La collezione Giustiniani è stata una collezione di opere d'arte sviluppatasi a Roma nel Seicento e appartenuta alla famiglia di origini genovesi dei Giustiniani..

La collezione, iniziata già nel Cinquecento da Giuseppe Giustiniani ma poi accresciuta nel Seicento col mecenatismo dei figli Benedetto e Vincenzo, nonché dal pronipote Andrea, rappresentò di fatto una delle più grandi e importanti raccolte di Roma e d'Europa custodendo alcuni dei massimi capolavori della pittura europea del Seicento e divenendo nel contempo scuola e modello per le future raccolte collezionistiche.

L'elenco di opere comprendeva sia quelle archeologiche, di cui divenne noto la Galleria Giustiniana, libro di incisioni riprendenti l'intero inventario di antichità, che pittoriche, di cui il successo della quadreria fu dovuto principalmente ai dipinti commissionati al Caravaggio, di cui i Giustiniani furono i primi protettori assieme al cardinal Del Monte, oltre che ad altri artisti come Regnier, van Baburen, Domenichino, Jusepe de Ribera, Nicolas Poussin, Gerrit van Honthorst e altri.

Nel XIX secolo un intero blocco di opere pittoriche, composto da alcuni dei pezzi più importanti della collezione, fu acquistato dal sovrano di Prussia ed è oggi conservato tra le raccolte del palazzo di Sanssouci a Potsdam e quelle della Gemäldegalerie di Berlino, mentre il nucleo centrale delle sculture d'antichità confluì nella collezione Torlonia.Quivi è conservata una statua virile, creduta un Meleagro, con la testa copia di un atleta vincitore, citata nei Comptes rendus bibliographiques, Revue archéologique 2005/1 (nº 39), p. 428, come già ospitata a palazzo Giustiniani.

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Storia Cinquecento Le origini della famiglia

La famiglia Giustiniani ha origini genovesi, nati come aggregazione di alcune famiglie che intorno alla metà del Trecento erano state incaricate dal governo allo sfruttamento di alcuni territori insulari tra l'attuale Grecia e la Turchia (Chio, Cos, Samo, Icaria e Focea). Tali famiglie formarono un'associazione commerciale detta maona e nel 1362 decisero di associarsi in albergo, adottando "Giustiniani" come appellativo comune, derivante dal palazzo Giustiniani, la dimora genovese dove erano soliti riunirsi, chiamata così forse perché in precedenza di proprietà della famiglia veneziana Giustinian.

Per quasi due secoli godettero del titolo di signori di Chio fino al 1566,Sulla quale una recente campagna archeologica ha individuato, presso piazza Vounakios, un cosiddetto palazzo Justiniani del XVII secolo: E. B. French, Archaeology in Greece 1990-91, Archaeological Reports, No. 37 (1990 - 1991), p. 61. potevano battere moneta e gestirono il monopolio del commercio del mastice estratto dal lentisco e dell'allume, oltre a quello di sale, vino, seta e altre merci provenienti dal vicino oriente.

Il 14 aprile 1566 Chio fu attaccata e conquistata dai turchi. Diversi notabili dell'isola furono catturati, i loro figli presi in ostaggio e diciotto di essi giustiziati. Tra i Giustiniani superstiti alcuni rimasero sull'isola, molti altri tornarono a Genova mentre altri ancora si trasferirono a Roma, dove daranno vita a una delle più importanti dinastie nobiliari del Seicento, in Sicilia, a Napoli o in altre città della penisola.

L'approdo a Roma dei Giustiniani

A Roma, dove già risiedeva il cognato e cardinale Vincenzo Giustiniani de Banca, generale dei domenicani del convento di Santa Maria sopra Minerva, chiesa che diverrà luogo di sepoltura di diversi esponenti della famiglia del ramo romano, si trasferì Giuseppe Giustiniani del Negro e consorte, Gerolama Giustiniani de Banca (i due facevano parte dello stesso casato seppur di due rami diversi, per altro frequente nelle dinamiche di famiglia), ultimo proprietario dell'isola di Chio che diverrà ben presto, grazie alle sue grandi ricchezze, uno dei banchieri più in vista della città.Assereto, I Giustiniani. Quattro secoli di ricchezze, 2002.

