Biografia Luigi Vero Tarca è professore onorario presso l’Università Ca' Foscari Venezia, dove in precedenza è stato professore ordinario di Filosofia teoretica, direttore (successivamente Emerito) del CESTUDIR (Centro Studi sui Diritti Umani), presidente del corso di laurea in Filosofia e delegato alla ricerca del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali.
Dopo avere frequentato il Liceo Classico "G. Piazzi" di Sondrio, si è laureato in Filosofia nel 1970 presso l’Università Cattolica di Milano, avendo come relatore Emanuele Severino. Ha quindi svolto ininterrottamente attività di ricerca e di insegnamento presso l’Università Ca' Foscari di Venezia fin dalla fase di avvio della Facoltà di Lettere e Filosofia: come esercitatore (dal 1971), poi borsista (dal 1973), contrattista (dal 1975) e ricercatore (dal 1981).
Nel 1975 ha sposato Grazia Minniti, dalla quale ha avuto due figli. Dal 1981 abita a Treviso con la famiglia.
Nel 1992 è diventato professore associato di Filosofia teoretica presso l’Università di Salerno, dove ha insegnato dal 1992 al 1996. Nello stesso periodo ha insegnato pure Logica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove si è trasferito nel 1996 unendo, all'insegnamento di Logica, quello di discipline teoretiche quali Filosofia della conoscenza ed Ermeneutica filosofica. In questa stessa Università ha operato, a partire dal 2001, quale professore ordinario di Filosofia teoretica. Sempre nell'ateneo veneziano ha lanciato, insieme al collega Romano Madera, il seminario aperto di pratiche filosofiche.
Pensiero filosofico La filosofia della pura differenza e del puro positivo proposta da Tarca si basa sulla distinzione tra la differenza e la negazione, ed è volta a liberare il pensiero dagli aspetti nocivi della negazione, che egli chiama "necativi"Termini come "necazione", "necativo" e simili sono derivati dalla parola latina "nex, necis": morte, uccisione..
Il pensiero libero rispetto alla negazione Tale concezione scaturisce dall'interazione tra la ripresa del tema della verità innegabile, propria della speculazione classica (rappresentata emblematicamente da Emanuele Severino, di cui Tarca è stato allievo)Al pensiero di Severino Tarca ha dedicato molti scritti, da quelli giovanili (Verità, alienazione e metafisica. Rilettura critica della proposta filosofica di Emanuele Severino, Mevio Washington, Sondrio 1980) fino a quelli successivi alla scomparsa di Severino, quale per esempio I Sentieri del Giorno, in Il sentiero del giorno, numero monografico della rivista "La Filosofia Futura" (n. 14/2020), Mimesis, Milano – Udine 2020, pp. 187-200. Un elenco ampio delle pubblicazioni scritte da Tarca in dialogo con Severino si trova nel saggio La verità in gioco. Eternità, tempo e negativo, in "InCircolo – Rivista di filosofia e culture", nella Rubrica "Controversie", 2021 (http://www.incircolorivistafilosofica.it/corpo/). Alcuni saggi dedicati a Severino sono contenuti nella Sezione I del volume Verità e negazione. Variazioni di pensiero (a cura di Th. Masini), Cafoscarini, Venezia 2016, pp. 17-95., e la dissoluzione di tutte le forme di necessità, dissoluzione che caratterizza in maniera essenziale la filosofia contemporanea e che può essere compendiata nel nome di Ludwig Wittgenstein (in particolare in relazione alla fase matura del suo pensiero), autore che Tarca ha studiato a fondo. La conciliazione di queste due esigenze, apparentemente incompatibili, conduce Tarca a un pensiero singolare (da lui definito in una occasione "al cento per cento razionale e al cento per cento mistico"Espressione che lo stesso Tarca, prendendo lo spunto da una battuta di Raimon Panikkar, riferisce alla propria filosofia; si veda L.V. Tarca, Raimon Panikkar e la razionalità occidentale, in M. Carrara Pavan (a cura di) I mistici nelle grandi tradizioni. Omaggio a Raimon Panikkar, Jaca Book, Milano 2009, pp. 203-229, p. 205) che giunge a confrontarsi con tradizioni sapienziali non solo occidentali, grazie anche al profondo contatto intrattenuto con Raimon Panikkar.
La trappola del negativo e la pura differenza La prospettiva filosofica di Tarca scaturisce dalla considerazione che la verità, intesa come innegabile (non negabile), pare definita dalla negazione (e quindi dai suoi aspetti negativi), dal momento che proprio la negazione possiede essenzialmente il carattere della innegabilità, giacché persino chi negasse la negazione per ciò stesso finirebbe con l'affermarla. Questa circostanza è da lui compendiata in alcune formule canoniche, quali: "La negazione della negazione è negazione", o "Il negativo del negativo è negativo", le quali ereditano esplicitamente la forza giustificativa del procedimento filosofico elenctico (elenchos) che da Parmenide, in particolare attraverso Aristotele, giunge fino a Severino, il quale lo ha riproposto in forma rinnovata nella nostra epocaIl tema dello elenchos è centrale in tutto il pensiero di Tarca, a cominciare almeno dal volume intitolato appunto Elenchos. Ragione e paradosso nella filosofia contemporanea, Marietti, Genova 1993..
