La grande ambasciata di Pietro il Grande () fu una missione diplomatica condotta dalla Russia in Europa occidentale dal 9 marzo 1697 al 25 agosto 1698 e guidata da Pietro il Grande.
Descrizione Tra il 1697 e il 1698, Pietro il Grande si imbarcò in quella che divenne nota come la "grande ambasciata". L'obiettivo primario di questa missione diplomatica era quello di rafforzare la Lega Santa voluta dalla Russia al fianco delle potenze dell'Europa occidentale e orientale contro il comune pericolo dell'espansione dell'Impero ottomano, oltre a trovare nuovi alleati per la Russia che nel frattempo era anche impegnata nella lotta per il possesso delle coste del Mare del Nord. L'intento segreto però dello zar era anche quello di esplorare i Paesi europei e imparare le tecniche artigianali e di lavorazione (comprese quelle militari) e assorbire le mode da riportare poi in Russia.
Ufficialmente, la Grande Ambasciata era guidata dai "grandi ambasciatori" François Lefort, Fëdor Alekseevič Golovin e Prokopy Voznitsyn. In realtà il gruppo era guidato dallo zar Pietro I in persona che però vi prese parte in incognito sotto il nome di Peter Mikhailov, malgrado il fatto che la sua strabiliante altezza di 2 metri lo rendesse facilmente riconoscibile nel gruppo. All'ambasciata presero parte anche un totale di altri 20 cortigiani e 35 lavoratori e artigiani. Su progetto del re, l'ambasciata avrebbe toccato l'Austria, la Sassonia, il Brandeburgo, i Paesi Bassi, l'Inghilterra, Venezia e Roma. Il percorso dell'ambasciata seguì in realtà l'itinerario previsto tra Riga e Konigsberg, dirigendosi poi nei Paesi Bassi ed in Inghilterra, ma facendo poi ritorno nei Paesi Bassi e da lì a Vienna, senza quindi mai giungere in Italia.
Col suo viaggio, Pietro I riuscì a condurre dei negoziati con Federico Casimiro Kettler, duca di Curlandia, e a concludere un'alleanza militare con re Federico I di Prussia. Giunto nella Repubblica olandese all'inizio di agosto del 1697, iniziò a lavorare in incognito in un cantiere navale.
L'11 settembre 1697, Pietro incontrò Guglielmo III che governava sia i Paesi Bassi che l'Inghilterra, ed incontrò gli Stati Generali olandesi nell'ottobre di quello stesso anno. Guglielmo in quel tempo si trovava ad Utrecht. Su invito di Guglielmo, Pietro visitò l'Inghilterra nel 1698, rimanendovi per un totale di 105 giorni e cogliendo l'occasione per una liason con Letitia Cross.
Ad Utrecht, l'incontro tra i due governanti ebbe un significato senza precedenti (venne addirittura coniata una medaglia per ricordare l'evento). Desideroso di siglare un'alleanza coi Paesi Bassi, Pietro I era pronto a sostenere Guglielmo nella Guerra dei Nove anni contro la Francia anche se il trattato finale venne siglato solo nove giorni dopo.
Pietro non riuscì ad espandere la sua alleanza anti-ottomana come si era prefissato, ma gli fornì molti spunti di rinnovamento (in particolare in campo militare e navale) da riportare in Russia, e gli consentì di conoscere da vicino le realtà dell'Europa occidentale, delle sue corti e di intessere personalmente legami diplomatici di peso.
L'inizio della Grande Ambasciata
Il 9-10 marzo 1697 l'ambasciata lasciò Mosca per la Livonia. A Riga, allora possedimento della Svezia, Pietro volle ispezionare le fortificazioni della città, ma il governatore svedese, il generale Erik Dahlberg, rifiutò la sua richiesta. Lo zar si arrabbiò molto e definì Riga un "luogo maledetto", ma notò qualcosa di importante che annotò nelle proprie memorie. Partendo alla volta di Jelgava, scrisse:
L'8 aprile 1697, la Grande Ambasciata giunse a Jelgava, capitale del Ducato di Curlandia, vassallo della Confederazione polacco-lituana. In Curlandia lo zar decise di fare una prima lunga sosta. A Jelgava, Pietro incontrò ufficiosamente il duca di Curlandia, Federico Casimiro Kettler. Nonostante la sua natura informale, l'incontro fu molto sontuoso nelle sue forme. I gesuiti locali stamparono orazioni contenenti congratulazioni in tedesco, latino e greco per l'arrivo dello zar russo. In essi, Pietro I fu glorificato come il conquistatore dei turchi e il conquistatore di Azov dopo i recenti successi sugli ottomani. Le composizioni vennero solennemente lette alla presenza dei partecipanti dell'ambasciata. Dopo la visita in Curlandia, l'ambasciata passò nel Brandeburgo, aggirando la Polonia che all'epoca si trovava in una situazione di interregno che Pietro I non desiderava destabilizzare col suo passaggio o la sua presenza.
