La morte di Beatrice d'Este, duchessa di Milano, avvenne per parto nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 1497. L'evento fu preceduto da sinistri presagi e, a opinione di molti storici di rilievo, segnò la rovina del marito e duca Ludovico il Moro, che di lì a pochi anni perdette il dominio dello Stato.Gaspare Visconti, Rodolfo Renier, Tip. Bortolotti di Giuseppe Prato, 1886, pp. 6-7.. Ebbe vasta eco in tutta Italia e anche all'estero, turbando gli equilibri politici prima stabiliti, e divenne oggetto della produzione artistica e letteraria della contemporaneità come dei secoli successivi.
La defunta conobbe, nei limiti della religione cristiana, una sorta di simbolica divinizzazione da parte del marito, il quale manifestò "un cordoglio quasi forsennato". Secondo un'altra versione del fatto, tramandata dallo storico Ludovico Antonio Muratori, la sua morte non avvenne per cause naturali, bensì per avvelenamento, in seguito a un complotto cortigiano..
Antefatto Beatrice aveva già dato due figli maschi al marito Ludovico, senza che da ciò sorgessero complicazioni. Nella primavera-estate 1496, ventenne, si era ritrovata incinta per la terza volta, nonostante i malumori causati dalla nota relazione del marito con una sua dama di compagnia, Lucrezia Crivelli, divenuta la sua favorita...
A differenza di altre donne che, appena scoperta una gravidanza, si allettavano, Beatrice non smetteva di seguire dovunque il marito e non interrompeva le proprie attività preferite, quali la caccia, l'equitazione e la danza. Durante la prima gravidanza nel 1492, essendo circa al quinto-sesto mese, aveva abbattuto un "cinghiale pericolosissimo",. poi era stata affetta da una grave forma di malaria e in pericolo di vita, ma il parto, avvenuto nel gennaio 1493, era stato semplice e veloce, e, a detta della madre Eleonora, Beatrice sembrava non averne risentito per nulla. Durante la seconda gravidanza nel 1494, tra il quinto e il settimo mese circa, aveva viaggiato per l'Italia settentrionale e accompagnato l'esercito francese fino in Toscana:. pure nel gennaio 1495, a pochi giorni dal parto, ella andava in giro "anchora tanto agile" da far meravigliare l'ambasciatore Benedetto Capilupi; soprattutto meravigliò l'intera corte perché a un paio di settimane dal parto era già uscita di casa, tornando alle attività abituali, sebbene la consuetudine prescrivesse alle nobildonne di rimanere a riposo per circa un mese..
Anche nell'estate del 1496 si recò a Malles per incontrarvi l'imperatore Massimiliano, affrontando un viaggio sulle Alpi descritto dalle fonti come faticoso e partecipando a cacce, senza alcun segno nefasto.... Ancora nel novembre si trovava a Pavia, per salutare l'imperatore che tornava in Germania, e ripartì per Milano insieme al marito solo il 7 dicembre 1496, giungendovi il 10...
Alcuni storici imputano la causa della sua morte alla malaria, che l'aveva afflitta nel 1492 durante la sua prima gravidanza, ma non risultano nuove ricadute relativamente al 1496; altri osservano che, a pochi mesi di distanza da lei, rimase incinta anche la stessa Lucrezia Crivelli, e che ciò dovette causare dispiacere a Beatrice; altri ancora infine ricollegano l'evento alla tragica e prematura morte dell'adorata figliastra Bianca Giovanna Sforza, avvenuta solamente un mese prima quella della matrigna.. Costei era figlia illegittima di Ludovico e sua carissima amica fin dal primo giorno del suo arrivo a Milano: Beatrice le dimostrava un grande affetto e la voleva sempre accanto. Benché fosse già in avanzato stato di gravidanza, non le fu tenuta nascosta la notizia della sua morte, anzi ne fu informata per prima e spettò a lei il doloroso compito di decidere in che maniera avvisarne Ludovico senza sconvolgerlo.. Alla sorella confessò poi che "d'epsa morte ne havemo sentito quello cordoglio et affanno che extimar se potesse"..L'unico segno che lasci intendere una qualche preoccupazione per la gravidanza fu un voto fatto da Beatrice di recarsi, dopo il parto, in visita al Santuario della Madonna di Loreto. Voto che fu in seguito sciolto da Ludovico con la donazione a quel santuario di 100 ducati d'oro..
Significativo è forse che l'imperatore Massimiliano, quando seppe della morte della donna, raccontò all'ambasciatore ferrarese che, l'ultima volta che l'aveva veduta, ella non gli era parsa la stessa Beatrice allegra e vivace che aveva conosciuto all'inizio, e che pareva quasi che sapesse di stare per morire. Tuttavia questo ultimo incontro fra i due avvenne dopo la morte di Bianca Giovanna, nel clima di una corte già desolata e a lutto.Paolo Negri. Milano, Ferrara e Impero durante l'impresa di Carlo VIII in Italia, Archivio Storico Lombardo: Giornale della società storica lombarda (1917 dic, Serie 5, Fascicolo 3 e 4), pp. 483-484 e 541.
