Il seminario vescovile di Vittorio Veneto è l'istituzione della diocesi di Vittorio Veneto in cui vengono formati i futuri presbiteri per il servizio nella diocesi; con lo stesso nome viene designato anche l'edificio in cui esso ha sede, situato in Vittorio Veneto.

Il seminario nasce in attuazione del Concilio di Trento nel 1587 per volere di Marco Antonio Mocenigo, vescovo di Ceneda dal 1586 al 1599.

Il patrono del seminario vescovile è san Francesco di Sales. Il motto dell'istituto è Spes in semine ossia "La speranza è nel seme".

Storia Il 15 febbraio 1587 comincia la vita del seminario di Vittorio Veneto per volontà del vescovo di Ceneda Marco Antonio Mocenigo, che accoglie i primi dodici seminaristi.. Il Concilio di Trento aveva infatti imposto ad ogni diocesi di istituire e mantenere un collegio per la formazione del clero. Il concilio tridentino prevedeva la collocazione dei seminari nei pressi della cattedrale, per cui la sede originaria del seminario di Ceneda (poi Vittorio Veneto) fu individuata in un edificio a due piani esistente da tempo e in uso come abitazione privata, situato ove oggi sorge l'ala del seminario che si affaccia sulla via Largo del Seminario, continuazione di via del Fante.

Per tutto il XVII e XVIII secolo il numero dei seminaristi che frequentavano il seminario oscillavano tra un minimo di 10 ad un massimo di 44 chierici.. Erano dunque una minoranza rispetto a quanti continuarono a prepararsi al sacerdozio secondo le vecchie consuetudini, cioè nelle canoniche. Ciò avvenne in tutte le diocesi poiché mancavano i mezzi e le strutture per rendere il seminario istituzione esclusiva per la formazione del clero. Tuttavia apparve subito chiaro che la formazione ricevuta nelle canoniche non poteva competere con quella conseguita nei seminari, nei quali operavano guide preparate e dedite esclusivamente alle manisioni educative. Tra il 1710 e il 1713 il seminario di Vittorio Veneto rimase chiuso per gravi difficoltà economiche.

Tra il 1724 e il 1731 fu rettore del seminario il lessicografo Egidio Forcellini, chiamato dal vescovo di Ceneda Francesco Trevisan. In quel periodo Forcellini dovette interrompere o comunque rallentare la redazione del suo Totius Latinitatis lexicon cioè il grande lessico della lingua latina.

Il XIX secolo fu particolarmente fiorente per il seminario, tanto che, per dare modo ad un crescente numero di giovani di frequentarlo, fu fondato il collegio vescovile. Il collegio, attivo per vent'anni tra il 1830 e il 1850, era un convitto nel quale vivevano i chierici che frequentavano le scuole del seminario e che non potevano pemettersi di risiedervi per motivi economici. Nel 1840 furono terminati i lavori di edificazione di un nuovo fabbricato, non più esistente, dietro il primitivo edificio. Nel 1848 gli studenti frequentanti i tre corsi del seminario (ginnasio, filosofia e teologia), tra interni ed esterni, arrivarono ad essere quattrocento, senza contare i centosessanta bambini delle elementari..

Nel 1866 il passaggio del Lombardo-Veneto dalla dominazione austriaca al Regno d'Italia segnò l'inizio di un periodo difficile per il seminario, che aveva come principale mezzo di sostentamento il sussidio governativo. Infatti con il cambio del governo cadeva il riconoscimento pubblico del ginnasio e quindi il sussidio delle autorità civili. Di fronte a questo problema si decise di cedere per tre anni i locali del seminario all'autorità municipale, che vi istituì il proprio ginnasio e il proprio convitto. Il seminario fu danneggiato da questa scelta protrattasi per quattro anni e si vide diminuire notevolmente il numero dei seminaristi. Nel 1871 il seminario venne restituito all'autorità ecclesiastica e riprese faticosamente la sua attività, tra innumerevoli difficoltà economiche.

