La carta di Fabriano è fabbricata e diffusa in tutto il mondo da quasi otto secoli, caratteristica che identifica Fabriano come “la città della carta” per antonomasia. Alla fine del secolo XIII i cartai fabrianesi introducono importanti innovazioni tecniche che trasformano la carta araba in carta occidentale. Fabriano nel Trecento è la culla della carta in Europa
Storia Secondo la tradizione, la carta viene prodotta per la prima volta in Cina nel 105 d.C. da Ts’ai Lun, che ha l’intuizione di fabbricare la carta con fibre vegetali, unendole tra loro per feltrazione: il processo di unione delle fibre tra loro, sino a formare una superficie uniforme detto foglio o feltro.Ulisse Mannucci, Lineamenti di storia della tecnica cartaria da Ts’ai Lun a Pietro Miliani, in Miscellanea di storia della carta. Origini, tecniche, imprenditori, fede religiosa, a cura di Giancarlo Castagnari, Fabriano, Pia Università dei Cartai, 1991, p. 8. Alcune scoperte archeologiche risalenti agli ultimi decenni del secolo XX hanno spostato al II secolo a. C. la datazione dei frammenti più antichi mai ritrovati.Giancarlo Castagnari, Carta cartiere cartai, in Carta cartiere cartai. La tematica storica di Andrea Gasparinetti, Fabriano, Pia Università dei Cartai, 2006, p. 15n. Più verosimilmente, infatti, Ts’ai Lun non è l’inventore della carta, ma colui che ha unito una somma di prove e di esperimenti condotti in più regioni della Cina e che presenta all’imperatore il prodotto perfezionato nel 105 d.C.
Per diversi secoli i cinesi custodiscono scrupolosamente la propria scoperta, ma dopo la battaglia di Samarcanda del 751 d.C. combattuta e persa contro gli arabi, alcuni artigiani fatti prigionieri sono costretti a rivelare la conoscenza della fabbricazione della carta. Da quel momento in poi, Samarcanda diviene un importante centro per la produzione di carta e gli arabi perfezionano e migliorano le tecniche di lavorazione apprese dai cinesi.Ulisse Mannucci, Lineamenti di storia della tecnica cartaria da Ts’ai Lun a Pietro Miliani, in Miscellanea di storia della carta. Origini, tecniche, imprenditori, fede religiosa, a cura di Giancarlo Castagnari, Fabriano, Pia Università dei Cartai, 1991, p. 11.
Da Samarcanda riprende il lento cammino della carta verso ovest, con passaggi fondamentali a Bagdad nel 794, Damasco e Tiberiade nel secolo X, ma anche a Tripoli e in Egitto dove nello stesso periodo ha già sostituito il prodotto locale per eccellenza: il papiro.François Déroche, La rivoluzione della carta dall’Oriente all’Occidente: tecniche di fabbricazione, in Scrittura e libro nel mondo greco-bizantino, a cura di Carla Casetti Brach, Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali, 2012, pp. 155-166. Le tappe successive riguardano prima la Tunisia e il Marocco, quindi l’altra sponda del Mediterraneo con il primo insediamento attestato in Spagna nel 1054 a Xàtiva nella provincia di Valencia, poi un secondo a Toledo nel 1085.
Fabriano tra i più antichi centri di produzione in Italia Tra la fine del IX e l'inizio del X secolo in tutte le regioni mediterranee, e quindi anche nelle aree musulmane del continente europeo più prossime all'Africa settentrionale, si commercia e si utilizza il manufatto arabo, sostituendo il costoso papiro egiziano e fornendo una valida alternativa alla pergamena. «Anche in Italia, nella seconda metà del Duecento, si produce carta con i metodi arabi, prima in Sicilia, poi nell’Amalfitano, in Liguria a Genova, nel Veneto, in Toscana, nelle Marche a Fabriano».Giancarlo Castagnari, Le origini della carta occidentale nelle valli appenniniche delle Marche centrali da un’indagine archivistica, in Alle origini della carta occidentale: tecniche, produzioni, mercati (secoli XIII-XV), a cura di Giancarlo Castagnari, Emanuela di Stefano, Livia Faggioni, Fabriano, ISTOCARTA, 2014, p. 11.
