Il cirneco dell'Etna è una razza di cane da caccia molto antica, è la più antica delle 16 razze canine italiane ufficialmente riconosciute dell'Ente nazionale cinofilia italiana (ENCI). In vecchi testi si legge anche cerneco o ciarnigo o cirneico o cernieco o chirnecu.
È un cane che ha subito poche manipolazioni nel corso dei secoli ed è ritenuta la razza canina registrata più antica del mondo. Il cirneco dell'Etna è riconosciuto dal 1989 a livello internazionale dalla Fédération cynologique internationale (FCI) con standard di razza numero 199, mentre in Italia, come per molti cani da lavoro, la registrazione è subordinata al completamento con successo di una prova di lavoro. Dal 2021 la razza fa parte del Registro Eredità Immateriali della Sicilia (REIS).
Il nome, per la seconda parte, si riferisce al vulcano Etna in Sicilia, zona dove la razza ha avuto origine; mentre la prima parte del nome, secondo una teoria, deriverebbe dalla parola latina cernere ("setacciare"), riferendosi con ciò alla cura con cui il cane esplora il territorio alla ricerca di prede durante la caccia. Invece, secondo un'altra teoria, più accreditata, l'origine del nome fa riferimento all'origine geografica della razza; infatti, essa deriverebbe dal nome dell'antica città Cirene, quindi dalla regione libica della Cirenaica.Yorick Gomez Gane, «Il cirneco tra Sicilia e mediterraneo- Saggio storico-linguistico. Centro di studi filologici e linguistici siciliani, n. 25 Palermo 2014. ISSN 0577-277X
Questa antica razza mostra un acuto senso dell'olfatto che usa per cacciare la piccola selvaggina, in particolare i conigli sulle pendici scoscese ed aride dell'Etna.
Storia
Dove e quando il cane venne addomesticato è un quesito che affligge da decadi i genetisti e da secoli gli archeologi.
Oggi il cane è da considerare un clade monofiletico fratello di quello dei lupi euroasiatici e che questi due cladi siano a loro volta fratelli del clade dei lupi nordamericani; il cui capostipite non è stato identificato essendosi estinto. Il cane è stato il primo animale ad essere addomesticato tra i 20.000 ed i 40.000 anni fa. Il primi resti ossei di un cane sepolto con umani sono i resti del cane Bonn-Oberkassel sepolto accanto agli umani 14.200 anni fa. Alla fine della più recente era glaciale, 11.700 anni fa, si sono formati cinque lignaggi ancestrali, che si sono diversificati l'uno dall'altro e sono rappresentati attraverso antichi resti di campioni di cani trovati in Medio Oriente (7.000 anni a. C.), in Carelia (10.900 a. C.), nel Lago Baikal (7.000 a. C.), nell'antica America (4.000 a. C.) e nel cane canoro della Nuova Guinea (oggi).
Gli scheletri di cane più antichi conosciuti si trovano sui monti Altai della Siberia e in una grotta in Belgio, datati circa 33.000 anni fa. Secondo gli studi, ciò potrebbe indicare che l’addomesticamento dei cani è avvenuto contemporaneamente in diverse località geografiche.
A Cipro sono stati trovati resti della domesticazione del cane, risalenti a circa 10.000 anni a.C..
Ricercatori siciliani hanno ritrovato e studiato resti ossei incompleti di canis familiaris nel teatro antico e la via Teatro Greco a Catania, reperti risalenti al periodo eneolitico, insieme a questi reperti ossei sono state trovate anche la presenza di decori di tipo Stentinello/Kronio su frammenti ceramici. Abbastanza comuni sono le statuette in terracotta raffiguranti animali vari.
Prima del VI secolo a. C.
Il cirneco è presente in Sicilia da migliaia di anni. Bassorilievi scoperti nella Valle del Nilo e risalenti al 4000 a.C., raffigurano cani che potrebbero essere i progenitori dei cirneco moderno e dei cani tipo podenco presenti in tutta la penisola iberica. La maggior parte degli autori concorda sul fatto che i cani segugi tipo podenco contemporanei, cui può essere assimilato il cirneco, conservano ancora discendenze con l'antico tipo canino. Probabilmente, come affermato da molti documenti non ufficiali, ciò è dovuto alla diffusione di questo tipo canino nel bacino del Mediterraneo da parte dei Fenici durante il I millennio a.C..
