La storia di Pistoia si estende per oltre due millenni. Ricordata come oppidum romano nel II secolo a.C. da Ammiano Marcellino,Ammiano Marcellino, Res Gestae, XXVII, 3, 1-2. dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, nel 476, fu distrutta dagli Ostrogoti. Fu quindi assoggettata al potere dei Longobardi. Durante il dominio di questi ultimi, la città visse un periodo di splendore e forte rinascita economica. Divenuta Comune durante il Medioevo, durante l'epoca rinascimentale fece parte dei territori della signoria medicea, evolutasi in seguito nel Granducato di Toscana. Dopo l'unità d'Italia, la città divenne, con l'avvento del Fascismo, capoluogo dell'omonima provincia.
Le origini: dall'età preromana all'età romana imperiale
Menzionata da Ammiano Marcellino come Oppidum Pistoriense e ricordata come Pistoria, Pistoriae, Pistorium,Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 52. Pistoia sorse su un'area dove esistevano precedenti insediamenti etruschi e, nelle zone appenniniche, liguri. La città è menzionata anche da Sallustio, che riporta la battaglia del 62 a.C. in cui perse la vita Catilina.
Il nome di Pistoia, Pistorium, Pistoria o Pistoriae, viene fatto risalire a coloro che impastavano il pane (pistores) per rifornire le truppe, tanto che Plauto, in un noto passo di una sua commedia ("Captivi"), poteva a buon diritto scherzare sul doppio senso del nome attribuito ai pistoiesi: abitanti di Pistoia e fornai. Ma non manca chi ipotizza che il nome di Pistoia derivi da un più antico Pisto o Pist-oros, da una radice ligure o etrusca di diverso significato, e che per assonanza sia stato erroneamente associato in epoca romana al latino pistŏr con il significato di fornaio o mugnaio.Gianni Boccardi, Pistoia nel medioevo: Storia minima di quando fummo un po' importanti, Nuove Esperienze, Pistoia 2008, p. 14.
Nel 1972 Natale Rauty rinvenne nell'ala est del palazzo dei Vescovi un cippo funerario etrusco con elementi che coincidono con quelli della cosiddetta "scuola fiesolana", la quale è da inserirsi tra le date approssimative 520-470 a.C. Mentre i precedenti ritrovamenti erano troppo modesti per indurre a pensare che in loco si trovasse uno stanziamento etrusco, il cippo ritrovato nel 1972, data la sua funzione di corredo di una tomba di un personaggio importante, potrebbe essere la definitiva conferma di uno stanziamento etrusco agli inizi del V secolo a.C.
Mentre nelle aree appenniniche, comprese anche le pendici, sono state trovate tombe a cassetta liguri databili dal V al II secolo a.C., in una fascia che va da Marliana, passa per Piteglio e termina a Germinaia in Valdibrana, alle porte di Pistoia.
I corredi funerari delle tombe liguri di Vicciana, Mumigliana e Germinaia sono oggi conservati nei depositi del Museo civico di Pistoia. Secondo l'archeologa Nora Nieri Calamari a monte della città di Pistoia i toponimi e gli idronomi di origine ligure sarebbero oltre cinquanta.Aa.Vv., Studi Etruschi, IV, Leo S. Olschki, Firenze 1932, pp. 87-122.
Quindi, Pistoia si formò probabilmente come piccolo centro romano dotato di istituzioni municipali, in un territorio dove per secoli Etruschi e Liguri avevano convissuto. I primi cenni nelle fonti storiografiche latine su Pistoia si hanno nel II secolo a.C., quando i Romani iniziarono le guerre contro i Liguri per impadronirsi del territorio montagnoso, l'Appennino pistoiese, da loro occupato. L'ultima battaglia, quella decisiva con cui il console Flaminio sconfisse i Liguri Friniati, è del 176 a.C.
La via Cassia costituiva il decumanus maximus della cittadina romana (coincidente con parte dell'attuale via degli Orafi) mentre il cardo maximus sembrerebbe coincidere con l'attuale via dei Bracciolini; il forum della Pistoia romana si sarebbe situato quindi all'incrocio di queste due vie, all'imbocco dell'attuale centro cittadino costituito da piazza del Duomo. Il fatto che il cardo non corrisponda a un asse nord-sud fa pensare che la città sia nata in funzione della strada consolare, che doveva quindi incontrarsi con una via secondaria che attraversava l'Appennino tosco-emiliano: le città nate per importanza dell'insediamento in sé seguivano infatti un impianto orientato secondo i punti cardinali.
