Murta è una frazione del comune di Genova; situata in collina sul versante destro della val Polcevera, amministrativamente fa parte dell'unità urbanistica di Bolzaneto, ed è quindi compresa nel Municipio V Valpolcevera.

L'abitato, situato interamente in collina, è composto da un nucleo centrale, comprendente anche la chiesa parrocchiale di San Martino, sul crinale che scende verso il Polcevera dividendo la valle del torrente Trasta da quella del torrente Molinassi, da alcuni gruppi di case rurali sparsi sul territorio circostante e da numerose villette distribuite sul versante della collina che scende verso la sponda destra del torrente Polcevera.

Geografia fisica

Territorio Murta oggi non costituisce un'entità amministrativa autonoma, essendo parte integrante dell'unità urbanistica di Bolzaneto. Il suo territorio, storicamente identificato con l'area sottoposta alla giurisdizione ecclesiastica della parrocchia di San Martino comprendeva in passato la zona a ponente del torrente Polcevera delimitata a nord dai torrenti MolinassiConfine tra i comuni di Genova e Ceranesi. e Burba e a sud dal torrente Trasta, mentre ad est, superata la dorsale montuosa detta Rocca dei Corvi, culminante con il monte Teiolo (660 m s.l.m.), si estendeva anche su parte della valle del rio Cassinelle (affluente del Chiaravagna), dove esistevano dei prati da foraggio utilizzati dai contadini murtesi e la miniera di monte Ramazzo, abbandonata intorno alla metà dell'Ottocento.La miniera di monte Ramazzo, la più antica della Liguria, era sfruttata fin dal XV secolo per estrarre solfato di rame e di ferro, e nella prima metà dell'Ottocento anche del solfato di magnesio di ottima qualità. Oggi l'area, in seguito assegnata alla circoscrizione di Sestri Ponente, è in gran parte occupata dalla grande discarica comunale di Scarpino.Nei pressi della miniera si trovava la cosiddetta "Pria Scugente" (pietra scivolosa), una grande roccia serpentinosa di forma convessa, liscia e rilucente, oggi sepolta sotto la discarica. .

Il territorio di Murta, un tempo assai vasto, fu ridotto nel corso del Novecento, quando alcune zone furono assegnate ai quartieri di Sestri Ponente (la già citata area nell'alta valle del Chiaravagna) e Rivarolo (parte collinare della località di Trasta). Anche dal punto di vista della ripartizione ecclesiastica il territorio della parrocchia di San Martino di Murta fu ridimensionato quando furono create le nuove parrocchie di Nostra Signora dell'Aiuto a Trasta (1927), del SS. Nome di Gesù a Geo di Ceranesi (1936), S. Maria Assunta al Serro (1961) e soprattutto San Francesco alla Chiappetta di Bolzaneto (1961), alla quale fu assegnata la zona della collina di Murta compresa tra la sponda destra del Polcevera e la linea ferroviaria "succursale" Milano-GenovaSito Internet dell'Arcidiocesi di Genova..

Attualmente è identificata con Murta la parte superiore dell'area collinare, comprendente il nucleo principale del paese, attorno alla chiesa, e i numerosi gruppi di case sparse che si trovano a monte.

Geografia antropica Le abitazioni, oltre che sul crinale della collina, sono concentrate sul versante affacciato sul Polcevera, dove sorgono la maggior parte degli antichi palazzi di villa e numerose villette del XX secolo, e sul versante a sud, alla sinistra del torrente Trasta. Il versante a nord, solcato dal rio Carpinello, affluente del Molinassi, è meno popolato, sia per l'esposizione meno favorevole che per la ripidità dei pendii; un tempo vi si trovavano numerosi mulini, alcuni dei quali oggi trasformati in abitazioni.

Lo sviluppo residenziale della collina di Murta è proseguito ininterrottamente fino ad oggi, sia con ristrutturazioni delle antiche dimore, sia con nuove costruzioni, generalmente ben inserite nel contesto ambientale della collina; localmente è stata invece assai criticata, nei primi anni 2000, la costruzione di alcune moderne villette, sia per l'impatto ambientale, sia per lo stile architettonico, del tutto estraneo a quello delle abitazioni circostanti.

