Ha inventato e prodotto imprenditorialmente una nuova tipologia di ROV, robot teleguidati per l'esplorazione delle profondità marine e speciali tipi di sonar. Nel 1993 ha varato il catamarano Daedalus da lui progettato attrezzandolo per l'esplorazione sonar dei fondali e l'azionamento di ROV tramite un unico operatore. Nella sua attività di esplorazione marina ha rinvenuto importanti relitti moderni quali la nave SS Transylvania, affondata nel 1917, il cacciatorpediniere Vincenzo Gioberti, la corazzata Roma, il sommergibile Saracen e il piroscafo Francesco Crispi, tutti affondati nel 1943. Ha individuato, ispezionato e documentato oltre 40 nuovi siti archeologici sommersi risultanti dal naufragio di navi antiche.
Nel 2012 ha ricevuto la medaglia d'argento al Merito di Marina.
Biografia
Le invenzioni e l'attività imprenditoriale
Guido Gay si laurea in ingegneria al Politecnico di Milano nel 1964. Nel 1968 è socio in una azienda che si occupa di strumentazione per misurazioni tecniche. Negli anni 1970 approda al settore delle tecnologie sonar per l'esplorazione dei fondali ad alta profondità. Quindi negli anni 1980 si applica alla invenzione e realizzazione, tramite l'azienda Gaymarine di Lomazzo, di una nuova tipologia di robot sottomarini filoguidati. I prototipi vengono testati nel lago di Como. Il primo modello realizzato denominato Filippo, viene sperimentato in mare in collaborazione con la Marina Militare Italiana a bordo della nave cacciamine Lerici, in quanto una delle principali destinazioni d'uso di questi ROV è l'attività di bonifica o contromina di mine e di ordigni sottomarini.
La successiva generazione di robot sottomarini filoguidati ROV inventati da Guido Gay prende il nome di Pluto. Via via perfezionati e potenziati questi robot sono azionabili da un unico operatore da remoto tramite un cavo di ancoraggio e recupero, attraversato da una fibra ottica per la trasmissione dei dati. Sono dotati di batterie elettriche per l'alimentazione, apparati per la navigazione e propulsione sottomarina, di sonar per la ricerca di oggetti anomali sui fondali, di illuminazione e videofotocamere per le riprese e di un accessorio per il rilascio od il recupero di oggetti dal fondo del mare (modello Pluto Palla) o di un braccio meccanico (modello Multipluto) per l'effettuazione di lavorazioni meccaniche. Le versioni dei ROV della classe Pluto del 2022 possono raggiungere la profondità operativa sottomarina di metri. I ROV inventati da Guido Gay sono stati adottati dalle marine militari di 18 diverse nazioni e da numerosi corpi di protezione civile che operano anche per via subacquea.
Il catamarano Daedalus
Negli anni 1990 Guido Gay iniziò la progettazione di un modello unico di catamarano marino a vela destinato alla esplorazione dei fondali marini e alla guida dei ROV di sua invenzione. Lo denominò Daedalus. La realizzazione si completò nel 1993 e la costruzione avvenne in terraferma. Varato nel fiume Po a Cremona, il catamarano di 21 metri venne trasportatato via fiume fino al mare a Chioggia dove venne montata l'alberatura di 28 metri di altezza. Il Daedalus è dotato di sonar di profondità a scansione laterale che consente la scansione di una fascia di fondale larga 1 km e fino a metri di profondità. In navigazione il sistema sonar consente di saggiare anche di di fondale al giorno. Il catamarano è dotato di un originale sistema di controllo automatizzato per il mantenimento della posizione in mare aperto sulla verticale dei punti di ricerca prestabiliti. Il sistema è denominato posizionamento dinamico. Il Daedalus è predisposto per la messa in acqua dei ROV Pluto Palla e Multipluto, azionabili da remoto da un unico operatore e dotato di strumentazione per la guida, ricerca sonar di profondità e rilevazioni video. Nella sua funzione di esplorazione il Daedalus durante la navigazione scansiona i fondali marini con il sonar. Alla comparsa di una anomalia sonar sul fondale, arresta la navigazione mantenendo con i suoi automatismi il punto di ricerca in superficie e immerge il ROV per l'ispezione della anomalia rilevata documentandone tramite immagini e video la natura. Con opportune manovre, il ROV può anche provvedere al recupero di oggetti dai fondali.
