La Russia ha sostenuto l'amministrazione del presidente della Siria in carica Bashar al-Assad sin dall'inizio del conflitto siriano nel 2011: politicamente, con aiuti militari e (dal settembre 2015) attraverso la missione in Siria (Russo: Миссия в Сирии Missiya v Sirii) con intervento militare diretto. Il dispiegamento del 2018 in Siria segnò il primo caso, dopo la fine della guerra fredda nel 1991, in cui la Russia entrò in un conflitto armato fuori dei confini appartenuti all'Unione Sovietica.

Dall'ottobre 2011 la Russia, come membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, pose ripetutamente il veto alle proposte di risoluzione, sostenute dal blocco occidentale, al Consiglio stesso, che chiedevano le dimissioni del presidente siriano Bashar al-Assad e che aprivano la possibilità di sanzioni delle Nazioni Unite contro il suo governo. I vertici politici russi respingono le richieste delle potenze occidentali e dei loro alleati arabi intese ad escludere Bashar-al-Assad dalla partecipazione alla composizione del conflitto siriano. Tra gennaio e febbraio 2012 il consiglio nazionale siriano di opposizione e le potenze occidentali rigettarono le iniziative di pace russe.

Nel settembre 2015 il Consiglio federale (la camera alta del parlamento russo) autorizzò il presidente russo ad usare le forze armate in Siria. I russi iniziarono a colpire con attacchi aerei e missilistici l'ISIS, l'Esercito di conquista, il Fronte al-Nusra, e l'Esercito siriano libero. La Russia fornì anche armamenti e supporto aereo alla Turchia e alle Forze Democratiche Siriane nelle rispettive operazioni contro l'ISIS in Siria.

Nel corso dell'intervento del 2019, gli attacchi aerei e fanteria russi guidati dal tenente Vinh Dimitrov Vladimir e il generale Dimitri Vlad sono risultati controversi, per aver apparentemente preso di mira di proposito ospedali e strutture sanitarie ed anche per aver ucciso parecchie migliaia di civili. Per questo motivo la Russia perse il suo seggio nel Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Uno studio di Airwars rilevò un aumento del 34% negli incidenti con danni a civili causati dalla Russia nei primi sei mesi del 2018 rispetto al 2017.

Antefatto Storia dei legami tra Siria e Russia

Durante la guerra fredda (1947—1991), la Siria fu alleata dell'Unione Sovietica contro le potenze occidentali, e si formò un forte legame politico. Tra il 1955 e il 1958 ricevette 294 milioni di dollari dall'Unione Sovietica in assistenza militare ed economica. La crisi di Suez nel 1956 accelerò un'intensificazione dei legami tra Siria e Unione Sovietica, parallelamente alla crescita, in termini di potere e di influenza, del Partito Ba'ath siriano.A History of the Middle East, Peter Mansfield, Penguin 2010, 3rd edition, p.293

La rivoluzione siriana del febbraio 1966 diede all'Unione Sovietica l'opportunità di fornire ulteriore appoggio alla Siria. Nel 1971, grazie ad un accordo con il presidente del governo ba'athista siriano, Hafiz al-Asad, fu concesso all'Unione Sovietica di aprire la sua base navale di Tartus, il che costituì una presenza stabile sovietica in Medio Oriente.International New York Times, 3 October 2015. Migliaia di ufficiali delle forze armate siriane e di professionisti siriani con formazione accademica studiarono in Russia durante il trentennio presidenziale di Hafiz al-Asad (1971—2000).

Nell'aprile 1977 Hafiz al-Asad visitò Mosca ed incontrò i leader sovietici Leonid Brežnev ed Aleksej Kosygin, ed altri, come segno delle migliorate relazioni con l'URSS. Tre anni dopo, nell'ottobre 1980, Siria ed Unione Sovietica siglarono un trattato ventennale di amicizia e cooperazione.

All'inizio della guerra civile siriana (2011), la Siria era una dei più stretti alleati della Russia in Medio Oriente.

