Müller prestò servizio come Oberleutnant (Primo tenente) nella Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale e, dopo essere emigrato nel 1962 in Sudafrica, ottenne il grado di maggiore al comando del gruppo mercenario 5° Commando durante la crisi del Congo. Müller si autodefinì un prussiano, anticomunista e difensore dei valori occidentali. Divenne oggetto di svariati articoli, interviste e documentari televisivi, ed è ricordato come un simbolo controverso del ruolo dell'occidente nel terzo mondo, del militarismo e del neocolonialismo nel mondo germanofono. In particolare, la stampa ufficiale della DDR lo presentò come esempio della corruzione morale della Germania occidentale.

Biografia Gioventù e formazione Siegfried Friedrich Heinrich Müller nacque il 26 ottobre 1920 a Crossen an der Oder, località allora situata nella Repubblica di Weimar e oggi nota come Krosno Odrzańskie, in Polonia. Proveniva da una famiglia nobile di origini prussiane e orientamento conservatore. Suo padre, veterano della Prima Guerra Mondiale, servì successivamente come tenente colonnello nella Wehrmacht, perdendo la vita durante il servizio nel 1942. Nel 1931, all'età di 11 anni, Müller fu iscritto al Deutsches Jungvolk, il ramo giovanile della Gioventù hitleriana, dove ricoprì il ruolo di caposquadra a partire dal 1934. Vi rimase attivamente impegnato fino al conseguimento del diploma di scuola superiore nel 1938. Seconda guerra mondiale La carriera militare di Müller ebbe inizio con il servizio nel Reichsarbeitsdienst e, successivamente, con l’arruolamento nella Wehrmacht nel 1939. Il suo "battesimo di fuoco" (così da lui definito) avvenne durante l'invasione tedesca della Polonia. Inizialmente prestò servizio come artigliere, ma verso la fine della guerra divenne un anticarrista. Durante la guerra venne insignito della croce di ferro di prima classe. Dopo la capitolazione della Polonia, egli venne spostato sulla Linea Sigfrido, partecipando alla Campagna di Francia. Dopodiché egli trascorse l'intera durata della guerra sul fronte orientale, combattendo contro l'Unione Sovietica, finché non venne gravemente ferito da un proiettile alla spina dorsale, rendendolo temporaneamente menomato e claudicante. Sopravvissuto miracolosamente alla ritirata dalla Prussia Orientale, riuscì a fuggire via mare e trovò rifugio a Francoforte, giungendovi pochi giorni prima dell'occupazione americana. Catturato dalle forze statunitensi, venne internato come prigioniero di guerra e sottoposto a cure mediche da parte dei sanitari americani. Dopoguerra Rilasciato dagli americani nel 1947, Müller lavorò per l'amministrazione militare statunitense nella Germania Ovest. Si arruolò nell'US Army Civilian Labor Group (CLG)I Gruppi di Lavoro Civile (Civilian Labor Groups, CLG) erano gruppi organizzati di civili tedeschi impiegati dalle forze di occupazione alleate, principalmente dagli Stati Uniti d'America, dalla Gran Bretagna e, successivamente, dalle forze della NATO. Questi gruppi fornivano servizi essenziali di supporto e manodopera alle forze militari occupanti. Essi rappresentavano una parte importante degli sforzi più ampi per ricostruire l'Europa e stabilire una stabilità amministrativa e operativa nel dopoguerra.; poi divenne tenente in un'unità di sicurezza del CLG. Lavorò per l'Amt Blank, ovvero l'istituzione predecessore del Ministero della difesa tedesca, per la preparazione della fondazione di una nuova armata tedesca, addestrando truppe NATO a Parigi. Nonostante ciò nel 1956 gli fu negato l'arruolamento nella Bundeswehr. Esaurita la sua utilità in Europa, nel 1957, Müller riuscì a trovare impiego presso la British Petroleum, che al tempo aveva bisogno di volontari per rimuovere le mine piazzate dall'Afrika Korps e dal Regio Esercito Italiano nel Nordafrica durante la seconda guerra mondiale. Crisi del Congo Nel 1962, Müller si trasferì in Sudafrica con la moglie e la figlia, dove assunse l'incarico di vicedirettore presso un albergo situato a Johannesburg. Durante questo periodo, egli utilizzò la sua posizione per trarre vantaggi personali, appropriandosi di bevande alcoliche di pregio, avendo una predilezione per il consumo di liquori costosi. Dal 1964 a 1965 Müller combatté per il governo congolese di Moise Ciombe sotto la guida del mercenario irlandese Mike Hoare. Contesto