A Libau, Pietro I lasciò temporaneamente il gruppo componente l'ambasciata e si portò via mare a Königsberg dove giunse il 7 maggio dopo un viaggio in mare di cinque giorni a bordo della nave "San Giorgio". A Königsberg lo zar russo venne accolto calorosamente dall'elettore del Brandeburgo, Federico III (in seguito divenuto re di Prussia col nome di Federico I). Poiché ad ogni modo Pietro I giunse a Königsberg in incognito, venne accomodato non nel castello della città, bensì in una casa privata del villaggio di Kneiphof.
Il 18 maggio avvenne l'ingresso ufficiale della Grande Ambasciata a Königsberg ed i suoi membri vennero ufficialmente ricevuti dal principe-elettore. La cerimonia organizzata per l'evento ebbe un tale splendore e una tal spettacolarizzazione come non se ne erano mai viste in città. Gli ambasciatori russi dichiararono che la loro visita in città sarebbe servita da "conferma dell'antica amicizia con l'obbiettivo di unirsi in una causa comune a favore degli stati cristiani: la lotta contro i turchi". Federico III, ad ogni modo, aderì alle idee del sovrano russo unicamente perché tale guerra avrebbe indebolito la vicina Polonia su cui egli aveva delle mire espansionistiche.
Quando in seguito la Grande Ambasciata ritornò in Russia, lo zar diede inizio la costruzione di una fortezza sull'isola di Kotlin sul modello della fortezza di Friedrichsburg, che Pietro aveva avuto modo di esaminare proprio a Königsberg. Ai giorni nostri di questa fortezza è sopravvissuto solo il portale principale, mentre la struttura è stata in gran parte rimodernata durante il XIX secolo.
L'ambasciata, nel prosieguo del suo viaggio, si muoveva sempre dopo lo zar che la precedeva via terra. Pietro I giunse così a Pillau il 22 giugno e, per guadagnare tempo, iniziò ad informarsi circa gli ultimi ritrovati dell'artiglieria prussiana tramite il tenente colonnello Steiner von Sternfeld. Al termine di un breve corso, gli venne anche rilasciato un certificato nel quale si testimoniava che "Il signor Petr Mikhailov è da considerarsi maestro d'armi e artista utile, attento, ben abile, coraggioso e senza paura, e così sia da essere riconosciuto". Oltre a studiare artiglieria, Pietro I si divertì molto a sua detta.
Nella città di Coppenbrügge, il re incontrò due dame molto istruite dell'epoca: l'elettrice Sofia di Hannover e sua figlia Sofia Carlotta, elettrice di Brandeburgo. In quell'occasione Pietro I venne a sapere che l'elettore di Brandeburgo, Federico III di Hohenzollern, aveva in progetto di dichiararsi re della Prussia orientale, il che gli avrebbe permesso di aumentare notevolmente il suo status tra i principi del Sacro Romano Impero, cosa che avvenne di fatto pochi anni dopo. Alla vigilia di questo evento, Federico propose a Pietro di concludere un'alleanza difensiva e offensiva, ma il sovrano russo si limitò a una promessa verbale di appoggio militare. L'accordo stipulato tra i due, invece, riguardò prettamente il commercio: la Russia guadagnò il diritto di trasportare le sue merci nei paesi europei attraverso i territori dell'elettore del Brandeburgo, e l'elettore ottenne il permesso di esportare prodotti propri in Persia ed in Cina attraverso il territorio russo. Il 9 maggio avvenne il primo incontro (segreto) tra Pietro I e Federico III.
