La chiesa di San Zaccaria è un luogo di culto cattolico della città di Venezia, situato nel centro di Venezia, vicino a piazza San Marco ed a Palazzo Ducale, presso il campo che da essa trae nome. La chiesa è dedicata a Zaccaria, padre di Giovanni Battista.
Storia Chiesa antica, risalente al IX secolo, periodo nel quale venne costruito il primo edificio per accogliere i resti del padre di San Giovanni Battista, che erano stati donati dall'imperatore bizantino Leone V l'Armeno alla città di Venezia per rafforzarne l'amicizia.
I dogi Agnello e Giustiniano Partecipazio fecero aggiungere un monastero di Benedettine, che fu riedificato sotto il doge Orso I Partecipazio dalla badessa Giovanna, la quale ne era la figlia. Nell'anno 1105 un terribile incendio lo distrusse, insieme con la chiesa, e si racconta che morirono asfissiate più di cento monache, che si erano rifugiate nel sotterraneo, ancor oggi esistente, sotto l'altare maggiore.
Il 10 giugno 1458 fu ufficialmente aperto il cantiere per la “chiesa nuova” di San Zaccaria. La Chiesa di San Zaccaria è uno dei luoghi di culto più antichi della città. Non solo questo è uno dei luoghi migliori per mostrare il potere della Repubblica tramite nuove costruzioni, ma è anche il luogo migliore per rafforzare e legittimare il nuovo ruolo che Venezia è pronta a interpretare come "Alterum Byzantium". L'organizzazione del cantiere era totalmente controllata dalle religiose che gestivano direttamente gli appalti con le maestranze e si occupavano della fornitura dei materiali. Tuttavia le scarse e incomplete informazioni documentarie, pur fornendo una buona idea di come veniva gestito il cantiere e l'approvvigionamento dei materiali, non consentono di definire le responsabilità di progettoLa fonte di riferimento è il libro dei conti conservato nel'Archivio di Stato di Venezia; citato in , p. 219..
L'idea complessiva di Antonio Gambello di sviluppare il suo primo progetto in realtà non è stata supportata da alcun documento: non è mai stato menzionato o ricordato un modello nei progetti di spesa a suo favore. D'altra parte, in quel periodo si è verificata una generale carenza di documentazione relativa alla fase di progettazione a Venezia, affidando spesso la gestione dei cantieri a proti senza responsabilità progettuale.
Descrizione
La chiesa di San Zaccaria è composta da due edifici adiacenti, conosciuti come “chiesa vecchia” e “chiesa nuova”.
Le rimanenze della "chiesa vecchia” sono situate al lato destro rispetto alla “chiesa nuova”, include, sopra la cripta, la vistosa cappella maggiore costruita e decorata tra il 1440 e il 1445 oggi prende il nome da San Tarasio, l'adiacente cappella detta dell'Addolorata e altri spazi creati fra il 1458 e il 1463, che poi a seguire vennero modificati.
La "chiesa nuova" è l'imponente basilica di cui Antonio Gambello fece da protomaistro agli inizi, fu poi succeduto da Mauro Codussi fra il 1458 e i primi del '500. È caratterizzata soprattutto dal deambulatorio, dalle alte volte e dalla trionfale facciata in pietra., pp. 219-220.
La chiesa edificata da Antonio Gambello ha pianta longitudinale con un solo ingresso ed è divisa in tre navate; presenta volte a crociera, una facciata tripartita da colonne binate e aperta da numerose finestre, in numero decrescente dal basso verso l'alto, sovrastate dal grande timpano ad arco sormontato dalla statua di San Zaccaria. La larghezza della navata centrale è pari al doppio delle navate laterali e termina con un'abside/presbiterio poligonale circondato da un ambulacro dove sono presenti le aperture delle cappelle semicircolari., p. 220. L'utilizzo dell'area retrostante l'altare maggiore è garantita dalla continuità spaziale tra i passaggi laterali e le navate laterali. Sembra che l'articolazione dell'area presbiteriana non possa essere collegata a un tecnico come Gambello, in quanto questa suggerisce un riferimento alla Basilica del Santo a Padova e un consapevole restauro dell'architettura della chiesa di pellegrinaggio.
