La chiesa dei Santi Giovanni Battista e Antonio, meglio nota come santuario della Visione, è un luogo di culto cattolico italiano sito a Camposampiero, in provincia di Padova.
Nell'originaria struttura soggiornò il francescano Antonio di Padova, dal maggio del 1231 fino alla sua morte. Secondo la tradizione, durante il soggiorno, qui avvenne la famosa visione di Gesù Bambino rendendo il santuario uno dei principali luoghi legati al culto del Santo.
Il complesso comprende, oltre alla chiesa, le strutture che ospitano il locale convento dell'Ordine dei frati minori conventuali.
Storia Origini e soggiorno di Sant'Antonio (sec XII-XIII)
Origini La prima testimonianza di una chiesa dedicata a San Giovanni risale al 1191, quando il feudatario locale Gherardo da Camposampiero ne usufruì del beneficio ecclesiastico.
Gli studiosi ritengono tuttavia che la chiesa avesse origini più antiche, probabilmente precedenti alla costruzione del castello di Camposampiero, in quanto questa pur essendo chiesa gentilizia dei Camposampiero, non si trova all'interno delle mura del castello, come si aspetterebbe se la chiesa fosse stata costruita dai Camposampiero stessi, all'insediarsi del castello, ma al di fuori delle mura, in quella che era una zona paludosa. Doveva avere un legame con la chiesetta di Sant'Antonio del Carpene di Loreggiola, alla quale era direttamente collegata; come questa, le era forse annesso un ospizio per viandanti.Antonio Sartori, archivio Sartori. Documenti di storia e arte francescana, a cura di Giovanni Luisetto, Vol. II - La Provincia del Santo dei Frati Minori Conventuali (tomo 2), Padova, Biblioteca Antoniana, 1986..
Ritrovamenti archeologici Le ipotesi relative all'origine della chiesa, sono oggi supportate dai ritrovamenti archeologici emersi durante i lavori di ricostruzione della chiesa (1906-1909) e di restauro della Cella della Visione (1994-1995). Nel corso degli interventi, a circa 1,70 metri di profondità rispetto all'attuale piano di calpestio, sono stati ritrovati i resti di due edifici: una chiesetta ed una struttura contigua, per la quale è possibile ipotizzare funzione di deposito o di romitorio.
La chiesetta (10,25m x 5,60m), della quale sono state ritrovate parte delle fondazioni, è localizzata sotto l'attuale pavimento della navata destra.
Il deposito/romitorio (12m x 3,60m), parallelo ed attiguo alla chiesetta, si trova al disotto dell'attuale Cella della Visione. Parte del pavimento ritrovato è oggi visibile tramite delle vetrate poste sul piano di calpestio al piano terra della Cella, assieme ad altri livelli di pavimentazioni più recenti.
Secondo gli studiosi, il mix di materiale da costruzione ritrovato, potrebbe essere attribuibile a epoche precedenti al 1100, supportando quindi l'ipotesi che le strutture identificate nelle analisi archeologiche, fossero in realtà costruite riutilizzando materiali recuperati da strutture più antiche. Oltre dall'analisi del materiale da costruzione (resa particolarmente complessa dalla sua disomogeneità e da interventi costruttivi successivi), gli esperti ritengono che le costruzioni, vista la stabilità delle fondamenta ritrovate, difficilmente possano essere attribuibili ai Francescani giunti a Camposampiero agli inizi del 1200 (all'epoca del loro arrivo ancora legati al dogma dell'instabilità dei luoghi).
Nel complesso gli studiosi ritengono che i due manufatti siano stati costruiti in tre fasi successive:
fine del 1000 (XI secolo), costruzione della chiesetta fine 1100, costruzione dell'edificio di servizio (romitorio) anni 30 del 1200, ricostruzione delle strutture sull'impianto degli edifici antecedenti
Soggiorno del Santo Ipotesi sull'utilizzo della chiesetta, si possono speculare attorno agli anni che precedono la visita di Sant'Antonio.
