L'Arca di Noè, nel racconto biblico, è una grande imbarcazione costruita su indicazione divina da Noè per sfuggire al diluvio universale, per preservare la specie umana e gli altri esseri viventi. Un analogo racconto, nell'ambito dell'Epopea di Gilgameš, affonda le sue radici nella mitologia mesopotamica.

Struttura del racconto biblico Il racconto del diluvio è contenuto nei capitoli 6,9 - 9,19 della Genesi. Il racconto è strutturato in modo concentrico.Una struttura speculare a più livelli in cui il primo elemento corrisponde all'ultimo, il secondo al penultimo, e così via. Il centro (P) è il versetto 8,1 ("Dio si ricordò di Noè..."). Cfr. G. J. Wenham, The Coherence of the Flood Narrative in VT,28 (1978): 336-48 A Noè è giusto (6, 9) B Sem, Cam, e Iafet (10) C Arca (14-16) D Annuncio del diluvio (17) E Alleanza con Noè (18-20) F Cibo nell'Arca (21) G Comando di entrare nell'Arca (7, 1-3) H 7 giorni in attesa del diluvio (4-5) I 7 giorni in attesa del diluvio (7-10) J Entrata nell'Arca (11-15) K YHWH chiude la porta dell'Arca (16) L 40 giorni in cui il diluvio copre la terra (17a) M Le acque salgono ancora (17b-18) N Le montagne sono coperte (18-20) O Le acque dominano per 150 giorni (21-24) P Dio si ricorda di Noè e degli altri esseri viventi (8, 1) O' Le acque scendono per 150 giorni (3) N' Le cime delle montagne tornano visibili (5) M' Le acque scendono ancora (6) L' 40 giorni in cui la terra si asciuga (6a) K' Noè apre la finestra dell'Arca (6b) J' Il corvo e la colomba lasciano l'Arca (7-9) I' 7 giorni in attesa che gli effetti del diluvio siano finiti (10-11) H' 7 giorni in attesa che gli effetti del diluvio siano finiti (12-13) G' Comando di uscire dall'Arca (15-17) F' Cibo fuori dell'Arca (9, 1-4) È Alleanza con tutti gli esseri viventi (8-10) D' Mai più diluvi (11-17) C' Arca (18a) B' Sem, Cam, Iafet (18b) A' I discendenti di Noè ripopolano la terra (9, 19)