Nel 1885 divenne vescovo della diocesi cenedese Sigismondo Brandolini Rota che, provenendo dall'omonima famiglia di conti, coprì il deficit del seminario e fece edificare a sue spese il palazzo che ancor oggi si affaccia sulla piazza di Ceneda. Inaugurata nel 1893, la nuova ala fu pensata anche come residenza invernale per i vescovi che lo avessero desiderato. In quegli anni dei 140 studenti del seminario solo la metà vivevano nel convitto e solo 35 erano aspiranti al sacerdozio (distribuiti tra ginnasio e corso teologico).

Dal 1906, per volere del vescovo Andrea Caron, il Seminario cominciò ad accogliere solo studenti aspiranti al sacerdozio, ponendo così fine alla consuetudine plurisecolare di accogliere nelle aule scolastiche la convivenza di studenti interni e esterni. Nel 1909 i seminaristi arrivarono ad essere un centinaio.

Tra il 1913 e il 1914 i seminaristi della teologia costruirono la grotta della Madonna di Lourdes, con i massi e le rocce che portavano in seminario di ritorno dalle passeggiate quotidiane sui colli vicini: un gesto con il quale vollero porsi sotto la protezione di Maria. Di lì a poco scoppiò la prima guerra mondiale e i locali del seminario vennero tramutati dal vescovo Rodolfo Caroli in ospedale militare italiano e dopo la battaglia di Caporetto nel 1917, il seminario cessò ogni attività e diventò ospedale militare austriaco. Il seminario riaprì nel gennaio 1919 sotto l'impulso del vescovo Eugenio Beccegato, il quale operò instancabilmente per ripopolarlo tanto che tra la fine degli anni venti e l'inizio degli anni trenta del secolo si raggiunse il numero di 250 seminaristi..

Nel 1923 ebbero inizio i lavori di costruzione di un nuovo edificio, progettato dall'architetto Domenico Rupolo, che comprendeva al pian terreno le aule scolastiche, e al piano superiore la cappella del Sacro Cuore. Il 4 luglio 1926 il vescovo Eugenio Beccegato la consacrò e in seguito, dietro l'altar maggiore, venne posta la pala del Sacro Cuore dipinta da Luigi Cima da Villa di Villa (Mel) a formare un trittico assieme alla pala dell'Annunciazione proveniente dalla vecchia cappella opportunamente adattata.

La cappella del Sacro Cuore riceve luce da quattordici vetrate artistiche colorate realizzate dal laboratorio del celebre vetraio romano Giulio Cesare Giuliani (1882-1954) rappresentanti Gesù, la Beata Vergine Maria e importanti santi della storia della Chiesa.Nel 1930 venne completato il restauro dell'ala costruita da Sigismondo Brandolini Rota. Il palazzo di fine Ottocento, che si affaccia sulla piazza di Ceneda, venne innalzato di un piano e ne venne rifatta la facciata in stile settecentesco sul progetto dell'ingegnere veneziano Domenico Mocelin. In questa occasione venne eretta anche la torretta per l'osservatorio meteorologico.

Il 2 settembre 1931 il vescovo Eugenio Beccegato approvò la proposta dell'abate di Oderzo, Domenico Visintin, già prorettore del seminario, di istituire una specie di seminario minore per la bassa diocesi: la acuola apostolica di Oderzo. Si trattò di una scuola dedicata a ragazzi di quinta elementare e prima e seconda ginnasio, anche esterni, istituita allo scopo di assistere le vocazioni ecclesiastiche e religiose. Una volta terminata la seconda classe ginnasiale, quelli che si sentivano chiamati al sacerdozio sarebbero passati al seminario diocesano, oppure sarebbero stati indirizzati ad altri istituti religiosi di loro libera scelta. All'interno della scuola apostolica di Oderzo nacque alla fine degli anni quaranta l'Istituto San Pio X per prendersi cura delle vocazioni missionarie in particolare questo istituto aveva lo scopo di preparare ragazzi della diocesi da inviare come seminaristi nella Terra santa, perché lì proseguissero gli studi, conoscendo fin da piccoli la cultura e la lingua di quel popolo e diventando poi preti per quella terra. Negli anni, attraverso quest'istituto, la chiesa vittoriese ha donato ben dieci preti alla Terra santa tra cui Giacinto Marcuzzo e Ilario Antoniazzi.

