Ubi caritas è un inno il cui uso liturgico nel rito romano è previsto facoltativamente nella Messa nella Cena del Signore il Giovedì Santo durante la processione dei fedeli all'inizio della liturgia dell'eucaristica.
Nelle edizioni del Messale Romano precedenti il Concilio Vaticano II l'inno è da cantare o recitare verso la fine della lavanda dei piedi.Per esempio, Messale Romano del 1962, alle pagine 155–157
Oggi l'origine è attribuita a Paolino di Aquileia, mentre il testo non ha smesso di ispirare molti giovani compositori.
Testo Testo latino e in italiano Si può cantare: antifona - quattro versi - antifona, alla maniera dell'antifona in duplex per la celebrazione delle feste importanti.(Università di Ratisbona)Antiphonale Synopticum Il Messale Romano mantiene questa modalità, rendendo omaggio ai dodici Apostoli: antifona - versi I II III IV - antifona - versi V VI VII VIII - antifona - versi IX X XI XII - antifona. antifona latino italiano(Paolino di Aquileia)Ubi caritas est vera, Deus ibi est.Dove è la carità, Dio è presente. Esecuzione: antifona - versetto I - antifona - versetto II - antifona - versetto III - antifona - versetto IV - antifona.Liturgie latine - Mélodies grégoriennes, p. 119, Abbazia di san Pietro di Solesmes, 2005
versetto latino italiano(I) Congregavit nos in unum Christi amor. (II) Exsultemus, et in ipso iucundemur. (IV) Timeamus, et amemus Deum vivum. (V) Et ex corde diligamus nos sincero.
- antifona Ubi caritas
(V) Simul ergo cum in unum congregamur, (VI) Ne nos mente dividamur, caveamus. (VII) Cessent iurgia maligna, cessent lites. (VIII) Et in medio nostri sit Christus Deus.
- antifona Ubi caritas
(IX) Simul quoque cum beatis videamus. (X) Glorianter vultum tuum, Christe Deus. (XI) Gaudium, quod est immensum atque probum, (XII) Sæcula per infinita sæculorum.(1) L'amore di Cristo ci ha riuniti in uno solo. (2) Esultiamo e gioiamo in Lui. (3) Temiamo e amiamo il Dio vivente. (4) E con cuore sincero amiamoci gli uni gli altri.
- antifona
(5) Siamo quindi riuniti in uno solo: (6) Non dividere i nostri cuori. (7) Cessino la lite maligna, cessino la liti. (8) E in mezzo a noi ci sia Cristo nostro Dio.
- antifona
(9) Fa che noi vediamo con i beati (10) la gloria del tuo volto, o Cristo nostro Dio: (11) immensa gioia e divina, (12) Per tutti i secoli dei secoli. Amen..
Traduzioni in inglese, italiano, tedesco e slovacco Spartito Testo latino Traduzione inglese Traduzione italiana Traduzione tedesca Traduzione slovacca Ubi caritas et amor, Deus ibi est. Congregavit nos in unum Christi amor. Exsultemus, et in ipso iucundemur. Timeamus, et amemus Deum vivum. Et ex corde diligamus nos sincero.
Ubi caritas et amor, Deus ibi est. Simul ergo cum in unum congregamur: Ne nos mente dividamur, caveamus. Cessent iurgia maligna, cessent lites. Et in medio nostri sit Christus Deus.
Ubi caritas et amor, Deus ibi est. Simul quoque cum beatis videamus, Glorianter vultum tuum, Christe Deus: Gaudium quod est immensum, atque probum, Saecula per infinita saeculorum. Amen. Where charity and love are, God is there. Christ's love has gathered us into one. Let us rejoice and be pleased in Him. Let us fear, and let us love the living God. And may we love each other with a sincere heart.
Where charity and love are, God is there. As we are gathered into one body, Beware, lest we be divided in mind. Let evil impulses stop, let controversy cease, And may Christ our God be in our midst.
Where charity and love are, God is there. And may we with the saints also, See Thy face in glory, O Christ our God: The joy that is immense and good, Unto the ages through infinite ages. Amen. Dov'è carità e amore, lì c'è Dio. L'amore di Cristo ci ha riuniti in uno solo. Esultiamo e gioiamo in Lui. Temiamo e amiamo il Dio vivente. E con cuore sincero amiamoci gli uni gli altri.
Dov'è carità e amore, lì c'è Dio. Siamo quindi riuniti in uno solo: Non dividiamo i nostri cuori. Cessino le dispute maligne, cessino le liti. E in mezzo a noi ci sia Cristo nostro Dio.
