I Gesta Regum AnglorumWilliam of Malmesbury: Gesta Regum Anglorum, The History of the English Kings: Volume I, ed. R. A. B. Mynors, R. M. Thomson, M. Winterbottom, Oxford 1998, p. 290. sono un’opera di carattere storiografico composta da Guglielmo di Malmesbury, divisa in 5 libri e dedicata alla regina Matilde di ScoziaIl titolo dell’opera non viene mai riportato nella tradizione manoscritta, ma è estrapolato dalla lettera di presentazione che egli indirizza all’amico dedicatario Robert di Gloucester (1119 - 1147 ca.). Esso inoltre presenta un’ambiguità: il latino Gesta Regum Anglorum può significare sia "le gesta dei re inglesi" sia "le gesta dei re degli inglesi". Guglielmo era un autore molto legato alla propria terra e al concetto di origine anglosassone: per questo possiamo immaginare che lui stesso volesse sottolineare la dualità tra i primi re, di origine celtica, e i successivi, giunti dal continente. William of Malmesbury: Gesta Regum Anglorum, cit., ed. R. A. B. Mynors, R. M. Thomson, M. Winterbottom, Oxford 1998, p. XII.. Il testo presenta quattro versioni, ciascuna di esse a modo suo autorialeEsiste uno scambio epistolare con la famiglia regia in cui viene chiesto a Guglielmo, che deve avere accettato in maniera entusiasta, di dedicare l’opera a Matilde, moglie di Enrico I. La donna però morì nel 1118 e il testo venne allora dedicata all’omonima figlia. L'interesse di Matilde per la genealogia dei re della Sassonia serviva per collegare la sua famiglia con quella di Sant’Adelmo di Malmesbury. Alla fine le presunte associazioni si sarebbero rivelate sfuggenti. William of Malmesbury: Gesta Regum Anglorum, cit., ed. R. A. B. Mynors, R. M. Thomson, M. Winterbottom, Oxford 1998, p. XII.. La prima fu conclusa probabilmente nel 1126 e la definitiva nel 1135. Possediamo diversi stadi di composizione intermediM. Winterbottom, Beginning a History: Studies in William of Malmesbury, Gesta Regum Anglorum, Book One, p. 101.. L’ultima forma del lavoro si caratterizza per l’aggiunta della lettera di dedica all'amico Robert di GloucesterL’opera presenta in realtà tre lettere, con tre diversi dedicatari. Non si trovano tutte ugualmente presenti nei manoscritti della tradizione, per cui si pensa che le lettere siano state allegate dall’autore stesso per fare da accompagnamento alla copia di testo che doveva essere consegnata al dedicatario. e di una serie di spiegazioni storiche ricavate dai documenti dell'Abbazia di Glastonbury. Nonostante il focus della narrazione sia la storia della sua madrepatria, Guglielmo descrive minuziosamente anche gli avvenimenti principali dell'Impero carolingio, della Francia e specie della Normandia. Analizza le relazioni tra i papi e gli imperatori dell’entroterra e racconta in modo esteso la Prima crociata. Il gusto per le digressioni di Guglielmo si spiega in vario modo: prima di tutto esse forniscono lo sfondo necessario per comprendere gli eventi che si svolgono in Gran Bretagna, altre volte hanno un valore intrinseco per spiegare la storia europea che egli sta narrando e altre volte ancora sono inserite semplicemente per intrattenimentoR. M. Thomson, William of Malmesbury, Woodbridge, Boydell Press 2003, p. 179..
Lo scopo dell'opera Lo scopo principale di Guglielmo era quello di narrare le vicende accadute in Inghilterra dal punto in cui si interrompeva la Historia ecclesiastica gentis Anglorum di Beda il Venerabile fino all’anno d’inizio della Historia novorum in Anglia di Eadmero di Canterbury. Il testo copre il periodo 721-1066, che nessuno aveva mai descritto, come l’autore afferma nel prologo del primo libroNel prologo Guglielmo sottolinea l’unicità del suo lavoro ma anche la voglia di inserirsi all’interno di un programma storiografico già esistente in Inghilterra.. In esso vengono anche esposti i temi di ciascun volume: nel primo Guglielmo si occuperà dei regni che formano l’Inghilterra; nel secondo della conquista normanna; nei tre successivi dei re normanni, dedicando un libro a ciascuno. La conquista normanna segna il punto di cesura dell’opera, permettendo di dividere il testo in due parti di egual ampiezza, formate rispettivamente dai libri I-II e III-IV-V.