I Fenici furono dei commercianti che dominarono il Mar Mediterraneo in un periodo che va da duemila a tremila anni fa. Essi si espansero dalla loro patria nel Levante, nell'odierno Libano, per stabilire colonie e stazioni commerciali in tutto il Mediterraneo. Successivamente scomparvero dalla storia intorno alla fine del I secolo a.C.. La loro strategia di espansione prevedeva l'istituzione di colonie stanziali, prima tra tutte Cartagine nell'odierna Tunisia, e molte altre stazioni commerciali, dove rimasero per periodi più brevi. Le loro attività sono state registrate da scrittori dell'epoca, fra cui egizi, greci, fonti bibliche, Strabone, Plinio il Vecchio e Avieno, inoltre, i resti delle loro città e delle loro reti commerciali sono stati ampiamente documentati dagli archeologi.
Recenti studi incentrati sulla storia genetica delle popolazioni umane hanno confermato un ampio scambio e continuità tra i Fenici e le altre popolazioni mediterranee autoctone, avvalorando così l'ipotesi che, mentre i marinai fenici stabilivano insediamenti a Malta, in Sicilia, a Ibiza, nella penisola iberica e anche lungo la costa nordafricana, potrebbero aver portato con sé anche cani. Cani dalle orecchie a punta di origine africana o asiatica, ciò insieme al ben noto commercio del vino e della porpora derivata dal murex.
A conferma di quanto sopra, suggestiva l'ipotesi che progenitori fossili dell'attuale cirneco possano trovarsi nel cimitero fenicio dei cani della città di Ascalona; dove è stato trovato il più grande cimitero di animali di qualsiasi tipo conosciuto nel mondo antico. M. Smith, An epidemic accounts for the dog burials, Biblical Archaeology Review, 1991, 17/6:12–14. L. E. Stager, Why were hundreds of dogs buried at Ashkelon?, Biblical Archaeology Review, 1991 17/3:26–42. L. E. Stager, Reply to Prof. Morton Smith, Biblical Archaeology Review, 1991, 17/6:14,
Infatti, secondo la ricercatrice sudafricana Anne Marie Smith, i cani che sono stati trovati sepolti ad Ascalona erano quelli morti prima che potessero essere trasportati in nave verso destinazioni commerciali attraverso il Mediterraneo dalle navi fenicie.
Ad ulteriore conferma questo cimitero di cani non è l'unico nella storia del Mediterraneo, infatti, nel porto di Berenice in Egitto sul Mar Rosso ne è stato trovato un altro con 585 sepolture di cani domestici.
Immagini antiche di levrieri con orecchie erette e musi appuntiti si trovano in molti paesi di questa regione. Inoltre, le ricerche archeologiche, i testi e l'iconografia indicano un'economia canina multiforme, ma spesso ignorata, nell'antico Mediterraneo orientale e nel Vicino Oriente. Questa economia includeva non solo i più noti ruoli dei cani come aiuti alla caccia, guardie, spazzini di villaggio e compagni, ma anche il loro utilizzo per il consumo della carne come alimento, l'uso delle loro pelli e anche l'utilizzo per scopi medicinali e/o rituali.
Il ruolo rituale attribuibile ai cani è correlato al fatto che il cane è caratterizzato dalla pluralità di funzioni e di valori simbolici ad esso associati. Le funzioni simboliche del cane nella religione fenicia e punica sono state studiate in modo estensivo; uno studio ha permesso di stabilire con ragionevole certezza che il cane nel mondo fenicio ha una minore importanza rispetto al mondo greco-romano; ciò alla luce del fatto che i fenici raramente facevano consumo della sua carne (cinofagia).
Al contrario del mondo greco dove il sacrificio di animali agli dei Thysía (Θυσία) e ai defunti Enágisma (ἐνάγισμα), è molto meglio documentato.Jan N. Bremmer, Modi di comunicazione con il divino: la preghiera, la divinazione e il sacrificio nella civiltà greca, in Salvatore Settis (a cura di), Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, vol. 1 I Greci nostri antenati, Torino, Einaudi, 2008, p. 248.