Tra i suoi figli, nati entrambi proprio sull'isola greca, vi erano Benedetto, primogenito, che divenne cardinale nel 1586, e Vincenzo, marchese di Bassano Romano e intellettuale, che continuò l'attività del padre, i quali diverranno noti per il possesso di una delle più importanti collezioni d'arte della Roma del Seicento. Nella città papale Giuseppe acquistò nel 1590 un sontuoso palazzo nei pressi di piazza Navona, adibendolo a edificio di rappresentanza dove alloggiò tutta la famiglia. Giuseppe vi rimase fino alla sua morte, avvenuta nel 1600, anno che coincide con il primo e più antico inventario della collezione d'arte di famiglia.

La collezione del banchiere Giuseppe

Tra le prime opere entrate a far parte della collezione Giustiniani vi furono quelle del 1582 di Bernardo Castello, quindi lAdorazione dei magi (oggi alla Walters Art Gallery di Baltimora) e la Predica di san Vincenzo Ferreri al Concilio di Costanza nella chiesa della Minerva.. Specificatamente alla seconda opera, compaiono tra i committenti anche Giorgio (fratello del cardinale Vincenzo) e forse Benedetto Giustiniani, che richiesero la tela per la chiesa di Santa Costanza di Roma, al fine di onorare la morte dello zio cardinale Vincenzo avvenuta nello stesso anno (nella scena sono raffigurati anche i ritratti dei committenti, compresi i figli di Giuseppe e il cardinale defunto).

La quadreria Giustiniani appena nata comprendeva al tempo prevalentemente opere del Cinquecento italiano, quindi di Luca Cambiaso, Benvenuto Tisi da Garofalo, Bramantino, Lorenzo Lotto, Francesco Vecellio, Francesco Salviati, Bronzino, Paolo Veronese e altri.. Successivamente la stessa si arricchirà anche delle opere collezionate autonomamente dai figli di Giuseppe, Benedetto e Vincenzo: per distinguere l'effettiva appartenenza delle tele, sul retro delle medesime erano i sigilli identificativi del committente, quindi "GG" per Giuseppe, "BG" per Benedetto e "VG" per Vincenzo.

Alla morte di Giuseppe Giustiniani, nel 1600, viene stilato il primo inventario in assoluto della collezione (composta all'epoca da 108 dipinti), la quale sarà interamente ereditata, con anche il palazzo, dal primogenito, il cardinale Benedetto.. La collezione Giustiniani apparirà nel Seicento frutto di due distinte raccolte, ossia dei due figli di Giuseppe, seppur tutta conservata (almeno nella parte pittorica) entro il palazzo Giustiniani di rappresentanza, dove avranno dimora sia Benedetto, i cui appartamenti privati occupavano la maggior parte dell'edificio, che Vincenzo, i cui appartamenti, una decina in totale (quattro sul piano nobile, altre quattro al secondo piano e due al piano terra), sono tutti rivolti sul lato posteriore che dà al Pantheon..

Seicento La collezione del cardinale Benedetto

Il cardinale Benedetto era un collezionista d'arte interessato per lo più a opere a tema religioso-cattolico,. richieste sia a Roma che Bologna, in quest'ultima città dove visse alcuni anni durante la carriera cardinalizia; nella sua attività sono frequenti anche commesse di opere pubbliche, come quelle della chiesa di Santa Prisca di Roma, dove fu lui stesso a commissionare le decorazioni della navata centrale con gli affreschi raffiguranti Apostoli, angeli e santi, realizzati dal pittore fiorentino Anastasio Fontebuoni nell'anno 1600, così come la pala dell'altare maggiore dello stesso anno, raffigurante San Pietro che battezza santa Prisca, opera del Passignano.