Come la conoscenza dell’arte cartaria sia giunta a Fabriano ancora oggi non è dato saperlo, nonostante le ricerche e gli studi prodotti da autorevoli storici negli ultimi due secoli. Le fonti più autorevoli individuano negli abituali contatti con la civiltà araba il motivo più probabile legato all'acquisizione del know-how necessario.Andrea Gasparinetti, Carte, cartiere e cartai fabrianesi, in Carta cartiere cartai. La tematica storica di Andrea Gasparinetti, a cura di Giancarlo Castagnari, Fabriano, Pia Università dei Cartai, 2006, pp. 73-75. Secondo lo storico Andrea Gasparinetti potrebbero essere stati dei pirati saraceni catturati dopo una delle frequenti incursioni effettuate nel mar Adriatico ad aver permesso il passaggio di conoscenze. Per sostenere la sua tesi ricorda che nel secolo XIII era presente a Fabriano – come è attestato dalle fonti un Borgo Saraceno situato proprio lungo la via che dal centro si dirige verso la città di Ancona.Andrea Gasparinetti, Carte, cartiere e cartai fabrianesi, in Carta cartiere cartai. La tematica storica di Andrea Gasparinetti, a cura di Giancarlo Castagnari, Fabriano, Pia Università dei Cartai, 2006, pp. 74-75.
A differenza che negli altri paesi, in Italia iniziano dei tentativi di modificare la tecnica araba con l’obiettivo di migliorarla e adattarla alle risorse locali disponibili. È la fase che Andrea Gasparinetti definisce “arabo-italica” e che a Fabriano origina l’introduzione di importanti innovazioni che perfezionano il prodotto carta.Andrea Gasparinetti, Carte, cartiere e cartai fabrianesi, in Carta cartiere cartai. La tematica storica di Andrea Gasparinetti, a cura di Giancarlo Castagnari, Fabriano, Pia Università dei Cartai, 2006, p. 66.
Attraverso lo studio di documenti conservati negli archivi fabrianesi e in quelli dei comuni limitrofi, è stata dimostrato come già nel 1264 fosse attestato il commercio di carta bambagina nell’alta valle del fiume Esino.Giancarlo Castagnari, Il contributo culturale di Fabriano alla storiografia cartaria, Rassegna Ieri X Oggi, LabStoria, https://labstoria.org/il-contributo-culturale-di-fabriano-alla-storiografia-cartaria/, 2019, URL consultato il 17 gennaio 2022. L'analisi delle carte fabrianesi degli ultimi decenni del secolo XIII rivela l’evidente passaggio dalla tecnica araba a quella europea-fabrianese.Giancarlo Castagnari, Le origini della carta occidentale nelle valli appenniniche delle Marche centrali da un’indagine archivistica, in Alle origini della carta occidentale: tecniche, produzioni, mercati (secoli XIII-XV), a cura di Giancarlo Castagnari, Emanuela di Stefano, Livia Faggioni, Fabriano, ISTOCARTA, 2014, pp. 9-34.
Le tre innovazioni fabrianesi Le tre principali innovazioni tecnologiche riconosciute ai mastri cartai che permettono di ottenere un prodotto competitivo in grado di sostituire la pergamena e di conquistare il mercato dei paesi europei e del bacino del Mediterraneo – sono state: invenzione della pila idraulica a magli multipli, collatura della carta con gelatina animale, utilizzo della filigrana per la marcatura dei fogli.
La pila idraulica a magli multipli nasce da una modifica del macchinario utilizzato nella lavorazione dei panni lana, in questo caso adattato in marchingegno per disgrossare gli stracci di canapa e lino – in seguito anche cotone – che costituiscono le materie prime per fabbricare la carta. La macchina sostituisce la primitiva battitura praticata dagli arabi con il pestello azionato a mano per preparare l'impasto per fabbricare il foglio di carta.Giancarlo Castagnari, Fabriano città della carta dal XIII secolo, in La Carta: ingegno e creatività, orgoglio Fabrianese nei secoli, Fabriano, Palio di San Giovanni Battista, 2016, pp. 34-39. Azionata dall’energia idraulica del fiume Giano, la pila idraulica a magli multipli diviene il primo mezzo meccanico utilizzato per la lavorazione della carta a mano e sarà utilizzata nelle cartiere fabrianesi fino alla metà del secolo XX, nonostante l'introduzione in città – due secoli del cilindro olandese raffinatore.
