Il concorso Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità d'Italia? fu un'iniziativa lanciata nel settembre 1796 dalla "Amministrazione Generale della Lombardia" (istituzione creata da Bonaparte, antesignana della Repubblica Cisalpina) con l'intento di acquisire indicazioni ed elaborati, sotto forma di saggi, che consentissero di individuare un possibile futuro assetto istituzionale dell'Italia dopo che gran parte del Nord era stato occupato dalle truppe francesi.

Origini Nella seconda metà del 1796, dopo che la vittoriosa campagna dell'Armata d'Italia guidata dal giovane Napoleone Bonaparte aveva portato alla sconfitta del Piemonte sabaudo ed allo sgombero di gran parte del Nord Italia da parte degli Austriaci, nei territori del corso inferiore del Po si stava progettando la Repubblica Cispadana ed anche gli stati che erano rimasti indenni dalla conquista militare, come il ducato di Parma e le repubbliche di Genova e Venezia, subivano la netta egemonia politica e militare francese.

In tale contesto, la Lombardia era stata inizialmente sottoposta ad una "Agenzia militare" composta da personale francese e strettamente legata all'occupante, la quale emanava i suoi provvedimenti "In nome della Repubblica Francese" ed in diverse occasioni gli amministratori locali furono bruscamente ammoniti a non assumere iniziative autonome senza l'assenso francesePietro Verri, Storia dell'invasione dei Francesi repubblicani nel milanese nel 1796, Milano, Casati, 1881, vol.IVº, p.411. Nonostante queste tensioni, sin dal 19 luglio la Municipalità di Milano aveva istituito un "Comitato per lo studio di un piano di costituzione della Lombardia"; in seguito il 26 agosto 1796, la "Agenzia militare" fu sostituita da una "Amministrazione Generale della Lombardia", struttura non più soltanto militare, benché sempre sotto il controllo francese, alla cui presidenza fu chiamato Giovanni Battista SommarivaSaitta, cit. introduzione, p.VIII. Anche dopo tale mutamento La Municipalità di Milano operò per avviare una fase costituente, entrando in contrasto sia con il comandante francese Despinoy sia, al suo interno con Parini, contrario in quanto riteneva tali compiti estranei alle competenze di tale organismo; tuttavia il fervore di queste iniziative non portò ad alcun risultato concretoPivano, cit. p.236-240.

