La YPF, acronimo di Yacimientos Petrolíferos Fiscales, è una compagnia energetica argentina specializzata nello sfruttamento, nell'esplorazione, nella lavorazione, nella distribuzione e nella vendita del petrolio e dei suoi derivati. La società ha una struttura azionaria mista, con lo Stato argentino che possiede il 51% delle azioni e il restante 49% quotato alle Borse di Buenos Aires e New York.
Storia
Il 13 dicembre 1907, nei pressi della cittadina di Comodoro Rivadavia, nel territorio nazionale del Chubut, fu scoperto il primo giacimento di petrolio in Argentina. Tre anni più tardi il presidente argentino José Figueroa Alcorta istituì la Dirección General de Explotación del Petróleo de Comodoro Rivadavia per regolamentare le compagnie petrolifere straniere che si erano insediate nell'area di Comodoro Rivadavia ed avevano iniziato a scavare pozzi in cerca dell'oro neroMinisterio de Cultura - Un día como hoy, el 3 de junio de 1922, se creaba Yacimientos Petrolíferos Fiscales (YPF).
La Dirección General de Yacimientos Petrolíferos Fiscales fu stata creata dallo Stato argentino con decreto del 3 giugno 1922, al termine della presidenza di Hipólito YrigoyenGobierno de Argentina - YPF. Con la fondazione di YPF, l'Argentina è stato il secondo Paese al mondo, dopo l'Unione Sovietica, a possedere una compagnia petrolifera statale verticalmente integrata.
Il 19 ottobre 1922, pochi giorni dopo la nomina di Marcelo Torcuato de Alvear a Presidente dell'Argentina, Enrique Mosconi fu nominato Direttore generale di YPF, dove rimase per otto anni, dedicando grandi sforzi per incrementare l'esplorazione e lo sviluppo dell'estrazione di petrolio.
YPF acquistò la sua prima petroliera negli Stati Uniti nel 1923 e costruì non solo diversi impianti di estrazione, ma anche intere città, come Comodoro Rivadavia nella provincia di Chubut, Caleta Olivia nella provincia di Santa Cruz, Plaza Huincul nella provincia di Neuquén e General Mosconi nella provincia di Salta. Sostenuta dalla produzione dei giacimenti di Comodoro Rivadavia, l'azienda produsse 2,2 milioni di barili nel suo primo anno di attività (1922); ciò rappresentava oltre tre quarti della produzione nazionale e quasi un quarto del consumo di petrolio dell'Argentina in quell'anno. I contratti firmati nel 1923 con Bethlehem Steel permisero a YPF di iniziare la produzione di benzina e cherosene.
Mosconi, che in precedenza era stato responsabile della divisione aeronautica dell'Esercito, propose a Joaquín Corvalán, governatore della provincia di Salta, lo sfruttamento del petrolio salteño da parte della YPF, offrendo il 13% di royalties al governo provinciale. Corvalán però, in accordo con la compagnia statunitense Standard Oil of New Jersey, rifiutò la proposta di Mosconi, facendo riferimento al concetto di "autonomia provinciale". Questo rifiuto portò Mosconi ad orientarsi in favore della nazionalizzazione delle forniture di petrolio per rafforzare l'indipendenza dell'Argentina. YPF inaugurò la prima pompa di paraffina il 22 febbraio 1923 a Buenos Aires; tre mesi dopo ne furono installate altre sei. Il 20 giugno installata la prima pompa di benzina per veicoli. L'industriale Torcuato Di Tella si occupò della sua produzione, quando iniziò lo sfruttamento del petrolio nella provincia di Salta. Nel 1933 fu scoperto il petrolio a Tranquitas.
La prima raffineria di petrolio della YPF fu inaugurata nel dicembre 1925 a La Plata, ed era all'epoca la decima più grande del mondo. Secondo Mosconi, ciò provocò l'inizio della "mobilitazione di ogni tipo di resistenza e di ostacoli" da parte dei trust petroliferi, in particolare della Standard Oil, che era una delle compagnie straniere più influenti in Argentina, possedendo alcuni giacimenti a Comodoro Rivadavia, Jujuy e Salta.
Il primo edificio di YPF fu progettato dal Dipartimento Tecnico nel settembre 1936 e inaugurato nel 1938, sulla Diagonal Norte, tra le calles Esmeralda e Cangallo (dal 1984 chiamata Tte. Gral. Perón) a Buenos Aires.
Il 28 settembre 1928 la Camera dei Deputati approvò una legge che istituiva un monopolio statale sul petrolio. Il monopolio, tuttavia, non era assoluto, essendo limitato all'esplorazione, allo sfruttamento e al trasporto del petrolio, ma escludendo la vendita e l'importazione. Le imprese private si opposero al progetto di legge, rifiutandosi di pagare una royalty del 10%. Il progetto di legge fu appoggiato dal presidente Alvear, ma alla fine fu bloccato dai conservatori del Senato.
La nazionalizzazione del petrolio divenne un tema importante della campagna elettorale di Yrigoyen del 1928, anche se i radicali concentrarono le loro critiche sulla Standard Oil, astenendosi invece dall'attaccare gli interessi dell'Impero britannico, a cui l'economia argentina era storicamente legata.
