Come in molte parti del mondo, leutanasia in Italia è oggetto di vivo dibattito e al centro di accese controversie in ambito morale, religioso, legislativo, scientifico, filosofico, politico ed etico.
Legislazione italiana L'eutanasia attiva può essere considerata una fattispecie dei reati di omicidio del consenziente e istigazione o aiuto al suicidio, regolati rispettivamente dagli articoli 579 e 580 del codice penale italiano.
D'altro canto, la sospensione delle cure – intesa come eutanasia passiva – è disciplinata dalla legge n. 219 del 2017, la quale, fra le altre disposizioni, vieta il cosiddetto accanimento terapeutico «nei casi di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte». Inoltre, alcuni casi giudiziari si sono conclusi col proscioglimento del medico che ha sospeso le cure del paziente (come avvenne per Mario Riccio nel caso di Piergiorgio Welby) in base all'articolo 32 della Costituzione italiana, che recita «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge».
Iniziative politiche La prima proposta di legge sull'eutanasia fu presentata in Parlamento nel 1984. Il testo, avente come primo firmatario il deputato socialista Loris Fortuna, proponeva la legalizzazione dell'eutanasia passiva, ovvero la possibilità di rifiutare il cosiddetto accanimento terapeutico.
Nonostante alcuni casi celebri avessero dato, a cavallo tra gli anni '90 e 2000, ampia risonanza mediatica al tema dell'eutanasia, fu solo a partire dal marzo 2016 che nel Parlamento italiano venne riproposto il dibattito sulle "Norme in materia di eutanasia". Il confronto parlamentare verteva attorno alla proposta di legge di iniziativa popolare "Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell'eutanasia". Per la proposta, presentata nel 2013 dai radicali a seguito della campagna "Eutanasia Legale" promossa dall'Associazione Luca Coscioni, erano state raccolte più di firme. In seguito, le commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera inclusero il documento in una proposta di testo unificato, dal titolo "Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita", assieme ad altri progetti di legge presentati fra il 2019 e il 2021. Il testo, entrato in discussione il 13 dicembre 2021, non prevede più la legalizzazione dell'eutanasia attiva.
Nel 2015 è stato inoltre fondato un intergruppo parlamentare per la legalizzazione dell'eutanasia e del testamento biologico. Durante la XVIII legislatura, sono 72 i parlamentari (8% del totale) aderenti all'intergruppo, fra cui 52 deputati e 20 senatori.
Intanto, il 21 aprile 2021 fu annunciata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana la richiesta di referendum abrogativo per l'abolizione parziale del reato di omicidio del consenziente da parte del "Comitato promotore referendum eutanasia legale". Il 15 febbraio 2022 il quesito referendario, che nel corso dell'estate 2021 aveva ottenuto firme, è stato dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale.
Dibattito Posizioni politiche
Nel marzo 2006 l'allora ministro italiano dei Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi dichiarò: «…la legislazione nazista e le idee di Hitler in Europa stanno riemergendo, per esempio in Olanda, attraverso l'eutanasia e il dibattito su come si possono uccidere i bambini affetti da patologie»Si veda in proposito la voce eutanasia infantile.. La dichiarazione diede luogo a un contenzioso diplomatico, a seguito del quale l'ambasciatore italiano nei Paesi Bassi fu formalmente convocato dal governoIl "caso Giovanardi": «Olanda richiama l'ambasciatore italiano», dal Corriere della Sera, 17 marzo 2006UE. Eurodeputati chiedono le dimissioni di Giovanardi , dal sito dell'ADUC. dell'Aja per dare spiegazioni. Il ministro in seguito chiarì di aver parlato a titolo personale e non a nome del governo; vari esponenti della sua coalizione hanno comunque difeso il suo pronunciamento. La dichiarazione di Giovanardi fu, altresì, oggetto di pesanti critiche, tra cui quelle di Daniele Capezzone, allora segretario dei Radicali Italiani, che chiese formalmente le dimissioni del ministro, e quelle di 46 europarlamentari, che ne chiesero le dimissioni dal parlamento europeo.
Il 22 settembre 2006 Piergiorgio Welby (copresidente dell'Associazione Luca Coscioni, che si batte per il diritto dei malati a decidere della propria sorte, nonché per la libertà di ricerca scientifica), affetto da distrofia muscolare, in una lettera aperta di Welby al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. al presidente della Repubblica chiese il riconoscimento del diritto all'eutanasia. Napolitano risposeTesto della risposta di Giorgio Napolitano a Pietro Welby. auspicando un confronto politico sull'argomento.
