La storia di Fiano Romano, comune nel Lazio a pochi chilometri da Roma, ha inizio fin dalla preistoria e si snoda attraverso i secoli passando dal periodo degli Etruschi, a quello della Roma repubblicana prima ed imperiale poi, dal "buio" medioevo allo splendore del rinascimento, dal dominio del Papa-Re all'unificazione del Regno d'Italia, dal Fascismo alla nascita della Repubblica, dal boom economico post Seconda Guerra Mondiale ai processi di modernizzazione economica e sociale di fine XX secolo e oltre.

La preistoria Il territorio di Fiano Romano fu abitato da tempi antichissimi come confermano i reperti rinvenuti in zona risalenti all'Età del bronzo finale (XII-XI secolo a.C.): armi, utensili di pietra scheggiata e ossa lavorate testimoniano la presenza in zona fin dalla preistoria di tribù di cacciatori-raccoglitori; risulta particolarmente significativo un insediamento in località la Rocchetta, una collina a ridosso del borgo medievale.

L'età arcaica IX - VIII secolo a.C. Tra il IX ed il VIII secolo a.C. l'area di Fiano, come più in generale l'intera bassa Valle del Tevere, fu probabilmente punto di incontro tra le culture dei Falisci, dei Sabini, degli Etruschi e dei Latini. Questo suggeriscono i ritrovamenti di urne funerarie e di numerose ceramiche di impasto, attribuibili all'VIII secolo a.C., che indicherebbero anche l'antica presenza di un centro di controllo sullo scalo-traghetto del Tevere..

VII - V secolo a.C.

Nel periodo compreso tra il VII e il V secolo a.C. i reperti archeologici evidenziano come il territorio di Fiano fosse sotto il controllo politico della città di Capena. Le leggende romane attribuiscono ad un re veiente, tra la seconda metà del VIII secolo e gli inizi del VII secolo a.C., l'occupazione di Capena e la fondazione di Lucus Feroniae, il santuario dedicato alla dea Feronia. La presenza di questo santuario, condiviso tra il territorio di Capena e quello di Fiano, influì in maniera rilevante sull'evoluzione dell'area e le sue vicende, almeno fino alla creazione, in età medievale, del centro fortificato di Fiano.

Oltre Lucus Feroniae, un altro aspetto che influenzò la storia del territorio in epoca antica è la posizione strategica di Fiano: adagiata sulle colline accanto alle sponde del Tevere, questa zona fu un nodo importante per i traffici trans-tiberini tra Capena e Cures Sabini come testimonia la presenza, perdurata anche in età moderna, di un complesso sistema di vie di transumanza che oltre ad essere utilizzate per portare le greggi ad attraversare il Tevere ai punti di guado, costituivano un percorso lungo il quale avvenivano anche scambi commerciali tra l'Etruria costiera e l'area appenninica e adriatica..

V - IV secolo a.C. Tra la fine del V e i primi decenni del IV secolo a.C. Roma intraprese le guerre contro i Veienti e i loro alleati, i Falisci e i Capenati, ottenendo una vittoria definitiva che garantì ai Romani il controllo di tutta l'area. Veio fu distrutta nel 396 a.C., mentre nel 395 a.C. le campagne dell'area dei Capenati e dei Falisci furono sistematicamente devastate e depredate, costringendo Capena ad arrendersi e a sottomettersi a Roma.

L'età romana

IV - III secolo a.C. Nel primo periodo sotto il dominio di Roma la zona è incorporata nell'agro romano e in essa trasferiti sia plebei romani (come nuovi cittadini) sia alcuni Etruschi, Falisci e Capenati che nel corso della guerra contro Veio erano passati dalla parte romana senza combattere. Al contempo una parte del territorio conquistato, forse anche di grande entità, è invece acquisito nella proprietà dello Stato romano (ager publicus) come terre da dare in affitto..

Malgrado le guerre combattute avessero fatto abbandonare molti siti etruschi e falisci, il territorio attorno al Lucus Feroniae sembra risentì meno di tale situazione. Infatti i ritrovamenti nella zona, attribuibili a questo periodo, mostrano la ricchezza e la prosperità del santuario nel corso del III secolo. E tale ricchezza era così nota che attrasse anche l'interesse dei mercenari dell'esercito cartaginese di Annibale che nel 211 a.C. saccheggió l'area.

