Con l'espressione conflitto di confine sino-sovietico si indicano una serie di scontri armati e diplomatici intercorsi senza formale dichiarazione di guerra tra Cina e Unione Sovietica tra marzo e settembre 1969 lungo il confine sino-sovietico della Manciuria.

Contesto storico

In seguito al trattato di Aigun del 1858 e alla convenzione di Pechino del 1860 l'Impero russo acquisì i territori cinesi a est dei fiumi Ussuri e Amur corrispondenti alla Manciuria Esterna, ponendo il confine in corrispondenza dei due corsi d'acqua. L'Impero russo considerava il confine sulla riva cinese, mentre l'Impero cinese lo poneva sul talweg..

Durante la sua ascesa, il Partito Comunista Cinese ricevette notevole supporto da Stalin sia durante la lotta contro l'occupazione giapponese sia durante la rivoluzione comunista. Il 14 febbraio 1950 Unione Sovietica e Cina firmarono il trattato sino-sovietico di amicizia, alleanza e mutua assistenza, nel quale le parti si impegnavano a consultarsi su questioni internazionali rilevanti, a sviluppare e rafforzare legami economici e culturali e a fornirsi assistenza nel caso una delle nazioni venisse attaccata dal Giappone o un suo alleato. Negli anni successivi migliaia di specialisti sovietici inviati in Cina, ai tempi un paese prevalentemente agricolo, posero le basi della nuova industria locale. L'Unione Sovietica fornì un prestito da 300 milioni di dollari alla Repubblica Popolare Cinese, inviò istruttori militari e addestrò militari cinesi nelle proprie strutture e, a partire dal 1957, fornì assistenza nello sviluppo del programma nucleare cinese..

Deterioramento delle relazioni sino-sovietiche In seguito alla morte di Stalin avvenuta nel 1953 e dell'avvio del processo di destalinizzazione promosso da Nikita Chruščëv, della coesistenza pacifica e delle critiche mosse al grande balzo in avanti, le relazioni tra Cina e URSS si deteriorarono rapidamente, con la prima che accusò la seconda di essere revisionista e socialimperialista e la seconda che accusò la prima di essere nazionalista e antimarxista. Nel 1958 l'Unione Sovietica si rifiutò di fornire assistenza nello sviluppo di una nuova classe di sottomarini proponendo alla Cina di attivare una flotta congiunta e nel 1959 ritirò l'assistenza al programma nucleare; il 18 luglio 1960 il governo sovietico informò Pechino che tutti i propri specialisti sarebbero stati ritirati dalla Cina; entro la fine di agosto tutto il personale civile e militare aveva lasciato la Repubblica Popolare Cinese..

A fine febbraio 1964 una delegazione sovietica si recò a Pechino per avviare una negoziazione sul confine, nella quale le parti si accordarono di stabilire univocamente il confine sul talweg, portando la Cina ad acquisire oltre 400 isole tra cui Zhēnbǎo, conosciuta anche con il nome russo di Damansky, ma l'accordo non venne firmato in quanto l'Unione Sovietica richiedeva di definire anche una situazione analoga nei pressi di Chabarovsk. Le negoziazioni si interruppero nel luglio dello stesso anno..

Un'altra minaccia percepita dalla Cina risiedeva nella dottrina Brežnev, che dichiarava il diritto dell'Unione Sovietica e dei suoi alleati di intervenire in paesi socialisti per rovesciare qualunque governo divergesse dalle posizioni del Cremlino e con la quale venne giustificata l'invasione della Cecoslovacchia da parte del Patto di Varsavia: Mao vedeva questa politica come giustificazione per un intervento militare in Cina e per questo lanciò una massiccia campagna di propaganda condannando l'invasione, seppur egli stesso definì "revisionista" la primavera di Praga. Il 23 agosto 1968 il primo ministro cinese Zhou Enlai definì, in un intervento presso l'ambasciata rumena, “fasciste” le politiche intraprese dall'Unione Sovietica.