Tutto ciò avveniva in un contesto di diffuso attivismo, dato che la città di Milano era diventata nei mesi estivi del 1796 il principale punto di raccolta degli esuli provenienti da diverse parti d'Italia, in particolare dal sud, che costituirono una vivace comunità, nel cui ambito nacquero diversi periodici, e che, pur non avendo unità di vedute ed uniformità di proposte nel contrasto tra elementi moderati e giacobini, era caratterizzata da aspirazioni ed intenti similiMorandi, cit. introduzione, p.VIII e dalla diffusa speranza che le vittorie di Bonaparte, abbattendo i regimi assolutistici, avrebbero finalmente reso attuabile l'aspirazione alla unità italianaAmbrosini, cit. p.89. + TABELLA - Dissertazioni conosciute presentate al ConcorsoQuale dei governi liberi meglio convenga alla felicità d'ItaliaMilano, 1796 - 1797 (in ordine alfabetico) autore titolo nº d'ordine aspetto pagine Testi certamente depositati Teodoro AccioVercelli Le bien géneral est un douxrêve des âmes debonnaire 12 manoscritto 33 Anonimo Sul governo che conviene all'Italia sconosc. manoscritto VIII + 95 anonimo Riflessioni preliminari sconosc. manoscritto 8 anonimo non precisato 5 manoscritto 2anonimo senza titolo 30 manoscritto 16anonimo Concordia sonant 0 manoscritto 2anonimo Il solo governo democraticoè legittimo, tutti gli altri tiranni 51 manoscritto 23anonimo senza titolo 27 manoscritto 12Francesco BergancinoLivorno In medias virtus 11 manoscritto 10 BoilletFrancia Titolo sconosciuto 48 manoscritto 16 Gianmaria BosisioComo Risposta al quesito 54 manoscritto 11 Cittadino milanese senza titolo 8 manoscritto 6 Eustachio DelfiniTorino/Pavia titolo sconosciuto 14 manoscritto 2 Giovanni Fantoni Modena Quid leges sine moribusvanea proficiunt sconosc. stampato 47Giuseppe FantuzziMilano Discorso filosofico e politico 38 stampato 122Giuseppe FaroniCremona Ciascun cittadino ha diritto eguale di concorrere alla formazionedella legge 53 manoscritto 11Jean Antoine FavrePavia In nova fert animosmutatos dicere formas corpora 29 manoscritto 20Joseph Antoine FlorensParis La liberté est le premierdroit des hommes 9 - 28 manoscritto 42Giovanni GioannettiBologna Risposta di unpatriota bolognese sconosc. stampato 12Melchiorre GioiaParma Omnia ad unum 39 manoscrittopoi stampato 271Vincenzo LancettiMilano Omnia profectoliberi libentius sconosciuto manoscritto 33 Giuseppe LattanziRoma Discorso storico - politico sconosc. manoscritto poi stampato 60 Leonardo Cesare LoschiPiacenza Pezzi patriottici delcittadino L.C. Loschi sconosc. poi stampato 10 J. Baptiste MauriceParis Discours sur la questionproposée au concurs 25 manoscritto 30 G. Nepomuceno AlessiMoncalvo (AT) senza titolo 2 manoscritto poi stampato 21 G.B PacchierottiVoghera Multi homines misericordesvocantur, vires autem fidelis quis inveniet? 10 manoscritto 8 Alessandro Tonso Pernigotti Tortona Corrispondan alfin leggi e costumi 23 manoscritto 16 Giovanni A. RanzaVercelli Vera idea delfederalismo italiano sconosc. stampato 16 Giovanni RistoriBologna Ultra citraque nequitconsistur rectum sconosc. manoscritto 36 Pierre RouiherAuvergne (Francia) Dans un État libre les citoyensdoivent avoir l'espor et le droitde dévenir magistrats 13 manoscritto 53 Charles ThéréminParis Facies non omnibusuna nec diversa tamenqualem decet esse sororum 24 manoscritto 14 G. TirelliModena Rara temporumfelicitas sconoc. manoscritto 11 Testi la cui presentazione è incerta Carlo BottaMilano Proposizione ai Lombardidi una maniera di governo libero sconoc. stampato 381 Luigi de Cambray DignyFirenze senza titolo sconosc. manoscritto 2 Matteo GaldiSalerno Necessità di stabilireuna repubblica in Italia sconosc. manoscritto 10 Fonte: elaborazione da Armando Saitta, Alle origini del Risorgimento...., citato in bibliografia Fu in questo clima di speranza che nacque l'idea - secondo qualche fonte incoraggiata informalmente dallo stesso Bonaparte - che, per definire gli assetti istituzionali della futura, sperata, nazione italiana, fosse opportuno indire, sull'esempio francese, un concorso internazionale di idee; esso fu bandito dalla "Amministrazione Generale della Lombardia" il 27 settembre 1796 con un manifesto rivolto «a tutti li buoni cittadini ed amanti della libertàPaolo Novati, La Storia di un famoso concorso, in La Lombardia nel Risorgimento italiano, anno 2,, n.1, marzo 1915, pp.29-32».

Il bando era preceduto da un proemio nel quale si inneggiava all'antica Grecia «famosa come nazione sia guerriera che sapiente», e si dichiarava che «l'Italia non ha dato sinora segni dell'energia che doveva a cagione della tirannia e del fanatismo [mentre] primo dovere nelle attuali e fortunate circostanze è quello di aprire agli ingegni italiani una vasta e fortunata carriera [ed] indicare gli scogli in cui può inciampare chi passa dal servaggio alla libertàPivano, cit. pp.383-387».

L'iniziativa aveva un duplice obiettivo, come emerge da una risposta data dallo stesso Sommariva il 12 novembre 1796 ad una richiesta del bolognese Ferdinando Marescalchi nella quale si precisava che «le intenzioni di questa Amministrazione nel proporre tale progetto non fu quello del piacere di ottenere soltanto uno scientifico discorso, ma bensì un ragionevole piano di governo che meglio convenga alla comune nostra libertàLettera riportata in Saitta, cit. introduzione,. p.IX».