II - I secolo a.C. Nel II secolo a.C. il territorio, sempre più romanizzato, fu interessato da interventi di miglioramento delle vie di collegamento che lo attraversano, e in particolare per Fiano della Via Tiberina, probabilmente ricollegati all'opera più generale di sistemazione viaria intrapresa da Caio Gracco..

All'inizio del I secolo a.C. la zona del santuario di Lucus Feroniae, nonché l'abitato contiguo, subì una ricostruzione urbanistica che presumibilmente doveva portare il santuario, di stampo ellenistico, a diventare un foro di una colonia romana. La ricostruzione però non ebbe mai termine, forse anche a causa delle guerre civile tra pompeiani e cesariani che caratterizzarono quegli anni. Dopo la vittoria di Cesare, intorno al 70 a.C., l'area circostante al santuario fu espropriata e distribuita in lotti su iniziativa dello stesso generaleAlfonsina Russo Tagliente, Giuseppina Ghini, Laura Caretta (a cura di), Lucus Feroniae il santuario, la città, il territorio, 2016 al fine di poter donare ai propri reduci i terreni che aveva loro promesso. L'opera rimase incompiuta alla morte di Cesare ma fu poi proseguita da Antonio e Ottaviano, dando origine ad un insediamento noto come Colonia Julia Felix Lucus Feroniae.

I - VII secolo d.C. Nell'età augustea (fine I secolo a.C. fino agli inizi del I secolo d.C.) sono molte le testimonianze archeologiche nell'area: furono fatti grandi interventi urbanistici di riorganizzazione del territorio, gestiti da Lucio Volusio Saturnino, filo augusteo, a cui furono assegnate le proprietà precedentemente della famiglia degli Egnatii, tra le quali la grande villa suburbana sorta nei pressi di Lucus Feroniae, la Villa dei Volusii.

Alla morte dell'ultimo discendente della famiglia dei Volusii, Quinto Volusio Saturnino che fu console nel 56 d.C., la villa probabilmente fu acquisita dal demanio imperiale..

Oltre a questa villa, che per dimensione, storia e ricchezza era senza dubbio la principale, nell'area erano presenti molte altre ville, come testimoniano i numerosi rinvenimenti sia intorno l'area di Lucus Feroniae che in altre zone di Fiano.

Queste villae rusticae, veri e propri centri di produzione agricola, furono attive per secoli, a dimostrazione che durante l'età imperiale l'area di Fiano, per la sua fertilità, il suo territorio collinare e la favorevole posizione, fu dedicata in generale alle attività agricole, in particolare alla produzione dell'olio di oliva, e che, per la sua vicinanza all'Urbe, fu una zona assai di interesse per i ricchi senatori. Nell'area forse veniva anche realizzata una malta di buona qualità che, tramite il Tevere, era poi trasportata con facilità a Roma..

Dall'epoca tardoantica a quella medievale La documentazione storica relativa all'area tra la tarda antichità ed il medievo è assai carente e non permette di conoscere appieno lo sviluppo del territorio di Fiano durante questo periodo. Si può però considerare quello che fu un andamento generalizzato: con l'affermazione del Cristianesimo si andarono a formare piccole comunità intorno agli edifici religiosi, nuovi o vecchi riadattati al nuovo culto, che diventarono dei punti di riferimento per le popolazioni sparse nelle campagne circostanti.. A Fiano questo presumibilmente avvenne intorno alla Villa dei Volusii che andò ad ospitare probabilmente un piccolo monastero, quasi sicuramente dipendente da una delle tre grandi abbazie che controllavano la zona: il Monastero di San Paolo fuori le mura, il polo monastico di San Silvestro sul Monte Soratte e, al di là del Tevere, l'Abbazia di Farfa.

Solo in seguito la villa, terminato anche il suo ruolo di riferimento religioso, divenne una delle cosiddette torri semaforiche, ossia un punto di controllo lungo il corso del Tevere (secoli XI-XIV) per garantire la sicurezza.