Il conflitto

Antefatti Nel 1969 l'Unione Sovietica poteva disporre di almeno 27 divisioni, di cui la metà pronta ad entrare in combattimento, in prossimità del confine cinese contro le 14, di cui solo 2 immediatamente mobilitabili, di cui disponeva nel 1965.. La Repubblica Popolare Cinese disponeva di 59 divisioni non motorizzate e dotate esclusivamente di armi leggere; al contrario, le forze sovietiche disponevano di un gran numero di veicoli trasporto truppe e carri armati, artiglieria superiore, aerei ed elicotteri. Sin dal suo insediamento, Mao enfatizzò la superiorità degli uomini contro le armi, reclamando che gli armamenti non erano un fattore tanto decisivo quanto la superiorità numerica..

Episodi di violazione del confine sino-sovietico erano comuni e si risolvevano prevalentemente disperdendo le pattuglie tramite l'uso di bastoni o idranti; il 5 gennaio 1968 quattro cinesi persero la vita travolti da veicoli sovietici sull'isola di Qiliqin (Kirkinsky in russo) in uno di questi episodi. In seguito a questo incidente le forze armate cinesi ricevettero istruzione di pianificare un attacco che si sarebbe dovuto tenere presso l'isola di Zhēnbǎo, che si trovava in posizione strategica rispetto ad altri isolotti circostanti: si trova infatti a circa 400 metri dalla riva sovietica e circa 100 dalla riva cinese, che gode di elevazione maggiore rispetto al territorio russo, ed era più vicina ad un posto di guardia cinese rispetto a uno sovietico; inoltre l'isola era stata assegnata alla Cina nei colloqui del 1964 che tuttavia non concretizzarono la delineazione del confine..

Scontri sul confine

La notte tra l'1 e il 2 marzo 1969 circa 300 militari cinesi si accamparono davanti a Zhēnbǎo. Intorno alle 11 del 2 marzo un gruppo di 20-30 guardie di frontiera cinesi attraversò l'Ussuri ghiacciato, e un gruppo di guardie di frontiera sovietiche comandato dal tenente anziano Ivan Strelnikov venne inviato a respingere i cinesi, che aprirono il fuoco contro i sovietici. Nelle due ore di combattimento che seguirono i sovietici, che vennero rinforzati da uomini e APC provenienti da posti di guardia vicini, subirono 32 morti e 14 feriti a fronte di 248 morti cinesi, che vennero accerchiati dagli uomini e dai blindati del tenente Bubenin giunti in aiuto.

In seguito allo scontro a fuoco entrambe le parti accusarono l'avversario di avere dato luogo a una grave provocazione; sia in Cina che in Unione Sovietica sfociarono proteste, localizzate in particolare davanti alle rispettive ambasciate; la stampa cinese riportò che i manifestanti a Mosca assaltarono e aggredirono personale dell'ambasciata cinese.

Il 15 marzo avvenne un altro scontro con un massiccio dispiegamento di uomini e armi pesanti: circa cinesi affrontarono due distaccamenti di guardie di frontiera sovietiche che vennero supportati da almeno 50 tra APC e carri armati, tra cui 4 T-62 e 11 BTR-60, e da fuoco di artiglieria; per la prima volta il BM-21 venne impiegato in azioni di combattimento. I sovietici disponevano di nove T-62 ma a causa della mancata regolazione della frequenza delle radio solo quattro raggiunsero la zona dei combattimenti mentre gli altri cinque rimasero distanti in attesa di ordini. Il T-62 che apriva la colonna venne colpito sul lato sinistro da RPG-2 cinesi e venne messo fuori combattimento causando la morte del colonnello Leonov, comandante del 57º distaccamento delle guardie di frontiera, che si trovava a bordo. Intorno alle ore 17 i sovietici compirono un bombardamento di artiglieria oltre il confine cinese.. Quando la notte tra il 15 e il 16 marzo ricognitori sovietici si recarono sull'isola per recuperare i corpi dei caduti e sabotare il T-62 rilevarono che i cinesi avevano prelevato parte del suo sistema di puntamento e alcune munizioni, che all'epoca erano coperti da segreto militare. Altri tentativi di distruzione o recupero del T-62 vennero ostacolati dai cinesi.