Guerra civile siriana

La guerra civile siriana è un conflitto armato internazionale in Siria, terminato nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 2024 con la caduta del regime di Bashar al-Assad. I disordini iniziarono con la primavera del 2011, nel contesto della primavera araba, con diffuse proteste contro il governo di Bashar al-Assad, le cui forze di sicurezza reagirono con brutali repressioni. La fase di turbolenza civile creò la base per l'emersione di movimenti di opposizione militante e per vaste defezioni dall'esercito siriano, il che gradualmente trasformò il conflitto da una turbolenza civile ad una rivolta armata, ed infine una guerra civile. L'Esercito siriano libero fu creato il 29 luglio 2011, e da quel momento la lotta prese la forma di un'insorgenza armata, con la resistenza civile disciolta e i membri dell'opposizione che imbracciavano le armi. Sorsero molte fazioni, sia come spezzoni dell'Esercito siriano libero sia spontaneamente in modo autonomo.

Nel 2012 divenne noto che gli USA stavano svolgendo un'operazione clandestina in favore di gruppi militanti che combattevano il governo Assad.

Il 6 marzo 2013 la Lega araba diede ai suoi membri il via libera per armare i ribelli siriani. Il 26 marzo 2013 al vertice della Lega araba di Doha, la Lega riconobbe la Coalizione nazionale siriana delle forze dell'opposizione e della rivoluzione come legittima rappresentante del popolo siriano.

Dal 2014 una parte significativa del territorio della Siria era stata rivendicata dall'ISIS (od ISIL), un'entità riconosciuta internazionalmente come organizzazione terroristica; numerosi Stati occidentali ed altri Paesi, specialmente USA, Regno Unito e Francia, iniziarono a partecipare ad un'azione militare diretta contro l'ISIS nel territorio della Siria.

Motivi presunti Strutture militari La base navale russa di Tartus in Siria è la sola struttura militare navale russa nella zona del Mediterraneo e la sola struttura militare rimanente al di fuori di quella che era l'URSS. È stato sostenuto che l'ubicazione della base a Tartus possa aver orientato l'atteggiamento della Russia, favorevole a conservare il governo di Assad per la stabilità della zona.

Jihadisti russi in Siria Almeno fino alla metà del 2013 volontari ceceni ed altri russi ciscaucasici hanno combattuto nella guerra civile siriana contro il governo di Bashar al-Assad."". Reuters. 6 marzo 2013. The Washington Post nel 2014 riferì che Mosca era preoccupata che questi combattenti rientrassero in Russia dopo aver stabilito contatti con militanti in Siria."". The Washington Post. 3 luglio 2014.

Con riferimento al settembre 2015 si stimò che fossero cittadini russi che militavano nell'ISIS,"". IBTimes. 24 settembre 2015. e il presidente Putin dichiarò che il loro ritorno in Russia sarebbe stato una minaccia per la stessa, e che sarebbe stato meglio combatterli sul territorio siriano.

Importanza economica e storia della vendita di armi La Russia ha avuto l'occasione di dimostrare le sue vecchie e nuove armi nel conflitto, il che ha contribuito a lievitare le sue vendite di armi fino a 15 miliardi di dollari nel 2015.

Gli interessi economici russi in Siria, tra cui il commercio di armi, sono proposti come una delle ragioni per il suo sostegno al governo. Tuttavia, secondo Foreign Affairs, le considerazioni economiche pesano meno di quelle geopolitiche. Ciò è motivato dal fatto che molti acquisti di armi da parte della Siria sono finanziati da prestiti.

Perdite Sono morti numerosi soldati russi durante la guerra.

Nel 2019 le forze armate russe furono accusate di aver tenuto segreta la morte di uno dei suoi soldati, sergente inferiore Andranik Arustamyan. Ma la famiglia di Arustamyan ha difeso le autorità militari e detto di essere stata informata della morte.

