Torre Pellice (La Tor in piemontese, La Tour de Pèlis in occitano; già Torre di Luserna) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Torino, in Piemonte.

Situato in Val Pellice, nel Piemonte occidentale, alla confluenza del torrente Angrogna nel Pellice, il centro abitato sorge a circa 516 m s.l.m. e costituisce uno dei principali centri della valle.

Torre Pellice costituisce il principale centro storico e istituzionale del valdismo italiano: vi hanno sede la Tavola valdese, organo esecutivo dell'Unione delle Chiese metodiste e valdesi, e numerose istituzioni religiose e culturali legate alla presenza valdese, tra cui la Fondazione Centro culturale valdese e il Museo valdese.

Il comune è inoltre sede dell'Unione montana del Pinerolese, ente sovracomunale comprendente comuni delle valli Pellice, Chisone e Germanasca e dell'area pedemontana pinerolese.

Storia

Medioevo Le origini dell'insediamento non sono documentate con certezza. Il toponimo è tradizionalmente collegato alla torre fortificata sorta sulla collina oggi detta del Forte, che domina l'abitato e sulla quale si sviluppò successivamente il complesso fortificato di Santa Maria. La prima attestazione documentaria conosciuta risale al 1186, quando nel cartario dell'abbazia di Santa Maria di Staffarda compare un Henricus de Turre; nel 1222 sono invece documentate le forme Castrum Turris e Turris.

L'abitato appartenne al nucleo originario dei domini dei conti di Luserna e, dal XIII secolo, fu feudo dei Rorengo della Torre, ramo della stessa famiglia, che conservarono diritti signorili sul territorio sino alla fine del XVIII secolo. La documentazione successiva registra per il centro le denominazioni La Tour, utilizzata nei documenti valdesi tra XVII e XIX secolo, e Torre di Lucerna, attestata tra XVI e XVIII secolo; durante la dominazione francese fu utilizzata anche la forma La Tour Pélis. Il nome Torre Pellice fu assunto nel 1861.

La storia del centro si legò precocemente a quella del movimento valdese, nato nella seconda metà del XII secolo dalla predicazione di Valdo di Lione. Già agli inizi del XIII secolo è documentata nelle valli la presenza di numerose famiglie aderenti al movimento. Torre divenne progressivamente uno dei principali insediamenti delle comunità valdesi della Val Pellice.

Riforma e guerre di religione Una svolta nella storia religiosa delle valli si ebbe nel 1532, quando il movimento valdese aderì alla Riforma protestante in occasione del sinodo di Chanforan. Da quel momento la Val Pellice entrò stabilmente nella rete delle comunità protestanti europee e le tensioni religiose con l'autorità sabauda assunsero crescente importanza politica.

A Torre uno dei primi luoghi di culto riformati fu il Tempio dei Coppieri, la cui fondazione è tradizionalmente datata al 1556. Situato fuori dal centro abitato, rifletteva le limitazioni territoriali imposte alla popolazione valdese; fu ampliato nel 1607 e divenne luogo di culto ufficiale della comunità locale.

Nel corso del XVI e del XVII secolo la valle fu ripetutamente interessata dalle guerre tra la monarchia sabauda e la Francia e dai conflitti legati alla presenza valdese. Torre e le altre comunità della valle furono sottoposte a restrizioni religiose e territoriali, alternate a periodi di relativa tolleranza.

Nel 1630 anche la Val Pellice fu colpita dalla grande epidemia di peste che interessò il Piemonte. Nei decenni successivi il contrasto religioso con il governo sabaudo tornò ad aggravarsi.

Le Pasque piemontesi e l'esilio valdese Nel 1655, durante la reggenza di Maria Cristina di Borbone-Francia, una nuova campagna militare contro le comunità valdesi provocò le violenze passate alla storia come Pasque piemontesi. Torre Pellice fu saccheggiata dalle truppe sabaude; secondo i dati riportati dal Comune, delle 295 famiglie allora presenti nel paese 279 erano valdesi. Il Tempio dei Coppieri fu incendiato durante le operazioni militari.