Nel maggio 1929, dopo la vittoria di Yrigoyen alle elezioni del 1928, la YPF, ancora diretta da Mosconi, ridusse i prezzi del petrolio, diventando il petrolio più economico del mondo e aumentando notevolmente le vendite della YPF rispetto alle compagnie private concorrenti, costringendole ad abbassare anch'esse i prezzi. Mosconi ridusse anche il prezzo del cherosene e dei prodotti agrochimici per contribuire allo sviluppo delle regioni interne dell'Argentina. Nel 1929 YPF produceva 5,5 milioni di barili e, sebbene la sua quota di produzione nazionale fosse scesa al 58% (dal 77% del 1923) a causa del forte aumento della produzione di Esso e Royal Dutch Shell nel Chubut, l'azienda copriva ormai un terzo del mercato petrolifero nazionale. Una partnership con il distributore Auger & Co. siglata nel 1925 portò a una rete di oltre 700 stazioni di servizio che vendevano 178 milioni di litri (47 milioni di galloni) entro il 1930 - una quota di mercato del 18%. I ricavi della società nel 1930 raggiunsero i 25 milioni di dollari.
Il 30 dicembre 1929 fu creato l'Istituto del Petrolio (Instituto del Petróleo), diretto da Ricardo Rojas, rettore dell'Università di Buenos Aires. Prevedendo conflitti con le compagnie private statunitensi, Mosconi propose un accordo con la compagnia statale sovietica Amtorg, che avrebbe dovuto consentire all'Argentina di importare 250.000 tonnellate di petrolio all'anno, pagate con il commercio di cuoio, lana, tannino e montone. L'accordo doveva essere ufficializzato nel settembre 1930, insieme alla completa nazionalizzazione delle risorse petrolifere, ma il 6 settembre 1930 Yrigoyen fu deposto da un colpo di stato militare guidato dal generale José Félix Uriburu e il progetto fu ritirato.
Dagli anni trenta agli anni sessanta
Il colpo di stato fu promosso, tra gli altri, dalla Standard Oil, i cui interessi nella provincia di Salta e nella vicina Bolivia erano in conflitto con quelli della YPF. Il successivo regime della Concordancia, tuttavia, sostenne la YPF e il suo ruolo di principale rivenditore di derivati di petrolio della nazione fu rafforzato da un accordo del 1936 con l'Automóvil Club Argentino (ACA) per rifornire una catena di stazioni di servizio dell'ACA. La produzione di petrolio da parte di YPF continuò a crescere e presto eclissò la produzione privata: da poco più di 5 milioni di barili (37% del totale) nel 1934, la produzione crebbe fino a 15 milioni nel 1945 (67%). YPF promosse anche lo sfruttamento delle ingenti risorse di gas naturale dell'Argentina. Nel 1941 iniziò invece lo sfruttamento del bacino carbonifero di Río Turbio.
Su iniziativa del direttore della compagnia, Julio Canessa, il presidente Juan Domingo Perón ordinò che il gas sprigionato dall'estrazione del petrolio dell'YPF fosse catturato e venduto da un'azienda di Stato, fondando così nel 1946 la consociata Gas del Estado ("Gas di Stato"). Il primo compressore di gas della nazione e quello che all'epoca era il gasdotto più lungo del mondo furono completati nel 1949, portando a un aumento di cinquanta volte della produzione di gas naturale. La produzione di petrolio di YPF superò i 25 milioni di barili (84% del totale della nazione) nel 1955.
Questo guadagno fu però in parte compensato da un calo del 40% della produzione del settore privato, cosicché la produzione petrolifera complessiva aumentò solo di un terzo durante il decennio peronista, mentre il consumo annuale quasi raddoppiò a 70 milioni di barili. L'approvvigionamento petrolifero della nazione passò così dal 60% nazionale nel 1945 al 60% importato nel 1954. Nel 1955 le importazioni di petrolio raggiunsero i 300 milioni di dollari, pari a oltre un quarto delle importazioni totali di merci. Perón aveva fatto del nazionalismo economico un punto centrale della sua politica. Alla YPF fu concessa l'esenzione dalle forti tariffe di importazione del petrolio imposte alle imprese private e l'articolo 40 della Costituzione del 1949 prevedeva la nazionalizzazione di tutte le risorse energetiche e minerarie. Il deterioramento del deficit petrolifero spinse tuttavia Perón a corteggiare gli investimenti stranieri nel settore già nel 1947, quando YPF firmò un contratto di perforazione petrolifera con l'impresa statunitense Drilexco. Il totale delle esplorazioni raddoppiò e furono sviluppate importanti riserve nella provincia di Salta. Nel 1955 fu firmata una più controversa joint venture con la Standard Oil of California per la produzione di 56 milioni di barili all'anno. Queste iniziative furono osteggiate da gran parte dell'Esercito, dall'opposizione radicale e, tra gli altri, dal direttore di YPF Canessa, che fu così licenziato. L'impresa si concluse dopo il rovesciamento di Perón a settembre.
Il presidente Arturo Frondizi, già critico nei confronti dei contratti Drilexco e Standard Oil, nel 1958 promulgò politiche che concedevano alle imprese straniere contratti di affitto di nuovi pozzi da parte di YPF per promuovere l'esplorazione e la produzione. Parte fondamentale della politica economica sviluppista avanzata da Frondizi, questa politica fu attuata con l'avvertenza che le stesse risorse di petrolio e gas sarebbero state rinazionalizzate. Furono firmati tredici contratti con aziende, in gran parte statunitensi, in base ai quali ogni contraente avrebbe guadagnato il 40% dei ricavi prodotti dai nuovi pozzi. La produzione privata, che era praticamente cessata, crebbe fino a diventare un terzo del totale. La stessa YPF ne beneficiò grazie a una bonanza di royalties, che finanziò investimenti record. Questi a loro volta portarono al raddoppio della produzione di YPF a 65 milioni di barili; includendo il settore privato, la produzione petrolifera argentina arrivò quindi quasi a triplicare a 98 milioni di barili nel 1962 e, nonostante l'aumento del consumo, le importazioni scesero ad un sesto della domanda totale.