Per primi i fabrianesi introducono l'impermeabilizzazione del foglio con colla di gelatina animale ottenuta dalla bollitura del carniccio proveniente dagli scarti delle locali concerie. Viene abbandonato l’uso della colla ricavata da sostanze amidacee, in particolare la farina di frumento, com'era in uso presso gli arabi: la carta diviene meno deteriorabile e resiste agli attacchi dei microrganismi. Il miglioramento qualitativo apportato grazie a questa tecnica fa cadere il divieto emanato nel 1231 dall'imperatore Federico II che proibiva l’uso della carta bambagina per la stesura degli atti pubblici in favore della pergamena.Giancarlo Castagnari, L'arte della carta nel secolo di Federico II, Fabriano, Pia Università dei Cartai, 1998.
Ai mastri cartai fabrianesi viene riconosciuto il merito di aver adottato dall’ultimo decennio del Duecento il signum oggi denominato filigrana, visibile guardando in controluce il foglio di carta. La filigrana si ottiene modellando un filo metallico secondo un disegno, una lettera, un nome che si vuole riprodurre e quindi nel cucire la sagoma ottenuta sulla superficie della forma. La tecnica utilizzata sin dalle origini è detta in chiaro perché essendo in rilievo durante la lavorazione si depositerà meno impasto sul filo rispetto alla restante superficie del piano.Andrea Gasparinetti, Carte, cartiere e cartai fabrianesi, in Carta cartiere cartai. La tematica storica di Andrea Gasparinetti, a cura di Giancarlo Castagnari, Fabriano, Pia Università dei Cartai, 2006, pp. 79-81.
La carta di Fabriano invade i mercati europei e mediterranei La carta araba arrivata a Fabriano nel secolo XIII subisce nel piccolo centro appenninico quelle trasformazioni che rendono la carta bambagina il supporto più richiesto per la scrittura dei documenti. Il manufatto prodotto sulle rive del fiume Giano già nel Trecento è rinomato per le proprie qualità ed inizia ad invadere i mercati europei e mediterranei.Giancarlo Castagnari, Fabriano città della carta dal XIII secolo, in La Carta: ingegno e creatività, orgoglio Fabrianese nei secoli, Fabriano, Palio di San Giovanni Battista, 2016, p. 35.
Se il personale addetto alla fabbricazione lavora nelle gualchiere ad impresa familiare dislocate lungo il fiume, all’interno delle mura cittadine avviene la fase di allestimento. Gli addetti a questa operazione sono detti cialandratori e lavorano in locali chiamati cambore, dove si esegue la lisciatura dei fogli con uno strumento denominato cialandro. La carta viene selezionata, piegata e confezionata dall’apparecchiatore, una volta imballata è pronta per essere consegnata allo spedizioniere.Giancarlo Castagnari, Fabriano città della carta dal XIII secolo, in La Carta: ingegno e creatività, orgoglio Fabrianese nei secoli, Fabriano, Palio di San Giovanni Battista, 2016, p. 38.
Diviene sempre più importante nel comune medievale il peso della borghesia, tra le cui file emerge la figura del mercante che all'attività commerciale affianca quella di imprenditore nell’azienda cartaria. Tra le diverse compagnie mercantili attive in città tra il secolo XIV e il secolo XV, primeggia quella del fabrianese Lodovico di Ambrogio di Bonaventura.Andrea Gasparinetti, Carte, cartiere e cartai fabrianesi, in Carta cartiere cartai. La tematica storica di Andrea Gasparinetti, a cura di Giancarlo Castagnari, Fabriano, Pia Università dei Cartai, 2006, p. 91. Dallo studio dei suoi registri, conosciamo le principali mete di destinazione del prodotto fabrianese: Ancona, Fano, Rimini, Gubbio, Perugia, Spoleto, Città di Castello, Firenze, Pisa, Siena, Lucca, mentre dal porto di Talamone le balle di carta raggiungono Aigues-Mortes – vicino a Montpellier – da dove proseguono verso altri mercati europei.Giancarlo Castagnari, Dall’impresa artigiana all'industrializzazione, in L'uomo, il foglio, il segno. Studi di storia della carta, a cura di Giancarlo Castagnari, Fabriano, Pia Università dei Cartai, 2001, p. 25. I depositi principali sono a Perugia, Fano e Venezia.