Nello stesso anno sulla collina dominante l'abitato fu costruito il forte di Santa Maria di Lucerna, utilizzando il sito di un precedente castello munito di una grande torre. La fortificazione, realizzata secondo uno schema bastionato, costituiva insieme al forte di San Michele un sistema destinato al controllo della valle.

La situazione precipitò nuovamente dopo la revoca dell'editto di Nantes da parte di Luigi XIV di Francia nel 1685. Nel gennaio 1686 il duca Vittorio Amedeo II di Savoia, alleato della monarchia francese, emanò a sua volta disposizioni volte a sopprimere il culto valdese, imponendo la demolizione dei templi, l'educazione cattolica dei bambini e l'allontanamento dei ministri di culto.

Una parte delle comunità scelse la resistenza armata. Tra aprile e maggio del 1686 le forze valdesi affrontarono le truppe sabaude e francesi; dopo la sconfitta, migliaia di valdesi furono imprigionati e una parte dei superstiti poté infine espatriare verso la Svizzera. Anche il Tempio dei Coppieri fu nuovamente distrutto.

Nell'agosto 1689 circa un migliaio di esuli, guidati dal pastore Henri Arnaud, attraversarono le Alpi dalla regione del lago Lemano e rientrarono armati nelle valli piemontesi: l'impresa è ricordata nella storiografia valdese come Glorioso Rimpatrio. Il mutamento delle alleanze europee consentì successivamente ai valdesi di ristabilirsi nelle loro comunità. Il forte di Santa Maria fu minato e parzialmente distrutto nel 1690. Il Tempio dei Coppieri venne invece ricostruito nel 1699.

Settecento ed età napoleonica Nel corso del XVIII secolo diminuirono le persecuzioni armate, ma continuarono le limitazioni civili, politiche e religiose imposte alla popolazione valdese. Allo stesso tempo le comunità delle valli intensificarono i rapporti culturali, religiosi ed economici con i paesi protestanti europei.

Nella seconda metà del secolo ebbe inizio anche la trasformazione economica di Torre da centro prevalentemente agricolo a borgo manifatturiero. Lo sviluppo delle prime attività industriali preparò la crescita che avrebbe caratterizzato soprattutto il secolo successivo.

Con l'occupazione francese del Piemonte alla fine del XVIII secolo vennero meno le discriminazioni giuridiche nei confronti dei valdesi. Durante la dominazione francese, tra il 1797 e il 1814, Torre assunse inoltre maggiore importanza amministrativa nella valle, divenendo capoluogo di cantone e sede di tribunale. Il periodo napoleonico favorì anche il consolidamento del ruolo culturale del centro.

La Restaurazione del 1815 comportò il ripristino della monarchia sabauda e di parte delle precedenti limitazioni nei confronti dei valdesi. Nonostante ciò, durante la prima metà dell'Ottocento Torre consolidò progressivamente il proprio ruolo di principale centro delle Valli valdesi, ospitando nuove istituzioni assistenziali, educative e religiose.

L'emancipazione valdese e l'Ottocento Il 17 febbraio 1848 Carlo Alberto di Savoia emanò le Lettere patenti con le quali riconobbe ai sudditi valdesi i diritti civili e politici. Il provvedimento pose fine alle principali discriminazioni giuridiche, pur senza introdurre la piena parità religiosa: lo Statuto Albertino, promulgato poche settimane dopo, mantenne infatti il cattolicesimo quale religione dello Stato.

La concessione dei diritti civili e politici fu celebrata nelle valli con l'accensione di falò. Da allora la sera del 16 febbraio le comunità valdesi ricordano annualmente l'emancipazione con l'accensione dei tradizionali fuochi.

L'emancipazione rafforzò ulteriormente la funzione di Torre quale centro istituzionale e culturale del valdismo italiano. Nel 1852 fu inaugurato il nuovo tempio valdese del centro, la cui costruzione divenne uno dei simboli della nuova condizione della comunità dopo il 1848.

