La Confederazione Generale del Lavoro della Repubblica Argentina (Confederación General del Trabajo de la República Argentina in spagnolo), acronimo CGT, è la principale centrale sindacale dell'Argentina. Sorta nel 1930 come risultato di un accordo tra socialisti, sindacalisti rivoluzionari, comunisti e indipendenti per creare una centrale sindacale unitaria e pluralistaPerfil - La CGT cumple noventa años. In generale ha avuto una maggioranza socialista fino al 1945 e una maggioranza peronista da allora. A livello internazionale, è affiliata alla Confederazione sindacale internazionale (mondiale), alla Confederazione Sindacale delle Americhe e al Comitato di Coordinamento dei Centri Sindacali del Cono Sud (CCSCS) (Mercosur).

In Argentina quasi un occupato su cinque e due lavoratori sindacalizzati su tre sono iscritti alla CGT, un dato una delle più grandi centrali sindacali del mondo.

Storia La CGT durante il decennio infame

La CGT fu fondata il 27 settembre 1930 come frutto della fusione tra la Confederación Obrera Argentina (COA), di tendenza socialista, e l'Unión Sindical Argentina (USA), d'orientamento sindacalista rivoluzionario che era subentrata alla FORA IX (Federazione Regionale dei Lavoratori Argentini, IX Congresso). In seguito si unirono alla CGT anche sindacati minori a guida comunista. La COA, che comprendeva i due principali sindacati dei ferrovieri argentini (l'Unión Ferroviaria e La Fraternidad), era il più grande dei due con 100.000 iscritti; l'USA, che comprendeva i sindacati dei centralinisti, dei portuali, dei tramvieri e dei dipendenti pubblici, ne rappresentava invece 15.000.

Durante il decennio infame degli anni '30 e il successivo sviluppo industriale, la CGT iniziò a costituirsi come una centrale sindacale forte, basata su una solida gerarchia verticistica, in concorrenza con la FORA V (Federazione Regionale dei Lavoratori Argentini, V Congresso), storicamente d'orientamento anarchico e strutturata orizzontalmente. Inizialmente incentrata sull'industria ferroviaria, la CGT fu guidata negli anni Trenta da Luis Cerruti e José Domenech (Unión Ferroviaria), Ángel Borlenghi (Confederación General de Empleados de Comercio) e Francisco Pérez Leirós (Unión de Obreros Municipales). La CGT divenne l'affiliata argentina della Federazione Internazionale dei Sindacati (un'organizzazione di cui sia gli USA che il COA erano stati membri per periodi più brevi).

Nel 1935 la CGT si spaccò a causa di un conflitto tra i socialisti ed i sindacalisti rivoluzionari, che portò alla creazione della CGT-Independencia (socialisti e comunisti) e della CGT-Catamarca (sindacalisti rivoluzionari). Quest'ultima ricostituì l'Unión Sindical Argentina (USA) nel 1937. La CGT si divise nuovamente nel 1942, dando vita alla CGT n°1, guidata dal ferroviere socialista José Domenech e contraria al comunismo, e alla CGT n°2, anch'essa guidata da un socialista (Pérez Leirós), che aveva aperto anche ai sindacati comunisti (edilizia, carne, stampa) e ad alcuni importanti sindacati socialisti (come il sindacato dei lavoratori del commercio al dettaglio guidato da Borlenghi e il sindacato dei dipendenti comunali guidato da Pérez Leirós).

La CGT dopo la Rivoluzione del 43

Dopo il colpo di Stato del 1943, i dirigenti della CGT abbracciarono le politiche del Ministro del Lavoro, il colonnello Juan Domingo Perón. La centrale sindacale fu nuovamente unificata grazie all'affiliazione di molti sindacalisti della CGT n°2, sciolta nel 1943 dal governo militare.