In sostanza nel dicembre 1963, nella provincia di Kwilu della Repubblica Democratica del Congo, scoppiò una ribellione ispirata dai maoisti, inizialmente nata come disputa tribale e successivamente evolutasi in una lotta contro il governo centrale. Questo evento segnò l'inizio di una serie di insurrezioni nel paese. Nel 1964, Moise Ciombe tornò dall'esilio in Spagna, proclamandosi il leader in grado di unificare le fazioni in guerra, e fu nominato Primo Ministro il 6 luglio dello stesso anno. Ad agosto, la ribellione si intensificò, trasformandosi in una vera e propria guerra civile. A capo della cosiddetta rivolta dei Simba capeggiarono alcuni membri fedeli al governo caduto del primo ministro Patrice Lumumba, che era stato ucciso nel 1961 in un complotto belgo-americano. I rivoltosi, sostenuti da sovietici e comunisti cubani, conquistarono Stanleyville il 5 agosto, causando shock e preoccupazione per il governo congolese, il Belgio e gli Stati Uniti. Tuttavia, a differenza delle ribellioni precedenti, le Nazioni Unite e gli Stati Uniti si mostrarono meno inclini a intervenire direttamente. Perciò il governo di Ciombe decise di assumere mercenari per reprimere la ribellione. Inizio delle operazioni e liberazione di Albertville Le forze guidate dai mercenari arrivarono gradualmente in prima linea a partire dal luglio 1964. Quando Müller fece il suo ingresso in prima linea (il 21 agosto nella città di Kamina), la sua presenza suscitò immediato stupore e ammirazione tra i commilitoniMike Hoare: Congo Mercenary. Paladin Press, Boulder/Colorado 2008, ISBN 978-1-58160-639-3, S. 45.: tale reazione era dovuta non solo alla sua età avanzata per un contesto bellico — aveva allora 44 anni — ma anche dall’alto prestigio conferito dalla Croce di Ferro che ornava la sua uniforme. Questa decorazione, simbolo delle sue imprese durante la Seconda Guerra Mondiale, testimoniava il suo valore e la sua comprovata maestria nell’arte militare. Proprio in virtù della sua esperienza e del prestigio derivante dalla Croce di Ferro, il comandante dei mercenari, Mike Hoare, nominò Müller ufficiale della neonata unità nota come 5° CommandoMike Hoare: Congo Mercenary. Paladin Press, Boulder/Colorado 2008, ISBN 978-1-58160-639-3, S. 45.. A soli due giorni dall'arrivo a Kamina, Müller e Hoare presero parte alla loro prima operazione: il salvataggio di alcuni ostaggi europei intrappolati ad Albertville. La missione prevedeva l'attraversamento del lago Tanganica con una squadra composta da 24 uomini distribuiti su tre imbarcazioni d’assalto. Tuttavia, il piano fu ostacolato dall’avaria dei motori di due delle barche, costringendo gli uomini a remare per lunghe ore. Giunti nei pressi della destinazione, il gruppo fu bersagliato dal fuoco dei ribelli armati e fu costretto a ripiegare. Nonostante il fallimento iniziale, Müller e Hoare non si arresero. Riorganizzatisi e riforniti, tentarono nuovamente l’impresa qualche giorno dopo, riuscendo finalmente a liberare gli ostaggi. Per il suo coraggio e la sua capacità di comando, Müller venne promosso al grado di capitanoMike Hoare: Congo Mercenary. Paladin Press, Boulder/Colorado 2008, ISBN 978-1-58160-639-3, S. 45.. Liberazione di Boende e i crimini di guerra

