Il termine inglese workhouse (in gallese: tloty) era il nome designato per indicare un'istituzione totale dove coloro che non erano in grado di sostentarsi finanziariamente trovavano alloggio ed impiego. Erano note anche col nome di poorhouses ("ospizi dei poveri"). Il primo utilizzo del termine workhouse risale al 1631, in un rapporto del sindaco di Abingdon dove si dichiara di aver realizzato una struttura per consentire ai poveri di vivere e lavorare.

Le origini delle workhouses possono essere fatte risalire allo Statuto di Cambridge del 1388, col quale si tentava di far fronte alla mancanza di lavoro a seguito della peste nera in Inghilterra, restringendo i movimenti dei lavoratori e lasciando che lo stato si occupasse del sostentamento dei più poveri. Ad ogni modo la disoccupazione di massa che seguì le guerre napoleoniche nel 1815, l'introduzione di nuove tecnologie per rimpiazzare i lavoratori agricoli in particolare e una serie di cattive annate di raccolto, costrinsero molti poveri a non sapere come provvedere alla loro esistenza. La New Poor Law of 1834 tentò di invertire questa rotta economica scoraggiando il governo ad aiutare quanti si rifiutassero di entrare nelle workhouses. L'opposizione ad entrare in queste istituzioni aveva iniziato a diffondersi da quando alcune autorità locali avevano pensato di sfruttare il lavoro gratuito di coloro che vi lavoravano per propri fini. Molti erano impiegati come spaccapietre o nella trituratura delle ossa per la produzione di fertilizzante naturale, o ancora nella raccolta della stoppa.

Col proseguire del XIX secolo, le workhouses divennero sempre più dei rifugi per persone anziane, inferme e malate piuttosto che per abili al lavoro di povere condizioni e nel 1929 venne varata una legge per la loro conversione in infermerie e ospedali municipali. Le workhouses vennero abolite formalmente solo nel 1930, ma de facto scomparvero solo con il passaggio del National Assistance Act 1948.

Sfondo legale e sociale Il periodo medievale e della prima modernità Lo Statuto di Cambridge del 1388 fu un tentativo di venire incontro alla disoccupazione creata dalla peste nera, una pandemia devastante che uccise un terzo della popolazione in Inghilterra. La nuova legge prevedeva dei restringimenti nei movimenti dei lavoratori. Secondo lo storico Derek Fraser, il timore di disordini sociali a seguito della peste era tale che si rese necessario che qualcuno si occupasse dei poveri. Ne risultò anche una legge contro il vagabondaggio che impose sempre più allo stato di occuparsi di coloro che non avevano modo di sostentarsi e che non disponevano di un lavoro. Dal XVI secolo in poi venne però fatta una divisione a livello legale tra quanti volevano lavorare ma non potevano per qualche motivo e coloro che erano in grado di lavorare ma non volevano, ovvero tra «disoccupati veri e perdigiorno». Con l'intento di risolvere questo problema, re Enrico VIII d'Inghilterra con la dissoluzione dei monasteri iniziata nel 1536, iniziò a rispondere di un certo numero di fondi da impiegare in opere caritatevoli e li diresse saggiamente a favore dei disoccupati.. Il Poor Relief Act del 1576 iniziò a stabilire il principio secondo il quale un povero abile al lavoro necessitava di adeguato supporto da parte dello stato perché lavorasse..

L'Act for the Relief of the Poor 1601 rese le parrocchie legalmente responsabili della cura dei propri poveri che non fossero in grado, per l'età o per infermità, di lavorare. La legge essenzialmente classificava i poveri in tre gruppi. Proponeva che agli abili al lavoro fosse offerto un lavoro in case di correzione (precursori delle workhouses), dove lo «sfaccendato persistente» fosse punito.. Proponeva inoltre la costruzione di case per i poveri incapaci, gli anziani e gli infermi, di modo da fornire loro denaro, cibo e altre necessità.