In merito al succedersi degli eventi narrati, va considerato come il racconto biblico sia "frutto dell'intarsio tra due tradizioni, quella Jahvista [J] molto vivace e quella Sacerdotale [P] più rigorosa ma anche più fredda. Questo innesto è venato qua e là da incongruenze"Come viene evidenziano gli studiosi della Bibbia Edizioni Paoline; confermano gli esegeti dell'interconfessionale Bibbia TOB che "il diluvio, di cui si conoscevano narrazioni extrabibliche (specialmente quella babilonese contenuta nell'epopea di Gilgamesh), è anche rievocato dalle due tradizioni «iahvista» e «sacerdotale» con qualche ritocco letterario e dal proprio punto di vista. Si nota, per esempio, una doppia menzione dell’obbedienza di Noè (6,22; 7,5), del suo ingresso dentro l'arca (7,7. 13), delle coppie di animali presi con sé (6,19; 7,2)...". (La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 17, ISBN 88-215-1068-9; Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 53, ISBN 88-01-10612-2.).; ad esempio, come evidenziano gli esegeti dell'interconfessionale Bibbia TOB, "secondo la narrazione «sacerdotale», il Diluvio durò un anno e dieci giorni (un intero anno secondo la versione greca); secondo quella «jahvista», sarebbe invece durato solo quaranta giorni, preceduto da una settimana e seguito da altre tre"Anche gli studiosi della Bibbia Edizioni Paoline confermano che "in Gn7,12 Jahvista il diluvio dura quaranta giorni, in 8,13 (Sacerdotale) si suggerisce la durata di un anno". (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 56, ISBN 88-01-10612-2; La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 17, ISBN 88-215-1068-9).; inoltre, "per P le acque sopra e sotto la terra, rinchiuse là all'inizio (1,6-10), fecero irruzione sulla terra (7,11), mentre in J le acque del diluvio furono le piogge ininterrotte per 40 giorni e notti (7,12)"Come evidenziato dagli studiosi del Nuovo Grande Commentario Biblico e quelli della Bibbia TOB precisano come "l'immagine proviene dal linguaggio mitico fenicio. Già secondo 1,7 si immaginava che la terra e l'aria fossero tra due masse d'acqua". (; Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 55, ISBN 88-01-10612-2.).; anche in merito al numero degli animali portati sull'arca vi sono due versioni contrastanti in quanto "per P, tutta la creazione è buona (Gn 1) e le distinzioni tra puro e impuro saranno date solo al Sinai. Quindi Noè prende due di ogni animale «secondo la sua specie» [...] mentre in J Noè prende sette paia di animali puri e due animali totalmente impuri"Come precisato dagli studiosi del Nuovo Grande Commentario Biblico concordemente a quelli dell'interconfessionale Bibbia TOB, di seguito citati, e allo storico Bart Ehrman che sottolinea come "nel racconto del diluvio universale di Gen6-9 ci sono molte contraddizioni. Una delle più evidenti è che in 6,19 Dio dice a Noè di portare con sé nell’arca una coppia di animali «di ogni specie», mentre in 7,2 gli dice di prendere sette coppie di ogni «animale puro» e due degli altri animali" (; Bart Ehrman, L'Antico Testamento, Carocci Editore, 2018, p. 87, ISBN 978-88-430-9350-2). Tale discordanza può essere spiegata, come sottolineano gli esegeti dell'interconfessionale Bibbia TOB, considerando che "per il racconto «sacerdotale» (6,19-20) si trattava solo di assicurare la sopravvivenza della specie, bastava quindi un paio di animali; per il racconto «jahvista» occorrono più coppie di animali puri, poiché alcuni saranno offerti a Dio in sacrificio (cf 8,20-21)"; anche quelli del Nuovo Grande Commentario Biblico concordano che "J d'altra parte stabilirà in 7,2 sette paia di animali puri e due paia di impuri, presumibilmente in previsione del sacrificio postdiluviano di 8,20 (J)" (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 55, ISBN 88-01-10612-2; )..

Caratteristiche

Materiali

La Genesi, al versetto afferma che l'Arca era stata realizzata in "legno resinoso" o "legno di גפר" (in ebraico, letteralmente, gofer o gopher o "kedr"). La Jewish Encyclopedia ipotizza che questa espressione sia probabilmente una traduzione del babilonese gushure iş erini (= "travi di cedro") o dell'assiro giparu (= "canna"). La Vulgata latina, nel V secolo, l'ha tradotto come lignis levigatis (= "legno levigato"). La versione dei Settanta greca non menziona alcuna qualità di legno in particolare, ma evoca la costruzione di una grande imbarcazione quadrata con il guscio incatramato dentro e fuori. Antiche traduzioni inglesi, tra cui la Bibbia di Re Giacomo del XVII secolo, scelgono semplicemente di non tradurre l'espressione. Molte traduzioni moderne scelgono il cipresso sulla base di un falso ragionamento etimologico indotto da accostamenti fonetici, benché la parola ebraica usata nella Bibbia per indicare il cipresso sia "erez", l'albero di leccio. Altre versioni contemporanee propongono il pino o riprendono l'idea del cedro. Suggestioni più recenti, fra altre, hanno avanzato l'ipotesi che il testo abbia perduto il proprio senso, lungo i secoli, per alterazione, o che esso faccia riferimento a un tipo di legno oggi scomparso, o che si tratti semplicemente di una cattiva trascrizione della parola kopher (= "resina"). Al di là del mitologema, nessuna di queste ipotesi riscuote l'unanimità dei consensi.

Dimensioni

La Bibbia riporta che l'arca misurava 300 cubiti di lunghezza. Nell'antichità sono stati usati cubiti di misure diverse, ma tuttavia molto simili; la maggior parte degli studi letteralisti concorda nell'attribuire all'imbarcazione una lunghezza approssimativa di 137 metri, lunghezza in ogni caso superiore a quella di qualsiasi natante in legno che sia mai stato storicamente costruito fino alla fine del 1800. La larghezza era di oltre venti metri e l'altezza di circa 15 metri.Vedere .