Più in generale si manifestarono, in Parlamento, tre aree trasversali agli schieramenti politici, a sostegno di tre distinte posizioni sul tema: Un'area contraria, comprendente gran parte del centro-destra, che oggi forma, in maggioranza, il partito Il Popolo della Libertà (come AN e anche l'UDC, legata alla cultura cattolica), frange di Forza Italia, della Lega Nord, i cattolici del centro-sinistra (I Popolari UDEUR e La Margherita). Quest'area affrontò la questione dell'eutanasia aderendo ai principi morali (o religiosi) ai quali si ispirava. Anche gran parte dei movimenti di destra si disse contraria. Un'area "possibilista", costituita in gran parte dagli ex Democratici di Sinistra, la quale si trovò nell'esigenza di dare risposte alla base laica del suo elettorato e al contempo convivere nella coalizione di governo con gli altri partiti. In particolare si deve ricordare che il Partito Democratico era formato da DS e da Margherita, di ispirazione cattolica (tale unione si era realizzata nel 2007). La posizione di quest'area (tranne sporadiche eccezioni) fu quella di procedere per gradi e affrontare per primi temi meno controversi, come il testamento biologico. Il dibattito sull'eutanasia, pur non escluso a priori, venne rimandato a un momento di minore conflittualità ideologica sulla materia. Anche alcuni esponenti della Lega Nord manifestarono una posizione simile. Un'area favorevole, che comprendeva il gruppo Rosa nel Pugno (cioè gli attuali socialisti, i Radicali Italiani), la Sinistra radicale (Partito dei Comunisti Italiani, Partito della Rifondazione Comunista e Verdi) e anche esponenti di altri schieramenti: liberali della coalizione di centro-sinistra ma anche di destra (Riformatori Liberali), repubblicani della coalizione di centro-destra (es. Antonio Del Pennino), laici dentro Forza Italia (es. l'ex socialista Chiara Moroni). Tale area caldeggiò un dibattito sul tema e l'allineamento dell'Italia alle legislazioni europee più favorevoli all'eutanasia, segnatamente quella dei Paesi Bassi.
La battaglia delle associazioni che si batterono per una regolamentazione dell'eutanasia in senso non restrittivo si interessò, oltre che - ovviamente - sulla richiesta della sua legalizzazione, anche della liceità e del valore legale della sottoscrizione, da parte di chiunque, di cosiddette "dichiarazioni" (o "direttive") "anticipate" qualora questi, in futuro, si venisse a trovare nell'impossibilità di esprimersi in merito alle cure alle quali farsi sottoporre.
Comitato nazionale per la bioetica Il Comitato nazionale per la bioetica (CNB) ha discusso ed effettuato ricerche su varie problematiche legate all'eutanasia e al rispetto delle volontà del malato. Fra i documenti del CNB più attinenti alla tematica del trattamento di quelle fasi in cui il malato non può esprimere volontà si citano: le Dichiarazioni anticipate di trattamento (talora anche chiamate Direttive anticipate). e Tale documento tratta la natura delle cosiddette "dichiarazioni anticipate": vi si affrontano aspetti tecnico-legali quali la validità delle stesse, la vincolatività - se cioè debbano essere considerate obbligatorie od orientative - l'efficacia delle direttive anche a distanza di anni tra la loro stesura e l'eventuale attuazione di quanto in esse disposto, l'opportunità per il dichiarante di nominare anche un fiduciario che garantisca per l'attuazione delle direttive anticipate. L'alimentazione e l'idratazione dei pazienti in stato vegetativo persistente- In questo documento (composto poco dopo la morte di Terri Schiavo), si descrive la PEG (alimentazione e idratazione con sondino) come non assimilabile al caso di accanimento terapeutico. Si specifica che la relazione fu votata a maggioranza (2/3) con 18 favorevoli, 8 contrari, un astenuto a cui si aggiunsero altri 3 favorevoli al momento assenti.
Infine, l'eutanasia è materia d'insegnamento nei corsi di bioetica clinica, nella branca della bioetica; a partire dal (2005) sono in attivazione corsi al riguardo in tutte le facoltà di medicina italiane. Essi prevedono programmi con insegnamenti di etica allo scopo di formare degli operatori in grado di dibattere il problema con cognizione di causa.
Sondaggi e inchieste Sondaggi Eurispes dal 2015 al 2021 (Italia): Legalizzazione dell’eutanasia 2015 2016 2019 2020 2021 55,2% 59,9% 73,4% 75,2% 70,4%
In Italia, all'indomani della vicenda di cronaca in cui il trentanovenne Fabiano Antoniani ha ottenuto l'eutanasia poiché rimasto tetraplegico e cieco a causa di un incidente stradale, la maggior parte delle persone si dice a favore dell'eutanasia:
Anni:'97'98'99'00'02'03'04'05'07'09'10'11'12'13'14'15'16'19Sì504842554955524754424039403737424256Dipende dalle condizioni88157159142517444347464950484637No42444338363634281914171414141310127 Da un sondaggio dell'aprile 2006, pubblicato anche su Torino medica, l'organo ufficiale dell'Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Torino, e avente come target infermieri (in maggioranza tra i 30 e i 40 anni, impiegati in reparti di terapia intensiva, lungodegenza e chirurgia), è emerso che:Articolo sul sondaggio della rivista Torino medica
il 74% degli infermieri interpellati è favorevole alla "dolce morte" passiva di cui l'83% anche a quella attiva il 44% ha avuto diverse esperienze di pazienti che hanno chiesto espressamente e ripetutamente di morire perché venisse posto fine alle loro sofferenze atroci e senza speranza. il 76% invoca il testamento biologico; l'8% si dichiara disposto a praticare l'eutanasia anche illegalmente, senza richiesta esplicita del paziente il 37% si dice disposto ad aiutare i pazienti a mettere fine a un calvario, anche ricorrendo al suicidio assistito. il 76% degli infermieri credenti è favorevole all'eutanasia volontaria.
I risultati del sondaggio torinese confermano quelli emersi da un'indagine del Centro di Bioetica dell'Università cattolica di Milano, e di altri sondaggi: il 4% dei rianimatori interpellati ha ammesso di praticare l'"iniezione letale" (illegalmente, sulla base di quello che dice loro la coscienza). Il 92% degli italiani interpellati ritiene che sia necessario superare l'attuale normativa repressiva; il restante 8% si dice contrario all'eutanasia.