Parallelamente proseguì l'industrializzazione. Nel corso del XIX secolo si svilupparono attività manifatturiere e tipografiche e la popolazione aumentò considerevolmente: dai 2.343 abitanti censiti nel 1819 si passò a circa 6.000 all'inizio del XX secolo. Nel 1882 Torre Pellice fu collegata alla rete ferroviaria attraverso la ferrovia Pinerolo-Torre Pellice, prolungamento della linea proveniente da Torino e Pinerolo.

Alla crescita economica si accompagnò quella delle istituzioni culturali valdesi, facendo di Torre Pellice il principale centro organizzativo, religioso e culturale delle Valli valdesi.

Il Novecento, il fascismo e la Resistenza Nel primo dopoguerra anche Torre Pellice fu interessata dall'affermazione del fascismo. Nel 1924 l'amministrazione comunale conferì la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini; il riconoscimento fu revocato dal consiglio comunale nel 2014.

Durante il regime il territorio delle Valli valdesi divenne anche uno degli ambienti nei quali maturarono nuclei dell'antifascismo piemontese. A Torre Pellice operarono esponenti legati al Partito d'Azione, mentre vi soggiornarono, tra gli altri, Vittorio Foa, Michele Giua e Altiero Spinelli. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, l'esecutivo piemontese del Partito d'Azione trasferì temporaneamente la propria attività nel paese.

Tra il 1943 e il 1945 la Val Pellice divenne un'importante area della Resistenza. Particolare rilievo ebbe a Torre la Tipografia Alpina, fondata alla fine dell'Ottocento e utilizzata clandestinamente per stampare volantini, documenti e periodici antifascisti. Vi fu stampato, tra gli altri, Il Pioniere, periodico delle formazioni di Giustizia e Libertà attive nelle valli Pellice, Chisone e Germanasca.

La memoria di questa attività è conservata anche dalla Biblioteca delle Resistenze e dal Museo della stampa clandestina, istituito nel 2013 nell'ex caserma Ribet, che durante l'occupazione era stata utilizzata dalle forze nazifasciste.

Età contemporanea Nel secondo dopoguerra Torre Pellice ha conservato il proprio ruolo di principale centro istituzionale e culturale delle comunità valdesi italiane. La presenza della Tavola valdese, del Museo valdese e delle altre istituzioni culturali e religiose ha continuato a conferirle una funzione di riferimento per il protestantesimo italiano.

Il 3 settembre 1989 il presidente della Repubblica Francesco Cossiga visitò Torre Pellice in occasione delle manifestazioni per il terzo centenario del Glorioso Rimpatrio. Successivamente il comune ricevette anche la visita del presidente Oscar Luigi Scalfaro.

Il 31 agosto 2023 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella visitò la città, incontrò la comunità valdese e partecipò al convegno Il sogno europeista è nato qui. Una sfida da completare. Nella stessa occasione inaugurò una targa dedicata ad Altiero Spinelli e ricordò il contributo delle Valli valdesi alla Resistenza e alla costruzione dell'Europa democratica.

Nel 2006, in occasione dei XX Giochi olimpici invernali di Torino, Torre Pellice fu coinvolta nelle attività legate all'hockey su ghiaccio; l'anno successivo ospitò competizioni della stessa disciplina durante l'Universiade invernale 2007.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone comunali sono disciplinati dall'articolo 4 dello statuto di Torre Pellice e da uno specifico regolamento comunale.

Stemma Lo stemma comunale raffigura una torre in campo azzurro, sormontata da nastri recanti il motto latino («il coraggio scaccia la paura»). La torre richiama l'antica fortificazione dalla quale deriva il toponimo della città.

Gonfalone Il gonfalone comunale è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica ed è descritto nel regolamento comunale come recante una torre in campo azzurro sormontata dai nastri con il motto Fortitudo timorem pellit.

Bandiera È in uso una bandiera comunale costituita da un drappo partito di azzurro e di giallo.

Monumenti e luoghi d'interesse