Il suo primo ruolo cinematografico importante fu nella Dolce vita (1960) di Federico Fellini. Nel 1968 vinse la Coppa Volpi per Teorema di Pier Paolo Pasolini; poi divenne una delle attrici preferite di Marco Bellocchio che la diresse in vari film: Nel nome del padre (1972), Sbatti il mostro in prima pagina (1972) e nel 1977 nella riduzione televisiva de Il gabbiano di Anton Cechov. Ebbe un ruolo di rilievo accanto a Donald Sutherland in Novecento di Bernardo Bertolucci, nella parte di Regina, sadica cugina del protagonista Alfredo (Robert De Niro). Interpretò anche una scena con Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi (1972): il suo ruolo era quello di Miss Blandish, nome preso a prestito dal romanzo Niente orchidee per Miss Blandish di James Hadley Chase; la scena però venne tagliata.

Biografia Esordi

Figlia di Ettore Trombetti, avvocato iscritto al Partito d'Azione, e nipote del glottologo Alfredo Trombetti, Laura Betti esordì nello spettacolo come cantante di brani jazz, dopo una breve esperienza nel cabaret (1954) in coppia con Walter Chiari ne I saltimbanchi. Nel 1955 debuttò in teatro ne Il crogiuolo di Arthur Miller, con la regia di Luchino Visconti; nel suo repertorio giovanile ci sono anche il Cid di Corneille, in coppia con Enrico Maria Salerno e I sette peccati capitali di Brecht e Weill.

Nel 1960 realizzò Giro a vuoto, un recital fra cabaret e café-concert con canzoni scritte dai più grandi talenti letterari dell'epoca come Mario Soldati, Franco Fortini, Ennio Flaiano, Giorgio Bassani, Camilla Cederna, Fabio Mauri, Gino Negri, Goffredo Parise, Alberto Arbasino, Ercole Patti, Alberto Moravia, oltre che dello stesso Pasolini. Il recital, dopo il tour italiano iniziato al Teatro Gerolamo di Milano il 27 gennaio 1960, debuttò a Parigi dove fu calorosamente recensito da André Breton, poeta, saggista e critico d'arte, oltre che fondatore del movimento del surrealismo, e venne ripreso per altre tre volte negli anni a seguire. La canzone Seguendo la flotta, scritta da Arbasino, nel tempo divenne un ufficioso, ironico inno queer dell'epoca. Nel 1963 Betti mise in scena Potentissima signora con la stessa formula.Massimo Raffaeli, Quando gli scrittori avevano orecchio, in Il Venerdì di Repubblica, 21 febbraio 2025, pp. 88-91

Tra la fine del 1960 e il gennaio 1961 divenne popolare interpretando con Paolo Poli la coppia di cantastorie che intonavano La ballata del pover'uomo, che scandiva gli episodi dello sceneggiato televisivo Tutto da rifare pover'uomo, diretto da Eros Macchi.

L'attività cinematografica e la Coppa Volpi a Venezia Dopo avere esordito nel 1956 in Noi siamo le colonne di Luigi Filippo D'Amico, ottenne le prime parti importanti nel 1960 in Labbra rosse di Giuseppe Bennati, Era notte a Roma di Roberto Rossellini, e soprattutto ne La dolce vita di Federico Fellini, dove interpretava Laura, una giovane saccente che nella scena finale del party si vede rovesciare un bicchiere d'acqua in faccia da Marcello (Marcello Mastroianni).

La sua attività cinematografica ebbe una svolta quando conobbe Pier Paolo Pasolini, che la diresse in La ricotta (episodio di Ro.Go.Pa.G.) e, successivamente (1968), nell'opera teatrale Orgia e nel fim Teorema, per il quale l'attrice si aggiudicò la Coppa Volpi come miglior attrice al Festival del cinema di Venezia. Sempre sotto la regia di Pasolini, nel 1971 girò I racconti di Canterbury.

A partire dagli anni '70, in parallelo al mutare della sua fisicità, si specializzò nell'interpretazione di personaggi negativi, il più delle volte in ruoli di caratterista, finendo però con il rubare la scena ai protagonisti grazie al suo eccezionale temperamento. Tra i tanti film interpretati in questo periodo: Sbatti il mostro in prima pagina (1972) di Marco Bellocchio, Allonsanfàn (1974) di Paolo e Vittorio Taviani, Vizi privati, pubbliche virtù (1975) di Miklós Jancsó), Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci, dove interpretò una delle sue parti da cattiva più celebri, quella di Regina, Viaggio con Anita (1978) di Mario Monicelli e Il piccolo Archimede (1979) di Gianni Amelio. Nel decennio successivo si fece ancora notare in ruoli sgradevoli, come Caramelle da uno sconosciuto (1987) di Franco Ferrini, Il grande cocomero (1993) e Con gli occhi chiusi (1994) di Francesca Archibugi, e Un eroe borghese (1995) di e con Michele Placido.

Uno fra gli ultimi registi a dirigerla è stato Mimmo Calopresti, per il quale interpretò nel 2003 il ruolo di una suora nel film La felicità non costa niente, che le valse una candidatura al Nastro d'argento come Migliore attrice non protagonista.