La questione polacca
Mentre si trovava a soggiornare nel Brandeburgo, Pietro appariva molto preoccupato per la questione polacca. Nel medesimo periodo, infatti, la Confederazione polacco-lituana, dopo la morte di Giovanni III Sobieski, stava attraversando un periodo di interregno. Molti erano infatti i candidati al trono: il figlio del defunto re Giovanni, Giacomo Luigi Sobieski, il principe ereditario Carlo Filippo del Palatinato, il duca Leopoldo di Lorena, il margravio Luigi Guglielmo di Baden-Baden, il principe Livio Odescalchi (nipote di papa Innocenzo XI), il principe francese Francesco Luigi di Borbone-Conti, l'elettore Federico Augusto II di Sassonia e diversi polacchi nobili. I principali contendenti erano ad ogni modo il principe di Conti e l'elettore di Sassonia.
L'atteggiamento della Russia nei confronti di questa elezione era semplice e ben delineato: allo zar non importava chi sarebbe stato prescelto per ascendere al trono polacco, purché la Polonia non si sarebbe ritirata dalla Lega Santa voluta dalla Russia contro i turchi; il governo russo ne concluse che sarebbe pertanto stato più proficuo opporsi ad un solo candidato, ovvero il principe Conti, dal momento che la Francia era in rapporti amichevoli con l'Impero ottomano e si era dimostrata ostile all'Austria. Pietro I sapeva bene che i polacchi avrebbero facilmente accondisceso alle proposte dell'ambasciatore francese che, per conto del governo di Parigi, portava con sé la promessa della firma di una pace con l'Impero ottomano e la restituzione della città di Kam"janec'-Podil's'kyj se fosse stato eletto a nuovo sovrano il principe di Conti. Questa affermazione rafforzò notevolmente il partito francese, e pertanto Pietro, in una lettera inviata ai rappresentanti del governo polacco mentre si trovava a Konigsberg, dichiarò che se i nobili polacchi avessero continuato a sostenere il principe di Conti, ciò avrebbe influito negativamente sulle relazioni tra la Russia e la Confederazione polacco-lituana.
Il 17 giugno 1697 si tennero delle elezioni che però si conclusero con un doppio risultato: un partito proclamò il principe di Conti quale nuovo sovrano, mentre l'altro preferì l'elettore di Sassonia. Ciò non fece altro che intensificare i già pesanti conflitti presenti all'interno del paese. I sostenitori di Federico Augusto si affidarono alla costituzione nazionale ed a quel punto Pietro diede il proprio appoggio all'elettore, fatto che fece trarre un netto vantaggio al partito filo-sassone. Per sostenere le pretese al trono di Federico Augusto, Pietro trasferì l'esercito russo al confine con la Lituania, senza ad ogni modo dichiarare guerra, ma sol come minaccia possibile. Queste azioni di Pietro permisero all'elettore sassone di entrare in Polonia e di essere incoronato sovrano dopo essersi debitamente convertito al cattolicesimo. Nel contempo Federico Augusto promise solennemente di aiutare la Russia nella sua lotta contro l'Impero ottomano e contro il khanato di Crimea.
La Grande Ambasciata nei Paesi Bassi
Dopo aver raggiunto il Reno il 7 agosto 1697, Pietro I discese il fiume ed i canali locali fino ad Amsterdam. I Paesi Bassi erano un paese che da lungo tempo aveva attratto l'attenzione dello zar. I mercanti olandesi dell'epoca, del resto, erano tra i migliori conoscitori in Europa della Russia dal momento che i loro commerci erano riusciti a penetrare sino al principale porto russo dell'epoca, Arcangelo. Già durante il regno dello zar Alessio I di Russia, padre di Pietro, vi era un gran numero di artigiani olandesi a Mosca; i primi insegnanti di Pietro nelle questioni navali, come ad esempio Timmerman e Kort, erano olandesi, come pure lo erano molti dei carpentieri che lavoravano nei cantieri navali di Voronež per la costruzione delle navi destinate poi alla cattura di Azov. Il borgomastro di Amsterdam, Nikolaas Witsen era stato in Russia all'epoca del regno di Alessio I e si era portato sin sul Mar Caspio. Nel corso del suo viaggio, Witsen sviluppò un rapporto stretto con la corte di Mosca; eseguì su commissione del governo zarista delle navi nei Paesi Bassi per poi inviarle in Russia come pure rifornì a suo tempo lo zar di artigiani competenti in materia.