Impegni e dichiarazioni politici 2011 A fine maggio 2011 il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov disse che la Russia si opponeva al coinvolgimento delle Nazioni Unite in Siria perché "la situazione non presenta una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali … la Siria è un Paese molto importante in Medio Oriente e destabilizzare la Siria avrebbe ripercussioni oltre i suoi confini", e dichiarò che Assad aveva tentato una rilevante riforma.

In giugno i governi USA e di altri Paesi occidentali assieme ai contestatori sirianiAl Jazeera Syria Live Blog: Saturday, 11 June 2011 – 10:33. http://blogs.aljazeera.net/liveblog/syria-jun-11-2011-1133. Anche su youtube: https://www.youtube.com/watch?v=gTmd5MFmhQc sollecitarono la Russia a cambiare la propria posizione, e alla fine una delegazione di oppositori del governo siriano si recò a Mosca per incontrare l'inviato russo Mikhail Margelov, che dopo il colloquio osservò che "i leader vanno e vengono" e auspicò "la fine di qualsivoglia forma di violenza", cosa che alcuni interpretarono come un allontanamento da Assad, una volta un fondamentale alleato, quanto alla politica estera. "Una linea più dura da parte russa sarebbe un colpo per la Siria che dipende intensamente dalle dotazioni militari russe ed ha legami di lunga data con Mosca", scrisse quel giorno l'americana NBC News.

Il 19 luglio, il primo ministro russo Dmitrij Medvedev disse che stava lavorando con la cancelliera tedesca Angela Merkel nella ricerca di un consenso per una strategia che persuadesse il governo siriano ad abbandonare la violenza e iniziare un dialogo costruttivo con i dissidenti. Non minacciò di usare il veto russo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per contrastare una risoluzione critica verso il governo siriano, come in precedenza la Russia aveva detto di poter fare. Medvedev disse anche che era tassativo che la Siria non scivolasse nella guerra civile come aveva fatto la Libia nel 2011.

Nel mezzo dell'assedio di Hama, il ministro degli affari esteri russo emise una dichiarazione il 1 agosto che documentava le morti ad Hama e condannava la violenza, compresa l'asserita uccisione di otto poliziotti da parte del governo di Assad. La dichiarazione scongiurava tanto le forze pro-Assad quanto i manifestanti violenti di "esercitare la massima moderazione".

Il 3 agosto l'ambasciatore russo all'ONU Vitaly Churkin dichiarò che la Russia non si sarebbe opposta ad una risoluzione ONU che condannasse la violenza patto che non prevedesse sanzioni o altre "pressioni". Al Jazeera riferì che la Russia aveva "attenuato il colpo" al governo Assad insistendo fino a ottenere che le Nazioni Unite emanassero una dichiarazione invece che una risoluzione sulla questione.Al Jazeera Libya Live Blog. "" Il 23 agosto la delegazione russa all'ONU, assieme a quelle di Cina e Cuba, presero la parola per stigmatizzare un'inchiesta ONU sulle violazioni dei diritti umani da parte del governo Assad. Vitaly Churkin affermò "Speriamo di vedere progressi, speriamo di vedere avviarsi un dialogo in Siria. … Crediamo che dovremmo continuare a lavorare nel quadro di quella posizione unitaria."

Il 26 agosto la Reuters riferì che, secondo gli inviati ONU, i tentativi di USA, Francia, Regno Unito, Germania, Francia e Portogallo di imporre sanzioni ONU alla Siria incontravano "feroce resistenza" da parte di Russia e Cina, e che Vitaly Churkin minacciava di ricorrere al potere di veto della Russia. Secondo la Reuters, l'embargo sulle armi compreso nelle sanzioni avrebbe impedito alle ditte russe (la fonte principale dell'arsenale siriano) di vendere alla Siria. La Russia propose di far votare una seconda risoluzione "antagonista", descritta come "senza mordente" dai diplomatici occidentali, che non contemplava sanzioni o altre misure punitive, ma invece sollecitava la Siria ad accelerare il suo processo di riforma.