In questi scontri i sovietici persero 58 uomini, 32 il 2 marzo e 26 il 15 marzo, di cui 49 guardie di frontiera e 9 dell'esercito, e registrarono 94 feriti. Il numero di vittime e feriti cinesi è ignoto: fonti sovietiche riportano 248 cinesi morti il 2 marzo e tra 500 e il migliaio complessivamente, mentre fonti cinesi riportano 68 morti. L'attacco cinese del 2 marzo venne pensato come deterrente contro la minaccia sovietica, che dopo le tensioni crescenti lungo il confine e l'invasione della Cecoslovacchia iniziò ad ammassare reparti in prossimità del confine sino-sovietico. Con un attacco localizzato Mao intendeva mostrare il coraggio e la forza della Cina lasciando intendere che qualunque aggressione sarebbe stata contrastata..

Relazioni diplomatiche Il 17 marzo 1969 Brežnev convocò una seduta di emergenza del Patto di Varsavia con lo scopo di condannare all'unanimità le azioni della Cina. Ceaușescu tuttavia rifiutò di sottoscrivere questa condanna in quanto la Romania nutriva buone relazioni con la Repubblica Popolare Cinese mentre quelle con l'Unione Sovietica si deteriorarono a partire dall'invasione della Cecoslovacchia. Il giorno seguente, ad un incontro con le delegazioni di 66 partiti comunisti da tutto il pianeta, una mozione sovietica di condanna delle azioni cinesi fu respinta, oltre che dalla Romania, dai delegati di Austria, Svizzera, Spagna e India che supportavano la tesi secondo la quale l'attacco fu lanciato dall'URSS..

Il 21 marzo il premier sovietico Aleksej Kosygin provò a telefonare a Mao per aprire dei colloqui sul cessate il fuoco ma l'operatore cinese rifiutò di inoltrare la chiamata apostrofando Kosygin come “elemento revisionista”; Kosygin contattò l'ambasciata sovietica a Pechino istruendola di contattare il ministero degli esteri ma il governo cinese rifiutò i contatti. Il 29 marzo, con una nota ufficiale, l'Unione Sovietica chiese a Pechino di riaprire i colloqui sulla determinazione del confine iniziati nel 1964 senza però ricevere risposta e un'altra richiesta dell'11 aprile ricevette risposta dopo due settimane.

Allo stesso tempo Mosca iniziò a rimarcare le proprie capacità nucleari sia nelle comunicazioni inviate a Pechino sia nella propaganda, che in patria elogiava le forze missilistiche sovietiche e la potenza e affidabilità del proprio equipaggiamento mentre in Cina venivano trasmessi messaggi radio in mandarino nel quale si reclamava che la Cina non disponeva di mezzi adatti a sostenere una guerra nucleare; effettivamente la Repubblica Popolare Cinese lanciò la sua prima bomba atomica nel 1964 ma disponeva di un numero limitato di missili in grado di trasportare testate nucleari e gli unici aerei in grado di trasportare armi atomiche erano quelli le cui licenze furono vendute dall'Unione Sovietica alla Cina negli anni '50..

In una risposta cinese fatta pervenire il 24 maggio, un mese dopo la fine del IX Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese che si aprì il 1º aprile, il governo cinese si manifestò interessato ad avviare colloqui di pace alla condizione che l'Unione Sovietica riconoscesse come iniqui tutti i trattati che regolavano il confine sino-sovietico. Diverse settimane dopo l'Unione Sovietica rispose che le condizioni non erano favorevoli per creare un'atmosfera di dialogo..

In seguito a due mesi di relativa tranquillità, i sovietici accusarono la Cina di avere violato per altre 488 volte il confine tra giugno e agosto 1969. mentre i cinesi accusarono i sovietici di 429 incidenti lungo la frontiera in giugno e luglio. L'incidente più grave occorse sul confine occidentale tra Cina e RSS Kazaka quando il 13 agosto un gruppo di soldati cinesi in procinto di violare il confine venne attaccato da guardie di frontiera sovietiche con APC ed elicotteri, lasciando sul campo 28 cinesi e 2 sovietici morti.