L'abbazia benedettina di San Lorenzo in Campo è situata nell'omonimo comune nelle Marche. Il monastero e l'abbazia sono stati costruiti tra il VII e il IX secolo. La chiesa costituisce un raro esempio di architetture romanica e gotica in Italia e fu elevata a basilica minore da papa Pio XII il 28 agosto 1943.
Storia
Tra il 600 e l'800 i monaci benedettini ravennati di Sant'Apollinare in Classe si stabilirono nella media valle del Cesano, in un luogo ricco di selve, adatto per svolgere la loro opera. Lavorando e pregando, edificarono un monastero con i materiali recuperati dai resti delle costruzioni della vicina città romana di Suasa, andata in completo abbandono tra il V e VI secolo. L'eremo fu denominato di San Lorenzo in Silvis, per la devozione che la popolazione residente aveva per san Lorenzo e per la presenza delle selve che lo circondavano. Fu in seguito rinominato di San Lorenzo in Campo, poiché i monaci recuperarono per l'agricoltura i terreni disboscando gran parte del territorio di proprietà del monastero, che fu menzionato per la prima volta nel diploma di Ottone III il 7 marzo del 1001, pp= 25, 26, 27. L'aspetto attuale dell'edificio è assai complesso e mostra che nel tempo ha subito più volte diverse trasformazioni ed aggiunte edilizie, con costruzioni e sovra costruzioni, che coprono un arco temporale di più di dieci secoli. La parte centrale della chiesa è la più antica, costruita in stile romanico con una struttura portante costituita da quattro colonne di granito grigio egizio, provenienti forse dalla vicina città romana di Suasa. Nel corso dell'XI secolo, a seguito dell'aumento del prestigio, del potere, della ricchezza del monastero e del numero dei fedeli che la frequentavano, l'abbazia fu allargata. Fu spostata in avanti la facciata allungando le navate. Le campate, pertanto, furono portate da tre a cinque. Gli edili dell'epoca, non avendo a disposizione altre colonne di granito, costruirono le nuove in muratura. Verso il 1300 la chiesa ebbe bisogno di rinforzi e di sostegni; con i lavori di consolidamento la si volle trasformare nel nuovo stile gotico, con un procedimento del tutto insolitoRodolfo Battistini, Il Romanico a Fano e la chiesa abbaziale di San Lorenzo in Campo in Arte e cultura nella provincia di Pesaro e Urbino dalle origini ad oggi Marsilio Editori, p. 68. Il vecchio edificio non fu subito abbattuto, ma utilizzato come cantiere coperto e una volta realizzati i pilastri a fascio e condotti fino all'altezza d'impostazione degli archi e delle volte, per motivi rimasti ancora sconosciuti, i lavori s'interruppero, lasciando i pilastri privi di qualunque funzione strutturaleGuerrino Re, Angela Montinori, Loretta Mozzoni, Le Abbazie architettura abbaziale nelle Marche – Edizioni TECNOPRINT Ancona, p. 56. La chiesa ha così le caratteristiche di due stili e di due periodi ben distinti: il romanico ed il gotico.
L'abbazia sia per il suo aspetto tipologico che planimetrico, si può definire di stile romanico. Lo schema dell'interno è basilicale a tre navate. Il soffitto, sorretto da capriate di legno scoperte, è a cassettoni. Con il presbiterio molto sopraelevato e la cripta sottostante, i monaci ottennero l'effetto che da un qualsiasi punto d'osservazione lo sguardo si sarebbe diretto sempre in linea retta verso l'altare. L'altare maggiore è formato da rarissimi e pregiati marmi, che appartenevano al vecchio altare realizzato nel 1779 dal cardinale Alessandro AlbaniTenti Marcello, Araldo Angeloni, Chronicon di Mons Francesco Medici di San Lorenzo in Campo (1920-1946) in Anicò Rivista della Società Studi Storici Cesanensi 2 - STIBU 2003, p. 116. La facciata settecentesca fu fatta costruire ugualmente dal cardinale Albani e fu innestata sopra la vecchia facciata romanica con una semplice incamiciatura di mattoni ad una testaTenti Marcello, Araldo Angeloni, Chronicon di Mons Francesco Medici di San Lorenzo in Campo (1920-1946) in Anicò Rivista della Società Studi Storici Cesanensi 2 - STIBU 2003, p.116. Adesso la facciata si presenta con la copertura a falde ribassate e frontone centrale, con tre porte d'accesso: una centrale e due porte laterali; quella di destra era usata dagli uomini, quella di sinistra dalle donne. Sopra al portale centrale si aprono due finestre rettangolari con cornici pedicolari a timpano. Sugli altri lati si notano le varie manomissioni avvenute nei secoli, costituite da un loggiato parzialmente chiuso e da blocchi architettonici di diversa altezza. La chiesa è rivolta verso nord e non ha l'esatto orientamento liturgico, previsto dai canoni dell'architettura romanica, che ha l'ingresso ad occidente e l'abside ad oriente, per simboleggiare il cammino del fedele dalle tenebre alla luce. La facciata invece è rivolta a nord, verso Ravenna, a guardare il monastero di provenienza e di appartenenza di Sant'Apollinare in Classe. Sul retro il paese e l'abitato.
