La storia dell’ambientalismo in Italia dal dopoguerra ad oggi percorre lo sviluppo dei movimenti, delle idee, delle iniziative politiche, sociali e culturali e delle associazioni che hanno teso alla salvaguardia del patrimonio naturale, al controllo degli impatti negativi sull'ambiente associati alle attività umane, e a promuovere la sostenibilità dell'economia e della società.
Per comprendere la storia dell’ambientalismo italiano, occorre considerare le influenze che su di esso hanno avuto molti fattori: i grandi eventi globali, lo sviluppo dell’ambientalismo in altri paesi, lo sviluppo economico e delle tecnologie, i cambiamenti di attitudini culturali e di conoscenze scientifiche, le vicende politiche italiane e lo stimolo alla sensibilità ambientale dato da catastrofi naturali e industriali. La storia dell’ambientalismo si è intrecciata con la nascita e la vita di specifiche associazioni e con l’evoluzione delle leggi e istituzioni pubbliche del settore ambientale..
Le prime associazioni ed iniziative ambientaliste italiane nacquero nella seconda metà del XIX secolo. Il fascismo promosse una forte statalizzazione delle azioni ambientali. Negli anni del boom economico 1950-1960 la ripresa dell’attivismo fu ispirata soprattutto da valori e attori scientifici e cominciò ad acquisire vigore ed influenza di massa negli anni 1960. I temi principali furono quelli tradizionali delle aree protette e della conservazione del paesaggio, assieme ai problemi emergenti dello sviluppo urbano e della gestione del territorio.
Durante i decenni 1970-1980 ci fu una grande crescita della sensibilità ambientale internazionale e nazionale. L'allargamento delle idee e delle conoscenze scientifiche sull'ambiente alimentarono riflessioni e movimenti molto variegati sulla relazione tra ambiente e società. Si moltiplicarono le politiche e istituzioni ambientali internazionali. Il movimento ambientalista italiano ebbe un forte sviluppo, in termini di ricchezza e varietà di contenuti, influenza politica, presa di massa, e capacità di produrre risultati. La lotta contro l'uso dell'energia nucleare fu uno dei principali cavalli di battaglia. L'ambientalismo si mosse sempre più verso un impegno politico, nelle istituzioni e per il cambiamento sociale. Esso ebbe un ruolo significativo nello stimolare lo sviluppo delle politiche ed istituzioni italiane per la protezione ambientale.
A partire dagli anni 1990 si è affievolito l'attivismo politico del movimento ambientalista, come è successo anche generalmente negli altri paesi europei: le idee ambientaliste si sono ormai diffuse tra la popolazione (sebbene in Italia meno che in molti altri paesi europei) e le politiche ambientali sono divenute più centrali nell'azione di governo nazionale ed europea. La rappresentanza politica in Italia non si è affermata oltre un ruolo marginale. Molte grandi associazioni si sono istituzionalizzate, passando da attivismo ad azioni di pressione politica. Continuano a nascere gruppi di protesta locali e loro reti nazionali ed internazionali.
Origini dell'ambientalismo italiano
Le prime associazioni e movimenti ambientalisti italiani nacquero nella seconda metà del XIX secolo. Erano promosse da scienziati, persone di cultura e da coloro che desideravano valorizzare il territorio per il turismo. Le associazioni furono le forze trainanti delle prime azioni di conservazione naturalistiche, che culminarono con la costituzione dei primi due parchi nazionali italiani all'inizio degli anni 1920. Con l'avvento del fascismo, le idee estetiche e patriottiche che animavano la conservazione continuarono, assieme al desiderio di modernizzazione e di sviluppo del territorio e delle risorse, tipico dell'epoca. L'amministrazione fascista, tuttavia, promosse la centralizzazione e l'assorbimento delle azioni di conservazione nell'apparato statale.
Rinascita: dal dopoguerra al miracolo economico (1945-1967)
Contesto internazionale
Nel dopoguerra si instaurò un nuovo ordine mondiale. Fiorì la cooperazione internazionale, a partire dalle Nazioni Unite, e vi cominciò a farsi strada gradualmente anche la questione ambientale.. Attorno alle prime iniziative ambientali multilaterali, si ampliò il ventaglio di idee e modelli della conservazione, tendendo ad un superamento dei modelli protezionistici che ne avevano ispirato le fasi precedenti. Si avviarono radicali trasformazioni economiche che avrebbero avuto profondi impatti ambientali: l’intensificazione della produzione agricola, sostenuta da un ruolo crescente dell’industria chimica; lo sviluppo di grandi aree urbane coi loro problemi di smog; l’introduzione di nuovi materiali sintetici nelle produzioni industriali di massa; lo sviluppo dell'energia nucleare a scopi civili, assieme alle tensioni della guerra fredda, agli esperimenti nucleari militari in atmosfera e ai primi incidenti in impianti nucleari e alle loro ricadute di radiazioni; l’esplorazione spaziale, che stimolò anche una nuova sensibilità sul pianeta osservato dallo spazio.
La crescita della società di massa accese nuove opportunità di consapevolezza e partecipazione, specie per le classi medie nei paesi occidentali, dove letteratura, musica e arte misero sempre più in discussione lo status-quo. Negli Stati Uniti fiorirono le battaglie per i diritti civili e contro la guerra del Vietnam, la cultura pacifista e il movimento hippy. Negli anni 1960 il governo americano introdusse importanti norme ambientali che diffusero idee e modelli a livello internazionale.