In conclusione, l'evoluzione del territorio di Fiano tra la fine dell'Impero Romano e la creazione del centro fortificato fu comune a quello che in epoca medievale è identificato come territorio collinense (coincidente con l'antico ager capenas), chiamato così per la morfologia e la fertilità della sua campagna: non si ebbero, nel passaggio dal potere imperiale romano a quello degli ordini religiosi, particolari fenomeni di spopolamento ma quanto di riorganizzazione territoriale intorno a nuovi centri di aggregazione.

La nascita della Rocca di Fiano La Rocca di Fiano, ossia un primo centro fortificato attorno al quale si radunò la popolazione, nacque all'interno del fenomeno più generale noto come incastellamento che caratterizzò l'età medievale a partire dal IX secolo: i grandi enti ecclesiastici, come monasteri e abbazie, erano entrati in possesso nel corso del tempo di numerosi terreni e fondi, ottenuti con lasciti pro anima da parte di semplici contadini o tramite donazioni da parte di nobili. Tra l'870 e il 920 iniziò quindi, soprattutto da parte dei signori ecclesiastici, la ricostruzione di "complessi fondiari coerenti" (congregatio fundorum) che necessitavano di un centro di controllo ravvicinato e, visti i tempi, fortificato. Per questo dal X secolo in tutto il Lazio ci fu un fiorire di castelli (castrum) collocati nei grandi fondi ricostruiti. Allo stesso tempo questi diventarono punti di attrazione per contadini in cerca di sicurezza e di opportunità lavorative e quindi intorno al castrum sorsero nuovi centri abitati.

Nel territorio di Fiano incise molto anche la presenza di importanti vie di comunicazione., che favorirono lo sviluppo dell'economia del territorio e quindi il rafforzamento di questa nuova realtà: la via Salaria e soprattutto il Tevere. Lungo il fiume nacquero infatti porti castrensi, ossia porti con alle spalle insediamenti fortificati per garantirne sicurezza e controllo e Fiano fu uno di questi, avendo quindi la Rocca un ruolo di guardia dei traffici nella zona.

Il controllo del Feudo Durante il medioevo il territorio fondiario di Fiano ricadeva, come visto, in una zona in cui avevano influenza vari monasteri, abbazie e centri religiosi e, per questo, fu protagonista di varie controversie per deciderne il controllo, come emerge da diversi documenti storici..:

in un documento del 840 di conferma di beni all'Abbazia di Farfa da parte di Lotario si fa riferimento ad un fondo chiamato Fiano; con un atto del 1013 Papa Benedetto VIII concesse all'Abbazia di Farfa parte del fondo Flaiano; in un altro atto del 1048 il fondo di S. Flaviano risultava tra le pertinenze di Farfa; nel 1058 Fiano era tra i possedimento dei Conti Girardo e Teodora di Galeria, che donarono all'Abbazia di Farfa la chiesa di Santa Maria ad pontem de Flaiano e quella di S. Biagio infra castellum de Flaiano, con le relative pertinenze; una bolla di Papa Gregorio VII del 1081 affermava il possesso del fondo Flaiano (Castellum Flaianum) al Monastero di San Paolo fuori le mura; nel 1139 l'Abate di S. Paolo fuori le mura ricorse a Papa Innocenzo III per recuperare vari territori, tra i quali quello di Fiano, usurpati dagli eredi di un tale Tebaldo di Cencio; una successiva bolla di Papa Alessandro III del 18 gennaio 1176 riportava le terre in Flaiano tra quelle spettanti al monastero di S. Pancrazio; infine fu il Monastero di S. Paolo fuori le mure che si vide riconoscere il suo diritto su Fiano prima da parte dell'Imperatore Enrico VI nel 1186-1189 e, in seguito, dalle bolle di Papa Innocenzo III del 1203 e di Papa Onorio II del 1218.

Feudo chiave sul Tevere Il fatto che Fiano rappresentasse in questo periodo un nodo importante come punto strategico di passaggio sul Tevere viene testimoniato da varie vicende ed avvenimenti riportati sempre nei documenti custoditi nell'Abbazia di Farfa:

nel 1063 l'Antipapa Onorio II, contrapposto al legittimo Papa Alessandro II, assalito da Goffredo di Lorena fuggì da Roma attraversando il Tevere a Fiano presso la Chiesa di S. Maria ad pontem;