L'esplorazione delle profondità marine Dal 1993 Guido Gay con il Daedalus dotato di sonar e dei ROV Pluto esplora i fondali marini. Nella sua attività di esplorazione ha ritrovato importanti relitti della storia moderna e ha scoperto fortuitamente siti archeologici sottomarini costituiti dai relitti di antiche navi con i resti del loro carico.
I ritrovamenti di relitti moderni
Il Transylvania Il piroscafo SS Transylvania era una nave passeggeri costruita nel 1914 e requisita dalla Royal Navy come piroscafo per il trasporto truppe. Con a bordo circa tra soldati, infermiere e membri dell'equipaggio. Il 4 maggio 1917 in navigazione da Marsiglia verso Alessandria D'Egitto venne silurata da un sottomarino tedesco tipo U-63 nei pressi delle coste liguri prospicienti a Bergeggi. Il salvataggio dei naufraghi, trascinati da una forte corrente, venne prestato dai cacciatorpediniere giapponesi di scorta, il Matsu e il Sakaki, da due caccia e due rimorchiatori italiani provenienti dal porto di Savona, da pescatori liguri accorsi da Finale Ligure, da Noli e di altre località limitrofe. L'affondamento della nave provocò 441 vittime, numerose delle quali sono sepolte nei cimiteri di Savona e dintorni.
Il relitto spezzato in due dal siluro e adagiato ad una profondità di 630 metri è stato ritrovato il 7 ottobre 2011 dai sommozzatori del Centro Carabinieri Subacquei di Genova coadiuvati dalla ditta Gaymarine di Lomazzo al largo di Bergeggi. Il ritrovamento fu consentito dalla collaborazione con pescatori, appassionati, subacquei e notizie provenienti dagli archivi tedeschi. Per l'occasione Guido Gay predispose un magnetometro in combinazione con il Pluto Palla.
La corazzata Roma La nave corazzata Roma della classe Littorio fu l'ammiraglia della Regia Marina Militare Italiana. Si trattava di una unità navale modernissima e per molti aspetti innovativa al momento della sua consegna nel 1942, dotata di radar, di tre aeroplani (tra cui 2 Reggiane Re.2000) e di sistemi di puntamento innovativi per i 9 cannoni da 381/50. Il 9 settembre 1943 il convoglio di navi della Reale Marina Italiana, partito da La Spezia con la Roma, era in trasferimento verso La Maddalena, nel frattempo caduta in mano tedesca. Il Convoglio fu ridestinato verso Bona in Algeria per consegnarsi alle forze alleate come da ordini ricevuti in ottemperamento agli accordi di armistizio dell'8 settembre 1943. La Roma affondò dopo essere stata colpita da due bombe a razzo Ruhrstahl SD 1400 radiocomandate lanciate da bombardieri tedeschi. Nella deflagrazione e nel successivo affondamento perirono oltre marinai italiani compresi l'ammiraglio di squadra Carlo Bergamini e il comandante della nave Adone Del Cima.
Il relitto della Roma fu a lungo cercato dalla Marina Militare Italiana, che lo considera un importante Sacrario del mare, e da altri operatori, in numerose spedizioni di esplorazione senza successo. Dopo diversi tentativi a partire dal 1998 e avvalendosi anche di testimonianze oculari che consentirono di circoscrivere il tratto di mare dove avvenne l'affondamento, Guido Gay a bordo del Daedalus, individuata una anomalia sonar nel canalone sottomarino di Castelsardo, dopo averla controllata con il Pluto Palla ha rinvenuto e fotografato il relitto della corazzata Roma, identificato alla prima ispezione tramite dei pezzi di artiglieria contraerea 90/50 in dotazione alla nave.
Il Riconoscimento ufficiale avvenne ad una successiva ispezione in presenza di ufficiali della Marina Militare che confermarono l'identificazione del relitto. La RAI ha realizzato diverse trasmissioni televisive dedicate a questo ritrovamentoe la Marina Militare Italiana ha pubblicato alcuni video della scoperta.
Per questo ritrovamento Guido Gay è stato decorato con la Medaglia d'Argento al Merito di Marina dal ministro protempore Giampaolo Di Paola a bordo della fregata Carlo Bergamini posizionata sulla verticale del relitto ritrovato della Roma.