Località

I numerosi gruppi di case sparsi sui versanti della collina di Murta e sul monte soprastante sono identificati localmente con propri toponimi, generalmente riferiti a specie vegetali, come del resto lo stesso centro principale, oppure ai nomi o soprannomi degli antichi proprietari. Nell'attuale toponomastica i nomi di queste località sono assegnati alle antiche creuze o alle strade carrozzabili che conducono questi piccoli borghi. Tra i tanti si possono citare i toponimi Battigalli, Carpinello, Molinassi, Pero e Ronco sul versante nord della collina, Ceriotti, Favale, Gazzo, Nonneto e Sexa sul versante a sud, Zucchero (sùcou) sul versante ovest, Figale, Lastrico, Monterosso e Pino sul versante ad est, affacciato sul Polcevera.

Origini del nome Murta trae il nome dalla pianta del mirto (in ligure “Murtin”), pianta anticamente diffusa nella zona.Corinna Praga, "Genova fuori le mura".

Storia

Le origini Anche se i primi documenti storici risalgono al XII secolo, le origini di Murta sono molto più antiche e sono riconducibili alla presenza di un ramo viario, collaterale alla via Postumia, che transitava per il colle di Murta diretto verso i valichi appenninici. A conferma dell'esistenza di questa antica via commerciale, il PersoglioSacerdote e storico locale, autore del libro "Memorie della Parrocchia di Murta in Polcevera dal 1105 al 1873", basato su documenti conservati nell'archivio parrocchiale, che fornisce preziose informazioni sulle vicende storiche del paese. riporta di ritrovamenti di antichi oggetti, tra cui una punta di freccia, un ferro di cavallo e parti di un contenitore vinario del tipo usato dagli antichi romani.L. Persoglio, "Memorie della Parrocchia di Murta in Polcevera dal 1105 al 1873".

Il Medioevo Il paese è citato per la prima volta nel 1143, quando la chiesa, dedicata a San Martino venne indicata sul "Registro della Curia Arcivescovile" di Genova (voluto dall'arcivescovo Siro II) come sede di una cappella dipendente dalla pieve di Rivarolo. Altre notizie, riferite a vendite di terreni, si trovano in atti notarili a partire dal 1180. Questi documenti attestano che tra il XII e il XIII secolo il territorio di Murta era popolato e coltivato in maniera remunerativa e che varie congregazioni religiose vi possedevano terreni.

Alcuni murtesi nel 1284 parteciparono alle guerre tra Genovesi e Pisani, culminate con la battaglia della Meloria. A ricordo di questo avvenimento per lungo tempo, appese al muro della chiesa, rimasero due anelli della catena che chiudeva l'accesso al porto di Pisa, confiscata dai Genovesi come bottino di guerra. Questi oggetti furono poi trafugati dagli austriaci durante l'occupazione del 1747 (una copia è conservata ancora oggi nei locali attigui alla chiesa parrocchiale).

Nel Medioevo ebbe notevole rilevanza nella vita politica genovese la famiglia "de Murta" (o "da Murta"), originaria della località Gazzo, diversi esponenti della quale tra il XII e il XIV secolo ricoprirono importanti cariche della Repubblica di Genova. Il più noto di questi personaggi fu Giovanni da Murta, secondo Doge della Repubblica di Genova, in carica dal 1345 al 1350; Amico de Murta nel 1105 fu il primo console de' placiti ed un altro Amico de Murta, anch'egli console de' placiti nel 1161, svolse nel 1169 e nel 1171 missioni diplomatiche presso la corte dell'imperatore di Costantinopoli Emanuele Comneno. Il Persoglio cita i nomi di altri notabili di questa famiglia, della quale non si hanno più notizie a partire dal Seicento.

La guerra del 1746-1747 Come tutto il Genovesato, nel Settecento il paese fu coinvolto nella guerra di successione austriaca e subì una prima occupazione nel 1746 quando un esercito austro-piemontese, al comando del generale Botta Adorno, arrivò fino a Genova, da dove fu cacciato in seguito all'insurrezione popolare del dicembre 1746, che prese avvio con il leggendario episodio del Balilla. Nel settembre del 1746 a Murta i soldati austriaci distrussero la canonica e depredarono la chiesa.

