L'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia (Istorbive) è un'associazione culturale che si occupa di raccogliere, ordinare e conservare documenti e materiali di ogni genere relativi alla storia contemporanea e in particolare al movimento antifascista e alla guerra di liberazione nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia, favorendone la consultazione. L'Istorbive inoltre promuove la ricerca storica sul territorio, organizza conferenze, convegni e corsi di aggiornamento, pubblica volumi e, dal 1981, la rivista “l'impegno”.

Aderisce all'Istituto nazionale Ferruccio Parri. Rete degli istituti per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea e, facendo parte della Rete degli istituti associati, è riconosciuto come agenzia di formazione accreditata dal Ministero dell'Istruzione.

È inoltre attivo un protocollo d'intesa tra l'Ufficio scolastico regionale per il Piemonte e il Coordinamento degli Istituti storici della Resistenza piemontesi, di cui l'Istituto fa parte, per la formazione del personale docente nell'ambito della didattica della storia e per l'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione.

Storia L'Istituto per la storia della Resistenza in provincia di Vercelli nacque nel 1974, su impulso di consiglieri provinciali ed ex partigiani, nel clima originatosi dalle celebrazioni per il trentesimo anniversario della Resistenza, dopo mesi di discussione in ambito politico e resistenziale. Vi confluì la Delegazione valsesiana dell'Istituto storico della Resistenza in provincia di Novara, che era stato avviato due anni prima dall'ex commissario politico delle formazioni garibaldine valsesiane Vincenzo "Cino" Moscatelli.

Cino Moscatelli costituì, con il proprio archivio e biblioteca, il primo fondamentale nucleo del nuovo Istituto, che per questo motivo fu deciso avesse sede a Borgosesia.

Il 7 ottobre i soci fondatori, riuniti in una sala dell'Amministrazione provinciale, diedero vita all'Istituto, approvandone lo statuto e nominando gli organismi dirigenti, in particolare: Cino Moscatelli, che fu nominato presidente, Giuseppe Ferraris e Antonino Villa, che assunsero il ruolo di vicepresidenti.

Il 20 ottobre il Consiglio generale dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, accettò la domanda di associazione dell'Istituto alla rete degli istituti storici della Resistenza, in base alla legge 16 gennaio 1967, n. 3.

Il 30 ottobre il Consiglio regionale del Piemonte approvò una legge di finanziamento degli istituti storici della Resistenza piemontesi, sostituita nel 1980 dalla legge del 22 aprile n. 28, tuttora vigente.

Nel 1976 il Comune di Borgosesia destinò una sede in via Sesone all'Istituto, che vi si trasferì svolgendo la propria attività grazie al contributo fondamentale di un insegnante comandato dal Ministero della Pubblica Istruzione, tramite l'Istituto nazionale.

Pur tra numerose difficoltà dovute alla mancanza di personale fisso, in parte sopperita dalla presenza essenziale, ma non sufficiente, di collaborazioni volontarie, l'Istituto nei primi anni di vita si dedicò prevalentemente alla sistemazione dell'archivio e della biblioteca, senza trascurare però l'organizzazione di corsi di aggiornamento per insegnanti, di mostre fotografiche e di conferenze, nonché l'avvio dell'attività editoriale, in gran parte inizialmente dedicata alla memorialistica partigiana.

Nel 1981 iniziarono le pubblicazioni della rivista "l'impegno", periodico trimestrale a partire dal 1982, quadrimestrale dal 1987 e semestrale dal 2002.

Il 16 gennaio 1982 l'Istituto fu intitolato a Cino Moscatelli, scomparso il 31 ottobre del 1981, dopo lunga malattia.

Negli anni ottanta, con l'assunzione di personale e il consolidamento di un gruppo stabile di collaboratori, l'Istituto promosse progetti di ricerca di ampio respiro, incrementò la produzione editoriale e realizzò importanti iniziative quali convegni, mostre documentarie, laboratori didattici.