Per tutto il XVIII secolo nell'abbazia furono sepolti i morti delle famiglie più benestanti e dei cittadini della cinta murariaMaria Stella Damiani, Popolazione di un centro ad economia agricola: S. Lorenzo in Campo in Cultura e società nel settecento 2. La vita economica nelle Marche, Atti dell'XI convegno del centro di studi avellaniti, p. 183.
Nel 1836-1837 l'abbazia venne concessa ai cistercensi mentre la sua giurisdizione ecclesiastica passò alla diocesi di Pergola. Il monastero fu poi soppresso nel 1860-1861 dopo l'occupazione e l'annessione delle Marche da parte del Regno di Sardegna.
I restauri e i lavori conservativi
Nei secoli XV e XVI, se non anche prima, altri lavori furono eseguiti nella chiesa. Già ai tempi dell'abate Ugo, precisamente nel 1428, si ha un accenno, per quanto vago, al bisogno che aveva la chiesa di restauri al soffittoCostanzo Micci, Il monastero di S. Lorenzo in Campo, in San Lorenzo in Campo nella sua storia antica e nella vita di oggi, Trifogli Ancona 1965, p. 155. Nella seconda metà dello stesso secolo XV, il cardinale Pietro Riario fece eseguire dei rilevanti lavori di manutenzione e diede un nuovo carattere alla chiesa, facendo anche costruire un solenne portale laterale, su cui si leggono le parole: "PET. CARD. RIAR. COM". Il portale in questione, definito come gotico italiano e databile al 1471, presenta un interessante fregio superiore ricco di simboli scolpiti. Si notano, infatti, una griglia (forse la graticola di San Lorenzo), le chiavi pontificie, rose e monti a sei cime, forse lo stemma di Ottaviano Gabrielli di Montevecchio, tutti elementi decorativi la cui disposizione e interpretazione non sono ancora perfettamente chiareMarinella Mazzanti Bonvini, Gilberto Piccinini, La quercia dai frutti d’oro: Giovanni Della Rovere (1457-1501) e le origini, 2004, pp. 200, 201.
Altri restauri furono eseguiti nel 1520 nel presbiterio dall'abate commendatario Marco Vigerio della Rovere, vescovo di Senigallia e nel 1570 dal cardinale Giulio della RovereCostanzo Micci, Il monastero di S. Lorenzo in Campo, in San Lorenzo in Campo nella sua storia antica e nella vita di oggi, Trifogli Ancona 1965, p. 156.
