Il castello di Casertavecchia è il principale luogo fortificato e difesa militare del borgo omonimo di Caserta, l'unico ad essere sopravvissuto in forme leggibili in parte e o del tutto essendo scomparse le mura di cinta della città ricordate nelle fonti storiche.

Ubicazione e proprietà Il castello sorge nel margine nord-orientale dell'abitato nel luogo più elevato di un piccolo colle abbastanza pianeggiante difeso a nord da un profondo vallone (che scende dal monte Virgo e lo separa dalle montagne Baccalà) e verso ovest e sud dalle pendici dei monti casertani di cui il colle è propaggine.

Il Comune di Caserta è proprietario del recinto castellare, lo Stato Italiano (Ministero della Cultura) è proprietario della grande torre mastio. Non è ad oggi chiarito come sia giunta in proprietà del Comune di Caserta una parte del complesso, essendo questo passato tra i beni di casa Borbone con l'acqisto del feudo da parte di Carlo nel 1750.R. Serraglio, La tutela della torre di Casertavecchia in età borbonica, in Atti della 1. Settimana scientifica della Facoltà di architettura della seconda Università degli studi di Napoli: Il Mediterraneo, Aversa, 26-31 ottobre 1998, s. l., 2004?, pp. [1 - 17], p. ..

Archeologia Il castello è stato oggetto della rimozione non scientifica di crolli e materiali durante una campagna di volontariato giovanile internazionale (1972): alcuni frammenti ceramici emersi in quella circostanza (mai studiati, ma probabilmente tardomedievali) sono conservati in alcune vetrine esposte nella sala al pian terreno del palazzo comitale interno al castelloN. Busino, Appunti per ricerche archeologiche nel castello di Casertavecchia, in Atti del Convegno di studi Insediamenti tardoantichi e medievali lungo l’Appia e la Traiana. Nuovi dati sulle Produzioni ceramiche, Santa Maria Capua Vetere, 23-24 marzo 2011 - Atti del I Seminario Esperienze di archeologia postclassica in Campania, Santa Maria Capua Vetere, 18 maggio 2011, a cura di N. Busino - M. Rotili, San Vitaliano, 2015, pp. 341-353.. Ugualmente non scientifiche sono state le rimozioni dei materiali intervenute durante i restauri degli anni 1980 (vedi oltre)R. Carafa, Il castello di Casertavecchia, in Il restauro dei castelli nell'Italia meridionale: atti, Caserta 10-11 marzo 1989, a cura di R. Carafa, [Caserta], 1991, pp. 143-157, p. 155..

Nel 2021 sono stati condotti i primi scavi archeologici dal Dipartimento di Lettere e Beni culturali dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli, su concessione ministeriale (direzione scientifica, Nicola Busino). Le ricerche archeologiche fanno seguito ad attività preliminari di rilievo e analisi di superficie condotte nel 2018 e nel 2019, nonché ad un primo studio sulle potenzialità archeologiche del complesso monumentale. Alcuni resoconti preliminari delle attività archeologiche sono di imminente pubblicazione.

Sulle alture circostanti e tutte di quota ben superiore a quella del castello sono attestate in traccia o in resti cinte fortificate di età sanniticaD. Caiazza, Una città e fortezze preromane sui monti di Caserta, in Archeologia svelata. Leggere e raccontare il territorio della Campania antica, a cura di P. Di Lorenzo, Caserta, 2021, pp. 10 - 12..

Nel castello era una lapide con iscrizione antica vista e trascritta (con qualche equivoco) da EspertiC. Esperti, Memorie ecclesiastiche della città di Caserta, Napoli, 1775, p. 72, nota a Mommsenn, citata e riportata da Di Giacomo come in EspertiS. Di Giacomo, Da Capua a Caserta, Bergamo, 1920, p. 76, ricordata da PerroneM. Perrone, Il castello di Caserta, Bologna, 1954, p. XI che oggi risulta dispersaper la trascrizione corretta e lo scioglimento delle abbreviazioni si veda: G. Camodeca, scheda EDR181374, in Electronic Archive of Greek and Latin Epigraphy (EAGLE), 2021, ultima consultazione 01/01/2022.