Nell'aprile del 1988, dal momento che l'Istituto, in coerenza con quanto stabilito dalla statuto, aveva negli anni ampliato il proprio ambito di ricerca e di attività, non limitandosi alla storia della Resistenza, ma approfondendo altri temi legati alla società contemporanea, l'assemblea dei soci decise di integrarne la denominazione, che da quel momento fu cambiata in Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea. Il 24 febbraio 1996 venne modificata nuovamente la denominazione, che divenne Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli, in conseguenza della costituzione della nuova provincia di Biella.

Nel mese di maggio del 2005 la sede fu trasferita a Varallo e fu aperta al pubblico il 3 ottobre.

Il 17 dicembre 2011 l'Istituto, in seguito alla modifica dello statuto approvata dall'assemblea straordinaria dei soci, ha assunto l'attuale denominazione di Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia.

Sede L'attuale sede si trova a Varallo, in via D'Adda 6, nei locali dell'antico Collegio D'Adda.

Storia del Collegio D'Adda Il Collegio D'Adda risale al 1573. Fu fondato nel periodo successivo al Concilio di Trento (1543-63) dal cav. Giacomo D'Adda come seminario, ma ben presto fu trasformato in collegio.

Dopo la fine delle guerre napoleoniche, nel 1815 venne riaperto per opera del cardinale Giuseppe Morozzo Della Rocca, vescovo di Novara, il quale riuscì a inscrivere l'Istituto tra i seminari diocesani.

Nel 1850, dopo varie contese, i marchesi D'Adda tornarono a gestire il collegio e lo trasformarono in uno dei più floridi del tempo. Alla fine di un lungo periodo di sviluppo, nel 1876 l'ultimo patrono decise di cedere il Collegio al municipio di Varallo per evitarne la decadenza. Il Comune provvide al riordinamento della struttura e lo nominò Civico Collegio D'Adda.

Nel 1901 l'amministrazione comunale ne affidò la gestione al dottor Damiano Avancini. Nel 1902 iniziarono i grandiosi lavori di rinnovamento edilizio. Durante la Grande Guerra alcuni locali del Collegio furono adibiti a ospedale militare.

Il Collegio rimase attivo fino al 1926; dopo due anni di inattività riaprì sotto la direzione del teologo Belletti e del canonico Raspino, i quali ridiedero vita alla scuola. Dal 1937 ne assunsero la gestione, insieme alle scuole, i Padri dottrinari; furono potenziate le attrezzature degli edifici e venne creata la biblioteca.

Negli anni della seconda guerra mondiale il Collegio D'Adda fu utilizzato come deposito clandestino di materiali destinati alle formazioni partigiane.

Il 7 marzo 1944 forze della GNR fecero un'irruzione alla ricerca di armi nascoste. Alcuni studenti infatti avevano aderito alla Resistenza e questo aveva destato il sospetto delle autorità della RSI.Don Luigi Ravelli, Varallo e dintorni. Guida del villeggiante, Varallo, Unione Tip. Valsesiana, 1913Enrico Allovio, Il civico collegio "D'Adda" e i Padri dottrinari. Associazione ex-allievi, 1935-1950, Varallo, Tip. Scuola Tipografica, 1950

I Padri dottrinari gestirono il Collegio fino agli inizi degli anni ottanta. Dopo avere ospitato alcune classi dell'Istituto professionale alberghiero "Pastore", l'edificio fu destinato a ospitare il Centro diurno disabili al pianterreno, varie associazioni al secondo piano e l'Istituto, dal 2005, nell'intero primo piano.

Struttura Presidenti

Cino Moscatelli (1974-1981) Elvo Tempia Valenta (1981-1992) Luciano Castaldi (1992-1999 e 2004-2010) Gianni Mentigazzi (1999-2004) Marcello Vaudano (2010-2016) Giorgio Gaietta (2010-in carica)

Direttori

Giuseppe Fusi (1975-1980, con la qualifica di segretario generale) Piero Ambrosio (1980-2009) Enrico Pagano (2009-in carica)