Così anche nel mondo romano e nel mondo egizio dove i legami di affetto tra uomo e cane sono ben documentati, anche grazie al ruolo del sacrificio apotropaico.
Dopo il V secolo a. C.
Storicamente la presenza del cane tipo cirneco in Sicilia è provata dal fatto che già da almeno 2.500 anni sono state coniate un gran numero di monete con l'immagine del cane, monete coniate soprattutto nel V-III secolo a.C.
In particolare, i rappresentanti di questo tipo di cane sono raffigurati sulle monete di Segesta, dove sono state trovate circa 150 diverse varianti di monete d'argento e 100 di bronzo.
Anche in altre città siciliane come Erice, Motia, Palermo, i cani avevano un significato religioso; a conferma di ciò erano spesso raffigurati nella monetazione locale. Inoltre, in molte delle monete realizzate dai Mamertini, un gruppo di mercenari italiani che conquistarono Messina nel 286 a.C., da un lato è raffigurato il dio siciliano Adranos, personificante il vulcano Etna, e dall'altro un cane tipo cirneco.
Esemplari di questo tipo di monete si trovano nelle collezioni del Museo archeologico regionale Paolo Orsi, del British Museum di Londra,British Museum Department of Coins and Medals nel The Digital Coin Cabinet of Würzburg University, e presso il Cobb Institute of Archaeology dell'Università statale del Mississippi.
Altre opere d'arte che ne testimoniano l'esistenza in epoca antica sono i mosaici della Villa romana del Casale di Piazza Armerina, villa edificata nel II-III secolo a.C.
Secondo un racconto del mito greco nel 400 a.C. Dioniso ordinò la costruzione del tempio del dio Adranòs sul versante sud-occidentale del vulcano, vicino la attuale città di Adrano. La leggenda racconta che migliaia di cirnechi custodissero questo tempio. Questi cani avevano la capacità di riconoscere i ladri e i miscredenti, che attaccavano, mentre accompagnavano i pellegrini al tempio ed erano tolleranti con quegli ospiti che mostravano segni di ebbrezza.[Hodgart, M. J. C. (1954). The Eighth Volume of the Spectator. The Review of English Studies, 5(20), 367–387. http://www.jstor.org/stable/511334]Emanuele Ciaceri, Culti e Miti nella storia dell'antica Sicilia, Brancato Editore, 2008.
Inoltre, il prof. Antonino Pagliaro spiega come il nome siciliano "cirnecu" provenga dal greco "Kyrenaikòs", cioè "cirenaico" e, attraverso una mediazione latina, diventi "Cyrnaecus", confermando così linguisticamente la presenza del cirneco già in epoca greca.Antonino Pagliaro, “Ricerche linguistiche" 1950
Ante XIX secolo La parola cirneco compare per la prima volta in una prammatica del 20 aprile 1533 in cui si vieta l’uso della razza perché dannoso per la selvaggina:
Già nel 1520 Cristóbal de Escobar e Antonio de Nebrija usavano il termine “ Chirnecus uide cani” nel testo Vocabularium Nebrissense ex Siciliensi sermone in Latinum.
Andrea Cirino da Messina li definisce ottimi segugi nel libro Natura et Solertia Canum del 1650 e nel De venatione, et natura animalium del 1653.
Nel 1647 Francesco Abela, uno storico dell'isola di Malta, scrive: «Vi sono cani chiamati cernechi apprezzati per la caccia ai conigli e i luoghi sassosi, montuosi e ripidi ...».
Nella seconda metà dell’800 lo zoologo Giuseppe Galvagni nomina il cirneco "Canis Etneus" descrivendolo così:
XX - XXI secolo Nel 1932, un veterinario di Adrano, Maurizio Migneco, visto, in quegli anni, il pericolo di estinzione della razza lanciò un appello per tentarne il recupero. La giovane baronessa Agata Paternò Castello dei Duchi Carcaci, insieme ad altri appassionati, si impegnò in questo tentativo.
«La Baronessa studiò attentamente le origini di questo antico cane da caccia, ne analizzò le caratteristiche fenotipiche, recuperò i soggetti più meritevoli e cominciò ad operare una selezione con l'affisso "Aetnensis"; fu lei a voler aggiungere la specificazione dell'Etna al cirneco.