Altro caso singolare fu che Beatrice avesse lungamente insistito per avere presso di sé la stessa levatrice che la aveva assistita durante i primi due parti, comare Frasina da Ferrara, nonostante la donna fosse ammalata e nonostante il padre le avesse suggerito un'altra levatrice ferrarese ugualmente valida. Tante furono le insistenze della duchessa e le persone mobilitate, che alla fine comare Frasina si mise in viaggio a dorso di mulo raggiungendo Milano per tempo..
Presagi La morte fu preceduta da sinistri presagi: quel giorno, a detta del cronista veneziano Marin Sanudo, Beatrice andò in giro per Milano e, capitando nella chiesa in cui era sepolta la suocera Bianca Maria Visconti, stette molto tempo a contemplare la sua sepoltura, senza che coloro che erano con lei riuscissero ad allontanarvela. (ma gli storici interpretano il passo riferendo la sepoltura non alla suocera Bianca Maria Visconti, bensì dell'adorata figliastra Bianca Giovanna Sforza); quindi la notte, poco prima che morisse, i muri del suo giardino crollarono senza che vi fosse alcun terremoto né alito di vento.. Il crollo del muro in particolare, secondo lo storico Robert de La Sizeranne, sarebbe stato una premonizione dell'imminente crollo del potere del Moro, causato proprio dalla perdita della moglie.Robert de La Sizeranne, Béatrice d'Este et sa cour, 1920, p. 60.
Lo storico milanese Bernardino Corio riferisce poi di strani fenomeni celesti, ossia che, poco prima della disgrazia, il cielo sopra il castello divenne un braciere di fiamme:.
Questa apparizione è stata messa in relazione da alcuni storici con quella avvenuta esattamente nei medesimi giorni sul cielo di Parma, come raccontato da Ludovico Cavitelli nei suoi annali: una "fax ignea" cioè una fiaccola (un bagliore di fuoco), con tre stelle nella parte inferiore e altrettante nella superiore, del colore del prassino, con orribili facce d'uomini, apparve in cielo e fu udita mugire; contemporaneamente i campi erano corrosi dai bruchi. Dello stesso avvenimento parla Elia Cavriolo nella sua Storia di Brescia, sebbene riferendolo all'anno successivo: "apparve in cielo una falce che sopra di sé aveva tre sanguinose stelle, e sotto tre altre di color verde, ed apparve un'orribil faccia d'uomo che con grandissimo spavento de' riguardanti muggiva in aria. E l'eruche, et altri vermi, non solo nocere all'Herbe, et a sterpi, ma agl'huomini ancora".Storia della città di Parma continuata: 1484 - 1500. 5, Angelo Pezzana, Ducale Tip., 1859, pp. 342-343.
La morte
Nel giorno del 2 gennaio, secondo il Sanudo, Beatrice era stata "di bona voglia" in giro per Milano e aveva fatto ballare in castello fino alle otto di sera. Dalla successiva lettera di Ludovico al marchese di Mantova suo cognato è possibile ricostruire succintamente l'evento, conteggiando le ore secondo il sistema antico: tra le sette e le otto di sera Beatrice fu colta dalle doglie, tra le dieci e le undici partorì un figlio maschio già morto e verso la mezzanotte morì, all'età di ventun anni:«Tutti sentono che questa lettera non è una delle solite partecipazioni mortuarie a frasi fatte. Da ogni linea traspira un cordoglio profondo ed intenso. E infatti fu questo il più forte dolore che il Moro avesse a soffrire, perché Beatrice fu forse l'unica persona al mondo che egli amò con passione viva, disinteressata e tenace. Quella donna rapita ai vivi mentre era ancora così giovane, mentre era l'anima di tutte le imprese e i diletti del marito, madre da pochi anni di due fanciullini adorati, colpì il cuore di tutti.» ().
Simile è pure la cronologia offerta dall'ambasciatore mantovano, nella lettera con cui avvisava la sorella Isabella d'Este, con la differenza che indica il bambino morto subito dopo e non precedentemente al parto:
In verità l'epitaffio assicura che il bambino nacque effettivamente morto. L'evento assunse forme diverse nelle varie parti d'Italia: i cronisti ferraresi - Bernardino Zambotti e l'Anonimo ferrarese - parlano di un aborto, cioè di un parto prematuro, sebbene riferiscano l'errata notizia secondo cui Beatrice avrebbe disperso una figlia femmina.. Questo aspetto sembra confermato anche dalla lettera che il segretario Bartolomeo Calco scrisse, in nome di Ludovico, alla città di Pavia, se "maturo pariendi tempore" è da intendersi effettivamente nella sua accezione di parto prematuro.Ricerche intorno a Leonardo da Vinci: Volume primo. Serie prima, Volume 1, Di Gustavo Uzielli, p. 251.
Giovanni Burcardo, protonotario pontificio, nel suo Liber notarum, riferisce addirittura la nascita di un "quoddam monstrum", ossia di una qualche creatura mostruosa, che non fu sepolta, ma conservata nel castello:Liber notarum, ab anno MCCCCLXXXIII usque ad annum MDVI, Volume 2, Di Johann Burchard, pp. 13-14.
Il dolore del Moro