La conquista portoghese di Malacca avvenne per mano del governatore dell'India portoghese Alfonso de Albuquerque nel 1511.
La città portuale di Malacca controllava uno stretto strategico attraverso il quale si concentravano tutti i commerci marittimi tra la Cina dei Ming e l'India. La sua conquista, fondamentale per la prosperità dell'Impero portoghese, fu il risultato di un piano elaborato da re Manuele I del Portogallo nel 1505 per arginare la crescente ingerenza oceanica del Vicereame della Nuova Spagna e dell'intraprendenza di Albuquerque, deciso a garantirsi, dall'India, il controllo sulla rotta delle spezie conquistando Hormuz, Aden, Goa e Malacca, estromettendo così dal lucroso commercio i musulmani attivi da secoli nell'oceano Indiano..
Partito da Kochi (India) nell'aprile del 1511, Albuquerque veleggiò verso una missione senza via di ritorno: una volta giunto a destinazione, i venti monsonici contrari gli avrebbero impedito di tornare, lasciandolo isolato in territorio ostile. L'operazione si concluse con l'annessione territoriale più lontana nella storia dell'umanità fino ad allora..
Malacca sarebbe rimasta in mano portoghese fino al 14 gennaio 1641, quando fu conquistata dagli olandesi.
Antefatto
Fondata all'inizio del XV secolo (circa 1402) in prossimità dell'omonimo stretto dal principe malese Parameswara (esiliato dal Palembang), la città portuale di Malacca (nell'odierna Malaysia) era la capitale del Sultanato di Malacca e lo snodo nevralgico dei commerci tra la Cina dei Ming e i vari potentati del Subcontinente indiano. Padrona d'un territorio che s'estendeva su quasi tutta la penisola malese, le isole Riau e una porzione significativa della costa settentrionale di Sumatra (odierna Indonesia), l'entrepôts ospitava molte comunità di mercanti (arabi, persiani, turchi, armeni, birmani, bengalesi, siamesi, peguani e lusong) delle quali le quattro più influenti erano: i musulmani gujarati e giavanesi, gli indù del Coromandel e i cinesi. Secondo il farmacista portoghese Tomé Pires, vissuto a Malacca tra il 1512 e il 1514, in questa città cosmopolita si parlavano ben 84 dialetti.. Il fattore portoghese Rui de Araújo censì a Malacca case e una popolazione stimata di almeno abitanti.. Secondo Brás de Albuquerque, figlio di Afonso de Albuquerque:.
Malacca fu il caposaldo da cui s'irradiò nell'arcipelago malese l'Islam, insieme alla letteratura e alle arti malesi. Il "malese classico" divenne la lingua franca del sudest asiatico marittimo e la scrittura Jawi divenne il principale mezzo di scambio culturale, religioso e intellettuale. Fu attraverso questi sviluppi intellettuali, spirituali e culturali che la c.d. "Era malacense" vide l'inculturazione di un'identità malese, la maleseizzazione della regione e la successiva formazione di un Alam Melayu, il concetto d'una "razza malese unita". Geograficamente, la città sorgeva però su infidi terreni paludosi circondati da un'inospitale foresta tropicale e dipendeva integralmente dal commercio per il suo sostentamento: es. il riso fornito dai mercanti di Giava..
Le prime sommarie informazioni su Malacca arrivarono in Portogallo al rientro in patria di Vasco da Gama dopo la prima traversata verso l'India tramite il Capo di Buona Speranza. Era descritta come una città a 40 giorni di viaggio dall'India, dove si vendevano chiodi di garofano, noce moscata, porcellana cinese e seta, e si supponeva fosse governata da un sovrano che poteva radunare uomini per la guerra ed era cristiano. Da allora, re Manuele I del Portogallo aveva mostrato interesse a prendere contatto con Malacca, credendo che fosse in corrispondenza, o almeno vicino, all'antimeridiano di Tordesillas. Nel 1505 Dom Francisco de Almeida fu nominato da re Manuele primo viceré dell'India portoghese e, tra i suoi incarichi, ricevette appunto anche quello di scoprire la sua posizione precisa. Almeida fu però incapace di dedicare risorse all'impresa: inviò solo due ambasciatori portoghesi sotto copertura nell'agosto 1506, Francisco Pereira e Estevão de Vilhena, a bordo di un mercantile musulmana. La missione fallì quando i portoghesi furono scoperti e quasi linciati sulla Costa del Coromandel. Pereira e Vilhena se ne tornarono così alla catichella in India, giungendo a Kochi in novembre..
