La montagna incantata (titolo orig. Der Zauberberg), tradotto anche La montagna magica, è un romanzo dello scrittore tedesco Thomas Mann (1875–1955) pubblicato nel 1924. La storia fu ispirata dalla visita ad un sanatorio di Davos che l'autore compì nel 1912, dove la moglie Katia Pringsheim, affetta da tubercolosi, si stava curando. La storia racconta di un giovane aspirante ingegnere, Hans Castorp, durante il suo soggiorno nel mondo appartato ed esclusivo di un sanatorio d'alta quota negli anni precedenti al 1914, dove ha modo di incontrare alcuni singolari personaggi che lo mettono a confronto con la politica, la filosofia, ma anche con l'amore, la malattia e la morte. Affascinato e conturbato da una misteriosa donna che lì incontra, Madame Chauchat, precoce e formativa storia d'amore. Inizialmente giuntovi per una breve visita al cugino, Castorp rimarrà al sanatorio di montagna considerevolmente più a lungo del previsto.
Genesi dell'opera
Mann iniziò a lavorare a Der Zauberberg nel 1912, concependo inizialmente il progetto come un racconto breve in cui sviluppare in chiave ironica alcuni dei temi già presenti in La morte a Venezia. L'idea centrale riflette le esperienze e impressioni relative al soggiorno della moglie, Katia Pringsheim, a quel tempo sofferente di una malattia polmonare, nel sanatorio del dottor Friedrich Jessen a Davos, in Svizzera, durato diversi mesi. Mann le fece visita nel maggio e giugno del 1912, facendo la conoscenza del personale e dei degenti di questo centro medico cosmopolita. Secondo quanto affermato dallo stesso scrittore in un'appendice più tardi aggiunta al volume, l'esperienza fornì il materiale per il primo capitolo (L'arrivo) del romanzo.
Lo scoppio della prima guerra mondiale interruppe il lavoro sul libro. Il conflitto e le difficili condizioni del dopoguerra indussero l'autore ad un riesame della società borghese europea che tenesse conto delle perverse tendenze distruttive mostrate da una gran parte dell'umanità cosiddetta "civilizzata". Si trovò inoltre a considerare con rinnovata attenzione l'atteggiamento dell'individuo nei confronti di questioni quali la malattia, la morte, la sessualità. Ne conseguì una sostanziale revisione del testo, che venne notevolmente ampliato e finalmente completato nel 1924. Der Zauberberg fu pubblicato in due volumi, nel novembre dello stesso anno, dall'editore S. Fischer Verlag a Berlino.
Trama
La storia è ambientata negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Il protagonista è Hans Castorp, giovane ingegnere di Amburgo agli inizi della carriera nell'industria navale. La narrazione inizia con la visita di Castorp, programmata per tre settimane, al cugino Joachim Ziemssen, militare di carriera ricoverato a causa della tubercolosi presso il sanatorio Berghof a Davos, sulle Alpi svizzere.
Poco prima del previsto ritorno, Castorp si sottopone a una visita a causa di una leggera infezione bronchiale e viene persuaso a rinviare la partenza in attesa di un miglioramento delle sue condizioni di salute. La prima metà del romanzo descrive i primi mesi del soggiorno, durante i quali il protagonista fa la conoscenza di una serie di personaggi che costituiscono un microcosmo della società europea del tempo. Particolare impressione fa su Castorp il massone, umanista ed enciclopedista italiano Lodovico Settembrini, allievo di Giosuè Carducci, che ne diventa una sorta di mentore. Un'altra rilevante figura è costituita da Madame Chauchat, moglie di un funzionario russo, di cui Castorp si innamora fin dai primi giorni, ma con cui avrà modo di parlare solo assai più tardi, poco prima della partenza di questa per un lungo soggiorno in Spagna e in altre località europee.