Descrizione Il castello oggi è allo stato di rudere, solo in parte reso fruibile dal restauro (vedi dopo) degli anni 1980. La planimetria si articola in un recito di forma esagonale irregolareLa pianta è ritenuta ellittica da Martucci che però vedeva il rudere completamente coperto dai crolli e dalla vegetazione, cfr. E. Martucci, La città reale, (prima edizione Caserta, 1928), ristampa Napoli, 1993, p. 25. Anche Carafa la ritiene ellittica, cfr. R. Carafa, Il castello di Casertavecchia, in Il restauro dei castelli nell'Italia meridionale: atti, Caserta 10-11 marzo 1989, a cura di R. Carafa, [Caserta], 1991, pp. 143-157, a p. 143. chiuso da cortine murarie e torri (in parte aperte in parte chiuse).

Sul lato nordorientale un palazzo (con funzioni residenziali) si accosta e ingloba il recinto). Verso sudest è la grande torre a pianta poligonale (16 lati) ed alzato cilindrico con funzione di mastio. La torre si colloca su un pendio scosceso all'esterno al recinto castellare ma in prossimità con il palazzo e con la cortina verso il borgo. Il mastio ha tre livelli coperti, ognuno ad unico vano voltato, e un terrazzo sommitale. Il livello inferiore è adibito a cisterna e non è accessibile. Al primo livello si accedeva mediante una porta / finestra aperta verso il palazzo comitale grazie a un collegamento in legno, probabilmente un ponte levatoio, perduto. Una simile soluzione collegava agli ambienti sommitali del balneum (vedi oltre). Per raggiungere il secondo salone del mastio da quello inferiore è disponibile una scala in pietra, ricavata nello spessore della muratura. Una scala analoga conduce dal salone del secondo livello al terrazzo sommitale della torre. Nell'ala che dal mastio punta verso il borgo sono stati individuati e portati alla luce i resti di due ambienti riconosciuti come stufa e bagno (balneum) Come con grande correttezza riconosce Pistilli citando la fonte (a differenza degli studiosi successivi che omettono la notizia), la prima individuazione di questa struttura si deve alla tesi di laurea L. Falconi, Il castello di Casertavecchia, tesi di laurea, Università degli Studi di Roma "La Sapienza", a. a. 2000/2001, pp. 79 - 90..

Sul numero delle torri della cortina castellare non c'è accordo tra gli studiosi moderni che ne riconoscono quattroF. P. Pistilli, Castelli normanni e svevi in Terra di Lavoro: insediamenti fortificati in un territorio di confine, San Casciano val di Pesa, 2003, p. 159, a cinqueN. Busino, Appunti per ricerche archeologiche nel castello di Casertavecchia, cit, a pp. 348 - 351., a seiG. De Sivo, {Corrado Capece: Storia pugliese de' tempi di Manfredi, v. 1, Napoli, 1858, (citato unicamente da L. R. Cielo, Le origini di Caserta. Il territorio capuano in età longobarda, in Annuario 2012 - 2013 [Liceo Classico "P. Giannone" Caserta], a cura di M. Natale, Caserta, 2013, pp. 45 - 54, a p. 51); E. Martucci, La città reale, ristampa Napoli, 1993, p. 25.. Ancora più confusione crea la descrizione storica di Santoro che riferisce di 10 torri (ricordando i fatti del 1528)L. Santoro, La spedizione di Lautrec nel Regno di Napoli / Leonardo Santoro; a cura di T. Pedio, Galatina, 1972 che ristampa l'edizione in traduzione italiana curata da S. Volpicella (Napoli, 1838), riportato integralmente in G. Tescione, Caserta medievale e i suoi conti e signori, Caserta, 1994, p. 134.