I temi Nonostante il focus della narrazione sia la storia della sua madrepatria, Guglielmo descrive minuziosamente anche gli avvenimenti principali dell'Impero Carolingio, della Francia e specie della Normandia. Analizza le relazioni tra i papi e gli imperatori dell’entroterra, fornisce informazioni sulla vita di personaggi illustri per il suo paese e racconta in modo esteso la Prima Crociata.
Sinossi
Nei libri primo e secondo l’impianto storiografico, con un’importante componente culturale, è costruito con grande rigore. L’autore mostra un’organizzazione efficace per quanto riguarda l'ordine in cui sceglie di narrare gli eventi e mantiene sempre una grande coerenza interna. I libri dal terzo al quinto mostrano un’impronta più biografica, caratterizzata dall’influenza delle Vite dei CesariSappiamo che, sempre di Svetonio, Guglielmo doveva aver fatto copiare nella biblioteca della sua abbazia, almeno in parte, il De viris illustribus: su questo manoscritto sono premesse al testo delle notizie biografiche riguardo ai personaggi citati. L’abitudine verrà assunta da Guglielmo anche all’interno delle sue opere, e nei Gesta Regum. di Svetonio e dei Gesta Willelmi ducis Normannorum et regis Anglorum di Guglielmo di Poitiers. Guglielmo inserisce nel testo storie meravigliose - i mirabilia - e sente l’esigenza di dimostrare la veridicità dei racconti citando auctoritates che prima di lui li avevano inseriti all’interno delle loro opereR. M. Thomson, William of Malmesbury, cit., p. 299.. Diversi autori classici (Sallustio, Lucano, Ovidio, Virgilio), anche rari, trovano spazio nel lavoro. Virgilio in particolare viene da lui utilizzato più volte e molto spesso inserito in un contesto che possa essere paragonato a quello di partenza. Le citazioni da testi antichi sono anche il modo in cui l’autore evidenzia i parallelismi tra la società in cui vive e quella romanaL’amore di Guglielmo per la romanità e per Roma emerge in diversi lavori. In un testo oggi perduto raccontava nel dettaglio l’organizzazione della città e il modo in cui i cittadini ci abitavano. Nonostante questo e nonostante fosse noto per i suoi viaggi Guglielmo non ha mai visitato né Roma né la penisola italica. Quando utilizza termini specifici per descrivere Roma dobbiamo immaginare che la conoscenza derivi dalle sue fonti antiche., dalla quale a parere di Guglielmo deriva direttamente il mondo del suo tempoW. Kynan-Wilson, Roman Identity in William of Malmesbury's Historical Writings, in R. Thomson, E. Dolmans e E. Winkler, "Discovering William of Malmesbury", Boydell & Brewer, Bristol 2017, pp. 81-92.
All’interno del lavoro sono analizzate in particolare due scene: le rielaborazioni di Guglielmo del martirio di Chenelmo (Gesta pontificum Anglorum 156, 3-6 e Gesta regum Anglorum 211) e una discussione tra i cardinali di Roma e i giovani nobili normanni (Gesta regum Anglorum 406). Nel primo caso per mettere in evidenza come Guglielmo assuma nel raccontare la vicenda un'identità ciceroniana; nel secondo viene messo in secondo piano il risvolto politico della situazione che sta avvenendo e si dà invece ampio spazio al modo in cui Guglielmo sottolinea l'appropriazione e l'emulazione dell'identità romana da parte dei Normanni attraverso la loro eloquenza e retorica, in netto contrasto con il declino di una parte di loro, nel caso specifico rappresentati dai cardinali.. Il gusto per le digressioni di Guglielmo si spiega in vario modo: prima di tutto esse forniscono lo sfondo necessario per comprendere gli eventi che si svolgono in Gran Bretagna, altre volte hanno un valore intrinseco per spiegare la storia europea che egli sta narrando e altre volte ancora sono inserite semplicemente per intrattenimento.