Poche le tracce di epoca romana: un tratto pavimentato della via Cassia, trovato nell'angolo nord ovest di piazza del Duomo in un saggio di scavo; le rovine della villa di età imperiale di un dominus locale in piazza del Duomo, nel tratto compreso fra il palazzo comunale, il campanile e il lato nord; le tracce murarie (sempre di età imperiale) nel sottosuolo del palazzo dei Vescovi, costruzione che chiude a sud la stessa piazza. Oltre a quanto citato finora, qualche stele (una rinvenuta fuori la cerchia muraria nel 1630 si trova nel palazzo Comunale), alcune monete, qualche frammento d'opera e alcuni resti di anfore vinarie.
Poiché le vie del centro storico non seguono l'impianto romano che doveva basarsi sul decumano (nel centro antico nessuna strada infatti è parallela a via degli Orafi) e il centro cittadino in epoca longobarda corrispondeva all'attuale piazza della Sala e non all'antico forum romano che doveva invece situarsi all'incrocio tra cardo e decumano, si può teorizzare la distruzione della città romana ed una seguente ricostruzione slegata dall'impianto originale (ipotesi avvalorata dagli scavi archeologici del 1903 che rilevarono segni di distruzione e incendio databili entro la prima metà del V secolo d.C.). Natale Rauty riporta l'ipotesi che tale distruzione potrebbe essere stata opera dei Goti di Radagaiso, sconfitti da Stilicone nella non lontana Fiesole nel 405.
Una lettera scritta da Papa Gelasio alla fine del V secolo d.C. menziona per la prima volta il vescovo di Pistoia.
Tra Tarda Antichità e Alto Medioevo Pistoia fu distrutta dagli Ostrogoti nel 406.
Nella seconda metà del VI secolo Pistoia faceva parte della Praefectura Italiae ed era soggetta all'autorità di uno iudex, nelle cui mani erano concentrati i poteri politico, amministrativo e giudiziario. Il territorio della iudicaria Pistoriensis era molto vasto: era delimitato a nord dall'Appennino, a est dal Bisenzio, a sud dall'Arno e a ovest dalla Pescia. Occorre precisare, tuttavia, che i confini pistoiesi al tempo di Giustiniano non sono accettati da tutti gli storici; infatti, alcuni ritengono che la Valdinievole fosse già compresa nel territorio lucchese; secondo altri, invece, il territorio pratese sarebbe passato a Pistoia solo nell'VIII secolo.
Pistoia fu conquistata dai longobardi attorno al 593 e divenne sede di un gastaldato: lo iudex bizantino venne sostituito da un gastaldo, vale a dire una sorta di governatore che si occupava anche dell'amministrazione dei beni demaniali della corona. Con i longobardi divenne un importante centro militare e politico-amministrativo sul confine con l’Italia bizantina. Il periodo longobardo ha lasciato un'importante impronta nell'urbanistica della città, infatti ancora oggi troviamo molti edifici e la stessa centrale piazza della Sala.
Nel 774 il regno dei Longobardi venne conquistato da Carlo Magno, il quale venne incoronato imperatore da papa Leone III il 25 dicembre 800. All'interno dell'Impero carolingio la città di Pistoia si distinse come sede comitale e tra i detentori di questo ufficio vi furono anche i Cadolingi e i Guidi.
Periodo comunale Nel 1105 Pistoia diviene un libero comune con impronta filo-imperiale e poi ghibellina. Pistoiese è il documento italiano più antico (1117) dell'età comunale: lo "statuto dei consoli", che racconta dei primi cinque consoli della città: Bonetto, Placito, Diotisalvi, Gerardo e Guido e della nascita del comune.