Quando Perón fu rimosso dal governo e confinato sull'isola Martín García, la CGT indisse una grande manifestazione popolare in Plaza de Mayo a Buenos Aires, il 17 ottobre 1945, ottenendo dalla giunta il rilascio di Perón e la promessa di indire le elezioni. Lo stesso giorno il sindacato fondò il Partito Laborista, diventando così fu uno dei principali sostenitori del peronismo durante le elezioni del febbraio 1946. Il Partito Laburista si fuse nel Partito Peronista nel 1947 e la CGT divenne una delle colonne portanti del Movimento Peronista, nonché l'unico sindacato riconosciuto dal governo di Perón. Due delegati della CGT, il socialista Ángel Borlenghi e l'avvocato Juan Atilio Bramuglia, furono nominati rispettivamente Ministro degli Interni e Ministro degli Esteri. Il colonnello Domingo Mercante, forse l'ufficiale militare più vicino al mondo del lavoro, fu eletto governatore della provincia Buenos Aires, la più importante del paese.

Durante gli anni dei governi di Perón il numero di lavoratori sindacalizzati crebbe notevolmente, passando da 520.000 (di cui la metà appartenenti alla CGT) a oltre 2,5 milioni (tutti iscritti ai 2.500 sindacati affiliati alla CGT). L'amministrazione peronista promulgò o ampliò in modo significativo numerose riforme sociali promosse dalla CGT tra cui: i salari minimi, i tribunali del lavoro, i diritti di contrattazione collettiva, i miglioramenti in materia di alloggi, sanità e istruzione, le assicurazioni sociali, le pensioni, le politiche economiche che incoraggiarono l'industrializzazione basata sulla sostituzione delle importazioni, una crescita dei salari reali fino al 50% e un aumento della quota dei lavoratori sul reddito nazionale dal 45% al 58%.

La CGT dagli anni'50 al 1983 Dopo il colpo di Stato militare della Rivoluzione Liberatrice del 1955 che rovesciò Perón e mise fuori legge il peronismo, la CGT fu bandita dalla politica e la sua dirigenza fu sostituita da commissari di nomina governativa. In risposta, la CGT iniziò una campagna di destabilizzazione per porre fine alla proscrizione di Perón e ottenere il suo ritorno dall'esilio. In mezzo a continui scioperi per il calo dei salari reali e la repressione politica, nel 1961 il leader dei lavoratori tessili dell'AOT Andrés Framini e il presidente argentino Arturo Frondizi negoziarono la fine di sei anni di amministrazione straordinaria governativa sulla CGT. Questa concessione, così come la revoca della proscrizione elettorale dei peronisti nel 1962, portò però al rovesciamento di Frondizi. Durante gli anni Sessanta, i leader della CGT tentarono di creare un "peronismo senza Perón", cioè una forma di peronismo che conservasse gli ideali populisti di Perón, ma che rifiutasse il culto della personalità che si era sviluppato intorno a lui negli anni quaranta e cinquanta. I principali esponenti di questa strategia furono l'Unión Popular, fondata dall'ex ministro degli Esteri Bramuglia e il leader degli operai metalmeccanici dell'UOM Augusto Vandor, che appoggiò la partecipazione attiva della CGT alle elezioni contro la volontà di Perón e divenne la figura chiave di quest'ultimo movimento. Vandor e Perón sostennero entrambi il rovesciamento del presidente Arturo Illia nel 1966, ma non riuscirono a raggiungere un accordo con il dittatore Juan Carlos Onganía.

Mentre gli iscritti ai sindacati della CGT rimasero ben al di sotto del picco raggiunto prima del golpe militare del 1955, essi godettero di risorse senza precedenti durante gli anni Sessanta. La CGT diversificò il proprio patrimonio (in gran parte restituito da Frondizi) con attività bancarie di investimento attraverso il Banco Sindical, assicurazioni vincolate e investimenti come quelli immobiliari. Di conseguenza nel 1965, le quote sindacali rappresentavano solo un terzo delle entrate complessive dei sindacati CGT. Oltre ai fondi per gli scioperi e alle assicurazioni sanitarie dei dipendenti (obras sociales), i sindacati destinarono questi profitti a servizi per gli iscritti, come cliniche, case di riposo, asili, biblioteche, scuole tecniche, catene di vendita al dettaglio sovvenzionate e alberghi nella zona balneare di Mar del Plata e in altre parti del paese. Tuttavia, quest'ampia disponibilità di risorse finanziarie generò sempre più corruzione tra i dirigenti sindacali. Molti infatti sollecitavano tangenti dai datori di lavoro con la minaccia di scioperi e uno di loro, il leader dell'Unione Commerciale Armando March, fu condannato nel 1969 per aver sottratto fino a 30 milioni di dollari dai conti del suo sindacato nel corso del decennio.