Il 18 ottobre 1936 il terremoto del Cansiglio danneggiò gravemente anche gli edifici del seminario tanto da renderli inagibili. L'anno scolastico 1936-1937 si tenne quindi nella villa Pisani di Biadene (Montebelluna), residenza estiva dei seminaristi di Treviso e concessa provvidenzialmente dal vescovo di Treviso Antonio Mantiero. Si cominciò quindi a progettare un nuovo grandioso fabbricato in cemento armato secondo i criteri antisismici che permettesse la demolizione degli edifici lesionati dal terremoto. Il progetto fu realizzato dall'architetto Ferdinando Forlati e dell'ingegnere Ottorino Bisazza e i lavori cominciarono nel 1942 inaugurati dal vescovo Eugenio Beccegato, ma si interruppero ben presto a causa dell'aggravarsi della seconda guerra mondiale.

L'11 febbraio 1943 i seminaristi e i superiori si affidarono solennemente al Cuore Immacolato di Maria con una preghiera che da allora verrà riproposta annualmente l'11 febbraio. Durante la seconda guerra mondiale il seminario rimase aperto e in funzione, pur in spazi ridotti, anche durante l'occupazione dei locali da parte delle truppe tedesche dai primi mesi del 1945 fino agli eventi della Liberazione.

Al termine della guerra, sotto l'episcopato di Giuseppe Zaffonato, avverrà un vero e proprio rinnovamento edilizio: costruzione dell'ala di raccordo tra il corpo centrale e l'ala Brandolini Rota nel 1948, completamento del corpo centrale con la sua sopraelevazione di un piano nel 1950, costruzione della terza ala lungo via Gian Paolo Malanotti nel 1950, sistemazione del palazzo Bradolini Rota nel 1952 e, sempre nel 1952, demolizione degli antichi edifici lungo via del Fante con la realizzazione di un nuovo edificio. Quest'ultima costruzione, progettata dall'ingegner Giovanni Serravallo e dall'architetto Ferdinando Forlati, ospita il nuovo ingresso principale con la portineria, la cancelleria e la direzione, la cappella dei Superiori affrescata da Giuseppe Modolo, appartamenti per gli ospiti, il parlatoio e la grande aula accademica (aula magna) dedicata al pontefice Pio XII. L'inaugurazione del seminario completamente rinnovato nelle sue strutture avverrà nel 1954, alla presenza del cardinale Giacomo Lercaro, in sostituzione del cardinal Francesco Borgongini Duca che seppur invitato non poté partecipare perché malato. I seminaristi per l'anno scolastico 1955-1956 raggiunsero il numero di 266 (senza contare la scuola apostolica di Oderzo) distribuiti nei dodici anni degli studi: tre anni di scuola media, due anni di ginnasio, tre di liceo e quattro di teologia. Nel 1957 il vescovo Giuseppe Carraro fece acquistare a Cornigian di Zoldo una casa alpina per la villeggiatura estiva dei seminaristi e la intitolò a san Giuseppe. Il 28 gennaio 1957 dichiarò san Francesco di Sales patrono principale del seminario.

Nel 1959 Albino Luciani divenne vescovo di Vittorio Veneto e non essendo nuovo all'ambiente del seminario, era stato infatti professore e vicedirettore del seminario di Belluno, dedicò molto tempo e impegno alla cura dell'istituto. Si recava spesso in seminario per incontrare i responsabili, sollecitava offerte e raccolte fondi per coprire i debiti dell'istituto e talvolta assisteva agli esami degli alunni. Tra il 1962 e il 1965 il vescovo Luciani partecipò al concilio Vaticano II a da Roma inviò ai seminaristi delle lettere dal concilio.

Gli anni dell'episcopato di Antonio Cunial (1970-1982) videro un calo generale delle vocazioni. In relazione a queste difficoltà, il vescovo Cunial ribadì la collocazione del seminario maggiore in altra sede (ma con un inserimento adeguato e progressivo nella pastorale degli studenti di teologia), continuò a tenere aperto il seminario minore pur aprendo le scuole medie all'iscrizione di ragazzi esterni della zona di Vittorio Veneto. Nel 1971 venne aperta al pubblico la biblioteca del seminario che si trova al pian terreno dell'ala Brandolini Rota che si affaccia sulla piazza di Ceneda.