A quel tempo si ritiene che la struttura fosse ancora costituita appunto dalla chiesetta e dal contiguo romitorio o deposito. Vista la presenza stabile nel territorio, è possibile ipotizzare che la chiesetta fosse più o meno stabilmente occupata da un presbitero Benedettino. Secondo alcuni studiosi, i Francescani, di cui all'epoca Antonio era ministro della provincia lombarda, giunsero a Camposampiero tra il 1227 ed il 1229, precedendo di quattro anni l'arrivo del Santo. Gli studi ipotizzano che proprio gli ambienti del romitorio vennero donati da Tiso VI ai Francescani, con il consenso dei Benedettini, storicamente in ottimi rapporti.
Pochi anni dopo, il Santo soggiornò a Camposampiero, dal 19 maggio 1231 (circa) al 13 giugno dello stesso anno, data della sua morte.
Secondo la tradizione, durante il soggiorno, Sant'Antonio dimorava nel romitorio ed era solito predicare presso un vicino albero di noce, luogo nel quale in seguito fu eretto l'omonimo santuario. Sempre secondo la tradizione, durante il breve soggiorno, in questi due luoghi avvennero rispettivamente il miracolo della visione ed il prodigio del frumento calpestato, facendo dell'area uno dei principali luoghi legati alla venerazione del Santo.
Pochi anni dopo, nel 1234, Tiso VI nella chiesetta, troverà sepoltura.
I Francescani nella chiesa di San Giovanni (sec XIII-XIV) A causa della quasi totale assenza di documenti, poco si sa della storia del santuario negli anni che vanno dalla morte del Santo ai primi anni del quattrocento. Gli studiosi ipotizzano che la presenza dei Francescani permanga presso la chiesa ed il romitorio. Questi, nel corso del secolo andranno a riadattare progressivamente le strutture, in contemporanea al processo di sedentarizzazione dell'Ordine. Si ipotizza che a partire dalla metà del 1200 il nucleo originario si sia evoluto, diventano un piccolo complesso conventuale costituito da:
la chiesa, ampliata (28 metri di lunghezza e 12 metri di larghezza) una corte con chiostro, attigua sul Sud della chiesa le residenze dei franti disposte sui quattro lati della corte
Gli studiosi ipotizzano che il processo sia passato per l'inglobarsi delle vecchie strutture della chiesa e del romitorio nei nuovi edifici, piuttosto che procedere ad una demolizione e ricostruzione. Si ritiene inoltre che l'intera edificazione sia durata circa 1 secolo, probabilmente per mezzo di interventi in successione. Documenti, riportano che sulla facciata della chiesa fosse iscritto l'anno 1325. Su questa base, gli studiosi ritengono probabile che la presenza Francescana permanga fino alla prima metà del 1300.
Il primo abbandono e ritorno dei Francescani (sec XIV-XV) L'assenza di documenti che testimoniano la presenza dei Francescani nel convento dalla metà del trecento, fino all'inizio del quattrocento, fa ipotizzare che questo venne abbandonato causa delle guerre fra i signori del tempo: da Camposampiero, Carraresi, Scaligeri, nonché dell'epidemia di peste nera. Gli studiosi ritengono che per qualche tempo il convento fu unito all'oratorio di S.Antonio Abate del Carpane di Loreggiola, formando un priorato di Gesuati.
La dominazione veneziana, a partire dal 1405, porta un nuovo periodo di stabilità politica ed una conseguente ripresa economica. Il ritorno dei Francescani, per mezzo dei frati Minori Osservanti, avviene nel secondo decennio del quattrocento, come testimoniato da numerosi atti e documenti religiosi e civili. A partire dal 1426 il complesso venne restaurato a più riprese, fino a completarsi non prima del 1475.