La seconda operazione di Müller consistette nel liberare la città di Boende, ma, a causa delle difficili condizioni imposte dalla fitta giungla, fu necessario un cambio di strategia. Il 19 settembre, Müller e le sue truppe si trasferirono a Coquilhatville (oggi Mbandaka), da dove, con un contingente di 60 mercenari bianchi (composto da mercenari europei, volontari sudafricani e rodesiani) e 150 soldati locali, intrapresero un lungo e arduo viaggio di 600 chilometri su strada sterrata verso Boende. La strada verso Boende era circondata da vegetazione impenetrabile e vi erano sporadicamente presenti guerriglieri ribelli. Fu durante questa difficile marcia che Müller si trovò ad affrontare situazioni dalle implicazioni morali estremamente controverse. Egli stesso ammise in un'intervista (nella quale parlò sotto l'effetto di alcolici) di aver partecipato a torture ed omicidi extragiudiziali di prigionieri di guerra, oltre a numerosi crimini di guerra. Nonostante questi eventi controversi, la spedizione iniziale fallì, costringendo Müller a ritirarsi a Mbandaka, dove cominciò a pianificare un secondo attaccoMike Hoare: Congo Mercenary. Paladin Press, Boulder/Colorado 2008, ISBN 978-1-58160-639-3, S. 45..

Mentre si trovava a Mbandaka, Müller attirò l’attenzione di numerosi giornalisti. Tra questi vi fu il reporter tedesco Gerd Heidemann, i cui articoli e fotografie pubblicati sulla rivista Stern contribuirono a far conoscere Müller nella Germania dell’Ovest. Anche il regista italiano Gualtiero Jacopetti lo approcciò con l’intento di includere riprese delle sue truppe mercenarie nel film Africa addio, documentario incentrato sul processo di decolonizzazione del continente africano. Müller venne contattato dall'allora generale Mobuto, spiegandogli che Jacopetti era autorizzato dal Ministero della giustizia a registrare l'occupazione di Boende. Tuttavia, Müller non apparve mai nel film, poiché in quel periodo il comandante Mike Hoare decise di degradarlo. Hoare credeva che Müller parlasse troppo con i giornalisti e che metteva a rischio la segretezza delle operazioniMike Hoare: Congo Mercenary. Paladin Press, Boulder/Colorado 2008, ISBN 978-1-58160-639-3, S. 78–82.. Inoltre Hoare si era lamentato della scarsa padronanza della lingua inglese da parte di Müller, che in effetti è un vero ostacolo per comandare efficacemente delle truppe anglofone. Nonostante la degradazione, Hoare riconobbe la maggiore esperienza di Müller nella regione e gli permise di pianificare il secondo attacco a BoendeMike Hoare: Congo Mercenary. Paladin Press, Boulder/Colorado 2008, ISBN 978-1-58160-639-3, S. 78–82.. Il 22 ottobre, nel quadro dei piani di Müller, Boende fu finalmente liberata. Alcune scene dell'occupazione della città da parte dei mercenari appaiono negli ultimi venti minuti del film Africa addio di Jacopetti. Tra i quaranta mercenari bianchi rimasti che parteciparono all'azione, il regista incontrò un italiano nativo di Lucera. Si trattava di un ex repubblichino la cui identità, tuttavia, non è stata mai rivelata. Jacopetti presentò quest'uomo a Pier Francesco Pingitore, il quale trasse ispirazione dai suoi racconti per scrivere una ballata. Il brano, intitolato Il mercenario di Lucerahttps://www.luceramemoriaecultura.it/la-canzone-il-mercenario-di-lucera-di-pierfrancesco-pingitore/, fu composto nel 1967 su testo di Pingitore e musica di Dimitri Gribanowski, e fu interpretato originariamente da Pino Caruso nel cabaret romano Il Bagaglinohttps://www.barbadillo.it/81153-memoria-pino-caruso-la-voce-controcorrente-del-mercenario-di-lucera/.

Promozione al grado di maggiore