Facciata La facciata è divisa orizzontalmente in più registri con notevoli differenze dovute alle successive fasi di lavorazione. I primi due registri dell'edificio sono noti per essere i più divisivi tra gli storici dell'architettura. Certo, il terzo registro segna un cambio di ritmo e mostra un nuovo e diverso modo di lavorare, ma la discontinuità compositiva e cromatica tra il primo e il secondo registro solleva degli interrogativi.
Primo registro Nel primo registro, la griglia ottenuta con la fascia di modanatura in pietra d'Istria si sovrappone alla muratura a partire dall'alto basamento, che è caratterizzato dalla presenza di due grossi tori. Una griglia in pietra segna le superfici, in cui tarsie marmoree costruiscono motivi decorativi geometrici. Colonne snelle e tortili sostituiscono fasce verticali di pietra agli angoli dei contrafforti. Nelle campate laterali della facciata, listelli di pietra d'Istria sono accostati a rilievi di una coppia di profeti incorniciati da ornamenti all'antica, festoni di fiori e frutti sorretti da putti. Appare evidente l'autonomia di alcuni degli elementi che compongono il primo registro in quanto l’assemblaggio non è avvenuto simultaneamente ma nel corso del tempo.
Le lacune presenti nei documenti tra il 1465 e il 1473 non aiutano a dare una risposta precisa agli incarichi progettuali e, l'assenza di Gambello dal cantiere dal 1477 portò anche a interrogarsi su chi lo sostituisse prima che fosse assunto Mauro Codussi nel 1483.
Il primo registro si erge sopra uno zoccolo marcatamente modanato e si chiude con un trabeazione aggettante. La sua superficie si presenta ornata da una griglia di tarsie marmoree rosate che racchiudono al centro delle campate esterne due bassorilievi con coppie di profeti incorniciati da ghirlande sostenute da putti. La zoccolatura non viene tagliata inserendo la porta, ma si interrompe in una parte "neutra" della facciata, non ricoperta dalle tarsie. Per quanto riguarda il portale, le basi delle paraste contrastano la zoccolatura e non si integrano nella facciata, mentre la trabeazione continua l'impianto dell'intero registro. Queste incongruenze sono in parte spiegate da un pagamento effettuato solo nel 1483 a favore di Giovanni Buora per l'esecuzione del portale. Infatti, osservando l’ingresso laterale, eseguito in concomitanza con la creazione del primo registro, si nota una analoga incongruenza. Tornando alla facciata, notando il ritmo delle specchiature e l'assemblaggio delle fasce modanate, notiamo come la larghezza dei contrafforti determini la geometria della griglia: questo processo ignora la scala complessiva della fabbrica, generando degli “scarti” sulla superficie da ricoprire.
L'ordine architettonico compare nel primo registro solo per incorniciare il portale d'ingresso; vi sono paraste pseudo-corinzie la cui simmetria è scandita da una cornice modanata a perline e fusarole, e adornate da candelabre con motivi fitomorfi. Candelabre che appaionoquasi sovrapponibili a quelle scolpite sulla prima piattaforma della scala del Palazzo Ducale di Urbino, sormontate in alto dall'emblema di Federico da Montefeltro: l'aquila ad ali distese su coppie di bombarde rovesciate. A San Zaccaria vengono rimosse le bombarde e sostituite con due bassorilievi detti patere. Inoltre, sulla parasta sinistra, compare una fenice sul braciere che sostituisce il rapace presente sul lato destro del portale, ossia l'aquila "dei Montefeltro". L'inquadramento del portone d'ingresso della chiesa ridefinisce il significato dei motivi decorativi in chiave cristiana: l'aquila non è più un imperiale e assieme alla fenice alludono chiaramente alla passione e risurrezione di Cristo.
