La rivolta di Boudicca fu una sollevazione armata delle tribù celtiche britanniche degli Iceni e dei Trinovanti contro l'Impero romano verificatasi nel biennio 60-61 d.C. nella provincia romana della Britannia guidata da Boudicca, regina degli Iceni. Il casus belli fu il mancato rispetto da parte dei romani di un accordo stretto con il marito di Boudicca, Prasutago, riguardo alla successione del suo regno alla sua morte. Le forze di Boudicca distrussero tre importanti insediamenti romani, Camulodunum (l'odierna Colchester), Londinium (Londra) e Verulamium (l'odierna St Albans), uccidendovi gran parte dei residenti. Un esercito romano in inferiorità numerica sotto Gaio Svetonio Paolino sconfisse gli insorti nelle Midlands lungo la Watling Street, nella battaglia della strada Watling, ponendo fine alla ribellione.
Le fonti scritte di gran lunga più importanti per gli eventi sono gli Annales dello storico romano Tacito, e la Romaiká dell'ellenista Cassio Dione. L'archeologia ha svolto un ruolo importante nella ricostruzione degli eventi sin dagli anni '20, in particolare gli scavi nelle città di Colchester, Londra e St Albans e i ritrovamenti nell'East Anglia, l'area di insediamento di Iceni e Trinovanti.
La ribellione di Boudicca è un evento di grande importanza nella narrazione storica britannica, spesso paragonata alle ribellioni in altre parti dell'impero romano, come la rivolta di Arminio in Germania o la rivolta di Vercingetorige in Gallia. Boudicca e la sua ribellione sono state un motivo popolare in Inghilterra sin dal Rinascimento nella letteratura, nell'arte e (dal XX secolo) nel cinema e nella televisione.
Esegesi delle fonti Poiché le tribù celtiche della Gran Bretagna non tramandavano la loro storia per iscritto, le fonti antiche della ribellione di Boudicca sono quelle della storiografia romana, integrate, in età moderna, da reperti provenienti da scavi archeologici.
Le fonti scritte della ribellione di Boudicca sono gli Annales dello storico romano Tacito e la Romaiká dell'ellenista Cassio Dione. Entrambi gli autori riferiscono ampiamente sulla rivolta, ma differiscono in alcuni dettagli l'uno dall'altro. Tacito cita la rivolta molto più brevemente nella biografia del suocero Agricola, De vita et moribus Iulii Agricolae. Sia Tacito sia Dione non furono testimoni oculari degli eventi in Gran Bretagna, né scrissero immediatamente dopo gli eventi. Tacito è considerato più affidabile da molti storici perché visse più vicino all'evento e probabilmente ricevette una conoscenza dettagliata della ribellione di Boudicca da suo suocero Agricola che all'epoca si trovava in Gran Bretagna. I discorsi tramandati dai due scrittori, che i capi militari Boudicca e Svetonio tennero prima della battaglia decisiva, con ogni probabilità non sono autentici. Gli autori classici di solito mettono in bocca ai loro personaggi principali discorsi fittizi, anche per trasmettere al pubblico la propria comprensione degli eventi..
Rilevanti per la ricostruzione degli eventi sono, per nostra fortuna, i reperti archeologici. Particolarmente importante è quello che gli archeologi inglesi hanno chiamato "Boudican destruction horizon" o "BDO" (letteralmente: "orizzonte di distruzione di Boudicca"): una stratigrafia di materiale bruciato spesso da pochi centimetri a 100 cm trovato durante gli scavi a Colchester, Londra e St Albans. Il BDO contiene principalmente canniccio bruciato e muri di fango. Normalmente tali muri di canniccio e fango marcirebbero, ma l'intenso calore del fuoco provocò la cottura delle componenti argillose delle pareti, dando luogo ad una sostanza dura, paragonabile alla ceramica. A Colchester, nel BDO sono stati trovati anche frammenti di stoviglie romane di tipo ceramica sigillata provenienti della Gallia meridionale (c.d. "Sigillata gallica") e alcune monete romane dell'epoca di Agrippa e Claudio, il che rende plausibile datare il BDO al biennio 60-61 d.C.. Reperti simili sono stati rinvenuti anche durante gli scavi a Londra..
Per gli archeologi, la prova stratigrafica indica che gli insediamenti romani dell'epoca furono effettivamente bruciati come descritto nelle fonti antiche. Mentre le prime ricerche archeologiche nella prima metà del XX secolo attribuivano spesso unilateralmente prove di incendi negli strati di scavo romani alla ribellione di Boudicca, in tempi recenti la ricerca ha assunto una visione più differenziata e ha anche trovato prove di incendi del periodo romano che devono essere datati successivamente..
Contesto
La conquista romana della Britannia iniziò sistematicamente nel 43 d.C., per volere dell'imperatore Claudio. Tuttavia, l'attività militare romana era iniziata nelle isole britanniche già nel secolo precedente, quando nel 55 e nel 54 a.C. l'esercito di Gaio Giulio Cesare mosse dalla Gallia, dov'era impegnato nella sottomissione di queste regioni, alla volta della Britannia. Di fatto, queste operazioni militari non portarono a nessuna conquista territoriale, creando però una serie di clientele che avrebbe portato la regione, specie il sud dell'isola, nella sfera d'influenza economica e culturale di Roma. Da qui scaturirono quei rapporti commerciali e diplomatici che apriranno la strada alla conquista romana della Britannia..
Al momento dello sbarco delle truppe imperiali romane in Britannia, nel 43 d.C., diverse tribù indigene offrirono appoggio agli invasori, vedendo nei Romani l'occasione di affrancarsi dalla tirannia dei clan rivali. Tacito stesso individua nella divisione interna dei Britanni una delle principali ragioni del successo romano:.
Fra i vari e solerti collaborazionisti figuravano anche gli Iceni, una tribù anticamente stanziata nell'Anglia orientale, che ottennero di mantenere la propria indipendenza in cambio di ingenti tributi. Principali oppositori dei Romani furono invece i Catuvellauni, ma il grosso delle resistenze venne rapidamente abbattuto e già per il 46 d.C. la presenza imperiale sull'isola pareva quanto mai salda. Carataco, condottiero dei Catuvellauni, continuò per anni a guidare la resistenza anti-romana da esule ma nel 51 d.C. venne definitivamente sconfitto e catturato. Frattanto, il governo romano sulla provincia appena istituita cominciava ad assumere contorni sempre più autoritari ed oppressivi. Fu più volte imposto il disarmo alle tribù britanniche alleate o sottomesse (Iceni compresi). Scrive Tacito che le appropriazioni arbitrarie di terre e beni ai danni degli indigeni erano all'ordine del giorno, così come la cooptazione di giovani uomini per servire nelle truppe ausiliarie o per lavorare nei cantieri pubblici. La situazione non fece che peggiorare quando, nel 58 d.C., il legato Gaio Svetonio Paolino venne nominato governatore della provincia. Influente uomo politico ed acclamato generale, Paolino era noto per l'inflessibilità mostrata nel trattare con i barbari (fossero essi alleati o nemici) e promosse immediatamente un'aggressiva politica di sottomissione delle tribù del Galles.
Cause della rivolta Tacito e Dione riportano diverse motivazioni che spinsero le tribù britanniche guidate da Boudicca a sollevarsi contro Roma. Sulla base di queste fonti antiche, gli storici hanno però sospettato la presenza di altre cause della rivolta.
Malcontento degli Iceni: oltraggio e vessazione economica
Tacito identifica quale causa principale della rivolta l'umiliazione della tribù degli Iceni, nella fattispecie della loro famiglia reale. Regno cliente di Roma dal 43 d.C., gli Iceni erano governati da Prasutago, forse messo sul trono al tempo delle spedizioni claudiane proprio dai Romani. Prasutago morì nel 60 d.C. senza eredi maschi, gli unici legittimi secondo il costume romano, e pertanto, secondo una consuetudine non scritta, il suo territorio sarebbe passato fra i domini diretti dell'allora imperatore Nerone. L'Iceno aveva però nominato come co-eredi con l'Imperatore anche le due giovani figlie avute dal suo matrimonio con l'affascinante e carismatica Boudicca (anche Budicca o Boadicea), una nobildonna britannica, sperando forse di preservare la propria stirpe e salvare al contempo il suo popolo dall'asservimento. I veterani romani della XX Legio che risiedevano nella capitale della provincia (Camulodunum, l'odierna Colchester), probabilmente aizzati dal procuratore Catone Deciano, invasero il territorio degli Iceni, annettendolo de facto alla provincia. I nobili britanni furono spogliati dei propri possedimenti, Boudicca fu fustigata in pubblico e le sue figlie furono stuprate..
In questo frangente risulta quantomeno ambigua la condotta delle autorità romane ed in particolare del procuratore Catone Deciano che, secondo Cassio Dione, impose agli Iceni la restituzione di alcuni crediti concessi loro dall'imperatore Claudio e dal filosofo Seneca, unicamente allo scopo di ricavarne interessi spropositati. Secondo Dione, Seneca si sarebbe aspettato un interesse di 40 milioni di sesterzi sul suo prestito, equivalente a quasi tre tonnellate d'oro... Secondo alcuni studiosi moderni, non è improbabile che Deciano si sia servito della riscossione dei debiti o dell'illegittimità del testamento di Prasutago agli occhi della legge romana come scuse per saccheggiare i territori iceni e tenere per sé una fetta cospicua del bottino (la corruzione era del resto molto diffusa fra i funzionari provinciali), inserendo così nel calderone del malcontento britannico anti-romano anche un non trascurabile fattore economico.
Il trattamento inflitto alla vedova del re ed alle sue figlie fu comunque una condotta oltraggiosa che i romani stessi devono aver considerato alla stregua di un "crimine di guerra".. Gli storici Hingley e Unwin si sono spinti sino a sostenere che il maltrattamento di una famiglia aristocratica fedele a Roma dev'essere stato particolarmente scioccante per i lettori romani di Tacito..
Malcontento dei Trinovanti Tacito dà poi molto peso all'espulsione dei Trinovanti dalla loro capitale, Camulodunum, al fine di stabilirvi una colonia di ex-legionari decisa dell'imperatore romano Claudio. Questo doveva servire a preservare l'influenza romana nella città dopo che la XX legione, originariamente di stanza a Camulodunum, era stata spostata a ovest per combattere i Siluri. Tacito descrive la terra confiscata come agri captivi (it. "terra conquistata"). Così ai romani fu permesso di confiscare le terre dei Trinovanti intorno a Camulodunum per i veterani.. L'archeologo Paul Sealey fa riferimento agli scavi nel fossato della fortezza romana a Colchester. Lì sono stati trovati sei teschi con gravi ferite che si ritiene siano state causate da armi, suggerendo un trattamento ruvido della popolazione locale da parte dei romani.. Un'ulteriore provocazione per i Trinovanti fu l'inizio della costruzione di un tempio a Camulodunum in onore di Claudio (morto nel 54 d.C.) e consacrato dal Senato romano. I Trinovanti accusarono i sacerdoti del tempio di sperperare le ricchezze del paese. Tacito scrive che gli indigeni vedevano il tempio come il «quartier generale dell'eterna tirannia» (lat. «arx aeternae dominationis»).
Influenza dei Druidi