La chiesa di Santa Maria del Carmine è un luogo di culto cattolico, tra i più antichi della città di Alessandria, fondato dall'Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo.

Storia Contesto

Durante il XIII secolo, circa un secolo dopo la fondazione della città di Alessandria, il tessuto urbano intra mœnia subisce sensibili mutamenti: la cattedrale di San Pietro, edificata contestualmente alla nascita di Alessandria e demolita per decreto napoleonico nel 1803, ha trasferito l'asse centrale della città che prima ruotava attorno alla chiesa di Santa Maria di Rovereto, nuove chiese e nuovi edifici vedono la luce.

È del 27 settembre 1290 un breve di indulgenza concessa da papa Niccolò IV alla «Ecclesia Sancti Nicolai de Alexandria, ordinis Beatæ Virginis Mariæ de Monte Carmelo». Questa è la prima testimonianza scritta relativa alla presenza dei carmelitani in AlessandriaNello stesso periodo sul finire del XIII secolo, i carmelitani accettano le prime parrocchie e sono presenti a Bologna, nel 1293 al convento di san Martino Maggiore (cfr. Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna: 2. RR. II. 46 op. 1. Cfr. ), a Ferrara, nel 1295 nella chiesa di san Paolo (cfr. ), e a Roma, nel 1299 alla basilica dei santi Silvestro e Martino ai Monti (cfr. ). È interessante notare questa vicinanza temporale anche per la città di Alessandria.. Nella "Rellatione del stato del Conuento de RR. Padri del Carmine della Città d'allessandria in conformita della Constitutione della Santità di N. S. Innocenzo X.", viene specificato che « Il Monastero dell'Ordine del Carmine situato nella Città di Allessandria, fu fondato et eretto l'anno 1290 con il consenso delle Case Pozza (Dal Pozzo, ndr.), e Ghigliina (Ghilini, ndr.), ha la Chiesa sotto il titolo et inuocatione di S. Nicolao e S. Andrea [...] ».. Gli Statuti di Alessandria, invece, vengono in soccorso per identificare una chiesa di San Nicolò, situata extra mœnia: «in contrata, quæ consueverat esse retro sanctum Nicolaum».. La chiesa si trovava nella zona di pertinenza del quartiere di Marengo, fuori dalla omonima porta, in un luogo infelice a causa del terreno melmoso e acquitrinoso. Era inoltre scomodo e soggetto al pericolo delle incursioni nemiche. Per quanto scritto, e per il contesto di forti cambiamenti in atto in città, i responsabili del convento chiesero il permesso di trasferirsi infra eamdem villam..

La presenza dei frati del Carmelo ad Alessandria sembra coincidere con la fine dell'esperienza comunale e l'ingresso nella dominazione dei Visconti, prima, e degli Sforza poi. Gli atti del Capitolo Provinciale di Lombardia, scoperti dal sacerdote e storico Francesco Gasparolo, offrono indizi su questa delicata e oscura fase di transizione. I verbali, che coprono il periodo dal 1328 al 1397, rappresentano una fonte di grande importanza per comprendere l'organizzazione dell'ordine. La Provincia di Lombardia, come emerge dagli atti del Capitolo di Venezia del 1329, includeva diciassette conventi, tra cui quello di Alessandria. Gli sforzi dell'Ordine si concentravano principalmente nello studio e nella predicazione, anche in importanti sedi universitarie come quella di Parigi. Si afferma che in tutti i conventi carmelitani vi fossero scuole, e ad Alessandria il convento fiorì grazie a frater Jacobus de Alexandria, un eminente membro della provincia lombarda che ricoprì la carica di Provinciale per diversi anni.