Una prima fase (1426-1428) avviene per mezzo del supporto di Gregorio Callegari da Camposampiero, la seconda fase (1429-1475) avviene invece completamente per opera degli Osservanti. Contemporanea alla prima fase, sempre per mezzo del supporto di Gregorio Callegari è anche la costruzione del vicino Santuario del Noce. Ritrovamenti archeologici della chiesa quattrocentesca sono oggi esposti nel chiostro del convento. Resti di pavimentazioni e murature sono visibili all'interno della Cella della Visione.
Ampliamento e rinnovo (sec XV-XVII) Il permanere della stabilità politica sotto la Serenissima e l'insediarsi a Camposampiero di famiglie patrizie veneziane promuove uno stato vivacità economica e spirituale. Questo si tradusse in offerte di arredi ed opere d'arte da parte di ricchi borghesi e confraternite, nonché al finanziamento di altari e cappelline. Verso la fine del 1400 la chiesa risultava ormai non più sufficiente a far fronte alle esigenze di culto.
La conseguente fase di rinnovamento (1484-1540) non si limitò più solo al solo restauro dell'esistente, ma vide drastici interventi di costruzione:
costruzione (allungamento) della navata (nuova porzione di 33 metri di lunghezza e 12 metri di larghezza) allungamento del presbiterio fino ad occupare lo spazio precedentemente occupato dall'aula risistemazione degli altari creazione di uno spazio da dedicare alle cappelline realizzazione di numerosi affreschi
Agli inizi del 1600 la chiesa viene descritta come contenente 10 altari, 15 tombe, 3 campane, 1 organo ed 1 orologio. La stessa descrizione racconta come il complesso fosse occupato da 10 frati. Gli studiosi ipotizzano che lo stato delle strutture rimase sostanzialmente stabile fino ai primi decenni del 1700.
Bonifica dell'area, ampliamento del convento e secondo abbandono (sec XII-XIII) Bonifica L'inizio del settecento vede l'area, da sempre paludosa a causa della scarsa arginatura del vicino Muson Vecchio, oggetto di una grande opera di bonifica (1654-1729). Questo lungo lavoro avrà due effetti principali: l'area fra la chiesa ed il Santuario del Noce diventerà sia disponibile per la coltivazione sia stabile dal punto di vista costruttivo. Gli edifici precedenti, pare infatti soffrissero storicamente degli effetti di instabilità delle fondazioni. In quel periodo, la chiesa, grazie a continue manutenzioni ed ampliamenti risulta essere buono stato di conservazione, mentre il convento edificato fra la fine del 200 e l'inizio del trecento, nonostante i restauri, versa in pessime condizioni.
Ampliamento del convento Le migliorate condizioni dell'area e l'aumento del numero dei religiosi, 14 nel 1648, posero le condizioni per un restauro ed ampliamento dell'area del convento. L'ampliamento avvenne a partire dal 1730 e avvenne per mezzo della costruzione di due ali perpendicolari a sud ed a ovest delle strutture già esistenti, portando così alla realizzazione di un nuovo chiostro (24,50 metri di lunghezza e 26,50 metri di larghezza), in aggiunta a quello già esistente. La nuova area, a 2 piani, ospitava ambienti comunitari al piano terra, ed una foresteria al primo piano.
L'area dei santuari, a lavori ultimati, è riprodotta in un disegno del perito Francesco Bacin nel 1770. Questa rappresenta la prima immagine ad oggi disponibile dell'area della chiesa, del convento e del Santuario del Noce.
Nel frattempo la comunità religiosa ritenne che la chiesa non fosse più adatta alle esigenze liturgiche e nel 1765 da mandato all'architetto di Castelfranco Francesco Maria Preti di procedere alla progettazione di un nuovo edificio. Della proposta progettuale, presentata nel 1766, sono oggi conservate piante, tavole, sezioni e prospetti delle decorazioni. Anche in questo caso emerge chiara la volontà di conservare la struttura della Cella della Visione e delle tombe ospitate nella chiesa. L'anno successivo (1767), a causa della soppressioni degli ordini religiosi imposta dalla Serenissima, il progetto verrà accantonato e definitivamente abbandonato.
Partenza degli Osservanti