Fece parte di quel gruppo di donne artiste, come Maruja Mallo, Ángeles Santos, Remedios Varo, Pitti Bartolozzi, che a partire dagli anni Trenta del Novecento si distinsero nel panorama dell'avanguardia madrilena e incarnarono nella vita privata e nella loro opera il modello di "donna nuova" che si diffuse in Spagna e in diversi paesi d'Europa nei primi decenni del secolo.

Durante il suo percorso artistico Delhy Tejero sperimentò diversi linguaggi espressivi, dall'illustrazione grafica al muralismo, dal disegno su carta alla pittura a olio, introducendo nuove tecniche, come la decalcomania e il "perlismo", attraversando e alternando differenti stili: figurativismo, surrealismo, astrattismo, arte informale.

Biografia

Adela Tejero Bedata nacque a Toro nel 1904, in una modesta famiglia borghese, seconda di tre figlie. La madre, Paula Bedate Rodríguez, morì di parto quando lei aveva sei anni, e fu il padre, Agustín Tejero Romero, uomo di profonda fede religiosa, segretario del Consiglio Comunale di Toro, ad occuparsi della crescita ed educazione delle figlie. Adela frequentò dei corsi di disegno presso la Fondazione González Allende, un'istituzione legata all'Institución Libre de Enseñanza e nel 1924 pubblicò le sue prime illustrazioni su riviste locali: El Noticiero de Toro, Independencia e El Popular..

Anni Venti: gli anni della formazione

Nel 1925, in conformità ai canoni riservati alla formazione delle ragazze appartenenti alla classe media, il padre la iscrisse a Madrid alla scuola femminile delle suore di San Luis de los Francés per studiare lingue, stenografia e sartoria. L'anno seguente, previo apposito esame, Adela decise tuttavia di iscriversi anche alla Reale Accademia di Belle Arti, dove trovò come maestri Julio Romero de Torres, Domenech e Moreno Carbonero. Nei suoi Diari, rivolgendosi al padre, così avrebbe motivato la sua scelta: "imparare il francese e a fare cartamodelli non mi interessa. Perdonami padre, ma è così. Voglio solo dipingere. Lascia che qualcuno mi insegni a dipingere. È l'unica lingua che mi interessa, quella per cui sono nata.”

Nel 1928 il Ministero non rinnovò la borsa di studio che le permetteva di continuare a vivere e studiare a Madrid e Delhy Tejero si trovò un lavoro per poter continuare gli studi che aveva scelto.. Iniziò la sua carriera come illustratrice in numerose riviste di grande tiratura, come Estampa, Crónica, Blanco y Negro e La Esfera..

Grazie alla raggiunta indipendenza economica, dal 1928 al 1931 visse nella Residencia de Señoritas gestita da María de Maetzu, un ambiente educativo cosmopolita e liberale, dove venne a contatto con importanti personalità, come García Lorca, Gómez de la Serna, Rafael Alberti e intrecciò amicizia con un gruppo di allieve che sarebbero diventate le protagoniste del rinnovamento dell'ambiente artistico e intellettuale del tempo: le pittrici Maruja Mallo, Remedios Varo, Rosario de Velasco, l'illustratrice Pitti Bartolozzi, la poetessa Marina Romero, la giornalista Josefina Carabias.

Nell'ottobre 1929 Delhy venne nominata insegnante di disegno e belle arti presso l'Accademia di San Fernando. Quell'anno, influenzata dalle correnti orientaliste e come tributo a Tagore, decise di cambiare il suo nome, Adela, in Delhy, come la capitale dell'India.. Così la descrisse Pitti Bartolozzi, testimoniando la trasformazione avvenuta nella sua amica dall'arrivo a Madrid:

Anni Trenta: affermazione artistica Nel 1930 Delhy partecipò per la prima volta all'Esposizione Nazionale di Belle Arti, nella sezione delle arti decorative, dove ricevette una menzione. Nello stesso anno ottenne una borsa di studio per recarsi all'estero. Fra gennaio e giugno 1931 andò a Parigi e a Bruxelles, dove studiò pittura murale applicata all'industria alla Scuola Superiore Logelain ed espose in una mostra collettiva..

Al suo ritorno in Spagna venne nominata docente ad interim di pittura murale presso l'Accademia delle Arti e dei Mestieri di Madrid.