Le risposte oggi conosciute Il bando concedeva 2 mesi di tempo per le risposte, termine che fu poi notevolmente prorogato anche perché soltanto il 4 novembre 1796 venne istituita la Commissione incaricata di giudicare gli elaborati pervenuti, presieduta da Antonio Crespi e composta da Francesco Alpruni, Ambrogio Birago, Giovanni Longo e Luigi Isimbardi: essa venne delegata non soltanto ad acquisire e valutare le proposte dei partecipanti al concorso, ma anche a derivarne un testo costituzionale per la Lombardia, secondo un'indicazione che sarebbe venuta da Révellière-Lépeaux, membro del DirettorioPivano, cit. p.388, anche se questo obiettivo fu poi travolto dagli eventi militari e diplomatici successivi e di ciò non si farà nullaSaitta, cit. introduzione, p.XV.

Le risposte pervenute furono 57, ma di esse - a causa della dispersione degli archivi - ne sono state ritrovate ad oggi soltanto 31; per alcuni altri saggi (a quel tempo definite "dissertazioni") è incerto se essi, pur avendo un argomento coerente con il tema del bando, siano stati scritti per essere presentati al concorso o per altre occasioni (v. Tabella a fianco), mentre per altri, che sono stati ritrovati in varie epoche all'interno di archivi diversi, si è certi della presentazione al concorso, ma non si conosce quale sia stato il numero d'ordine loro attribuito.

L'iniziativa ebbe un'eco effettivamente vasta in quanto pervennero elaborati da molte regioni italiane, con una netta prevalenza della Lombardia (31), seguita dal Piemonte (7), da Napoli (3), e dal Veneto, da Roma, da Bologna, dalla Toscana e da Parma (2 ciascuna). Giunsero a Milano anche 6 risposte presentate da cittadini francesiMastellone, cit, introduzione, p.VIII. Il bando del concorso consentiva ai partecipanti di mantenersi anonimi in quanto, a causa delle opinioni espresse, avrebbero potuto subire conseguenze nei rispettivi Paesi, per cui di alcuni degli scritti oggi conosciuti non sono noti gli autoriAmbrosini, cit. pp.91-92.

I testi giunti sino a noi presentano caratteristiche alquanto diverse: si va da saggi di pochi fogli sino a studi di decine - in qualche caso centinaia - di pagine; si tratta generalmente di manoscritti ed in pochi casi di lavori dati alle stampe. I partecipanti di cui si conosce l'identità appartennero in grande prevalenza alle professioni borghesi - molti gli avvocati - ed in misura minore erano religiosi che si distaccavano dall'opposizione prevalente nel clero alle idee rivoluzionarie. Da ciò conseguì che alcuni scritti furono redatti o titolati in latino, che era stata proclamata, assieme all'italiano ed al francese, lingua "ufficiale" del concorso. Inoltre, benché il bando del concorso fosse chiaro nell'indicare la dimensione italiana quale tema da svolgere, alcuni lavori affrontarono il tema di un assetto istituzionale della sola Lombardia.

La proposta vincitrice I tempi di conclusione del concorso si dilatarono oltre il previsto a causa di varie difficoltà, tanto che solo il 9 gennaio 1797 si tenne, a Palazzo Marino la prima riunione della Commissione giudicantePivano, cit, p.390; le cose però non si sbloccarono anche perché fu necessario modificare la composizione della commissione stessa, sino a che l'11 febbraio la "Società di Pubblica Istruzione" di Milano formalizzò un sollecito. A quel punto si decise di delegare il giudizio proprio a quella Società, la quale incaricò, dopo qualche contrasto interno, il proprio Comitato di Scienze Sociali e fu così che l'economista Pietro Verri, che di quel Comitato era il Presidente, diventò anche il dirigente della Commissione esaminatriceSaitta, cit. introduzione, p.XXVIII, realizzando così una delle sue ultime attività prima della morte.

Passarono ancora 4 mesi, sinché il 26 giugno 1797 la Commissione deliberò all'unanimità di assegnare il premio, che consisteva in 200 zecchini, al saggio nº 39, titolato "Omnia ad unum", inviato da Melchiorre Gioia; ma in quel momento il vincitore non poté riscuoterlo in quanto era detenuto nelle prigioni del Duca di Parma, formalmente con l'accusa di aver celebrato a fine di lucro, essendo lui in quegli anni un sacerdote, più di una messa al giorno, ma in realtà a causa delle sue idee vicine al giacobinismo e per aver cospirato al fine di unire Parma e Piacenza alla LombardiaPischedda, cit. introduzione, p.7.