La catena d'Adone è l'unica opera sopravvissuta del compositore italiano Domenico Mazzocchi. Fu commissionata dal cardinale Ippolito Aldobrandini e rappresentata per la prima volta a Palazzo Conti, Roma, il 12 febbraio 1626, con allestimento curato dal Cavalier d'Arpino. Il libretto, in un prologo e cinque atti, è di Ottavio Tronsarelli e si basa su episodi del poema epico Adone di Giambattista Marino (1623).

Importanza storica La catena d'Adone fu un passo importante nello sviluppo dell'opera romana. La demarcazione tra recitativo e aria divenne più netta in quest'opera mentre Mazzocchi cercava di sfuggire la "monotonia" dell'opera fiorentina, quella che definisce «il tedio del recitativo».Sull'argomento vedi Gianturco 1982 L'opera costituisce inoltre un'importante testimonianza della storia testuale dell'Adone stesso, come espressione della breve stagione di riabilitazione di Marino prima della definitiva messa all'indice del testo il 5 dicembre 1626.

Ruoli Il prologo include Apollo (tenore) e Ciclopi. Alla prima, Adone è stato cantato dal contralto 'artificiale' (cioè controtenore)Sances, fratello del compositore Giovanni Felice, designato come un contralto "artificiale" (cioè un falsettista maschio non castrato) in Rodolfo Celletti, La grana della voce. Opere, direttori e cantanti, 2ª edizione, Roma, Baldini & Castoldi, 2000, p. 42, Lorenzo Sances. Falsirena è stata cantata dal compositore e castrato Loreto Vittori. Nel ruolo di Arsete è possibile vedere uno dei primi esempi di consiglieri inascoltati, saggi portatori del messaggio morale dell'opera, che caratterizzeranno il teatro musicale del Settecento. « Qual indurato scoglio » (III, 1) di Arsete è considerata la «più antica delle cavatine».

Trama Nel prologo, Apollo discende dalle nuvole e racconta che Venere ha abbandonato il marito, il dio Vulcano, per il giovane Adone. Nell'opera propriamente detta (tratta dai Canti XII e XIII del poema di Marino), Adone deve fuggire dall'ex amante di Venere, il dio Marte, e si rifugia nella terra della maga Falsirena, che si innamora di lui. Falsirena lo tiene prigioniero nel suo regno per mezzo di una catena magica e invisibile. Chiede a Plutone di scoprire chi è l'amore di Adone, poi finge di essere Venere. Ma arriva la vera dea, che libera Adone e lega Falsirena a una roccia con la sua stessa catena.

Registrazioni La catena d'Adone, Reinoud Van Mechelen (Adone), Luciana Mancini (Falsirena), Merel Elishevah Kriegsman (Venere/Ninfa), Catherine Lybaert (Amore/Ninfa), Scherzi Musicali diretti da Nicolas Achten (2 CD, Alpha, 2010)

Note

Bibliografia A Short History of Opera di Donald Jay Grout (Columbia University Press, 2003 ed.) Marina Vaccarini, Catena d'Adone, La, in Gelli, Piero & Poletti Filippo eds. (2007). Dizionario dell'Opera 2008, Milano: Baldini Castoldi Dalai, pp. 208-209. (riprodotto online su Opera Manager o Del Teatro)

Carolyn Gianturco, Nuove considerazioni su "Il tedio del recitativo" delle prime opere romane, «Rivista Italiana di Musicologia», Vol. 17, No. 2 (1982), pp. 212-239.

Collegamenti esterni

Estense Digital Library - Scheda , libretto stampato a Roma nel 1626.

Categoria:Opere liriche in lingua italiana Categoria:Giovan Battista Marino