Aegritudo Perdicae, tradotto come "la malattia di Perdica" o anche "di Perdicca", è il titolo di un carme latino di 290 esametri, risalente all'epoca tardoimperiale o altomedievale,. di autore ignoto, riferibile a un periodo all'incirca tra il V e il VII secolo dopo Cristo.
Autore, datazione e modelli L'autore è ignoto, sebbene gli studiosi abbiano riscontrato similitudini con lo stile di Draconzio – motivo per cui, a volte, ne è stata proposta l'attribuzione.Sulla paternità del poemetto e la difficoltà di attribuirlo a Draconzio, vd. e . In generale, vd. anche . Emil Baehrens, editore principe dell'opera, riteneva che l'autore fosse un africano.L'ipotesi è accolta da ; cf. in particolare p. V, dove si rimarca come, "a parte Claudiano", gli autori che menzionano la vicenda siano entrambi africani. Elementi stilistici e linguistici sostengono una datazione al VI o VII secolo d.C., forse in area spagnola (all'epoca sotto il dominio dei Goti).
La vicenda di Perdica è anche in Claudiano, Carm. min. 8; Draconzio, Romulea 2 (Hylas), 49-72; e in Fulgenzio, Mythogr. 3, 2.. Massimo Lenchantin de Gubernatis riteneva che un'altra fonte d'ispirazione possa essere stata la Vita d'Ippocrate attribuita a Sorano (II sec. d.C.)..
Trama Venere, offesa dal principe Perdica, ingiunge a Cupido di colpirlo con una delle sue frecce. Il principe si innamora così della sua stessa madre e a nulla vale l'intervento dei medici di corte. Solo Ippocrate intuisce, per caso, la causa del male, ma non riesce a trovarvi una cura. Disperato, Perdica si toglie la vita.
Conservazione e tradizione manoscritta L'opera è conservata dal solo manoscritto Londra, British Library, Harley 3685 (XV sec.), ff. 21v-25v [H], già di proprietà di Konrad Peutinger. Il testo è viziato da numerose corruttele.
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