LArchivio Storico Civico conserva gli archivi del comune di Pavia e altri fondi, formati per lo più da archivi nobiliari e di altri enti pavesi, che contengono documenti a partire dal X secolo fino al 1969.

Storia La creazione dell’archivio storico civico si deve essenzialmente a Rodolfo Maiocchi, storico e conservatore del Museo Civico dal 1894 al 1905, che convinse le autorità comunali a portare nella sede della biblioteca Civica Carlo Bonetta a palazzo Malaspina, tra il 1895 e il 1903, tutta la documentazione anteriore al 1815 dell’antico archivio del comune, fino ad allora sistemata all’interno della sede comunale, palazzo Mezzabarba. L’archivio comunale pavese, pur essendo di dimensioni considerevoli e, probabilmente, uno dei meglio conservati di tutta la Lombardia, subì nel corso dei secoli danneggiamenti e smembramenti. In primo luogo perché fu più volte spostato di sede, nel medioevo infatti era conservato nella sacristia del Duomo, mentre in età moderna fu riposto nel broletto, per poi finire, dopo 1875, a palazzo Mezzabarba, e poi per furti e saccheggi, sappiamo infatti che nel 1498 Ludovico il Moro concesse ai cronisti Tristano Calco e Bernardino Corio la facoltà prelevare dall’archivio privilegi, instrumenti, annali e altri documenti, che furono portati a Milano e persi durante la caduta dello Sforza, mentre qualche decennio dopo, durante il sacco del 1527 i soldati francesi impiegarono parte della documentazione dell’archivio come strame per i cavalli e, infine, nel 1707, su ordine di Eugenio di Savoia l’archivio dovette inviare a Torino tutte le carte riguardanti le porzioni del principato di Pavia, e in particolare la Lomellina, passate dal ducato di Milano ai Savoia.

Nel 1786 le autorità comunali incaricarono il letterato Siro Comi di riordinare il vasto archivio della Congregazione Municipale, carica che ricoprì fino al 1803. Comi, secondo un metodo allora in voga, divise il materiale in filze divise per materia, all’interno delle quali furono inseriti i documenti in ordine cronologico, senza tener conto dell’Ufficio di provenienza. Nel 1834 il nuovo archivista, Vincenzo Beccaria, riordinò l’archivio, facendo conservare in ambienti più sicuri e protetti gran parte della documentazione più antica. Dopo vari riordini, che talvolta scompaginarono l’organizzazione dei fondi, Rodolfo Maiocchi diede la sistemazione definitiva all’archivio comunale, mantenendo l’ordinamento imposto da Siro Comi e costituendo gli 844 pacchi (suddivisi per materia e contenenti ognuno dalle 300 alle 1.000 carte) che compongono l’archivio. Successivamente, il conservatore Renato Sòriga (1910- 1939) non solo riuscì a implementare il patrimonio dell’archivio grazie alla donazione di numerosi archivi nobiliari o privati, ma redasse inventari in grado di definire il quadro generale di tutto il patrimonio archivistico.

La sede L’Archivio Storico Civico si trova all’interno dell’ala di Palazzo Malaspina denominata originariamente Stabilimento di Belle Arti Malaspina edificata tra il 1829 e il 1835 e destinata a raccogliere le collezioni artistiche (pinacoteca Malaspina) ed archeologiche (Musei Civici) del marchese Luigi Malaspina, da lui poi cedute al comune di Pavia. Il palazzo presenta una facciata neoclassica con basamento in bugnato e rilievi, alcuni opera di Gaetano Matteo Monti, raffiguranti puttini impegnati nelle diverse attività artistiche. L’edificio, strutturato su tre piani, presenta un piccolo cortile interno, decorato da una nicchia contenente una grande statua marmorea di Apollo, opera sempre di Gaetano Matteo Monti. Dal cortile, tramite un grande scalone neoclassico, si accede ai saloni, ricchi d’affreschi, ora sede della biblioteca e dell’Archivio civico.

I fondi archivistici Archivio comunale parte antica (estremi cronologici X secolo- 1796). L'Archivio è formato da 960 unità archivistiche (buste, registri, volumi) suddivisi per argomento. Appartengono inoltre all'Archivio comunale parte antica 173 registri, cartacei e pergamenacei, 10 buste denominati "Fuori serie" e 329 pergamene.