La nave Francesco Crispi ed il sommergibile HMS Saracen Le due navi furono legate da tragici eventi bellici ed affondarono in momenti diversi a distanza di 10 miglia l'una dall'altra.
Il Francesco Crispi Costruita nel 1926 fu una nave mercantile riadattata al trasporto truppe e utilizzata dall'Esercito Italiano. tonnellate di stazza lorda era alimentata da sei motori a turbina a vapore che azionavano due alberi di trasmissione e poteva fare 16 nodi. Il 19 aprile 1943 al largo della Punta Nera (Isola d'Elba) il Francesco Crispi, in navigazione in convoglio da Livorno a Bastia con altre unità navali, venne silurato dal Saracen. Aveva a bordo soldati, la maggioranza dei quali Granatieri di Sardegna, che venivano trasportati in Corsica ancora occupata da truppe italiane. Nell'affondamento perirono 943 uomini.
L'HMS Saracen L'HMS Saracen Fu un sommergibile della Marina Reale Britannica varato nel 1942. Ebbe una intensa attività bellica con l'affondamento di numerose unità navali nemiche: il sottomarino tedesco U-335, il sottomarino italiano Granito, le navi Maria Angeletta, Provinciale II, Marsigliese V, Francesco Crispi, Tagliamento, Tripoli e il Tell.
I tragici danni provocati dal Saracen nel Mediterraneo indussero la Marina Militare Italiana ad organizzare una caccia al sommergibile in difesa dei convogli marittimi con il coinvolgimento di due unità le corvette Minerva e Euterpe che scovarono e colpirono ripetutamente il Saracen con bombe di profondità. Il 14 agosto 1943, danneggiato irreparabilmente fu costretto a riemergere e fu auto affondato per non essere catturato. Nell'auto affondamento restarono vittime 2 marinai inglesi. La Minerva e l'Euterpe, salvarono quarantuno uomini dell'equipaggio del Saracen, che a Bastia furono consegnati alle autorità militari italiane.
I ritrovamenti La Marina Reale Inglese incaricò la Francia di ricercare il relitto del Saracen che si supponeva essere su fondali all'interno delle acque francesi ma senza risultato. A partire dal maggio 2013, Guido Gay in collaborazione con il DRASSM, l'equivalente francese della sopraintendenza ai beni culturali italiana, compì 4 missioni di ricerca nelle zone dell'affondamento del Saracen prima e del Crispi poi. Il primo a essere ritrovato in acque francesi fu il Crispi. Successivamente fu rinvenuto il Saracen. A questi ritrovamenti il DRASSM ha dedicato due documentari, la RAI italiana altri servizi dedicati.
Il Cacciatorpediniere Vincenzo Gioberti Varato nel 1936 fu uno dei quattro cacciatorpediniere della Regia Marina Italiana appartenenti alla classe Poeti. Dopo il gemello Alfredo Oriani, l'unico sopravvissuto agli eventi bellici, il cacciatorpediniere Vincenzo Gioberti fu una delle unità navali più impiegate dalla marina militare italiana nel secondo conflitto mondiale. Fu coinvolto in molte delle principali battaglie navali del Mediterraneo fino al 1943.
Il 9 agosto 1943 salpato da La Spezia, in scorta a due incrociatori leggeri diretti a Genova. Il convoglio fu attaccato al largo di punta Mesco dal sommergibile britannico Simoom, che lanciò quattro siluri due dei quali centrarono il Gioberti. Il cacciatorpediniere si spezzò in due: la poppa saltò in aria, la prua, spinta dall'abbrivio, proseguì per qualche decina di metri prima di sbandare sulla dritta ed affondare a sua volta, a circa cinque miglia per 210° da punta Mesco. I 171 superstiti del Gioberti furono recuperati da alcuni MAS e da altre unità partite da La Spezia.
Il Gioberti aveva svolto in tutto 216 missioni di guerra (12 con le forze navali, una di posa mine, una di caccia antisommergibile, 3 di bombardamento controcosta, 31 di trasporto, 60 di scorta convogli, 23 addestrative ed 85 di altro tipo), percorrendo complessivamente miglia e trascorrendo 197 giorni ai lavori.