Alcune opere pubblicate in questo periodo contribuirono a creare la sensibilità ambientale moderna anche in Italia (tra cui i libri di Rachel Carson sui rischi associati all'industria chimica) e a consolidare l’insegnamento dell’ecologia (come il manuale Fundamentals of ecology dei fratelli Odum). Contesto in Italia
Dal dopoguerra agli anni 1960 il paese attraversò un periodo di forte crescita economica, spinto dalla crescita economica globale, nonché aiuti internazionali e dal basso prezzo dell'energia. Ci fu un'intensa migrazione dal sud al nord, con grande crescita delle metropoli industriali e delle infrastrutture di trasporto.
Dai primi anni 1960, con l'avvento dei governi di centro-sinistra, l'indirizzo politico virò verso tentativi di maggiore programmazione economica e di riforme per una crescita più inclusiva. Tra le iniziative, si nazionalizzò l'energia elettrica e si estese l'obbligo scolastico. Le riforme però spesso mancarono di una visone politica complessiva e della capacità amministrativa necessaria per perseguirla: prevalsero clientelismo e gestione particolaristica.
Nella Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in vigore nel 1948, le idee ambientali dell’ottocento e primo-Novecento vi trovarono uno spazio modesto: due articoli non di grande dettaglio e articolazione. Il secondo comma dell’articolo 9 riguarda infatti la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico e il primo comma dell’articolo 32 riguarda il diritto alla salute. Questi saranno le basi del successivo sviluppo legislativo per le prime politiche ambientali repubblicane.
Rinascita dell’associazionismo Il vibrante associazionismo ambientale dell’Italia liberale era stato smorzato dall'espansione dello Stato totalitario fascista. La ripresa dell’attivismo nel dopoguerra fu ispirata soprattutto da valori e attori scientifici. Si avviò gradualmente negli anni 1950 e acquisì vigore ed influenza di massa negli anni 1960. I temi principali furono quelli tradizionali delle aree protette e della conservazione del patrimonio paesaggistico (sempre più ispirati da idee ecologiche, piuttosto che estetiche), assieme ai problemi emergenti dello sviluppo urbano e della gestione del territorio.
Nel 1948, la Société de la Flore Valdôtaine, sotto la guida del naturalista Renzo Videsott, promosse la costituzione del Movimento Italiano per la Protezione della Natura (MIPN) che era chiamato a svolgere il ruolo precedentemente della Pro Montibus. Nel 1952 la sua sezione di Milano si costituì in Unione Italiana per la Protezione della Natura (o Pro Natura). L’associazione si evolse in senso federale, dando vita nel 1959 alla Pro Natura Italica, che poi divenne (1970) la Federazione Nazionale Pro Natura..
Nel 1955 un piccolo gruppo di intellettuali tra cui Umberto Zanotti Bianco, Elena Croce, Desideria Pasolini dall'Onda e Antonio Cederna fondarono a Roma l’associazione Italia Nostra per la protezione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico. L’associazione ebbe per diversi anni un numero ridotto di soci, ma riuscì a radicarsi in molte città italiane e ad acquisire visibilità e influenza. Il nuovo sodalizio costituì una grande novità in un panorama piuttosto stagnante e preluse alla crescita di interesse per il patrimonio ambientale e culturale del decennio successivo. Un “gruppo verde” di Italia Nostra (Bonaldo Stringher, Paola Onelli, Arturo Osio, Pier Dionigi e Carlo Alberto Pinelli, successivamente Fulco Pratesi) tra il 1961 e il 1966 condusse importanti battaglie e numerosi progetti.
Nel 1965 nacque a Parma la Lega nazionale contro la distruzione degli uccelli (LENACDU), che nel 1975 diventò Lega italiana protezione uccelli (LIPU).
Nel 1967 su iniziativa di alcuni componenti del “Gruppo verde” di Italia Nostra, e in particolare di Arturo Osio e Fulco Pratesi, venne costituito l’Appello Italiano per il World Wildlife Fund (WWF) internazionale (che era stato costituito nel 1961). I legami internazionali e la finalità decisamente rivolta alla raccolta di fondi fecero del sodalizio una novità assoluta per l’Italia, che nel giro di pochi anni conquistò un inedito seguito di massa, cogliendo la crescente domanda di ambiente. Il WWF introdusse nell'associazionismo ambientale italiano un legame diretto con la dimensione globale, mise l'ecologia al centro, e investì nell'educazione ambientale anche delle giovani generazioni.
Oltre le associazioni ambientaliste, il nascente movimentismo politico degli anni 1960 inizialmente non si fece portatore delle idee di contro-cultura che già si diffondevano negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali, se non in misura marginale. L'ideologia e i modelli organizzativi marxisti-leninisti erano dominanti e tali rimasero fino ai più intensi movimenti sociali agli anni 1980, in cui la divisione ideologia tra destra e sinistra si attenuò, permettendo una maggiore apertura a nuove istanze sociali.
Temi: continuità e cambiamenti
Conservazione delle aree protette Nel 1949, naturalisti tra cui Renzo Videsott e Alessandro Ghigi promossero la costituzione all'interno del Consiglio Nazionale delle Ricerche di una Commissione parchi nazionali (nel 1951 essa cambierà nome in Commissione per la protezione della natura): svolgerà una fondamentale funzione di denuncia, stimolo e proposta, sino alla sua soppressione nel 1980.
Nel frattempo tra il 1947 e 1951 vennero ricostituiti gli enti gestori del Parco nazionale del Gran Paradiso e di quello d’Abruzzo, che così recuperarono l’originario statuto di autonomia gestionale.
Nel 1959, su iniziativa del forestale Fabio Clauser e del naturalista Pietro Zangheri, l’Amministrazione di Stato per le foreste demaniali eresse 112 ettari di bosco delle Foreste Casentinesi, non più utilizzato da decenni, a riserva naturale integrale. Fu la prima riserva naturale integrale italiana e la prima area protetta creata in Italia dopo il 1935 e la prima delle oltre 130 riserve che il Corpo forestale dello Stato istituirà nel successivo ventennio.