Stando a quanto scritto dal Carlo Cesare Malvasia su Benedetto, il cardinale era un amatore delle pitture di Francesco Francia, che compariva nella collezione con otto dipinti. (tra cui la Madonna col Bambino e san Giovannino, oggi alla Gemäldegalerie di Berlino e lAllegoria della Castità, oggi al Museo Lazaro Galdiano di Madrid) e Bernardo Castello, pittore genovese che sarà molto attivo in casa Giustiniani..

La "Guardarobba" di Benedetto era collocata al terzo piano e in alcune sale del sottotetto di palazzo Giustiniani, mentre una parte della raccolta (43 dipinti in totale) erano conservati nella nota Galleria del piano nobile, tra cui: la Natività di Tiziano, la Madonna col Bambino e agnello di Ludovico Carracci (i Carracci erano presenti nell'inventario con cinque opere), il Cristo morto con due angeli di Paolo Veronese, il San Carlo Borromeo in preghiera davanti al crocifisso di Giovanni Lanfranco, Maria Maddalena nel deserto di Giovanni Andrea Donducci, tre tele del Ribera, San Pietro, San Giacomo e la Maddalena in estasi, la cospicua serie di ritratti di Scipione Pulzone, quindi di Pio V, del cardinale Bessarione, di Gregorio XIII, di Sisto V, di Clemente VIII, del cardinale Montalto, del cardinale Aldobrandini, del cardinale Borromeo, ma anche opere di Barocci, del Cigoli, di cui un Cristo nel fiume Giordano (nella Galleria) e un San Francesco, del Bassano, di cui erano tre quadri con animali e paesaggi, di Jan Brueghel il Vecchio, di cui sei tele, del Caravaggio, che era presente con la Maddalena, il San Girolamo in meditazione (entrambi nella Galleria), il Cristo nell'orto, lIncredulità di san Tommaso e il Ritratto di Benedetto, poi anche la Caduta di Lucifero (nella Galleria), nota in due versioni, una con l'Amore divino vestito con armatura e una con corpetto, di Giovanni Baglione (presente nella collezione con cinque opere), il Giudizio, il Diluvio, il Paradiso, lInferno, lAdorazione dei magi e lIncendio di Troia, quattro nature morte di Francesco Zucchi, registrate nello studio privato di Benedetto, un San Giuseppe e la moglie di Putifarre dell'Orbetto, undici tele sugli Apostoli di Francesco Albani e altre ancora..

Nel 1621 Benedetto muore: gran parte della collezione (composta da 283 dipinti,. e solo qualche sporadico reperto d'antichità collocato nei giardini della villa del Popolo.) fu pertanto trasferita al fratello Vincenzo, quindi sia la raccolta ereditata dal padre così com'era (forse con solo qualche opera in meno rispetto al lascito originario) che le opere commissionate dal cardinale stesso, ad esclusione di quelle destinate alla distribuzione agli amici fedeli, come al cardinale Ubaldini, cui andò un tondo con la Madonna col Bambino di Giulio Romano,al cardinale Ubaldini inizialmente doveva andare la Carità di Luca Cambiaso, in quanto l'opera del Romano era prevista in dono al cardinale Giovanni Garzia Mellini. Quest'ultimo fu poi fu depennato dalla lista di "amici" del cardinale Giustiniani in quanto, avendo il Mellini ambito al papato dopo la morte di Paolo V Borghese, venne considerato da Benedetto reo di aver compiuto un tradimento nei suoi confronti. o come al cardinale Alessandro Montalto, cui andò lAnnunziata del Parmigianino.. La sepoltura avvenne dentro la cappella di famiglia intitolata a san Vincenzo, nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma, dov'erano già tumulati gli zii, il cardinale Vincenzo e Giorgio, il padre Giuseppe e i tre figli del marchese Vincenzo, morti prematuramente..

La collezione del marchese Vincenzo

Vincenzo Giustiniani era un uomo colto, amante delle arti a 360 gradi, quindi della pittura, della scultura, dell'architettura, della letteratura teatrale e della musica, scopritore di talenti artistici nuovi e aperto a vedute stilistiche anche in controtendenza con quegli anni.