La missione di Sequeira Per nulla impressionato dalla mancanza di risultati di Almeida, nell'aprile 1508 re Manuele inviò direttamente a Malacca una flotta composta da quattro navi sotto il comando del fidalgo Diogo Lopes de Sequeira che aveva anche il compito di mappare il Madagascar e raccogliere informazioni sui cinesi. Sequeira ricevette ordini reali (pt. regimento) che gl'intimavano specificamente di ottenere il permesso di aprire un avamposto commerciale diplomaticamente e di commerciare pacificamente, non rispondendo ad alcuna provocazione e di non aprire il fuoco a meno che non gli venisse sparato contro:
Nell'aprile 1509 la flotta era a Kochi, sede del principale alleato indiano dei Portoghesi, il Regno di Cochin. Il viceré Almeida incorporò alla spedizione un'altra caracca per rafforzarla e, al contempo, liberarsi di alcuni partigiani del nuovo governatore appena giunto dalla madrepatria, Alfonso de Albuquerque. Tra i suoi membri dell'equipaggio c'era anche Ferdinando Magellano..
Durante il viaggio dall'India a Malacca, Sequeira fu ben accolto dai sovrani di Pedir (Indonesia) e Pasai (Sumatra) che gl'inviarono dei regali. Il fidalgo eresse, secondo l'uso, croci di pietra (padrão ) in entrambi i luoghi, rivendicando la scoperta e il possesso per la Corona. Gettò infine l'ancora nel porto di Malacca nel settembre 1509, dove terrorizzò il popolo con il tuono della sua artiglieria, tanto che tutti si affrettarono a bordo delle loro navi per cercare di difendersi da questo nuovo e sgradito ospite. Una barca giunse dalla città per chiedere ai portoghesi la loro identità.. Sequeira cercò subito di contattare i mercanti cinesi del porto che lo invitarono a bordo di una delle loro giunche commerciali, lo ricevettero molto bene a cena ed organizzarono per lui un incontro con il sultano Mahmud Shah. Questi concesse prontamente l'autorizzazione ai portoghesi d'erigere una feitoria a Malacca ed addirittura fornì un edificio a tale scopo. Diffidando della minaccia che i portoghesi rappresentavano ai loro interessi, tuttavia, le potenti comunità mercantili dei gujarati musulmani e dei giavanesi convinsero Mahmud Shah e il suo Bendahara (vizir) Tun Mutahir a tradire e catturare i portoghesi.. Sequeira, non diffidando dell'amabilità del Sultano, ignorò gli avvertimenti che Duarte Fernandes, un membro del suo equipaggio che conosceva il farsi, aveva ottenuto da un locandiere persiano sui preparativi in corso per distruggere la flotta, informazioni poi confermate anche dai mercanti cinesi.. Sequeira stava giocando a scacchi a bordo della sua nave ammiraglia quando la flotta malese, travestita da convoglio mercantile, tese un'imboscata alle navi portoghesi.. I portoghesi respinsero ogni tentativo d'abbordaggio ma, di fronte all'enorme numero di navi malesi e incapaci di sbarcare forze per salvare i compagni che erano rimasti nella feitoria, Sequeira risolse di tornare in India prima dell'inizio del monsone e di abbandonare i connazionali nel sud-est asiatico. Prima di partire, il fidalgo inviò un messaggio al Sultano e al Bendahara: due prigionieri ciascuno con una freccia nel cranio a monito di ciò che sarebbe accaduto loro se avessero danneggiato i 20 portoghesi rimasti alla loro mercé (ed arresiglisi).
La missione di Vasconcelos e l'arrivo di Albuquerque
Dopo aver raggiunto Travancore in aprile, Sequeira scoprì che Albuquerque era succeduto ad Almeida quale governatore dell'India portoghese e, temendone rappresaglie, preferì tornare subito in Portogallo.
