Biak.. La cattura dei campi di volo di Biak doveva avvenire nel più rapido tempo possibile, in modo che le piste potessero servire da base d'appoggio per i velivoli a lungo raggio incaricati di appoggiare l'imminente invasione statunitense delle Marianne, prevista per la metà di giugno 1944; i pianificatori alleati stimarono del resto che la cattura di Biak avrebbe richiesto una campagna non più lunga di una settimana, visto che le truppe giapponesi dislocate nell'area erano calcolate in non più di effettivi..

Terreno

Biak ricorda vagamente la forma di un triangolo rettangolo, con l'ipotenusa rappresentata dalla costa orientale, il cateto minore da quella meridionale e il cateto maggiore da quella occidentale; nell'angolo nord-occidentale si trova l'isola di Supiori o Soepiori, grande un terzo della stessa Biak e separata da quest'ultima da uno stretto canale non più largo di un ruscello, mentre altri isolotti minori sorgono davanti alla costa sud-orientale. Gran parte dell'entroterra di Biak è tagliato da terrazze, creste e colline coralline ricoperte da una fitta foresta pluviale tropicale, e l'acqua dolce scarseggia perché la maggior parte dei corsi d'acqua scorre attraverso canali sotterranei che drenano anche le precipitazioni più intense che cadono sulla superficie; tanto i giapponesi quanto gli statunitensi dovettero mettere in atto durante la battaglia uno stretto razionamento delle riserve, e considerando il caldo e l'umidità che caratterizzavano la regione la carenza di acqua pretese un pesante pedaggio ai combattenti. In generale l'isola scarseggia di buoni porti, visto che la costa è quasi completamente contornata da una dura barriera corallina; i principali insediamenti di Biak, non più grandi di piccoli villaggi, sorgono sulla costa meridionale, con l'abitato di Bosnek a sud-est come principale sito amministrativo e commerciale dell'isola...

Una cresta corallina alta, impervia e stretta corre come un argine parallelamente alla costa meridionale di Biak a partire da un punto a circa 8 chilometri a est di Bosnek fino all'altezza di Mokmer, un villaggio situato a circa 16 chilometri a ovest di Bosnek; la faccia rivolta al mare della cresta raggiunge elevazioni comprese tra 50 e 75 metri, mentre quella rivolta verso l'entroterra dell'isola si eleva per circa 30 metri. All'altezza di Mokmer la cresta piega verso nord e procede nell'interno dell'isola, andando poi a formare scogliere lungo la costa orientale dell'isola ma lasciando una zona pianeggiante abbastanza vasta a ovest di Mokmer; qui i giapponesi avevano realizzato tre basi aeree: la prima sorgeva nelle immediate vicinanze di Mokmer, mentre la seconda era poco più a ovest presso il villaggio di Sorido e la terza si trovava in mezzo alle altre due nei pressi del villaggio di Borokoe. Un sito per la realizzazione di un quarto aeroporto era stato individuato in un tratto pianeggiante alle spalle del villaggio di Bosnek, dietro la cresta costiera, e quello per una quinta pista in una zona tra Sorido e Borokoe, ma i lavori per la realizzazione di queste basi non erano ancora stati concretamente avviati al momento dell'invasione statunitense.

I siti per uno sbarco anfibio in forze sulla costa di Biak erano pochi e i migliori si trovavano a grossa distanza dagli obiettivi ultimi degli Alleati (le piste di volo giapponesi); si decise quindi di scegliere delle spiagge meno adatte del solito a uno sbarco ma poste più nelle vicinanze degli aeroporti. Scartata la zona vicino a Mokmer perché giudicata come troppo ben difesa, i pianificatori alleati individuarono quattro spiagge favorevoli a uno sbarco, designate come Green 1, 2, 3 e 4, lungo la costa sud-orientale dell'isola presso il villaggio di Bosnek: la ricognizione aerea indicava che le spiagge non erano contornate da scogliere o paludi che potessero rallentare la progressione dei reparti verso l'interno, e che nelle loro vicinanze vi erano due moli che avrebbero potuto facilitare l'accesso alla spiaggia dalle acque profonde poste oltre la barriera corallina di Biak..

Forze in campo Gli Alleati

La forza d'assalto incaricata di prendere Biak fu designata come "Hurricane Task Force" e incentrata sulla 41st Infantry Division dell'United States Army, dipendente dal comando della Sixth United States Army statunitense del generale Walter Krueger; il maggior generale Horace H. Fuller, comandante della 41st Division che aveva appena guidato nello sbarco anfibio a Hollandia nell'aprile precedente, guidava l'intera task force. La Hurricane Task Force avrebbe impiegato a Biak due Regimental Combat Team ("gruppo da combattimento reggimentale" o RCT, ovvero un reggimento di fanteria rinforzato con unità addizionali normalmente non presenti nel suo organico), tratti da due dei tre reggimenti della 41st Division: il 162nd e il 186th Infantry Regiment; il terzo reggimento della divisione, il 163rd Infantry Regiment, avrebbe formato l'RCT incaricato dell'assalto anfibio a Wakde. In vista dell'invasione di Biak, la 41st Division venne rinforzata con varie unità addizionali tra cui due battaglioni di artiglieria campale e due di artiglieria antiaerea, una compagnia di mortai pesanti, una compagnia di carri armati M4 Sherman, un reggimento del genio addestrato ai trasporti navali e tre battaglioni del genio aviatorio per il riadattamento dei campi di volo.. In totale, la prima ondata di assalto avrebbe compreso circa effettivi..

La componente navale dell'operazione era rappresentata dal Task Group 77.2 agli ordini del contrammiraglio statunitense William Fechteler, con insegna sul cacciatorpediniere . La forza d'assalto terrestre sarebbe stata trasportata a riva da una flotta comprendente cinque cacciatorpediniere da trasporto (APD), otto mezzi da sbarco LST, otto LCT e quindici LCI, supportati da una miriade di mezzi più piccoli tra cui mezzi da sbarco LCVP, camion anfibi DUKW e cingolati LVT, scelti in particolare per superare l'ampia barriera corallina che contornava la costa dell'isola. Come ulteriore supporto ai mezzi anfibi vi erano poi quattro cacciasommergibili, tre LCI equipaggiati di lanciarazzi, un LCI con a bordo una squadra dell'Underwater Demolition Team e un rimorchiatore d'altura... La flotta da trasporto sarebbe stata protetta e appoggiata da una forza d'attacco comprendere due incrociatori pesanti, tre incrociatori leggeri e ventuno cacciatorpediniere, organizzati in due task force: la Task Force 74 agli ordini del contrammiraglio britannico Victor Crutchley era incentrata su un gruppo di unità della Royal Australian Navy (gli incrociatori pesanti e HMAS Shropshire e i cacciatorpediniere e ) integrato da un paio di cacciatorpediniere statunitensi, mentre la Task Force 75 del contrammiraglio statunitense Russell S. Berkey comprendeva interamente unità della United States Navy (gli incrociatori leggeri , e con la loro scorta di cacciatorpediniere)...