Servizi

Archivio

L'archivio dell'Istituto mette a disposizione di ricercatori e studiosi fonti per la storia contemporanea del Vercellese, del Biellese e della Valsesia. Il nucleo originario dell'archivio è costituito da fondi documentali originali delle formazioni partigiane biellesi e valsesiane, a cui si sono aggiunti nel corso degli anni altri materiali provenienti da personalità politiche e istituzioni locali, nonché da rappresentanti del mondo del lavoro e della società civile. Sono stati inoltre acquisiti in copia documenti conservati in altri archivi, pubblici o privati. Tra questi si segnala in particolare la documentazione proveniente dall'Archivio centrale dello Stato (Casellario politico centrale). Sono inoltre conservate e inventariate le produzioni didattiche promosse dall'Istituto e i materiali relativi all'intera attività dell'associazione dalla fondazione a oggi. L'Istituto dispone inoltre di un archivio fotografico costituito da circa 80 fondi diversi, per un totale di 4.000 fotografie circa inventariate. In seguito alla stipula, nel settembre 2020, di una convenzione con la Città di Vercelli per la gestione dell'Archivio fotografico Luciano Giachetti - Fotocronisti Baita, l'archivio si è arricchito di materiali fotografici del periodo resistenziale (150 rullini, 3.000 immagini circa già digitalizzate) e relativi alla cronaca vercellese negli anni dal 1945 al 1993 (900 contenitori e supporti vari). In seguito a questa acquisizione, l'archivio fotografico dell'Istituto raggiunge una consistenza di circa 300.000 immagini. Infine, l'archivio sonoro conserva registrazioni di interviste a protagonisti e collaboratori dell'antifascismo e della Resistenza nel Vercellese, nel Biellese e in Valsesia, nonché testimonianze relative alla vita politica, sociale, economica e culturale del territorio. È inoltre conservata testimonianza dell'attività dell'Istituto: sono stati registrati convegni, conferenze, seminari, corsi di aggiornamento e altre attività realizzate nel corso degli anni. Complessivamente, l'archivio sonoro consta di oltre 900 ore di materiali, originariamente su supporto analogico e ora integralmente digitalizzati. Sono inoltre da aggiungere altri materiali sonori acquisiti direttamente in formato digitale (audio e video interviste, audio e video conferenze, registrazione di iniziative didattiche e formative), ancora da inventariare nel dettaglio, ma stimabili complessivamente in oltre 300 ore.

Biblioteca

Nata il 7 ottobre 1974, contestualmente alla fondazione dell'associazione, la biblioteca dell'Istituto, inizialmente costituita essenzialmente dalla biblioteca personale del suo primo presidente e socio fondatore Cino Moscatelli, già senatore della Repubblica italiana, si è nel tempo arricchita, sia attraverso acquisti propri che per mezzo di donazioni da parte di privati o enti pubblici. Nel 2014 è stato depositato all'Istituto il fondo librario denominato Biblioteca Militare Italiana (BMI), di proprietà della Città di Varallo, in seguito a donazione del prof. Virgilio Ilari, costituito da oltre 25.000 titoli comprensivi di monografie, periodici, tesi di laurea relativi alla storia e alla scienza militare. A questo patrimonio si aggiunge inoltre la biblioteca militare digitale del prof. Ilari, che consta di oltre 124.000 opere di pubblico dominio in formato .doc, .pdf, .jpg. Complessivamente, il patrimonio bibliografico gestito dall'Istituto ammonta a più di 50.000 opere.

Editoria

L'attività editoriale dell'Istituto, inaugurata dalla ristampa anastatica della raccolta del giornale partigiano "La Stella Alpina", ha prodotto, nel corso degli anni, la pubblicazione di oltre centoventi volumi su temi di storia contemporanea quali Grande Guerra, fascismo, antifascismo, guerra di Spagna, seconda guerra mondiale, Resistenza, deportazione, emigrazione, lavoro e movimento sindacale, storia militare, sociale e politica, in gran parte relativi alla realtà locale biellese, vercellese e valsesiana, ma senza tralasciare argomenti di carattere più generale sul ruolo dei mass media in contesto bellico, su canzoni e Resistenza, sulla Costituzione.