Nel 1727 un forte terremoto danneggiò notevolmente la chiesa ed il cardinale abate commendatario Alessandro Albani la fece riparare e restaurare, iniziando un'opera costosa e di vaste proporzioni, secondo le regole dello stile barocco. Pensando di abbellirne l'estetica, le pareti, che un tempo erano a mattoni a faccia a vista, furono ricoperte con l'intonaco, fu abbattuta la parte superiore della cripta ed interrata la parte sottostante, fu distrutta inoltre l'abside centrale. Dopo aver abbattuto il piano del presbiterio e alzato quello delle navate, la pavimentazione fu sopraelevata e portata tutta allo stesso livello, riducendo di molto l'altezza interna della chiesa. Lo stesso cardinale fece costruire l'attuale campanile, che fu dotato di grosse campaneCostanzo Micci, Il monastero di S. Lorenzo in Campo, in San Lorenzo in Campo nella sua storia antica e nella vita di oggi, Trifogli Ancona 1965, p. 158. Una lapide del 1776 ricorda l'anno della sua costruzione e dei lavori di restauro eseguitiRiapertura della Pieve in S. Lorenzo in Campo Gennaio 1985 n. 116 in La nostra valle n. 66, gennaio 1985, p. 2. Il 10 agosto 1934 furono sostituite le vecchie campane con quattro nuove, che furono realizzate dalla ditta cav. Brighenti di Bologna: la prima campana, detta Laurentia (nota sol), presenta le figure di san Lorenzo e san Benedetto, la seconda, Francisca (nota la), le immagini di san Francesco e santa Teresa del Bambin Gesù, la terza, Rita (nota sì), le immagini di santa Rita e del Crocefisso, la quarta campana, Maria Demetria (nota re), le figure di san Demetrio, la Madonna e l'OstensorioTenti Marcello, Araldo Angeloni, Chronicon di Mons Francesco Medici di San Lorenzo in Campo (1920-1946) in Anicò Rivista della Società Studi Storici Cesanensi 2 - STIBU 2003, p. 94.
A causa dei numerosi movimenti tellurici, che si susseguirono per tutto il 1700, furono danneggiati in modo irreparabile anche gli edifici dell'antico monastero contiguo alla chiesa abbaziale, cosicché si rese necessario abbattere il fabbricato più alto, che fu trasformato in magazzino ed un altro corpo di fabbrica che fu risistemato e dotato di tre piccole camere adibite a cancelleria abbaziale e ad archivio; in seguito le costruzioni furono allungate sino alla chiesaGello Giorgi, curiosità d'archivio sul restauro del monastero Abbaziale di San Lorenzo in Campo (1779) in La nostra valle n. 126, ottobre 1989, pp. 30, 31.
I lavori di restauro (1937-1943)
Per interessamento di mons. Francesco Medici, arciprete della parrocchia di San Biagio, di San Lorenzo in Campo dal 1920 al 1967, l'abbazia fu riportata al suo antico splendore con i lavori di restauro che durarono sette anni, dal 1937 al 7 agosto 1943, giorno in cui fu riaperta e riconsacrata con una solenne funzione liturgica. Per restituire alla chiesa il suo disegno primitivo, furono demoliti sei altari, che erano dedicati a san Luigi e alla Madonna del fulmine (sul presbiterio), a santa Monica ed alla Madonna addolorata (sulla navata di destra), a san Giuseppe e alla Madonna del Rosario (nella navata di sinistra)Costanzo Micci, Il monastero di S. Lorenzo in Campo, in San Lorenzo in Campo nella sua storia antica e nella vita di oggi, Trifogli Ancona 1965 – p. 224. Fu inoltre tolto l'intonaco che ricopriva le antiche mura, colonne e capitelli e nuovamente sopraelevato il presbiterio per permettere la completa ricostruzione della cripta a sette navate, coperta da una volta a crociera, ma dell'antico ambiente sono rimasti solo alcuni tronchi di colonna a sezione ottagonale.
Il 13 agosto 1944, durante un bombardamento aereo, la basilica fu colpita da due proiettili, che dopo aver penetrato le volte del presbiterio esplosero sul pavimento danneggiando i soffitti di legno, i muri, l'altare maggiore, il trono in legno dell'abate, i banconi, il coro, provocando crepe nella cripta e spezzando le finestre. La basilica fu in breve tempo riparata e fu posta una lapide nel presbiterio a ricordo dell'evento bellicoCostanzo Micci, Il monastero di S. Lorenzo in Campo, in San Lorenzo in Campo nella sua storia antica e nella vita di oggi, Trifogli Ancona 1965, p. 226. L'abbazia, rimasta chiusa e resa inagibile a seguito degli eventi sismici del settembre 1997, fu riaperta dal vescovo Vittorio Tomassetti, con una solenne manifestazione il 31 ottobre 2004Corriere Adriatico Fano/Pergola/Mondolfo “L’Abbazia restaurata” 1 Novembre 2004.
Dipinti, sculture, elementi architettonici e altri oggetti artistici