Nella sua scelta di perseguire il suo sogno di artista, raggiungere l'indipendenza economica, muoversi liberamente nell'ambiente pubblico, ma anche nei suoi dipinti e illustrazioni, come quelle, in stile déco, realizzate per il romanzo a puntate La Venus bolchevique pubblicato nel 1932 sulla rivista Crónica, Delhy Tejero rifletteva il modello della "donna nuova"Pérez Méndez, Irene Marina. "Entre El Diletantismo Y La Autoafirmación: De La Aficionada a La Mujer Moderna." Anales De Historia Del Arte, n. 28, pp. 263-279, 2018 autonoma e sicura di sé, urbana e cosmopolita, svincolata dal ruolo di moglie e madre, che negli anni Venti e Trenta, non solo in Spagna, rappresentava il simbolo del cambiamento dei tempi..

Nel 1932 ricevette all'Esposizione Nazionale, la prima mostra celebrata dopo la proclamazione della Repubblica, la terza medaglia in Arti Decorative per la sua opera Castilla, un trittico su tela di grandi dimensioni con tre figure centrali, un uomo e una donna con in braccio un bambino e ai due lati tipici paesaggi castigliani. L'uomo guarda la donna con amore, la donna guarda di fronte a sé, fissando lo spettatore.

Muralismo, art déco, surrealismo

Nel dicembre 1933 Delhy tenne la sua prima mostra personale al Circolo di Belle Arti di Madrid, dove espose pitture ad olio di grande formato, progetti di murales che ricordano lo stile di Diego Rivera, opere decorative, con temi molto diversi, e una raccolta di disegni con tecniche sperimentali, come la decalcomania, per la sua serie Brujas, o Duendinas. Questi ultimi disegni, sviluppati da Tejero nell'arco degli anni Trenta, hanno per soggetto personaggi femminili benevoli, creature fantastiche, ideate dall'artista come numi tutelari, fate protettrici della sua attività creativa. Queste illustrazioni su carta, tela, in bianco e nero o a colori, appartengono a quella fase onirica che avvicina la pittrice al surrealismo e al mondo dell'infanzia.

Nel 1934 Tejero realizzò su commissione delle decorazioni in stile déco su alcuni locali ed edifici: il cinema del Palacio de la Prensa, nella Gran Vía di Madrid e la profumeria La Hamburguesa dei genitori di Rosario Nadal, la prima moglie di Camilo José Cela.. Nello stesso anno partecipò ad un concorso dedicato ai costumi regionali presentando un dipinto a olio di stile neocubista, Mercado Zamorano, in cui risalta la sua pittura e lo studio compiuto sul folclore locale. Rappresenta una scena di mercato con personaggi vestiti con i tipici costumi di Zamora. In primo piano al centro, una giovane ragazza vestita con un abito colorato regge una brocca sulle spalle, dietro la schiena.

I viaggi e la guerra

Il suo desiderio di conoscere altri artisti e venire a contatto con la produzione delle avanguardie del tempo, la portò a viaggiare sia all'interno che all'esterno dei confini spagnoli. Da giugno a settembre del 1934 visitò diverse città del Marocco: Tangeri, Fez, Casablanca, Larache, Tetuan. Nel 1935 fu nuovamente a Parigi; nel settembre dell'anno successivo, due mesi dopo lo scoppio della guerra civile, fece ritorno in Spagna, ma venne fermata dalla polizia segreta a Salamanca, capitale del vittorioso generale Franco, perché sospettata di essere una spia straniera. Una volta rilasciata, non le fu possibile raggiungere Madrid. Rimase a Toro, dove lavorò come insegnante di disegno al liceo locale.

Nel 1937 dipinse murales per le mense delle scuole di Salamanca e per l'Hotel Condestable di Burgos. Con il denaro ricavato da questi lavori partì per l'Italia, passando prima per Parigi, dove si stava svolgendo l'Esposizione Universale.. Nella sua visita al Padiglione spagnolo conobbe Picasso e si intrattenne con gli artisti spagnoli esiliati a Parigi. In Italia soggiornò a Firenze e Pompei, per studiare le tecniche dell'encausto, e poi si recò a Napoli e, dal dicembre 1937 ad aprile 1938, si stabilì a Capri, nella villa in cui aveva vissuto Tagore e conobbe lo scrittore svedese Axel Munthe. Dopo aver visitato Roma e la Cappella Sistina, il provincialismo di cui a suo parere soffriva l'ambiente italiano e il fascismo imperante le fecero decidere di spostarsi altrove.