La malattia si rivela in realtà tubercolosi e tratterrà il protagonista lontano dalla vita attiva per sette anni. La narrazione segue la percezione del tempo degli stessi malati per cui esso trascorre quasi inavvertitamente: mentre la prima parte del romanzo descrive il primo anno di soggiorno di Castorp, la seconda tratta dei restanti sei. All'umanista Settembrini si affianca intanto il gesuita Leo Naphta, la cui filosofia a tratti cinica e radicale fa da contraltare alle posizioni moderate dell'italiano, mettendone in luce i limiti senza però fornire una visione organica del mondo che possa essere accettata dall'animo essenzialmente borghese di Castorp. Alle accanite discussioni tra i due intellettuali il protagonista assiste rendendosi via via sempre più partecipe, mentre il cugino Joachim, che spesso lo accompagna, mantiene sempre un marcato riserbo. Quest'ultimo, insofferente all'inattività a cui le condizioni di salute lo costringono, decide all'improvviso e risolutamente di far ritorno al "piano" e alla carriera militare nonostante l'opinione contraria dei medici, i quali invece dichiarano "guarito" Castorp, che si rifiuta però di lasciare la clinica. Diversi mesi più tardi, a causa di un aggravarsi della malattia, Joachim fa ritorno a Davos in compagnia della madre e, poco tempo dopo, muore.
Negli ultimi capitoli del romanzo, fa la sua comparsa, accompagnato dalla signora Chauchat, il magnate Pieter Peeperkorn, ultima figura a esercitare una forte influenza sul protagonista. Nonostante Peeperkorn goda dei favori della mai dimenticata dama russa e ne sia dunque rivale in amore, Castorp rimane conturbato dalla forte personalità del ricco edonista olandese. Poco dopo però questi, quasi inspiegabilmente, si uccide.
Nella parte finale del romanzo inizia a serpeggiare nel sanatorio una forte insofferenza e inquietudine; simbolo probabilmente della fine della Belle Époque, ma anche delle future contraddizioni della Repubblica di Weimar. Persino le discussioni tra Naphta e Settembrini si fanno più veementi fino a che il primo sfida il secondo a duello, ma Settembrini si rifiuta e Naphta si uccide sparandosi in testa. Verso la conclusione, la prima guerra mondiale ha inizio e Castorp scende al "piano" per arruolarsi nell'esercito. Nell'ultima scena, egli avanza nel fango e sparisce tra fumo, esplosioni e bagliori della battaglia senza che sia reso noto il suo destino.
Struttura Il romanzo è composto da sette capitoli che non hanno titoli, ciascuno dei quali a sua volta è diviso in parti col proprio titolo. All'inizio del romanzo c'è anche un'introduzione. Ciascuno dei sette capitoli, eccetto il primo, tratta di una fase temporale piuttosto lunga nella vita del protagonista, mentre nelle ulteriori suddivisioni la narrazione è maggiormente episodica. Ad ogni modo, il romanzo comprende diverse eccezioni a questa consuetudine generale, grazie all'uso del flashback. Di seguito sono riportati i titoli delle suddivisioni, nell'edizione italiana di Corbaccio.