Nel tentativo di occupare nuovamente la città, l'esercito austriaco l'anno seguente pose un lungo assedio a Genova, occupando la val Polcevera e la val Bisagno. Questa volta l'occupazione, durata dall'11 aprile al 19 luglio 1747, ebbe effetti ancor più devastanti sui vari paesi coinvolti. Il comandante austriaco, il generale Schulemberg, pose il proprio quartier generale nella villa Bonarota (villa Clorinda) nell'attesa, rivelatasi poi vana, di riconquistare Genova. Le sue truppe si accamparono nella zona pianeggiante ai piedi della collina, sulle sponde del Polcevera, difesi, insieme alle munizioni e alle vettovaglie, da una batteria di cannoni collocata sulla piazza del palazzo; i soldati, assetati di bottino, saccheggiarono e devastarono tutto il paese. La chiesa fu spogliata di tutti gli arredi e gravemente danneggiata (furono salvati solo alcuni dei dipinti e degli arredi più preziosi, trasferiti al sicuro a Genova nell'imminenza dell'arrivo degli invasori).

Dal saccheggio non si salvarono neppure case private, campi e vigneti, soprattutto durante le concitate fasi della ritirata degli invasori, all'inizio di luglio del 1747, quando i soldati, resi furiosi dalla sconfitta, sfogarono la loro rabbia sulla popolazione. Il Persoglio scrive che in conseguenza dell'occupazione morirono 350 persone, alcune a causa di scontri armati con gli invasori, ma la maggior parte per gli stenti e le privazioni patite in quei tragici mesi; ben 72 case di contadini, costruite in legno, furono incendiate, ma anche quelle in muratura subirono gravi danni dopo essere state saccheggiate. Il parroco del tempo, don Pratolongo, lasciò negli archivi parrocchiali una dettagliata relazione sugli avvenimenti di quei mesi e sui danni subiti dalla chiesa. Subito dopo la partenza degli invasori, il 19 luglio 1747, si diede immediatamente mano alle riparazioni più urgenti.

La Repubblica Ligure Nel 1797 la discesa dell'esercito napoleonico determinò il passaggio della Liguria sotto il controllo francese; con i nuovi ordinamenti dal 1798 Murta entrò a far parte del comune di Rivarolo. Quello stesso anno nella località Crocetta, poco distante dalla chiesa, fu innalzato l'albero della libertà, simbolo del nuovo regime, ed organizzate feste "popolari". Il parroco del tempo, don Marchese, arrestato per aver rifiutato di prendervi parte e condotto dapprima nelle carceri di Alessandria e poi confinato a Novi, poté tornare a Murta solo due anni dopo. Il Persoglio scrive che "il popolo, preteso di Murta, ma venutovi da Rivarolo, vi facea la ridda (rionda) intorno, dopo avere fatto all'aperto un pranzo democratico. Il Prevosto Marchese dovette partir per l'esiglio per aver ricusato di prendere parte a quelle orgie anticristiane e alzata la voce contro la profanazione delle bandiere rivoluzionarie entrate in chiesa." Questa affermazione, anche se può apparire viziata dal pensiero dell'autore, fiero avversario di tutte le ideologie anticlericali, appare realistica considerando che i murtesi, al pari della maggior parte dei valligiani polceveraschi, si mostrarono estranei alle nuove idee rivoluzionarie, che mettevano in discussione il loro consolidato attaccamento alle tradizioni.M. Lamponi, "Bolzaneto, ieri, oggi e...".

Dall'Ottocento ai giorni nostri Tra il 1848 e il 1853, i lavori per l'apertura della nuova linea ferroviaria Genova-Torino, con la costruzione dell'argine e la deviazione del corso del Polcevera, comportarono la separazione tra Murta e il borgo della Chiappetta, con l'antico convento di San Francesco, fino ad allora ultima propaggine della collina sulla riva del torrente. A seguito dei lavori la Chiappetta venne a trovarsi sulla sponda opposta del torrente e di fatto incorporata nell'abitato di Bolzaneto, che andava espandendosi sul vecchio greto del Polcevera.