La Battaglia di Quota 731 (), nota anche come Battaglia di Quota di Monastero, fu una feroce battaglia combattuta durante la Seconda Guerra Mondiale nel sud dell'Albania, tra Regio Esercito ed Esercito Greco. Iniziò la mattina del 9 marzo 1941, nell'ambito dell'operazione bellica denominata Offensiva italiana di Primavera. Scopo dell'attacco era il superamento delle posizioni greche che difendevano Klisura. La Q. 731 costituiva un'importante posizione difensiva nell'area di Hani Balaban, 20 km a nord della città di Klisura, ai piedi del monte Trebeshinë. Nonostante la superiorità numerica delle forze italiane e i numerosi tentativi, la Q. 731 fu raggiunta solo brevemente il 19 marzo 1941 dalla Compagnia Arditi del 31º Reggimento di Fanteria Siena, comandato dal Capitano Principe Giorgio di Borbone-Parma, che vi cadde. La resistenza dei Greci contribuì al sostanziale fallimento dell'Offensiva di Primavera.

Antefatti La Campagna italiana di Grecia, portata avanti dal Regno d'Italia nell'ottobre del 1940, era giunta ad una fase di stallo nei primi mesi del 1941. La linea del fronte italiano era stata travolta e la Grecia minacciava la conquista di importanti posizioni, in particolare i porti militari sulla costa. Durante l'inverno però, il comando greco decise di fermare le operazioni offensive su larga scala, autorizzando solo le operazioni offensive locali per migliorare le linee in attesa di condizioni meteorologiche migliori.. Nella primavera del 1941 al comando italiano premeva battere l'esercito greco prima dell'imminente intervento tedesco, per evidenti ragioni di prestigio. Il piano, ideato dal generale Ugo Cavallero, prevedeva un possente attacco concentrato in uno stretto corridoio montano: lo scopo italiano era quello di sfondare le linee greche nel punto di maggiore forza, riconquistare Klisura e avanzare verso Leskovik e Ioannina. La chiave del successo fu individuata nella conquista di un piccolo monte, conosciuto come Q. 731, quattro chilometri a nord-est di Ballaban.. In altre fonti, lo stesso luogo viene denominato Monastero per via dei ruderi di un antico edificio religioso.

L'attacco sarebbe stato condotto dal VIII Corpo d'Armata (59ª Divisione di Fanteria Cagliari, 38ª Divisione di Fanteria Puglie e 24ª Divisione di Fanteria Pinerolo) e da due battaglioni di Camicie Nere, mentre la 2ª Divisione di Fanteria Sforzesca del XXV Corpo d'Armata, la 47ª Divisione di Fanteria Bari, la 51ª Divisione di Fanteria Siena e la 7ª Divisione di Fanteria Lupi di Toscana costituivano il secondo scaglione. Come riserva erano pronte la 131ª Divisione Corazzata Centauro e la 29ª Divisione di Fanteria Piemonte..

Le unità greche di fronte a loro erano il II Corpo (17ª, 5ª, 1ª, 15ª e 11ª divisione) che aveva combattuto sin dall'inizio della guerra, con tre reggimenti di appoggio e la 4ª Divisione come riserva. Durante i mesi precedenti, in previsione di un attacco, alle truppe greche era stato ordinato di scavare trincee per fornire la necessaria copertura. La divisione italiana incaricata dell'assalto alla Q. 731 fu la Puglie (71º e 72º Fanteria, 15º Artiglieria per Divisione di Fanteria). La Q. 731 fu difesa dal II Battaglione del 5º Reggimento di Fanteria greco (ΙΙ/5) della 1ª Divisione, a cui fu ordinato di mantenere le proprie posizioni a tutti i costi. Il ΙΙ/5 era comandato dal Maggiore Dimitrios Kaslas e la maggior parte dei suoi soldati proveniva dalle province di Trikala e Karditsa.

Il comandante del II Corpo greco Maggiore Generale Georgios Bakos era stato nominato solo quattro giorni prima dell'offensiva italiana: in una conferenza tenuta ad Atene il 5 marzo, l'allora comandante Tenente Generale Dimitrios Papadopoulos, insieme ad altri due generali del I Corpo, si oppose alla presenza in Grecia di un corpo di spedizione britannico, che sarebbe stato inadeguato a difendere la Grecia dai Tedeschi, ma sufficiente a fornire loro un casus belli. Questa sua opposizione lo portò alla rimozione.