XIV secolo

Durante il Capitolo Provinciale di Lombardia, tenutosi a Ferrara nel 1331, fu ordinato al priore del convento di Alessandria di non costruire "in loco Sancti Nicolai", ma di conservare "pro mutatione dicti loci" tutto il denaro eventualmente raccolto per uno scambio di terreni. La permuta fu concessa tramite un breve papale di Clemente VI datato 7 agosto 1346, permettendo così il trasferimento dell'antico convento dei Carmelitani in una posizione più adatta. Il trasloco fu probabilmente lento a causa della mancanza di un luogo adatto e si concluse verso la fine del Trecento o l'inizio del Quattrocento. Il nuovo convento e la chiesa furono chiamati per diversi anni con il nome dell'antica chiesa di San Nicolao fuori porta Marengo, nonché con il nome generico di chiesa dei Carmelitani, ossia Santa Maria del Carmine. La presenza dei frati in città non era solo funzionale, ma era influenzata anche dalle dinamiche sociali ed economiche della società alessandrina dell'epoca, nonché dall'intersezione tra le strategie di insediamento degli ordini mendicanti e gli interessi dei ceti mercantili e neo-feudali locali.

Tra il XIV e il XV secolo i Carmelitani seguirono le vicende degli altri ordini mendicanti. Si riscontrò un aumento degli studi, ma anche un affievolimento dello spirito religioso a causa anche della peste nera e dello Scisma d'Occidente.

XV secolo

All'alba del XV secolo si registrano gli sforzi di ripresa attraverso i movimenti di riforma chiamati "di osservanza". Questi movimenti iniziarono nel 1411, con un Capitolo generale per la ricostruzione dell'Ordine dopo lo scisma. È possibile che la fase dei Carmelitani di Alessandria sia collegata a queste istanze di riforma, in particolare al movimento di osservanza che diede vita alla "Congregazione Mantovana" nel 1442. Il movimento cercava di ripristinare il fervore della vita comune e il rigore della vita di clausura e di povertà, come espresso dalle teorie del beato Battista Spagnoli e di Nicolò Calciuri nei suoi "Fioretti del Monte Carmelo".

Le serie dei Capitoli provinciali dei Carmelitani si interrompono nel tardo Trecento e riprendono solo agli inizi del Seicento, quindi non sono di grande aiuto per questa fase storica. L'informazione sulla nuova chiesa dei Carmelitani ad Alessandria si basa principalmente sulla testimonianza degli storici locali, in particolare di Girolamo Ghilini. L'anno chiave per la storia che si sta ricostruendo è il 1466. Secondo il Ghilini la fondazione di santa Maria del Carmine in quel periodo, è strettamente legata proprio alla sua famiglia di appartenenza: i Ghilini. Si racconta che alla morte di Francesco Sforza il patrizio alessandrino Nicolò Ghilini tornò dalla Francia con il duca Galeazzo Maria Sforza, con cui aveva combattuto in aiuto di Luigi XI di Francia, « unitamente con suo fratello Tomaso, e Manfredo suo cugino [...] introdusse in Alessandria i Frati Carmelitani, a quali donarono tutto il sito, dove hora vedesi fabricato il Convento insieme con la Chiesa loro; ed anche alcune possessioni, e rendite del patrimonio loro »..

Questa narrazione viene confermata dal testamento di un membro della famiglia Ghilini, RolandoRolando Ghilini, zio dei donatori, era iscritto al collegio dei giureconsulti di Alessandria e nel 1430, ancora giovane, ricoprì l'incarico di professore di giurisprudenza all'Università di Pavia, ateneo del quale fu rettore nel 1433., rogato il 14 maggio 1463 da Luca Ferrario, notaio di Alessandria. Nel testamento vengono stabiliti tre importanti legati a favore di alcune chiese di Alessandria: 5 fiorini imperiali per la chiesa di santa Maria di Castello, 25 per « Sancte Marie de Montecarmello pro laborerio et fabrica dicte ecclexie » e 15 per la chiesa di San Bernardino dei Minori Osservanti. Eredi universali sono nominati i due nipoti, Giovanni Nicolò e Giovanni Tommaso, ricordati in seguito dall'annalista Ghilini come "fondatori" della chiesa. Nel testamento viene anche specificato che, in caso di turbative recate alla moglie Dorotea nel possesso del proprio legato, l'ingente somma a lei destinata venga trasferita alla chiesa del Carmine, individuata come erede universale in secondo grado, e utilizzata « in fabrica et reparatione dicte ecclexie et edificiorum dicti conventus »Testamento di Rolando Ghilini, ASAl, ASCAl, Serie I, Archivio Ghilini, m. 613, Testamenti.. Come già scritto, il testamento di Rolando Ghilini conferma il racconto dell'annalista e fornisce un importante contesto per ipotizzare che i tre nipoti Ghilini abbiano effettivamente utilizzato le risorse ereditate per la donazione ai Carmelitani nel 1466. È evidente che la chiesa dei Carmelitani ad Alessandria fosse in costruzione o necessitasse di importanti lavori di riparazione già negli anni precedenti al 1466.