A maggio del 1938 ritornò a Parigi. Grazie alla sua amicizia con Remedios Varó conobbe Óscar Domínguez e venne introdotta nel circolo dei surrealisti. Nella primavera del 1939 partecipò alla mostra Le rêve dans l'arte et la littérature. De l´Antiquité au Surréalisme, in cui esponevano Miró, Domínguez, Man Ray, Chagal e Klee. Su richiesta di André Breton, decorò alcuni hotel e saloni.

Frequentò un corso di pittura all'Università della Sorbona e fino al giugno 1939 seguì un corso di teosofia, avvicinata a questa dottrina dal suo nuovo compagno, il pittore italiano Walter Bianchi. A seguito delle nuove convinzioni filosofico-religiose che la condussero a quella che lei stessa definì "la mia prima conversione mistica", Delhy decise di distruggere le opere che aveva creato sotto l'influsso surrealista, in quanto ritenute fondate sulla carne, sulla materia, sull'intimità..

Anni Quaranta: spiritualismo e stasi innovativa

Nell'agosto del 1939, alla fine della guerra civile, rientrò in Spagna e si stabilì definitivamente nel suo studio in un piccolo attico a La Prensa, l'edificio in Plaza del Callao a Madrid, che rimarrà per tutta la vita il suo rifugio. Riprese la sua attività di muralista: dipinse il soffitto del cinema situato al piano terra de La Prensa, una mensa scolastica e la scala della Casa del niño a Madrid, la chiesa de El Plantio e un oratorio ad Aranjuez..

Nel 1943 vinse il terzo posto nella sezione pittura dell'Esposizione Nazionale. Nello stesso anno morì suo padre. Questo lutto e il pesante clima di conservatorismo sociale presente nella Spagna nel dopoguerra, contribuirono a condurre Delhy verso quello che lei stessa definì il suo "secondo misticismo". La nipote María Dolores Vila, in un'intervista rilasciata alcuni decenni dopo, avrebbe commentato: «Fu una donna molto libera, però la religione la rovinò e la guerra la ruppe».

Nel 1944 cominciò a frequentare il gruppo integralista religioso formato da Lili Álvarez, la duchessa di Maqueda, Isabel Flores de Lemos e padre Cesar Vaca, che seguiva le dottrine cristiane di Teilhard de Chardin. Durante questo periodo, in cui distrusse altre opere nelle quali prevaleva il dato della corporeità, il suo lavoro perse la sua qualità innovativa. La sua produzione si conformò ad un concetto eclettico e classicista dell'arte, i suoi autori di riferimento divennero Velázquez, Goya, El Greco, Tiziano, Michelangelo, Rembrandt. Nel 1946 in diverse riviste venne presentata come un'originale decoratrice di chiese..

Tejero si dedicò anche a temi legati al regionalismo, in un periodo in cui era ritenuto un valore fondamentale l'esaltazione della storia patria e locale. Nel 1948 vinse il concorso nazionale indetto dal Comune di Zamora per decorare la sala plenaria, presentando il progetto del murale Amanecer jurídico del municipio zamorano. L'opera, realizzata negli anni successivi, comprendeva tre tele con i protagonisti della storia di Zamora ritratti durante la lettura dello statuto concesso nel 1062 da Ferdinando il Grande al Comune, realizzate con tecniche miste, fra cui la doratura con foglie d'oro appresa in Italia.

In questo periodo Delhy Tejero realizzò anche altre opere, soprattutto disegni e acquarelli che mantenevano l'impronta della precedente esperienza surrealista, o paesaggi, declinati in un realismo "poetico" e malinconico. Da lei chiamati "capricci", questi paesaggi comprendevano soprattutto vedute di Madrid del dopoguerra e dei suoi quartieri periferici, Lavapiés, Las Vistillas, il Viaducto; vennero fatti conoscere al pubblico nelle sue mostre personali, di notevole successo, realizzate nel 1946 alla Galería Estilo e nel 1947 al Museo di Arte Moderna..