La battaglia I primi combattimenti

L'attacco italiano, osservato da Benito Mussolini in persona dall'altura del Komarit, fu sferrato il 9 marzo con un pesante bombardamento aero-terrestre. Sul settore principale, tenuto dalla 1ª Divisione greca, l'intenso bombardamento causò un grave sconvolgimento del terreno, abbassandone la quota di due metri e distruggendo alberi e vegetazione. Nonostante ciò, le perdite greche furono limitate, sia per la buona tenuta delle trincee, sia perché il bombardamento italiano fu condotto senza una tattica adeguata.

Dopo il bombardamento, i soldati del 71º e 72º Reggimento della Divisione Puglie furono lanciati all'assalto, nella convinzione che i Greci, ridotti a malpartito dall'artiglieria, non potessero più resistere efficacemente. I soldati greci invece, pur se storditi, si lanciarono fuori dalle trincee verso gli Italiani in un micidiale scontro frontale. Ne conseguirono accaniti combattimenti, condotti con armi da fuoco ma che finirono anche in violenti scontri a corpo a corpo.

Nonostante i ripetuti tentativi di fanteria e i pesanti bombardamenti, i difensori di Q. 731 tennero le posizioni riuscendo a sfruttare l'orografia favorevole e la pessima pianificazione italiana. Dal lato greco, l'ordine di Dimitrios Kaslas era quello di mantenere la propria posizione a qualunque costo e promise di sparare personalmente ad ogni disertore. Dal lato italiano invece, l'ordine fu quello di ripetere gli attacchi ad oltranza, il che però causò ingenti perdite umane.

Nei falliti assalti del 13-14 marzo, cadeva in combattimento il Colonnello Luigi Biasucci, comandante 140º Reggimento fanteria della 47ª Divisione di Fanteria Bari e a cui verrà assegnata alla memoria la Medaglia d'oro al valor militare.

Il generale Ugo Cavallero realizzò che l'offensiva era sostanzialmente fallita e suggerì a Mussolini di fermarsi, sebbene il Duce fosse ossessionato dall'ottenere un successo prima dell'intervento tedesco. Nonostante l'evidente stallo, Mussolini non fermò l'assalto immediatamente. Ordinò di continuare gli attacchi per altri dieci giorni, sperando ancora in un miracolo che salvasse il prestigio italiano.

La stessa strategia venne riproposta in numerosi assalti che si protrassero fino al 24 marzo, e che coinvolsero non solo la Divisione Puglie ma anche la Divisione Bari che era di riserva, in linea nella zona di Passo Chiaf e Chiciocut (Qafa e Kiçokut).

L'assalto del 19 marzo 1941 Il 15 marzo il Comandante della VIII Corpo d'Armata, il Generale Gastone Gambara, decise di conquistare Q. 731 con una fulminea azione molto pericolosa, in particolare che un plotone di carri "M" composti da equipaggi volontari provenienti dal 31° Reggimento carri Centauro, comandati dal tenente carrista Luigi Camera ed affiancati da un plotone carristi appiedati per facilitarne i movimenti, occupasse Quota 731 di Monastero sfondando i trinceramenti, unitamente ad una compagnia di Arditi del 31° Reggimento fanteria Siena, comandata dal capitano principe Giorgio di Borbone Parma, suddivisa in quattro plotoni fucilieri, prenderne finalmente il controllo che fino ad allora era stata invano attaccata dalla Divisione Bari. Comandante dell'intera operazione il Colonnello Mario Carloni, già Comandante del 31° Reggimento fanteria. Una volta liberata dalle truppe greche, la collina sarebbe stata occupata da reparti della Divisione Bari.

L'offensiva italiana si fermò tra il 16 e il 18 marzo, consentendo a ricognitori italiani di studiare il terreno e di portarsi fino a poche decine di metri dalle linee greche, e ai Greci di portare avanti le riserve e iniziare un graduale rinforzo della loro linea, sostituendo la 1ª divisione con la 17ª. Il terreno era in generale particolarmente difficile a causa della pendenza e della presenza di numerose rocce con spuntoni. Il tratto più "facile" da affrontare era quello che dal Monastero portava a Quota 703 passando per Quota 717. La pioggia avrebbe reso tutto più complicato e il 18 marzo piovve abbondantemente.