Notizie storiche Il primo documento che citi esplicitamente il castello risale al 1277G. Tescione, Caserta medievale e i suoi conti e signori, Caserta, 1994, p. 90, per l'affidamento a Bertrando del Balzo conte di Avellino della sola torre, come da una notizia nei Registri Angioini, XVI, pp. 19, 32, 32. per la prima volta si legge la distinzione tra il castello e la torre. La cappella di San Giovanni fu citata in un documento del 1300.G. Tescione, Caserta medievale e i suoi conti e signori, Caserta, 1994.

Restauri storici e recenti e tutela All'atto del testamento di Diego della Ratta del 1327 il castello fu descritto come "per la maggior parte diruto"G. Tescione, Caserta medievale e i suoi conti e signori, Caserta, 1994, p. 106.. La merlatura presente ancora alla fine del secolo 1600 e accennata nel disegno pubblicato da Pacichelli nel 1703 fu successivamente eliminata.cfr. G. B. Pacichelli, Il regno di Napoli in prospettiva, Napoli, 1703, citato in R. Serraglio, La tutela della torre di Casertavecchia in età borbonica, cit., a p. .. La descrizione storica di Santoro riporta "ampi appartamenti con grandi saloni" (ricordando i fatti del 1528)L. Santoro, La spedizione di Lautrec nel Regno di Napoli / Leonardo Santoro; a cura di T. Pedio, Galatina, 1972 che ristampa l'edizione in traduzione italiana curata da S. Volpicella (Napoli, 1838), citato integralmente in G. Tescione, Caserta medievale e i suoi conti e signori, Caserta, 1994, p. 134. il che ha lasciato supporre un restauro complessivo voluto tra fine secolo 1400 e primi due decenni del 1500 dal conte Andrea Matteo Acquaviva, marito di Caterina della Ratta e suo erede. Si ha notizia di interventi di rimozione abusiva di pietre dal castello prima del 1825 come ricorda un provvedimento di tutela promosso da Pietro Bianchi in occasione del rinnovo del contratto di affitto con il quale Ferdinando I Borbone lo avrebbe affittatoR. Serraglio, La tutela della torre di Casertavecchia in età borbonica, cit., p. . Un ulteriore intervento di tutela fu esercitato nel 1846, cfr. R. Serraglio, cit., p. . Un intervento di ripristino funzionale e restauro (discusso per alcune scelte e compiuto solo in parte) fu realizzato dall'architetto Rosa Carafa dopo il terremoto del 1980 e concluso nel 1989. Si attuarono lo svuotamento complessivo della corte interna, la ricostruzione della facciata del palazzo comitale e il ripristino (con un solaio in travi in ferro mascherato da volte a crociera in rete metallica coperta da intonaco)R. Carafa, Il castello di Casertavecchia, cit., p. 155..

Evoluzione storica dell'edificio Assai controversa è la datazione del primo impianto fortificato. Per alcuni esisté un vero e proprio castello a recinto murario già in età longobarda ma, in assenza dei risultati degli scavi, è una ipotesi ad oggi non suffragata da prove nell'analisi delle struttureTralasciando gli studiosi che scrivono prima del 1900, è l'ipotesi sostenuta da Tescione, Martucci, Carafa, Gnarra, Vultaggio. Si distingue Cielo (L. R. Cielo, Le origini di Caserta. Il territorio capuano in età longobarda, in Annuario 2012 - 2013 [Liceo Classico "P. Giannone" Caserta], a cura di M. Natale, Caserta, 2013, pp. 45 - 54, a p. 49) che riconosce nella curva di livello 410 m s. l. m. la quota di appoggio di un possibile recinto eretto già in occasione della prima citazione di Erchemperto per Caserta (861 d. C.), più probabilmente con una palizzata sebbene non escluda una muratura..