Tradizione religiosa Ebraismo La storia di Noè e dell'Arca fu oggetto di numerosi arricchimenti nella tarda letteratura rabbinica ebraica. Dio aveva rivelato a Noè come costruire l'Arca persino facendogli conoscere quali misure alcuni tipi di albero, anch'essi predeterminati e da lui piantati e coltivati, avrebbero raggiunto nel tempo necessario: infatti non si sarebbe potuto forgiare delle assi di tali misure e per questo essi furono appunto di differenti misure corrispondenti a quelle delle assi. Il fatto che Noè non abbia giudicato utile avvertire i suoi contemporanei del pericolo che correvano è stato in gran parte interpretato come un limite alla sua supposta rettitudine - forse quest'uomo sembrava giusto soltanto per contrasto con una generazione particolarmente corrotta? (cfr. Zaddiq)

Secondo un'altra tradizione ha effettivamente diffuso tra gli uomini l'avvertimento divino e ha piantato dei cedri quasi centoventi anni prima dell'inondazione perché i peccatori avessero il tempo di prendere coscienza dei loro difetti e di cambiare. Per proteggere Noè e la sua famiglia dai malvagi che rallentavano il lavoro e li malmenavano, Dio ha anche posto leoni e altri animali selvaggi all'entrata dell'arca.

Secondo un midrash Dio o gli angeli hanno riunito gli animali attorno all'arca, con il cibo necessario; gli animali puri da korban vennero invece cercati e recuperati per rendere maggiormente apprezzabile questa Mitzvah. Dato che ancora non si era fatta sentire la necessità di distinguere gli animali impuri dagli animali puri, questi ultimi si fecero riconoscere inginocchiandosi dinanzi a Noè quando entravano nell'arca. Un'altra fonte afferma che è l'arca stessa che ha distinto il puro dall'impuro, ammettendo nel suo interno sette coppie dei primi e soltanto due dei secondi.

Noè, durante il Diluvio, si sacrificò giorno e notte per l'alimentazione e le cure degli animali, e non dormì una sola volta in tutto l'anno che passò nell'arca. Gli animali erano i migliori esemplari delle loro specie e si comportarono ammirevolmente. Tranne il cane, il corvo e Cam, le coppie si astennero da qualsiasi unione, anche al fine della procreazione in modo che il numero di creature ad uscire dall'arca fosse esattamente lo stesso che all'entrata. Noè fu ferito dal leone, rendendolo inabile a compiere i suoi obblighi cultuali: il sacrificio realizzato dopo il viaggio fu dunque compiuto dal figlio Sem. Il corvo, da parte sua, pose alcuni problemi, quando rifiutò di lasciare l'arca, poiché si sospetta che avesse cattive intenzioni verso una delle donne nell'arca costruita da Noè. Tuttavia, come sottolineano i commentatori, Dio desiderava salvare il corvo, poiché i suoi discendenti erano destinati a nutrire il profeta Elia.

I rifiuti e le acque di scarico erano confinati nel più basso dei tre ponti dell'arca. Gli umani e gli animali puri occupavano il secondo, mentre gli animali impuri e gli uccelli erano stipati nel livello più elevato. Una tradizione diversa situa i rifiuti al ponte superiore, da cui erano gettati in mare grazie a una botola appositamente sistemata. Pietre preziose, brillanti come in pieno giorno, fornivano la luce all'interno infatti non si potevano distinguere la luce del giorno e le tenebre della notte all'interno dell'Arca se non grazie alla luce di queste pietre durante la notte e la loro opacità durante il giorno. Dio si assicurò che le derrate alimentari restassero sane.

Il gigante Og, re di Bashân, faceva necessariamente parte dei fortunati passeggeri, poiché i suoi discendenti sono citati nei libri successivi della Torah: a causa della sua dimensione fisica, fu obbligato a restare all'esterno, cosa che richiese di fornirgli il cibo attraverso un foro praticato nella parete dell'arcaVedere nella Jewish Encyclopedia.

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