A mezzanotte del 18 marzo le artiglierie italiane aprirono il fuoco sulle posizioni difensive greche onde coprire il rumore del movimento dei carri e coprire la fanteria che si portavano dal Passo Chiaf e Chiciocut verso la posizione di partenza, ovvero tra il Monastero e Quota 717, e dove vi rimasero in attesa dell'alba del 19 marzo.

L'offensiva italiana riprese alle ore 6 del mattino del 19 marzo con un altro intenso attacco di artiglieria verso le postazioni greche alla Q. 731 e seguito dall'assalto (il diciottesimo dall'inizio) condotto dalla unità d'assalto Arditi del 31° Reggimento Siena e dai carristi appiedati, sostenuti da cinque carri M13/40 più altri due di riserva.

Raggiunta Quota 703 (il punto più basso tra Q. 717 e Q. 731) i reparti italiani attaccarono Quota 731 dividendosi in due gruppi d'attacco: uno con due carri e i carristi appiedati, con gli arditi del principe Giorgio di Borbone, diretto seguendo la strada sul crinale che collega le varie alture, mentre l'altro gruppo, formato da tre carri comandati dal tenente Camera, seguì la parte meno agevole della collina attaccando dal lato più roccioso con l'intento di chiudere con una mossa a tenaglia Q. 731. Quest'ultimo gruppo ebbe problemi nelle fasi di avvicinamento ai trinceramenti in quanto il terreno, oltre essere scosceso e roccioso, era molto bagnato dalla recente pioggia e un carro ruppe i cingoli, mentre gli altri si muovevavo molto lentamente.

Il gruppo del principe di Borbone, che era appunto supportato dagli altri due carri, sfondò i trinceramenti ed occupò Quota 731 alle ore 6.30. Furono subito lanciati i razzi di segnalazione per far partire all'assalto i fanti della Bari, e l'artiglieria italiana allungò il tiro con l'intenzione di colpire i soldati greci che nel frattempo si ritiravano. Ma la reazione greca fu fulminea, rispondendo con un violento bombardamento di artiglieria, di mortai, ed un intenso fuoco di mitragliatrici pesanti e di armi leggere che tennero inchiodati i fanti di rinforzo della Divisione Bari, che avrebbero dovuto raggiungere Q. 731 con una seconda ondata d'assalto ed invece furono costretti a ripiegare.

L'intenso fumo delle esplosioni dei bombardamenti di artiglieria rese difficile al gruppo carri del tenente Camera di proseguire nell'avanzata verso i trinceramenti vicini poche decine di metri, tant'è che fu impossibile l'utilizzo degli strumenti ottici poiché resi fuori uso, i piloti furono costretti a condurre i carri con gli sportellini semi aperti, e dalla torretta si sparava alla cieca, ed ultimate le munizioni si decise di ripiegare per rientrare in linea di partenza, al Passo di Chiaf e Chiciocut.

Il mancato supporto agli Arditi fermò l'avanzata oltre la quota, impedendo ai fanti italiani di penetrare in profondità fino alla strada a valle che collega il Passo del Chiciocut ad Hani Balaban e Klisura, ma che al contrario consentì subito ai fanti greci di contrattaccare Q. 731, assaltandola per riprendere posizione. Ne seguirono violentissimi scontri a fuoco ravvicinati e combattimenti in assalto alla baionetta corpo a corpo. La compagnia di Arditi del capitano Giorgio di Borbone che tentava di ripiegare perse tutti gli ufficiali, compreso lo stesso principe che morì in combattimento colpito alla testa da un colpo di fucile, dopo aver ultimato le munizioni e le bombe a mano. Con oltre cento morti e piu di venti prigionieri la Compagnia Arditi fu praticamente annientata.

Anche i due carri a supporto degli Arditi, nonostante rimasero in quota per più tempo ad attendere gli esiti degli eventi, non potero più fare nulla. Durante le fasi di ripiegamento fu colpito anche uno di essi all'altezza di Quota 717 e fu messo fuori combattimento.

Gli ultimi attacchi e la fine della battaglia Dopo il 19 marzo gli attacchi italiani su Q. 731 si susseguirono con meno foga, fino al ventesimo assalto del 24 marzo, ma senza esito..