L'epoca georgiana

Il sistema delle workhouses si evolvette nel XVII secolo, permettendo alle parrocchie di ridurre i propri costi per il mantenimento dei poveri. In breve tempo le parrocchie che aderirono al progetto furono oltre in tutto il Regno Unito. La crescita esponenziale che subirono le workhouses fu dovuta in particolare alla pubblicazione del Workhouse Test Act 1723; obbligando i poveri abili al lavoro ad entrare nelle workhouses dove ricevere alloggio e cibo in cambio di lavoro (solitamente gratuito), la legge consentiva alle parrocchie di non dover più provvedere personalmente al mantenimento dei poveri.Nixon, 2011, p.63

La crescita venne inoltre fomentata dal Relief of the Poor Act 1782, proposto da Thomas Gilbert che propose la creazione di workhouses sempre più grandi per far spazio anche agli anziani ed agli infermi, tramutandole quindi anche in luogo di ricovero per i meno abbienti.

Negli anni '30 dell'Ottocento quasi tutte le parrocchie inglesi disponevano almeno di una workhouse,. ma molte si trovavano in pessime condizioni. Nell'opera del 1797 The State of the Poor, Sir Frederick Eden, scriveva:

Spesso le strutture delle workhouses erano sovraffollate: la workhouse di Liverpool, ad esempio, tra il 1782 ed il 1794 contava 900–1200 ospiti tra uomini, donne e bambini. Scrivendo nel 1854, il commissario George Nicholls rapportava:

La legge del 1834

Dal 1832 la spesa per il mantenimento dei poveri nel Regno Unito ammontava a di sterline all'anno, contro i del 1784.Le entrate dello stato britannico nel 1830 erano di di sterline annue e pertanto la spesa per i poveri rappresentava il 2%. In . I motivi di questi incrementi di spesa furono essenzialmente dovuti all'aumento delle persone disoccupate a seguito delle guerre napoleoniche, oltre alla presenza di due annate di pessimo raccolto ed allo scoppio degli Swing Riots nel 1830. Si rese pertanto necessaria una nuova riforma, anche per far fronte agli abusi che venivano perpetrati ormai alla luce del sole sul lavoro dei poveri nelle workhouses.Knott, 1986, p.51

Nel 1832 il governo istituì una commissione reale per investigare come si potesse offrire il meglio alle persone meno abbienti.. Il risultato fu la proposta del Poor Law Amendment Act 1834, nota anche come New Poor Law.. In alcune parti del paese vi fu una certa resistenza all'istituzione delle workhouses, in particolare nelle città altamente industrializzate. Molti furono i lavoratori che persero il loro lavoro nel corso della crisi economica del 1837, ma molti di loro non si sentivano di lavorare nelle workhouses, preferendo impieghi anche a breve termine ma "liberi".

Malgrado le intenzioni della legge del 1834 fossero quelle di migliorare le condizioni di questa tipologia di lavoratori, la vita dei poveri rimase legata alla disponibilità delle strutture locali e, ancora una volta, a coloro che desideravano lucrare sul loro lavoro gratuito. Inoltre la resa settimanale di una persona che lavorava in una workhouse era la metà di quanto la struttura spendeva per il suo mantenimento e questo scoraggiava nuovi investimenti da parte delle istituzioni.. Nel 1846, dei di poveri presenti in Inghilterra solo erano mantenuti nelle workhouses, dei quali solo erano considerati abili al lavoro.. Esclusi i periodi di particolare crisi economica, si è stimato che circa il 6,5% della popolazione inglese dell'epoca abbia usufruito delle workhouses..

L'epoca vittoriana

I commissari del governo si scagliarono contro le workhouses presenti nel regno d'Inghilterra e generalmente insistettero per un loro rimpiazzo.. Questi si lamentavano in particolare del fatto che «nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di grandi ospizi dove i giovani sono condotti all'inedia, all'ignoranza ed al vizio; i lavoratori sono indolenti; gli anziani sono esposti coi loro problemi in una tale indecenza che è una vergogna per una società [progredita]»..