Nel frattempo, a Lisbona, re Manuele aveva varato un'altra flotta, più piccola, al comando di Diogo de Vasconcelos per commerciare direttamente con Malacca, da lui ritenuta una base commerciale ormai stabile e sicura poiché fidava nel buon esito dell'invece fallimentare missione di Sequeira. Vasconcelos arrivò nell'isola di Angediva nell'agosto del 1510 dove trovò il governatore Albuquerque che riposava le sue truppe dopo non essere riuscito a catturare Goa alcuni mesi prima e gli rivelò immediatamente le sue intenzioni di navigare verso Malacca. Albuquerque aveva nel frattempo ricevuto messaggi dai prigionieri di Malacca, scritti dal fattore Rui de Araújo e inviatigli dal più potente mercante di Malacca, l'indù Nina Chatu che intercedeva per i portoghesi. Araújo dettagliò la forza militare del Sultano, l'importanza strategica di Malacca e la loro atroce prigionia. Albuquerque era dunque pienamente consapevole che per Vasconcelos portarsi a Malacca con una forza così esigua era un suicidio. Riuscì a convincerlo, a malincuore, ad aiutarlo a conquistare Goa,. dopodiché Vasconcelos insistette che gli fosse permesso di procedere a Malacca ma Albuquerque glielo negò. Vasconcelos si ammutinò e tentò di salpare contro gli ordini del Governatore ma fu imprigionato e i suoi piloti impiccati. Albuquerque assunse il comando diretto della spedizione e in aprile partì da Kochi con 1000 uomini e 18 navi.
Traversata dell'Oceano Indiano Durante la traversata nel sud-est asiatico, Albuquerque perse una galea e una vecchia nau. A Sumatra, salvò nove prigionieri portoghesi fuggiti nel Regno di Pedir che lo informarono di dissidi interni a Malacca: il Bendahara era stato recentemente assassinato. Lì il governatore intercettò anche diverse navi mercantili del Sultanato del Gujarat, nemico dei portoghesi.
Passando da Pacem, i portoghesi si imbatterono in un Djong molto grosso, più grande persino della loro ammiraglia, la Flor de la Mar. I portoghesi gli ordinarono di fermarsi ma questo aprì prontamente il fuoco sulla flotta, scatenando il tiro di risposta lusitano. Si resero però conto che le loro bombarde erano per lo più inefficaci perché le loro palle di cannone rimbalzavano sullo scafo dell'enorme giunca. Lo scontro divenne una guerra di logoramento. Dopo due giorni di bombardamenti continui, la giunca aveva il timone distrutto, gli alberi abbattuti e la maggior parte dell'equipaggio ucciso; così si arrese. Una volta a bordo, i portoghesi trovarono un membro della famiglia reale di Pacem che Albuquerque imprigionò sperando di poterlo scambiare con i prigionieri portoghesi..
Preparativi malcensi
Tutti i possedimenti insulari e peninsulari del vasto dominio del sultano Mahmud Shah obbedirono, per quanto possibile, alla sua chiamata alle armi contro i portoghesi.: Palembang, Indragiri, Menangkabau e Pahang hanno tutti inviato truppe e forse anche altri territori l'hanno fatto; l'unico stato rinnegato fu Kampar che fornì ai portoghesi una base locale. Malacca reclutò anche migliaia di mercenari da Giava, pagati all'inizio di agosto e con ben tre mesi di anticipo, e mercenari turchi e iraniani. Infine, il sultano assemblò un arsenale di armi a polvere da sparo, tra cui molti moschetti pesanti importati da Giava e dei cannoni del tipo "Lantaka" o "Cetbang" che sparavano colpi da 1/4 a 1/2 libbra. In totale le forze del sultano contavano, secondo i mercanti cinesi che informarono i portoghesi, combattenti. Erano stati radunati originariamente per fare una campagna contro il principale nemico di Malacca a Sumatra, il regno di Aru..
Pur avendo molta artiglieria e armi da fuoco, Mahmud Shah difettava di artiglieri e moschettieri: quelle armi erano sia acquistate dai giavanesi e dai gujarati sia utilizzate da loro. All'inizio del XVI secolo, prima dell'arrivo dei portoghesi, i malesi erano un popolo senza armi da fuoco. La cronaca Sejarah Melayu riporta che nel 1509 i malesi non capivano "perché i proiettili uccidevano" tanta era la loro poca familiarità nell'uso delle armi da fuoco se non durante le cerimonie: