La chiesa dei Santi Michele e Pietro, detta anche solo chiesa di San Michele, è la parrocchiale di Castiglione di Garfagnana, in provincia e arcidiocesi di Lucca.; fa parte della zona pastorale della Garfagnana.

Storia La prima citazione di una cappella a Castiglione di Garfagnana risale al 1168 ed è contenuta in una bolla di papa Alessandro III da cui si apprende che dipendeva dalla pieve di San Giovanni Battista. Un'iscrizione ricorda nel 1197 la consacrazione della chiesa, non sappiamo se la stessa del precedente documento, da parte del vescovo di Lucca, Guido III. Di questo originario edificio non rimangono altro che il paramento murario in arenaria, parzialmente conservato in facciata e sul fianco nordMarco Frati, Scrigni di pietra. Edifici religiosi nella valle del Serchio tra XI e XIV secolo, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pag. 23..

La chiesa fu interessata da un restauro nel corso del Duecento e poi nuovamente nel Quattrocento, allorché le venne concesso il fonte battesimale, rendendola autonoma dalla matrice.

Nella seconda metà del XVIII secolo la parrocchiale subì un intervento di rifacimento a più riprese, che comportò anche la ricostruzione dell'abside: nel 1771 si provvide a consolidare il tetto, nel 1789 a consolidare un muro e tra il 1791 e il 1792 a rimaneggiare il presbiterio, finché nel 1810, al termine dei lavori, venne celebrata la benedizione.

Nella seconda metà degli anni sessanta, in ossequio alle norme postconciliari, furono realizzati l'ambone e l'altare rivolto verso l'assemblea; nel 1988 la chiesa venne nuovamente restaurata.

Descrizione Esterno La facciata a capanna della chiesa, di ispirazione pisano-lucchese, è tradizionalmente datata alla fine del Trecento, tenendo fede alla data 1403 presente in un'iscrizione conservata all'interno. Il fronte è abbellito da loggette, che in origine continuavano sui fianchi, formate da archetti pensili acuti su mensole o su colonnine sottili e verticalmente slanciate, con capitelli a foglia d'acqua. Nello sfondo di esse, a contrasto, un paramento giocato sull'alternanza cromatica tra la pietra e il marmo rosso. Lo slancio verticalistico si ripeteva nel fastigio ed è ancora evidente nella trifora e una bifora di forme gotiche, sebbene entrambe murateMarco Frati, Scrigni di pietra. Edifici religiosi nella valle del Serchio tra XI e XIV secolo, in Arte nella Valle del Serchio..., cit., 2018, pag. 26 - 27..

Un protiro sorretto da due colonne con capitelli festonati sormonta il portale ligneo realizzato nel 1488 da Michele Barboncini da Castiglione. Sopra di esso è una lunetta un tempo affrescata ed un architrave scolpito a bassorilievo con San Michele in lotta con il drago ed il leone, simbolo araldico della cittadina, databile alla seconda metà del TrecentoAnnamaria Ducci, La scultura del medioevo, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pag. 69..

Annesso alla parrocchiale è il campanile a base quadrata, poggiante su torrione; la cella presenta su ogni lato delle aperture.

Interno L'interno dell'edificio, nel quale sono conservate diverse opere di pregio, si compone di un'unica navata, sulla quale si affacciano gli sfondamenti ospitanti gli altari laterali e le cui pareti sono scandite da lesene sorreggenti il cornicione aggettante, sopra il quale si imposta la volta; al termine dell'aula si sviluppa il presbiterio, rialzato rispetto alla navata e chiuso dall'abside poligonale.

Presso l'ingresso vi è una acquasantiera marmorea firmata da un "B. di Giulio di Pia di Cereta" e datata 1629.

Il primo altare a destra è un manufatto ligneo secentesco probabilmente realizzato dalla bottega dei Santini ed è corredato di una pala con la Sacra Famiglia databile alla prima metà del Seicento ed attribuita ad Arrigo Arrighi. In una nicchia tra primo e secondo altare è collocata una statua lignea della Madonna col Bambino proveniente dall'interno della Porta del Ponte levatoio. La scultura è probabilmente un'opera del primo Cinquecento attribuibile a Vincenzo Civitali.

Il secondo altare a destra, datato 1773 e donato dalla Compagnia del SS. Rosario, reca una statua tardo ottocentesca della Madonna del Rosario.

Nel presbiterio, a lato dell'altare maggiore settecentesco, è un ciborio quattrocentesco realizzato probabilmente nella bottega di Matteo Civitali, originariamente collocato nella soppressa cappelletta di San Cristoforo in Verrucchia. Nel fondo, in una nicchia con cornice mistiliea è una statua marmorea settecentesca di San Michele, probabilmente risalente alla metà del XVIII secolo, acquistata dalla comunità a Carrara nel periodo delle soppressioni napoleoniche e giunta in loco nel 1795Claudio Casini, La scultura dalla seconda metà del Quattrocento al Settecento, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pagg. 183 - 184..

L'ultimo altare a sinistra custodisce un Crocifisso del tipo 'doloroso' forse proveniente anch'esso da Verrucchia. Chiamato "Cristo nero" prima del restauro del 2000 che gli ha invece restituito i colori originali, la scultura è attribuibile al Maestro del crocifisso di Camaiore, un seguace di Giovanni Pisano in cui è, rispetto al maestro, la mancanza di un'organica concezione del corpo e un'espressività meno accesa. L'esemplare si distingue, rispetto ad altri in Lucchesia o nella valle del Serchio, per la parziale conservazione della policromia originale e per un modellato più morbidoStefano Martinelli, La scultura dal Duecento alla metà del Quattrocento, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pag. 115..

Tra i due altari, in alto, è collocata la tavola raffigurante la Madonna col Bambino e Dio Padre benedicente nella losanga trilobata all'interno della cuspide. L'opera, dipinta da Giuliano di Simone nel 1389 è l'unica del pittore ad essere firmata e datata. Restaurata nel 1999, la tavola, sebbene danneggiata e contraddistinta da alcune lacune, mostra ancora riferimenti alle opere lucchesi di Spinello AretinoStefano Martinelli, La pittura dal Duecento al Quattrocento, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pagg. 141 - 142..

All'altare accanto, del 1867, è una tela anonima del XVII secolo con la Madonna col Bambino e santi con le anime purganti.

L'annesso Deposito museale di arte sacra conserva, tra altre, alcune opere di pregio: una tavola frammentaria con San Pellegrino, probabilmente laterale destro di un trittico perduto ricordato nella chiesa di San Tommaso di Conturbia, nota anche come Oratorio di San Pellegrino di Marcione, è databile alla fine del Quattrocento ed ascrivibile a Vincenzo Frediani, ad un pittore da lui influenzato oppure forse a Pietro da TaladaStefano Martinelli, La pittura dal Duecento al Quattrocento, in Arte nella Valle del Serchio..., cit., 2018, pagg. 156 - 157.; le tre statue lignee rispettivamente della Madonna col Bambino, di San Pietro e di San Paolo, eseguite da Vincenzo di Bartolomeo Civitali (fratello di Masseo) tra 1511 e 1515, erano originariamente inserite nelle tre nicchie di un dossale ligneo intagliato e dorato, opera del fratello Masseo, ancora nella chiesa di San Pietro, simile a quello della parrocchiale di Villa CollemandinaClaudio Casini, La scultura dalla seconda metà del Quattrocento..., cit., Lucca, 2018, pag. 162.; da un altare della stessa chiesa proviene anche la statua della Madonna del Carmine, vestita di abiti moderni ma forse anch'essa risalente al primo Cinquecento ed opera di Vincenzo di Bartolomeo Civitali.

Note

Bibliografia

Matteo Marcalli, Arte sacra a Castiglione, Castiglione di Garfagnana, 2023.

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