La divisione in CGT-Azopardo e CGT de los Argentinos

L'elezione del leader del sindacato dei tipografi Raimundo Ongaro a segretario generale nel 1968 portò a una nuova scissione all'interno della CGT. Questo evento era dovuto sia alla rivalità tra Ongaro e gli altri dirigenti sindacali, sia alla strategia del divide et impera perseguita dal Ministro del Lavoro Rubens San Sebastián, il quale rese inevitabile la scissione rifiutandosi di certificare l'elezione dello stesso Ongaro. La CGT si divise quindi in CGT-Azopardo, che raccoglieva i sostenitori della collaborazione con la giunta militare e per questa ragione erano chiamati "partecipazionisti", tra cui il segretario generale della CGT Augusto Vandor, oltre a José Alonso e al futuro segretario generale della CGT-Azopardo José Ignacio Rucci); e la CGT de los Argentinos (CGTA), guidata da Ongaro e contraria ad ogni dialogo con la dittatura. La CGTA, che comprendeva anche il leader dei lavoratori della luce e dell'energia elettrica di Córdoba Agustín Tosco, ebbe un ruolo chiave nella rivolta studentesca-lavorativa del Cordobazo del 1969, durante la quale indisse uno sciopero generale. La giunta militare incarcerò poi la maggior parte dei dirigenti della CGTA, che erano vicini a cause di sinistra come il Movimento dei sacerdoti per il Terzo Mondo, la Teologia della Liberazione e il movimento cinematografico Grupo Cine Liberación.

Dopo il fallimento di uno sciopero di 120 giorni nel complesso industriale Fabril Financiera e la riconciliazione tra Vandor - leader dei "partecipativi" - e Perón, la CGTA vide molti dei suoi sindacati aderire alle "62 Organizzazioni", il fronte politico peronista della CGT. Perón e il suo delegato Jorge Paladino seguirono una linea di cauta opposizione alla giunta militare, criticando con moderazione le politiche neoliberiste della giunta, aspettando un'esplosione del malcontento all'interno del governo. Nonostante ciò, nel 1969 la CGTA vantava ancora 286.184 iscritti; mentre la Nueva Corriente de Opinión (o Partecipazionismo), guidata da Alonso e dal leader del Sindacato Edilizio Rogelio Coria, vantava 596.863 iscritti. La CGT Azopardo di Vandor contava invece 770.085 tesserati e la maggioranza nel Congresso Confederale.

Lo scontro interno al peronismo con i Montoneros

Sul finire degli anni sessanta iniziò la stagione della lotta armata con la nascita diverse organizzazioni guerrigliere, tra cui i Montoneros di origine cristiano-nazionalista-peronista, uno dei cui obiettivi sarebbe stata "la burocrazia sindacale" della CGT. L'assassinio di Vandor nel 1969 e del segretario generale della CGT Alonso nel 1970 crearono un vuoto di potere che permise al successore di Vandor all'UOM, Lorenzo Miguel, di diventare l'uomo più potente della CGT. Miguel sfruttò la sua influenza per far sì che il suo principale rivale all'interno UOM, José Ignacio Rucci, ascendesse alla carica di nuovo Segretario generale della CGT. Con questa mossa Miguel trasformò così un rivale in un alleato, impedendo al più combattivo leader dei lavoratori della Luce e dell'Energia, Agustín Tosco, di salire alla massima carica della CGT.