Il linguaggio scientifico è, all'interno di molte lingue, una lingua speciale utilizzata per trattare e divulgare argomenti scientifici.Enciclopedia Treccani, s.v. "Lingua della scienze," ultima cons. 18/06/2022. È formato da un lessico in prevalenza tecnico, i cui termini sono spesso univoci, derivati dalle lingue classiche o, più di recente, dall'inglese. Diversi suoi tratti si ritrovano nelle principali lingue europee.
Si contraddistingue inoltre per la produzione di sigle e forme abbreviate, oltre che per l'utilizzo di formule e rappresentazioni grafico-visive, come diagrammi o tabelle.
Caratteristiche generali Il linguaggio scientifico nasce dalla necessità di descrivere eventi ed oggetti estranei alla vita quotidiana, dalle particelle subatomiche e atomiche ad alcuni rapporti quantitativi. In sostanza, tutto ciò di cui non si ha un'esperienza diretta, ma intellettuale.
L'esigenza di attribuire un nome a questi concetti ha permesso che ogni lingua sviluppasse un vocabolario specifico per le scienze, distinto sia dalle altre lingue speciali, sia dalla lingua comune.
Nella letteratura internazionale, questa contrapposizione è stata a lungo motivo di dibattito, in particolare negli anni ottanta e novanta del Novecento. I ricercatori, nel tentativo di definire i confini del linguaggio specialistico, hanno evidenziato il rapporto di continuità tra lingua comune e speciale. Entrambi i linguaggi contribuiscono all'evoluzione linguistica inserendo ed eliminando parole in base alla frequenza d'uso e alla loro capacità descrittiva. Ad esempio, termini come fatica o eccitamento nel linguaggio scientifico hanno assunto un significato diverso da quello comune e convivono insieme a parole come allergia, ormone, struttura, osmosi, ormai altamente diffuse anche tra gli inesperti. La terminologia non è tuttavia l'unico elemento distintivo del linguaggio scientifico. Nel corso del tempo, i testi scientifici sono stati segnati da un progressivo aumento delle forme nominali e da una semplificazione dell'organizzazione del periodo.
Durante il XVII secolo, un testo scientifico in italiano era composto in media da 63 parole per frase, nel XVIII secolo da 53, nel XIX secolo da 37, fino ad arrivare a 27 nel XX secolo. Le frasi sono quindi composte via via da un numero inferiore di elementi e il nome assume sempre più importanza. Scienze come la matematica, la fisica e la chimica, per descrivere i loro concetti, spesso astratti e distanti dalla vita quotidiana, hanno inoltre strutturato un rapporto di rigida univocità tra termini e significati. Queste due tendenze non si verificano allo stesso modo in tutti i tipi di testi scientifici. Un testo divulgativo, rivolgendosi ad un pubblico più ampio, riduce al minimo l'uso del lessico tecnico e predilige una struttura sintattica più articolata e complessa. Un testo specialistico, al contrario, presenta un alto uso di termini tecnici ed una sintassi semplificata. La comunicazione, in quest'ultimo caso, vuole riportare in modo chiaro ed efficace il processo scientifico, rivolgendosi soprattutto ad un pubblico di esperti. La situazione, il contesto sociale e il ruolo dei parlanti che partecipano all'interazione, influiscono pertanto sulle caratteristiche del linguaggio scientifico, non solo al livello lessicale, ma anche semantico e sintattico. L'insieme di tutti questi elementi situazionali definisce quella che in sociolinguistica viene descritta come la dimensione diafasica, cioè la variazione della lingua in relazione ai diversi contesti e rapporti sociali. Nella lingua delle scienze, la dimensione diafasica comprende le interazioni tra esperti del settore e tutto ciò che riguarda la divulgazione e la didattica scientifica.
Nel primo caso, per evitare possibili fraintendimenti di significato, gli interlocutori esperti utilizzano volutamente un lessico tecnico molto distante dalla lingua comune, basato su un'ampia conoscenza condivisa. Ciò giustifica la presenza di formule abbreviate (ad esempio i bianchi per i globuli bianchi), di sigle, molte di queste sconosciute al pubblico, e di parole tratte da linguaggi stranieri (in medicina, morbidità, dall'inglese tecnico morbidity, 'stato di malattia di un paziente').
Quando la comunicazione si realizza invece tra un esperto e un parlante che non ha dimestichezza con il linguaggio scientifico, la lingua delle scienze si avvicina spesso alla lingua comune, sostituendo i termini specialistici con perifrasi (malattia dei reni per nefropatia) o con forme più generali (globuli bianchi per leucociti), o sciogliendo le sigle (LHC = Large Hadron Collider, un acceleratore di particelle del CERN di Ginevra). Anche al livello sintattico-testuale si notano dei cambiamenti, come un uso meno rigido delle forme verbali (contro la tendenza all'uso esclusivo del modo indicativo, presente nei testi specialistici) e un minore utilizzo di costruzioni complesse all'interno del testo.
La difficoltà a comprendere un testo specialistico non deriva solo dalla presenza di termini tecnici, ma anche dalla scelta di sintagmi "difficili" (campo algebricamente chiuso, funzione assolutamente continua, particelle subatomiche cariche stabili), espressioni abbreviate (geodetica di tipo tempo) o intricate strutture di complementi (La potenza di un rapporto di numeri razionali è uguale al rapporto delle potenze dei singoli termini) ecc.
Oltre alla dimensione verticale, gli studi sulle lingue speciali individuano anche una dimensione orizzontale, che consente di distinguere i differenti linguaggi in base alla varietà dei contenuti. Vi è quindi la lingua della fisica, della matematica, della zoologia, ma si individuano anche dei sotto-linguaggi come la lingua dell'anatomia o della patologia e così via, ognuna avente proprie particolarità.
Infine, le lingue speciali, compreso il linguaggio scientifico, possono essere analizzate anche come varietà diastratiche. La lingua delle scienze è di competenza di alcuni gruppi sociali o professionali, che si identificano in questo linguaggio e lo utilizzano anche come strumento di aggregazione o di esclusione per altri soggetti. Nell'ambito medico, ad esempio, di fronte a una diagnosi spiacevole, i medici tendono a discutere le possibili soluzioni attraverso il linguaggio specialistico, così da non allarmare il paziente. Non sempre, però, gli esperti riescono ad adattare il loro linguaggio al contesto o al pubblico di riferimento. In alcuni ambiti, i professionisti dimostrano una certa rigidità, che non consente loro di uscire dalla lingua speciale per essere comprensibili a tutti. Le prescrizioni mediche spesso risultano difficili da interpretare: i dosaggi dei medicinali, indicati per esempio in forme come 3 x die x OS x 05 , non sono comprensibili ai pazienti, tanto che si è diffuso il luogo comune secondo cui solo i farmacisti sarebbero in grado di interpretare la scrittura dei dottori.
Il lessico
Il lessico nelle lingue speciali è spesso formato da termini (i significanti) legati ad un solo significato e viceversa (secondo una relazione biunivoca). Le parole della lingua comune possono invece avere più di un significato, pur mantenendo uno stesso significante (polisemia). I termini del linguaggio scientifico, dunque, risultano spesso meno ambigui. Anche i termini delle lingue speciali possono tuttavia essere polisemici, anche se in misura più limitata rispetto alla lingua comune. Il termine ventricolo, ad esempio, per molto tempo ha indicato anche la cavità dello stomaco prima di specializzarsi nel definire quella del cuore; il termine arteria, che oggi significa 'vaso sanguigno', in passato era sinonimo di trachea.
La terminologia specialistica comprende sia parole di nuova creazione, sia parole riprese dalla lingua comune. In quest'ultimo caso, i termini possono mantenere il loro significato comune oppure assumerne uno nuovo all'interno della lingua speciale. Il passaggio dalla lingua comune alla lingua speciale e viceversa influisce sulle caratteristiche della terminologia scientifica. Le parole che diventano termini continuano ad avere anche un significato nella lingua comune: imparare il concetto fisico di forza può essere difficile se non lo si slega dal linguaggio quotidiano. Allo stesso modo, i termini che vengono adottati nella lingua comune assumono un significato scientifico meno preciso. Ad esempio, il termine terapia d'urto deriva dal linguaggio medico per indicare la massiccia somministrazione di un farmaco o di farmaci specifici per contrastare una malattia aggressiva. La stessa espressione nel linguaggio comune assume il significato più generale di 'intervento brusco, in grado di capovolgere una situazione negativa'.
La terminologia scientifica, così come il linguaggio scientifico, si distingue in base all'argomento di riferimento (dimensione orizzontale) ed in base al contesto sociale e al ruolo dei parlanti che partecipano all'interazione (dimensione verticale). Questi aspetti fanno sì che la terminologia abbia, a seconda dell'ambito a cui si riferisce, un numero di termini maggiore o minore. Un ulteriore elemento di distinzione tra i vari campi specialistici sono i diversi meccanismi utilizzati o utilizzabili per creare nuovi termini.
Risemantizzazione e transfert In alcune scienze, come la fisica e la matematica, l'inserimento di nuovi termini avviene attraverso il meccanismo della risemantizzazione (o tecnificazione). Si tratta del fenomeno linguistico per cui una parola passa dal linguaggio comune a una lingua speciale (lavoro, massa, quiete, moto, onda). Questo passaggio fa sì che le parole comuni assumano un significato tecnico preciso e univoco (profondità, altezza, in geometria; potenza, resto, in matematica). I termini possono essere presi anche dalle lingue classiche, come il latino (funzione, operazione, in matematica; quanto, in fisica) e il greco (ellisse, fluido, gas). Di recente, molti termini derivano anche dall'inglese (quark, pulsar, run). Gli anglicismi possono comprendere forme non adattate (detti prestiti integrali), cioè parole trasferite nella lingua italiana così come si presentano nella lingua inglese (by pass, screening, clearance, patch, in medicina) oppure parole formate solo in parte da forme inglesi (overcarica, electroforming, in chimica).
Gli esempi riportati per il greco fanno riferimento ad un altro fenomeno linguistico tipico dei linguaggi delle scienze: il transfert. Esso consiste nel passaggio di un termine specialistico da una lingua speciale ad un'altra. Infatti, i termini ellisse, fluido e gas, nel corso del tempo, hanno attraversato tre lingue speciali di tre diverse discipline: la geometria, la chimica e la medicina. Nel transfert i termini subiscono un cambiamento di significato totale o parziale: vettore in matematica è "la rappresentazione geometrica di enti non scalari", mentre vettore in ingegneria aerospaziale è "il dispositivo per la messa in orbita di strumenti e veicoli".
Nella lingua medica, la maggior parte dei termini deriva dalle due lingue classiche: il latino descrive molti degli organi e delle parti del corpo umano con prestiti integrali come ictus o exitus o con prestiti adattati alla lingua italiana come induito ('copertura', 'rivestimento') e vertebra.
Prefissazione, suffissazione, composizione La formazione di nuovi termini nel linguaggio scientifico può basarsi anche su meccanismi legati alla morfologia della parola. Nella lingua italiana uno degli strumenti più utilizzati per creare nuove parole è la derivazione, cioè la possibilità di produrre nuove forme a partire da quelle già esistenti.
La derivazione sfrutta tre strategie per arricchire il lessico: la prefissazione, la suffissazione e la composizione. Questi criteri risultano più o meno produttivi a seconda dell'ambito scientifico di riferimento. La prefissazione è un processo di formazione delle parole in cui la derivazione si ottiene aggiungendo un elemento (il prefisso) prima della base di un termine.