Capitolo I L'arrivo (Ankunft) N. 34 (Nr. 34) Nel ristorante (Im Restaurant)
Capitolo II La bacinella battesimale e il duplice aspetto del nonno (Von der Taufschale und vom Großvater in zwiefacher Gestalt) Dai Tienappel E le concezioni morali di Hans Castorp (Bei Tienappels. Und von Hans Castorps sittlichem Befinden)
Capitolo III Accigliamento costumato (Ehrbare Verfinsterung) La colazione (Frühstück) Una burla. Il viatico. Allegria interrotta (Neckerei. Viatikum. Unterbrochene Heiterkeit) Satana (Satana) Pensiero acuto (Gedankenschärfe) Una parola di troppo (Ein Wort zuviel) Una donna, naturalmente (Natürlich, ein Frauenzimmer) Il signor Albin (Herr Albin) Satana fa proposte disonorevoli (Satana macht ehrrührige Vorschläge)
Capitolo IV Un acquisto necessario Digressione sul senso del tempo Un tentativo di conversazione francese Politicamente sospetta! Hippe Analisi Dubbi e considerazioni Conversazioni a tavola Sintomi di paura I due nonni e la gita in barca nel crepuscolo Il termometro
Capitolo V Minestra in perpetuo e chiarore improvviso «Dio mio, vedo!» Libertà Capricci di Mercurio Enciclopedia Humaniora Ricerche Danza macabra Notte di Valpurga
Capitolo VI Mutamenti Un altro ancora Dello stato di Dio e della mala redenzione Uno scoppio d’ira. E anche un altro fatto increscioso Attacco respinto Operationes spirituales Neve Soldato e uomo di coraggio
Capitolo VII Passeggiata in riva al mare Mynheer Peeperkorn «Vingt et un» Mynheer Peeperkorn (continuazione) Mynheer Peeperkorn (conclusione) La grande stupidità Profusione di armonie Settore oltremodo problematico La grande irritazione Il colpo di tuono
Personaggi Hans Castorp Un giovane uomo poco più che ventenne. Secondo lo stesso autore il protagonista del romanzo è un cavaliere indagatore, come il "puro folle" alla ricerca del Santo Graal nella tradizione mitico-letteraria del Parzival; tuttavia, egli rimane come a uno stato embrionale e abortito, pallido e mediocre in quanto perfetta rappresentazione della borghesia tedesca. Fortemente diviso tra influenze contrastanti, capace dei più alti ideali umanistici, ma allo stesso tempo soggetto anche a pesante filisteismo e apparente radicalismo ideologico.
Come è suo solito, Mann sceglie il nome del suo protagonista con accurata attenzione: Hans è un nome tedesco assai generico, quasi anonimo, ma che si riferisce anche alla figura presente nella fiaba La fortuna di Hans (Hans im Glück) dei fratelli Grimm e all'apostolo Giovanni evangelista, il discepolo prediletto di Gesù che ha avuto la visione dell'Apocalisse. Castorp è invece il cognome di un eminente personalità storica medioevale della città natale di Thomas Mann, Lubecca, il sindaco e ricco mercante del XV secolo Heinrich Castorp.
In un certo senso Hans Castorp può esser inteso come la personificazione della giovane repubblica di Weimar: da una parte l'umanesimo, dall'altra il radicalismo più estremo – rappresentati rispettivamente da Settembrini e Naphta – cercano di attrarlo a sé ottenendo il suo favore, ma Castorp non pare in grado di fare una scelta compiuta e decisa. Il leggero ma costante stato febbrile che lo accompagna è sottile metafora della propria mancanza di chiarezza interiore: l'alterazione di temperatura corporea (37,6 °C) è un punto intermedio tra l'esser sano e l'esser malato. Infine la temperatura esterna dell'ambiente in cui si ritrova improvvisamente a vivere è spesso fuori equilibrio: è o troppo caldo o troppo freddo, tendendo quindi agli estremi (ad esempio, l'episodio della nevicata in pieno agosto), senza mai una stabilità.
Settembrini Il massone Settembrini viene ben a rappresentare l'ideale attivo e positivo dell'illuminismo, dell'umanesimo, della democrazia, della tolleranza e dei diritti umani. Spesso egli trova Castorp letteralmente immerso nel buio, tanto che prima di iniziare le loro quasi quotidiane conversazioni vi è la necessità di accendere la luce. Egli si paragona volentieri alla figura della mitologia greca Prometeo, colui che ha portato nel mondo umano il dono del fuoco e quindi di conseguenza anche dell'illuminazione. Il suo mentore è Giosuè Carducci, il poeta italiano che ha anche scritto tra l'altro un inno dedicato a Lucifero, "la forza vindice della ragione".