Tarca chiama "trappola del negativo" la circostanza che, apparendo la negazione insuperabile e quindi inevitabile, lo stesso positivo, inteso come non‑negativo, si rovescia in negativo ("Il positivo, in quanto non‑negativo, è negativo"). Egli mostra però come l'intrascendibilità della negazione dipenda dall'identificazione della differenza con la negazione: se ogni differenza è, in quanto tale, una negazione, allora qualsiasi posizione che intenda differenziarsi dall'atteggiamento negativo viene per ciò stesso a costituirsi a sua volta come una negazione. La liberazione da tale trappola consiste dunque nella "pura differenza", cioè in quell'aspetto della differenza per la quale questa istituisce un rapporto positivo persino con il negativo, distinguendosi in tal modo dalla negazione del negativoQuesto tema è continuamente ricorrente, presentandosi mediante continue variazioni, nei vari testi di Tarca. Per un riferimento iniziale si possono tenere presenti i già citati Differenza e negazione (2001), Quattro variazioni sul tema negativo/positivo (2006) e Verità e negazione. Variazioni di pensiero (2016)..
La liberazione da tale trappola consente di pensare quello che Tarca chiama "puro positivo", cioè il positivo in quanto distinto dalla totalità del negativo (ivi compresa la negazione del negativo). In tal modo il pensiero giunge a porre il "tutto‑positivo" (ciò per cui ogni ente è salvo, o libero, rispetto al negativo) e la filosofia assume il volto dell'onnialetismo, per il quale "Ogni proposizione è vera". Prospettiva, questa, che affonda le proprie radici anche nell'impostazione wittgensteiniana la quale, spostando l'accento dal tema della verità a quello del senso/significatoLudwig Wittgenstein, Pensieri diversi, , ed. it. a cura di Michele Ranchetti, Adelphi, Milano 1980, p. 15 (pensiero del 1929). Su questo si può vedere il volume di Tarca dedicato a Wittgenstein: Il linguaggio sub specie aeterni. La filosofia di Ludwig Wittgenstein come attività razionale ed esperienza mistica (Francisci, Abano Terme (PD), 1986)., mostra la reciproca implicazione tra il senso e la verità: solo una proposizione che ha senso può essere falsa, ma se ha senso allora essa possiede già una qualche forma di verità.
Ripensamento dei temi filosofici classici: verità, non contraddizione, nichilismo. Questa impostazione determina un ripensamento radicale dei vari temi (di tipo logico, ontologico, etico-politico e religioso) del pensiero filosofico, e ciò la porta a confrontarsi con i principali autori della nostra tradizione; quali, in particolare, Parmenide, Platone, Anselmo d'Aosta, Kant, HegelSu Kant e Hegel si può vedere, in Differenza e negazione, cit., Parte Prima, cap. terzo, pp. 361-402., fino ai contemporanei: WittgensteinSu Wittgenstein, oltre a Il linguaggio sub specie aeterni. La filosofia di Ludwig Wittgenstein come attività razionale ed esperienza mistica, Abano Terme (Padova), Francisci, 1986, anche A lezione da Wittgenstein e Derrida, cit., Derrida, Severino Su Severino si veda la precedente nota 2.e PanikkarSu Panikkar si può vedere la Sezione VI di Verità e negazione, cit., pp. 427-493..
Per quanto riguarda tale ripensamento, Tarca mostra come la verità, se viene intesa come negazione (quindi come espressione di un soggetto negante) venga a costituirsi come un polo conflittuale contrapposto alla non‑verità, finendo in tal modo col perdere il proprio valore. Sia perché tale conflitto postula un tribunale superiore alla verità stessa, sia perché in questo modo la stessa verità innegabile – il cui valore consiste nel fatto di venire affermata persino dalla propria negazione (elenchos) – viene a negare qualcosa (la non‑verità) che per definizione la conferma, circostanza questa per cui la verità, in qualche modo, finisce per negare se stessa. Questa contraddizione è espressa da Tarca mediante la formula: "omnis negatio est contradictio" (ogni negazione è una contraddizione)"Ogni negazione è una contraddizione" compare, per esempio, nel libro L. V: Tarca, Quattro variazioni sul tema negativo/positivo. Saggio di composizione filosofica, Ensemble ‘900, Treviso 2006, p. 30; per "omnis negatio est contradictio" si veda per esempio L. V. Tarca, Filosofia di una persona, in C. Caltagirone (a cura di), Persone, parole, incontri. Itinerari per una filosofia della persona, Mimesis, Milano – Udine 2021, pp. 201-218, p. 214.; espressa in latino per evocare immediatamente il confronto con la celebre proposizione spinoziana/hegeliana "omnis determinatio est negatio", formula che può ora vista come una sorta di definizione dell'orizzonte nichilistico: tutto è negabile e tutto è negativo.
La logica della filosofia va dunque distinta da quella della innegabilità e della non contraddizione, dal momento che entrambe queste figure (innegabilità e non contraddizione) risultano marchiate negativamente da quel "non", cioè dalla negazioneSi veda per esempio Quattro variazioni sul tema negativo/positivo…, "Seconda variazione", pp. cit., pp. 53-125, in particolare a p. 124.. Il pensiero pienamente filosofico è quello che, mediante l'integrazione puramente positiva, si distingue tanto dalla logica contraddittoria quanto da quella non contraddittoria, realizzando così la trasfigurazione o conversione del non-negativo in positivo.
Per Tarca è proprio il fatto di distinguersi da ogni negazione che consente di portare a compimento in maniera valida la stessa fondazione assoluta della verità. Infatti, il severiniano principio di opposizione ("Il positivo si oppone al negativo""Il positivo non è il negativo" (E. Severino, Ritornare a Parmenide, in Id., Essenza del nichilismo, Adelphi, Milano (1982) 1995, pp. 19-61, p. 37.) riesce a giustificarsi davvero solo nella misura in cui i due poli che lo costituiscono rappresentano essi stessi il criterio ultimo rispettivamente di ogni valore (il positivo) e di ogni dis‑valore (il negativo).
Le implicazioni etico-pratiche e il confronto con altre tradizioni sapienziali