Secondo registro Il secondo registro è interamente in pietra d'Istria ed è scandito da un susseguirsi di alti archi, tutti ciechi e occupati da nicchie, tranne le quattro corrispondenti alle navate laterali., p. 223. Le nicchie non si allineano con la frazione geometrica del primo registro, e ad un attento esame emerge come l'ordine delle paraste sia costruito attraverso elementi giustapposti le cui dimensioni cambiano spesso per adattarsi alla facciata., pp. 223-224. Pertanto, in corrispondenza delle aperture, è stato necessario ridurre le scanalature da quattro a tre e forzare la contrazione dei capitelli, risultando nei quattro tipi di variazione esistenti., p. 224. La scelta di non alterare il ritmo delle nicchie le fa deformare nello spessore dei contrafforti, e l'assemblaggio di capitelli diversi non può essere attribuito al principio di simmetria, suggerendo una scarsa conoscenza dell’articolazione degli elementi in tutta la logica del prospetto. Sebbene il secondo registro esibisca un lessico rinnovato all’antica rispetto a quanto fatto nel livello sottostante, è difficile che Mauro Codussi ne sia l’autore.
Le microarchitetture che compongono il Trono delle Madonne e le cornici dei politici del periodo tre-quattrocentesco sono organizzate in modo simile: registri inferiori con fondi geometrici (anche su più livelli) su cui si sovrappongono una sequenza di archi, nicchie ogivali o edicole di diverse dimensioni e contenuti in un telaio determinato dalla geometria del "basamento"., p. 225. Consideriamo due esempi, uno dei quali è nella stessa chiesa di San Zaccaria: la pala marmorea dell'Incoronazione della Vergine e Santi, scolpita a Venezia nell'inverno del 1388 da Iacobello e Pierpaolo dalle Masegne, e l’ancona lignea di Antonio Vivarini, Giovanni d'Alemagna e Ludovico da Forlì furono collocate sull'altare maggiore della Cappella d'Oro nella "Chiesa Vecchia" nel 1445., pp. 225-226. La motivazione era il desiderio di continuare la facciata con un’architettura aggiornata all’antica. A questo proposito, non è da sottovalutare l'impatto della facciata San Michele in Isola sull'ambiente veneziano., p. 226. La scelta di abbandonare del tutto i marmi colorati a favore della pietra d'Istria sottolinea il senso di discontinuità tra i due registri che in realtà sono composti da canoni simili e restituiscono il lento processo di assimilazione del nuovo linguaggio.
Dato lo sfondo gotico e il rapporto compositivo con le pale dell'altare, si può ipotizzare il coinvolgimento di Antonio Vivarini, pittore non avvezzo a controllare grandi dimensioni ma che aveva frequentato grandi cantieri e incontrato artisti di diversa provenienza. Un segno in merito lo suggeriscono le paraste che scandiscono le nicchie posizionate sopra l’entrata laterale, sul lato destro della chiesa (probabilmente le prime ad essere costruite). Fino ai primi contrafforti angolari, le nicchie sono separate da una sequenza di paraste a tre o quattro scanalature, capitelli pseudo-corinzi con abachi curvi, fiori d’abaco e foglie d’acanto e caulicoli angolari con foglie ricadenti.
A partire dal fianco destro della chiesa fino al primo contrafforte della facciata, le nicchie sono segnate con lo stesso ordine pseudo-corinzio e decorate con conchiglie, mentre le teste di putti e serafini sono scolpite nei pennacchi, tra gli archi che delimitano le nicchie., pp. 229-230. Dopo il primo contrafforte, questa uniformità cessa e anche le conchiglie perdono il loro originario naturalismo, in quanto la loro forma è più semplificata e la curvatura della valva si riduce. Pertanto, il modello delle maestranze risulta differente e, al posto della testa dei putti, compaiono nella decorazione all'interno dei pennacchi motivi vegetali, delfini legati per la coda a un tridente e maschere vegetali antropomorfe., p. 230.
Interno