Libro I Nel primo libro è narrata la storia della Britannia romana e della conquista anglo-sassone. In apertura è posta la storia dei quattro principali regni anglo-sassoni: il Kent, il Wessex, la Northumbria e la Mercia. Si prosegue narrando gli avvenimenti degli ultimi due territori creati, che in questa fase sono anche i più potenti: l’Anglia orientale e l'Essex. Conclude il volume con la sopravvivenza dei regni e dei vescovadi fino a quello di Egberto del Wessex.William of Malmesbury: Gesta Regum Anglorum, The History of the English Kings: Volume I, ed. R. A. B. Mynors, R. M. Thomson, M. Winterbottom, Oxford 1998, p. XXXI.
Le digressioni all’interno di questo libro riguardano le origini dell’abbazia di Malmesbury, la storia arcaica di quella di Glastonbury, la personalità e la morte di Beda il Venerabile e il successo di Alcuino, per il quale l’autore nutre una grande ammirazione e di cui si occupa anche in altre opere.
La fonte principale del libro è Beda il Venerabile. Guglielmo ricava inoltre informazione storiche dalle lettere di Alcunio e da quelle di Bonifacio. Molto spesso Guglielmo si rifà alla Cronaca Anglosassone, che è alla base di tutti i volumi dell’operaIvi, p. 12..
Libro II Nel secondo libro Guglielmo espone la storia d’Inghilterra fino alla conquista normanna: in particolare analizza la gestione del regno e i risultati raggiunti da Alfredo il Grande e da Atelstano d’Inghilterra. Narra nel dettaglio i privilegi dell’abbazia di Glastonbury, i regni di Edgardo, di Earl Aethelred di Mercia, di Canuto il Grande e di Edoardo il Confessore.
Le digressioni analizzano il tardo impero carolingio, le origini e la storia arcaica della Normandia e in capitoli successivi anche quella più recente, i santi reali inglesi, le leggende GerbertianeRacconti diffusi riguardo alla vita e alle opere di Papa Silvestro II, nato con il nome di Gerberto di Aurillac., la storia di Francia, la storia dell’imperatore Enrico II e la storia di Gregorio VI. Guglielmo espone il contenuto della Visio Karoli per poi passare alle storie di miracoli italiani, di miracoli provenienti dalla Germania e altre storie di miracoli, di cui due ambientate a RomaIvi, p. XXXII..
La fonte che possiamo identificare con massima chiarezza è la Cronaca anglosassone. Alcune parti del testo ci testimoniano l’utilizzo di un prosimetro per noi perduto che doveva narrare le vicende del regno di Atelstano d'Inghilterra. Probabilmente anche per quanto riguarda la vita di Edoardo il Confessore il testo da lui utilizzato era più ampio e completo di quello che noi possediamo oggi. Nella parte del lavoro che tratta la storia della Normandia la fonte principale divengono i Gesta Normannorum Ducum di Guglielmo di Jumièges. Non possiamo escludere che, da questo punto del testo in poi, parte dal materiale di Guglielmo provenisse da fonti orali (modalità di ottenere informazioni che non predilige, ma che riteneva necessaria nel caso in cui si trovo senza bibliografia scritta a disposizione)Ivi, pp. 74-75..
Libro III Nel terzo libro espone la storia del regno di Guglielmo I, partendo con un'introduzione sul contesto storico normanno, sulla conquista dell’Inghilterra e sugli affari esteri del paese: in particolare l’esposizione si apre con la narrazione della situazione politica del continente, per poi spostarsi in Inghilterra, dove tratta nel dettaglio gli avvenimenti della conquistaIvi, p. 219.. Espone la vita privata del re e il suo carattere. Si concentra sui problemi della Chiesa Anglo-Normanna. Infine racconta dei figli del sovrano e della sua morte.