Dopo il 1835 molte workhouses vennero ricostruite secondo il concetto più moderno di un gruppo di costruzioni centrali circondate da laboratori ed esercizi commerciali racchiusi da mura, le cosiddette "pauper bastilles" ("bastiglie dei poveri"). La commissione propose che tutte le nuove workhouses prevedessero la separazione dei poveri in quattro categorie: anziani e malati, bambini, uomini abili al lavoro e donne abili al lavoro. Un progetto-tipo venne elaborato seguendo il modello del panopticon di Jeremy Bentham per un carcere ideale, un sistema a disegno radiale con quattro braccia e un cortile rettangolare ciascuno, con ingressi separati, il tutto racchiuso da mura. Il modello base per le nuove workhouses venne elaborato dall'architetto Sampson Kempthorne (il quale propose anche un modello ottagonale.), il quale non solo permetteva la separazione tra le quattro tipologie di ospiti presenti, ma consentiva di dirigere in maniera più diretta i trattamenti a seconda di chi ne aveva bisogno, di dissuadere altri dall'intraprendere la via del pauperismo e come argine contro i malati a livello fisico e mentale nella società.

I commissari intuirono che le costruzioni basate sul modello di Kempthorne sarebbero divenute un simbolo dei recenti cambiamenti nell'ambito della cura dei poveri. Secondo i commenti che emersero, la struttura che ora veniva sempre più ad assomigliare ad un vero carcere, rappresentava un «terrore per la popolazione abile al lavoro», producendo quindi un effetto positivo contro il vagabondaggio ed i perdigiorno; eppure l'architetto George Gilbert Scott si dimostrò critico verso i cosiddetti «disegni preconfezionati del più cattivo tra i gusti».. I più critici della New Poor Law accostarono infatti il progetto di Kempthorne a quello di una prigione, dubitando che si trattasse di una mera coincidenza. Richard Oastler si spinse a definirle una «prigione per i poveri».Oastler, R. The Right of the Poor to Liberty and Life, Roake and Varty, 1838 Augustus Welby Northmore Pugin comparò il progetto ottagonale di Kempthorne a quello degli antichi lazzaretti, e Felix Driver vi richiamò un'evidente «degenerazione dei valori estetici e morali degli inglesi»..

Dagli anni '40 dell'Ottocento l'entusiasmo per il progetto proposto da Kempthorne era ormai calato. Aree limitate, spazi ristretti e la mancanza di ventilazione posero seri problemi sul panopticon. Tra il 1840 ed il 1870 vennero costruite circa 150 workhouses a blocchi separati. Nello schema tipico, all'entrata si trovavano gli uffici, mentre il resto della struttura ospitava laboratori e dormitori. La luce e la ventilazione erano dati da lunghi corridoi predisposti allo scopo..

Ammissione e uscita

Le Poor Law Union, quegli organismi che fisicamente si occupavano di reperire i poveri sul territorio e di traslarli nelle workhouses, si occupavano di ammettere gli ospiti nelle strutture..

Le workhouses erano progettate con la presenza di una singola entrata per settore, dalla quale dovevano passare sia gli ospiti che i visitatori. Nei pressi dell'entrata vi erano ospiti temporanei, barboni e sale d'attesa, dove solitamente i poveri attendevano sino a quando non fossero stati esaminati da un ufficiale medico.. Dopo aver ottenuto il lasciapassare all'ingresso, i poveri venivano separati a seconda delle loro capacità e collocati nel braccio di loro competenza: i bambini al di sotto dei 14 anni, gli uomini abili al lavoro tra i 14 ed i 60 anni, gli uomini sopra i 60 anni, le bambine al di sotto dei 14 anni, le donne abili al lavoro tra i 14 ed i 60 anni, le donne sopra i 60 anni. I bambini sotto i 2 anni ottenevano il permesso di rimanere con le loro madri, ma chi entrava nelle workhouses formalmente rinunciava alla propria potestà sulla propria famiglia, della quale da quel momento si sarebbe occupato per l'appunto lo stato..