Dov'è carità e amore, lì c'è Dio. Fa che noi vediamo con i beati la gloria del tuo volto, oh Cristo nostro Dio: Gioia immensa e divina, Per tutti i secoli dei secoli. Amen. Wo Liebe und Güte sind, da ist Gott. Die Liebe Christi hat uns als eins versammelt. Lasst uns freuen und fröhlich in ihm sein. Laẞt uns fürchten und lieben den lebendigen Gott. Laẞt uns einander aufrichtig von Herzen lieben.
Wo Liebe und Güte sind, da ist Gott. Da wir also zugleich zu einem versammelt sind: Nehmen wir uns in acht, dass wir nicht im Geiste getrennt werden. Üble Zänkereien mögen aufhören, die Streitigkeiten (mögen) nachlassen. Und in der Mitte von uns sei (der) Gott Christus.
Wo Güte und Liebe sind, da ist Gott. Daẞ auch wir mit den Seligen schauen dein Angesicht in Herrlichkeit, Christus Gott: Die Freude, die übergroße und gute, in nie endender Ewigkeit. Amen.
Storia Origine Autore del testo Secondo lo studio di Dom Edmond Mœller, l'origine dell'inno Ubi caritas è da attribuire a Paolino d'Aquileia († 802).Secondo le basi di dati del CNRS francese Pascal e Francis: link L'attribuzione fu proposta per la prima volta da Dag Norberg nel 1954p. 7, nota n. 1, mentre Jacques Chailley preferì, nel 1960, la Scuola di San Marziale a Limoges, in Francia.p. 33 - 34 Infatti Paolino d'Aquileia aveva composto un inno religioso De caritate nel contesto del Rinascimento carolingio, ma anche ispirato al Liber regulæ pastoralis di san Gregorio Magno.Ronald G. Witt, The Two Latin Cultures and the Foudantion of Renaissance Humanisme in Medieval Italy, Cambridge University Press 2012 p. 20-21
In quest'opera, il verso Ubi caritas funge da ritornello per tutte le strofe.p. 72.
Un monaco benedettino italiano avrebbe incoraggiato la composizione, prima di servire Carlo Magno. Si ipotizza che l'opera fu composta per il Sinodo del Friuli del 796, che fu presieduto da Paolino d'Aquileia.Karl Joseph von Hefele, Histoire des conciles d'après les documents originaux (755 - 870), 1870 p. 143p. 45 L'opera fu pubblicata prima da Karl Strecker nel 1923, poi da Dag Norberg nel 1979.p. 7
Manoscritti antichi I due più antichi manoscritti di testo risalgono al IX secolo . Si tratta del manoscritto Augiensis Caroluensis CXCV dell'Abbazia di Reichenau e del manoscritto Veronensis XC di Verona.p. 10
Il testo si ritrova anche nel Graduale Brescia (sec. XI), in uso nel Duomo di Brescia.p. 39Biblioteca Bodleiana L'uso dell'Ubi caritas si affermò in Italia entro la fine di quel secolo. Un ordoCalendario liturgico annuale di una congregazione o di una diocesi. dell'Abbazia Territoriale di Montecassino (sede dell'Ordine di San Benedetto dove Paolino d'Aquileia aveva iniziato la sua vita di monaco ed era un poeta molto noto nell'XI secolop. 32) conteneva questo canto che fu eseguito alla lavanda dei piedi del Giovedì Santoet cantent versum Ubi caritas et amor. Citato in Thomas Forrest Kelly, The Ordinal of Montecassino and Benevento: Breviarium Sive Ordo Officiorum, 11th Century, p. 376, 2008 Copie di questo ordo, datato fra il 1099 e il 1105, si trovano sia nella Biblioteca Apostolica Vaticana (manoscritto Urbinas latinus 585) che nella Biblioteca Mazzarina di Parigi (manoscritto 364), tanto che a quel tempo ne furono redatte molte copie e l'inno ne risultò ben diffuso.pp. 50 - 51 Sembra che la pratica del Giovedì Santo, detta ad Mandatum, risalga a questo ordo.