Sono compresi nell'Archivio comunale parte antica anche: le Pergamene comunali (900- 1756) e lo Stato civile dell'età napoleonica (1798-1815). L’archivio è diviso in 18 serie, tra quali annoveriamo la serie Statuti (estremi cronologici 891- 1773) che contiene i manoscritti degli statuti di Pavia (1379) della Valsesia (1393) di Casorate Primo (1418) della Valtellina (1531) delle strade di Pavia e del suo contado (XV secolo) e altri registri contenenti diplomi, privilegi, concessioni e lettere ducali, con documenti in copia risalenti all'anno 891. La serie Consiglio Generale (estremi cronologici 1391- 1817) che conserva la documentazione del consiglio del comune, che veniva convocato ogni settimana nella sala Magna del Broletto.

Vi è poi la serie Tribunale di Provvisione (estremi cronologici 1454- 1800), che raccoglie gli atti del Tribunale di Provvisione, organo incaricato di controllare ed far eseguire le delibere del consiglio Generale, la serie Registri di Lettere Ducali (1355- 1749) è formato da 39 manoscritti nei quali sono trascritte le lettere e la corrispondenza tra i signori (e poi duchi) di Milano e le autorità locali su vasta serie di argomenti, come le questioni politiche, criminali, gli affari militari, la tassazione, il commercio, il vettovagliamento o la religione. La serie Gride e Proclami (1398- 1799) conserva ordini, editti, proclami e avvisi inviati dagli uffici centrali del ducato di Milano alle autorità locali. La serie Uffici della Città (1402- 1796) che raccoglie la documentazione degli uffici dipendenti da Tribunale di Provvisione, la serie Tasse e Finanze (1161 -1778), la serie Commercio e Vettovaglie (1331 -1794) che conserva atti riguardanti sia la normativa e la tassazione dei generi alimentari, sia quella relativa ai paratici degli artigiani e all’attività dei mercanti. La serie Estimo (1301- 1800) riguardante sia la città di Pavia, sia tutto il suo contado, la serie Acque e Strade (1378- 1822) dove si trovano editti, registri, verbali, appalti, elenchi di spese e altro materiale riguardante i corsi d’acqua e la viabilità, la serie Ingegneri (1405- 1775) dove si trova la documentazione prodotta da ingegneri, architetti e agrimensori che operarono per le autorità comunali.

La serie Affari Militari (1387- 1809) raccoglie atti riguardanti la milizia urbana, la guarnigione della città e le caserme, mentre la serie Affari Giudiziari (1159- 1796) conserva tutto il materiale riguardante l’attività del tribunale del comune, documenti riguardo alle controversie tra Pavia e altri comuni per la definizione dei confini, sulle carceri del comune e sulle condanne. Le questioni religiose sono invece conservate nella serie Culto (1236- 1800), mentre la serie Ebrei (1389- 1620) contiene tutto il materiale riguardante i rapporti tra le autorità locali e la comunità ebraica di Pavia. Di grande valore storico è la serie Registri Comunali (1201 -1621) nel quale si trovano ben 55 registri, per lo più pergamenacei, prodotti dalle magistrature del comune che coprono un arco cronologico che va dal 1225 al 1266 e trattano diversi argomenti, dagli estimi, alla tassazione, al vettovagliamento, alle condanne fino ad arrivare a registri (divisi per porte) degli uomini convocati per azioni militari. La serie Pergamene Comunali (900 – 1756) conserva 320 pergamene, alcune di esse riguardanti le magistrature cittadine, altre invece provenienti da enti ecclesiastici soppressi.

Vi è poi lArchivio Comunale parte Moderna (1816-1846), diviso in 454 buste, lArchivio Comunale parte Moderna (1847-1930), 1.522 buste, lArchivio Comunale parte Moderna (1931-1949), 218 buste e lArchivio Comunale Licenze Edilizie (1788- 1965) che raccoglie volture catastali, catasti e licenze edilizie.

All’archivio Comunale furono poi aggregati quelli dei comuni soppressi e integrati in quello di Pavia tra Otto e Novecento, come il lArchivio del Comune dei Corpi Santi (1816- 1883), quello di Fossarmato (1820- 1939) e quello di Mirabello ed Uniti (1820- 1939), e gli archivi di altri enti pavesi, come l’Archivio degli Utenti della Roggia Carona interna di Pavia (1194- 1752), i cui materiali più antichi provengono dal Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro, che dal X secolo vantava diritti sul corso d’acqua o lArchivio della Civica Scuola di Pittura (1838- 1969) che contiene anche disegni e incisioni degli allievi dell’istituto.