Nel 1158, ai consoli subentra il podestà che prende la sua residenza nel palazzo del tribunale. Il podestà, diversamente dalla realtà italiana e da come accade anche nella città dal 1219, non è un forestiero, ma viene scelto fra i cittadini pistoiesi. Questa particolarità deriva forse dalla grande credibilità che la città godeva a quel tempo da parte di Federico Barbarossa che nel 1165, nel periodo della "dieta di Roncaglia", le aveva conferìto il titolo di "Imperio fidelissima": un diploma che l'imperatore rilasciava alle città da lui ritenute esempio di fedeltà per tutto l'impero. In quegli anni di protezione da parte dell'imperatore Federico la città visse un periodo di vera crescita che culminò nel 1150 con la sconfitta di Firenze e la conquista della rocca-castello di Carmignano. Nel 1180, quando Federico era impegnato a sedare i tentativi di rivolta dei futuri Comuni del settentrione italiano, Pistoia si scontrò per motivi di frontiera con la vicina città guelfa di Montecatini che con l'appoggio di Lucca riuscì ad avere la meglio ed a stabilizzare il reciproco confine sul crinale naturale di Serravalle. Nel 1180 i confini del territorio Pistoiese erano dunque: a ovest Serravalle con Lucca, a est Montemurlo con Firenze, a sud il fiume Arno sempre con Firenze e a nord il crinale appenninico con Bologna.
Il XII secolo fu caratterizzato da un'economia vivace e da una rapida crescita edilizia e fu il secolo medievale di massima espansione della città. In questo periodo fu eretta la seconda cinta muraria dovuta all'incremento demografico. Essa quadruplicò il territorio cittadino rispetto al tracciato preesistente, che risale al VII-VIII secolo e di cui rimangono ancora alcune vestigia nel centro urbano. Si pensi che nel 1200 nella sola città di Pistoia esistevano 20 banchi di cambiavalute, cioè punti dove si poteva cambiare il denaro, e questo ricorda l'importanza commerciale che fu di Pistoia. In questo periodo arrivavano mercanti da tutta Europa, la maggior parte erano provenienti dalla grandi fiere delle Fiandre.
L'ultima espansione cittadina si ha nel 1219-1220 con una guerra vinta contro Bologna che fece conquistare a Pistoia Treppio, Torri e Pavana, ancora oggi gli attuali confini tra le due province.
A lungo alleata di Pisa e di Siena,È del 1228 il giuramento di 4300 Pisani di mantenere l'alleanza con Siena, Pistoia e Poggibonsi. nel 1228 si arrestò la serie positiva di Pistoia con una sconfitta con Firenze che, come fece Montecatini anni prima per vincere, si alleò con Lucca. Pesanti furono per la città le condizioni destinate agli sconfitti: fu obbligata a comunicare ogni decisione cittadina a Firenze e a non difendere Carmignano.
Nel frattempo l'incremento demografico non si arrestò e, secondo il "liber focorum" (il registro censuario dei fuochi, ovvero i nuclei familiari rilevanti ai fini dell'assoggettamento all'imposta del focatico) e nel 1244 il castrum, cioè i territori fuori le mura, aveva una popolazione di 34.000 abitanti mentre solo all'interno della città ne risiedevano 11.000 circa.
Tornando agli avvenimenti storici, nel 1237 venne instaurata a Pistoia una breve signoria da Agolante Tedici che era il rappresentante della "pars populi" (del popolo) cittadina per il decennio tra il 1230 e il 1240. La cosa non fu gradita da Firenze che stroncò il tutto sul nascere e creò un nuovo attrito tra le città che si placò, solo apparentemente, nel 1254 con la "pace di Empoli". L'inefficienza di tale accordo è dimostrata dall'ulteriore scontro tra le due perenni nemiche, nel 1257, che finì ancor peggio del precedente con l'umiliazione di Pistoia del vedersi distrutte parte delle muraRobert Davidsohn. Storia di Firenze. Firenze, Sansoni, 1956.. Nel 1260 si riebbe una rivincita dei ghibellini in Toscana con la battaglia di Montaperti dove le truppe di Siena, Pisa, Pistoia e di Manfredi di Svevia sconfissero i guelfi cacciandoli da Firenze. Ma già nel 1266 Manfredi morì nella battaglia di Benevento che oltre a ridare vigore ai guelfi decretò la fine simbolica del partito ghibellino italiano.