Una delle partiture più antiche di questo testo fu quella della Bibliotheca vaticana universalis che conserva i più antichi manoscritti di canto liturgico all'interno del Vaticano.Commissione francese delle missioni scientifiche e letterarie, Archives des missions scientifiques et littéraires, tomo I, n. 1, a cura di Félix Danjou, Imprimerie Nationale, Parigi, 1801, p. 640. Si tratta del manoscritto nº 4750 Processionale, riservato alla processione in quanto copiato nel XII secolo. Esso riporta notazione una a due righe molto antica (che indica i due semitoni) e l'esecuzione nel Giovedì santo, nel momento della lavanda dei piedi (chiamato in latino: Mandatum).Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Commentaire au Décret In missa in Cena Domini N. Cloet, De la restauration du chant liturgique, ou ce qui est à faire pour arriver à posséder le meilleur chant romain possible, 1852 p. 36 Fu proprio nel XII secolo che la lavanda dei piedi fu inserita nel Rito romano, dopo i vespri del Giovedì Santo.
Per quanto riguarda il genere musicale, si tratta di una sequenza, canto sillabico in prosa il cui testo si avvicina a quello attuale dell'antifona in versi.Revue de la musique religieuse, populaire et classique, tomo III, 1847 pp. 268-269 Probabilmente, si tratta di un canto romano antico, genere della Schola cantorum del Vaticano dal VI al XIII secolo, che fu poi sostituito dal canto gregoriano per disposizione di papa Innocenzo III. In corsivo si evidenziano le differenze rispetto al testo attuale: Vaticano manoscritto latino n. 4750 Paulino d'Aquileia (originale) Graduale di Saint-Yrieix (antico)Ubi caritas et amor, ibi Deus est.Congregavit nos in unum Christi amor,Exultemus et in ipso iocundemur,Timeamus et amemus Deum vivum,Et ex corde diligamus nos sincere. Congregavit nos in unum Christi amor,Exultemus et in ipso iocundemur,Timeamus et amemus Deum vivum,Et ex corde diligamus nos sincero.Ubi caritas est vera Deus ibi estp. 8.Congregavit nos in unum Christi amor,Timeamus et amemus Christum Deum,Ubi caritas et amor ibi Deus. Il graduale della Collegiata di Saint-Yrieix-la-Perche, risalente all'XI secolo e caratterizzato da canti neogregorianiUniversità del Texas ad Austin , contiene un'antifona ad Mandatum.p. 12
Un altro manoscritto degno di nota è realizzato in una notazione di quattro righe. Si tratta di un manoscritto conservato presso la Biblioteca nazionale di Francia ed è il manoscritto latino 1339 (del XIV secolo). Anche in questo caso la partitura è stata riservata al Mandatum. Ora, questa melodia, che inizia con un andamento ascendente, è comune nella sinossi stabilita da Giampaolo Ropa. È una comparazione di otto più antiche notazioni in neumi (dall'XI al XIII secolo): tre notazioni senza linea; una con una linea; tre con due righe; una su quattro righe. Nel Medioevo si cantava questa diversa melodia, mentre il canto ufficiale oggi deriverebbe da un'altra tradizione.p. 40, sinossi di 8 manoscritti redatti con neumi.
Evoluzione del testo e della melodia Fra le numerose variazioni, è significativo il cambio del primo versetto dell'antifona: Ubi caritas et amor e Ubi caritas est vera. Sebbene l'Édition Vaticane del 1908 abbia adottato il primo testo (et amor)Graduale romanum 1908, p. 175, l'edizione successiva del Concilio Vaticano II preferì il secondo testo (est vera). Nel 1923, infatti, Karl Stretcher aveva pubblicato un'edizione critica con questa lezione, testo di cui l'autore rimaneva ignoto.Annibale Bugnini et le reste, La réforme de la liturgie (1948 - 1975), 2015, p. 667, nota n. 1049 Sebbene il vecchio testo sia tuttora diffuso grazie a nuove composizioni del XX secolo, la Santa Sede ha deciso di adottare il testo autentico di Paolino d'Aquileia.
L'uso attuale dell'antifona è caratterizzato da tre strofe, in dodici versi. Un graduale bresciano, il manoscritto 5D (1471) fogli 193r – 203v, contiene un Ubi caritas basato su quello di Paolino d'Aquileia, con nove strofe. L'origine delle tre strofe attuali si trova in questo manoscritto come varianti alle strofe I, III e IX.p.46 - 49 con fac-simile Tuttavia, notiamo che una versione ufficiale non era stata ancora fissata, perché c'era di nuovo una diversità di stanze tra i manoscritti. Il manoscritto Veronensis XC (85) da Verona, risalente al IX secolo, contiene la quasi totalità delle dodici strofe di Paolino di Aquileia (tranne la XIIp.10 e 14).
In altri manoscritti mancano alcune strofe e/o si presentano con un diverso ordinep. 14: