La Guerra commerciale anglo-irlandese (nota in inglese come Economic War) fu un conflitto di natura economica tra lo Stato Libero d'Irlanda e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, che si svolse dal 1932 al 1938. Essa fu la principale conseguenza della decisione del governo irlandese di interrompere il pagamento al Regno Unito delle annualità fondiarie (land annuities), relative ai prestiti concessi ai contadini irlandesi a partire dalla fine dell'Ottocento nell'ambito delle Irish Land Acts, obblighi che erano stati confermati dal Trattato anglo-irlandese del 1921.

Antefatti Nel 1929, il crollo di Wall Street provocò un drastico calo della domanda internazionale di prodotti agricoli irlandesi. La bilancia commerciale dell'isola era inoltre fortemente passiva e il debito pubblico risultava in rapido aumento. A ciò si aggiungeva la persistente questione della definizione dell'indipendenza dell'Irlanda e dello status politico da attribuire al nuovo Stato indipendente.

Descrizione Nel marzo 1932 il Fianna Fáil vinse le elezioni e Éamon de Valera venne nominato Primo Ministro. Egli decise di intraprendere una politica fortemente protezionistica, introducendo dazi sulle importazioni di numerosi prodotti, principalmente nei confronti del Regno Unito, che all'epoca assorbiva circa il 96% delle esportazioni irlandesi. Parallelamente venne avviata una vigorosa campagna mediatica volta a presentare il protezionismo come strumento di risoluzione dei problemi economici e istituzionali del Paese, invitando la popolazione a privilegiare l'acquisto di prodotti irlandesi. In tale contesto, il ministro per l'Industria e il commercio Seán Lemass svolse un ruolo di primo piano.

Il governo irlandese decise quindi di spingersi oltre, annunciando l'intenzione di interrompere il pagamento delle annualità fondiarie al Regno Unito, relative ai prestiti concessi ai contadini irlandesi a partire dalla fine dell'Ottocento. Tali obblighi vennero reinterpretati come parte del debito pubblico britannico, dal quale l'Irlanda era stata esentata nel 1925 in seguito al London Agreement. Dopo una serie di discussioni nel corso dell'anno, nell'ottobre 1932 si giunse a uno stallo sulla questione di chi dovesse giudicare l'obbligatorietà del pagamento dei debiti: una commissione di esperti dell'Impero britannico, secondo la proposta inglese, oppure una commissione internazionale di esperti indipendenti, come richiesto dal governo irlandese. Contestualmente, De Valera avanzò la richiesta di restituzione sia delle circa 30 milioni di sterline già versate come annualità, sia delle sovrattasse riscosse dal 1801 al 1922.

Il governo britannico reagì tentando di recuperare le annualità sotto altra forma, imponendo dazi del 20% sulle importazioni di prodotti agricoli irlandesi. L'Irlanda rispose adottando misure analoghe, facendo ricorso anche a una forte retorica nazionalista, esemplificata dalla celebre frase di Jonathan Swift: «Burn everything English except their coal» («Bruciate tutto ciò che è inglese, tranne il loro carbone»).

La cosiddetta guerra doganale – come veniva definita all'epoca anche in Italia – fu condotta con particolare veemenza e generò forti tensioni sociali nel giovane Stato irlandese. Tuttavia, essa non produsse effetti rilevanti sul saldo complessivo degli scambi commerciali tra Irlanda e Regno Unito. In entrambi i Paesi si moltiplicarono le proteste contro tale politica economica: anche numerosi industriali britannici denunciarono le perdite subite a causa della contrazione degli scambi con l'Irlanda. Inoltre, il calo del potere d'acquisto di contadini e allevatori ebbe ripercussioni negative sull'industria manifatturiera, determinando una riduzione generalizzata della domanda interna. Per attenuare tali effetti, Lemass promosse il Control of Manufactures Act, che imponeva la maggioranza della proprietà delle imprese in capo a cittadini irlandesi. Questa misura spinse alcune aziende a trasferire all'estero la propria sede legale, con conseguente perdita di gettito fiscale.

A partire dal 1935 le tensioni tra i due Paesi iniziarono ad attenuarsi con la firma del Coal-Cattle Pact, un accordo in base al quale la Gran Bretagna si impegnava ad aumentare le importazioni di bovini irlandesi, mentre l'Irlanda accettava di incrementare gli acquisti di carbone britannico. Tale intesa aprì la strada alla risoluzione definitiva del conflitto commerciale, che giunse nel 1938, sotto il governo del nuovo Primo Ministro britannico Neville Chamberlain con lEire (Confirmation of Agreements) Act. L'accordo non solo sancì la rimozione di tutti i dazi introdotti nei cinque anni precedenti, ma consentì anche il ritorno all'Irlanda dei tre Treaty Ports, precedentemente mantenuti dal Regno Unito in base al Trattato anglo-irlandese. Il completamento del trasferimento nel 1939 permise all'Irlanda di preservare la propria neutralità durante la Seconda guerra mondiale.

Conseguenze

Il protezionismo rimase una componente centrale delle politiche economiche dell'Irlanda fino agli anni Cinquanta, contribuendo a una prolungata fase di stagnazione economica e al mantenimento di livelli molto elevati di emigrazione.

Seán Lemass, che era stato uno dei principali ideatori di tale sistema, è oggi ricordato soprattutto per averne promosso il progressivo smantellamento tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta. Questo cambio di indirizzo consentì all'Irlanda di avviare una politica di apertura economica e di aderire alla Comunità Economica Europea nel 1973. Gli effetti positivi di tale svolta divennero progressivamente evidenti, a partire dalla ripresa della crescita demografica, che pose fine a decenni di declino della popolazione.

Note

Voci correlate Grande depressione Guerra commerciale Stato Libero d'Irlanda Trattato anglo-irlandese

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