La donazione è collegata al tema medievale della vita cristiana come preparazione alla morte e può essere interpretata come un modo per la famiglia Ghilini di esercitare un dominio sulla chiesa stessa. Questa forma di generosità serviva a soddisfare una serie di scopi significativi nella società medievale e ancora presenti nell'Italia del XV secolo. Consentiva al ceto aristocratico di conciliare esigenze spirituali - una donazione di beni terreni per ottenere la salvezza dell'anima - con obiettivi temporali. Vi era anche una forte funzione simbolica, coronando l'ascesa familiare, e svolgeva una funzione economica-sociale per la coesione delle proprietà terriere. Infine non va dimenticato il ruolo politico e signorile come elemento di aggregazione familiare. Oltre tutto quanto appena trattato, è importante considerare anche il contesto religioso della città durante quel periodo. Il vescovo di Alessandria Marco Cattaneo de' Capitaneis svolse un ruolo significativo in quegli anni, consolidando la mensa vescovile e divenendo consigliere di Galeazzo Maria Sforza..

La famiglia Ghilini era di radici guelfe e tradizionalmente legata ai Signori, prima, e ai duchi di Milano, poi. Membri della famiglia avevano svolto ruoli importanti come militari e uomini di governo. Questa generazione dei Ghilini, composta dai fratelli Giovanni Nicolò, Giovanni Tomaso e il cugino Manfredo, ebbero un coinvolgimento diretto nel passaggio di potere dalla famiglia Visconti a quella degli Sforza. Attraverso la figura controversa di Simonino Ghilini, segretario e procuratore del duca Filippo Maria Visconti, i Ghilini avevano partecipato attivamente a questo delicato cambiamento politico.

La relazione tra i Ghilini e la chiesa del Carmine non era, comunque, esclusiva. In famiglia esisteva un'attenzione particolare anche per la chiesa cattedraleI Ghilini furono una delle otto famiglie di Alessandria, estratte a sorte, con il diritto di custodire la chiave dell'arca, conservata nell'antica Cattedrale di San Pietro e demolita per ordine di Napoleone tra il febbraio e il luglio del 1803, che custodiva le reliquie della Santa Croce e della Sacra Spina. (Cfr. )., dove i Ghilini possedevano una cappellaNel 1434, Giacomo, uno dei predecessori dei fondatori del Carmine, lì fu sepolto (Cfr. )., e la chiesa di San Bernardino dei Minori OsservantiManfredo Ghilini, il terzo "fondatore" del Carmine, contribuì alla sua creazione nel 1450 insieme alle famiglie Claro, Mantelli e Mazzoni. Egli finanziò la costruzione dell'altare maggiore, delle cappelle della Natività e del beato Salvatore d'Orta, e qui furono sepolti Antonio Ghilini (*? †1521) e sua moglie Anna (*? †1505). Il monumento funebre dedicato ad Anna dal marito suscitò l'ammirazione dei contemporanei.. È interessante notare che le chiese del Carmine e di San Bernardino, edificate o rifondate a sedici anni di distanza, si trovavano alle estremità opposte dell'isolato in cui si trovavano le case dei Ghilini, chiamato "rugata Lanzanorum".