Fondo Pasolini

Dal 1983 è stata ideatrice e direttrice del Fondo Pier Paolo Pasolini, ospitato per alcuni anni dall'Istituto Gramsci in via delle Zoccolette a Roma, e poi per più di vent'anni sempre a Roma in piazza Cavour. Per lo scrittore, Laura Betti era una tragica Marlene, una vera Garbo con sopra al volto una maschera inalterabile di pupattola bionda. Il suo rapporto con Pasolini, il suo carattere e le difficoltà dei suoi ultimi anni sono stati descritti impietosamente da Emanuele Trevi in Qualcosa di scritto, pubblicato nel 2012 da Ponte alle Grazie, secondo classificato alla 66ª edizione del Premio Strega.

Oltre a portare avanti come direttrice l'attività del Fondo, nella parte finale della carriera (1993) Betti aggiornò il suo recital del 1985, dove interpretava Les Chansons de Bilitis di Pierre Louÿs su musiche di Claude Debussy nella prima parte e nella seconda Una disperata vitalità di Pier Paolo Pasolini, eliminando la prima parte e arricchendolo di altri testi pasoliniani e poesie raccolti sotto il titolo Una disperata vitalità.

Nel 2003 creò, presso la biblioteca della Cineteca di Bologna, il Centro Studi Archivio Pier Paolo Pasolini, nel quale trasferì, tramite donazione, tutta la documentazione raccolta dal fondo: più di 1.000 volumi e altro materiale inerente all'opera di Pasolini. Il trasferimento da Roma a Bologna causò notevoli attriti fra l'attrice e l'amministrazione capitolina.

Nello stesso anno, nella sua città natale, la Casadeipensieri, diretta da Davide Ferrari, le assegnò la Targa Paolo Volponi, con l'intervento di Gianni Scalia, Marco Antonio Bazzocchi e Giovina Volponi Iannello.

Morte Malata da tempo, Laura Betti morì nel 2004. Riposa al cimitero della Certosa di Bologna, nella tomba di famiglia. Dopo la sua morte, il fratello Sergio ha donato al Centro Studi Archivio Pier Paolo Pasolini tutti i documenti personali relativi alla sua carriera, raccolti sotto il nome di Fondo Laura Betti. Nel novembre 2015 il Teatro Comunale di Casalecchio di Reno (suo luogo di nascita) è stato a lei intitolato.

Editoria È autrice del romanzo/autobiografia Teta Veleta edito da Garzanti nel 1979 e ora fuori catalogo. Teta Veleta si riferisce a uno scritto giovanile di Pasolini, che il poeta spiegherà in seguito così:

Sempre di Pasolini è l'articolo di Vogue del 1971 presente come prefazione del libro.

Ha inoltre curato il volume Pasolini cronaca giudiziaria, persecuzione, morte pubblicato nel 1977 da Garzanti e, insieme a Giovanni Raboni, la raccolta di poesie Breyten Breytenbach: un pendaglio da forca, Fondo Pasolini Edizioni.

La Passione di Laura È il titolo del film documentario diretto da Paolo Petrucci e uscito in anteprima nazionale il 29 ottobre 2011 nel quale viene ripercorsa la carriera di Betti grazie anche ai contributi, tra gli altri, di Bernardo Bertolucci, Giacomo Marramao, Francesca Archibugi e Jack Lang. Il film è stato candidato nel 2012 al Nastro d'argento, nella categoria Nastro d'argento al miglior documentario sul cinema.

Filmografia Attrice Cinema

Noi siamo le colonne, regia di Luigi Filippo D'Amico (1956) Labbra rosse, regia di Giuseppe Bennati (1960) La dolce vita, regia di Federico Fellini (1960) Era notte a Roma, regia di Roberto Rossellini (1960) La ricotta, episodio di Ro.Go.Pa.G., regia di Pier Paolo Pasolini (1963) Il mondo di notte n° 3, regia di Gianni Proia (1963) La Terra vista dalla Luna, episodio di Le streghe, regia di Pier Paolo Pasolini (1967) Edipo re, regia di Pier Paolo Pasolini (1967) Fermate il mondo... voglio scendere!, regia di Giancarlo Cobelli (1968) Che cosa sono le nuvole?, episodio di Capriccio all'italiana, regia di Pier Paolo Pasolini (1968) Teorema, regia di Pier Paolo Pasolini (1968) Porcile, regia di Pier Paolo Pasolini (1969) - solo voce Il rosso segno della follia, regia di Mario Bava (1969) Sledge (A Man Called Sledge), regia di Vic Morrow (1970) Reazione a catena, regia di Mario Bava (1971) I racconti di Canterbury, regia di Pier Paolo Pasolini (1972) La banda J. & S. - Cronaca criminale del Far West, regia di Sergio Corbucci (1972) Nel nome del padre, regia di Marco Bellocchio (1972) Sbatti il mostro in prima pagina, regia di Marco Bellocchio (1972) Sepolta viva, regia di Aldo Lado (1973) Allonsanfàn, regia di Paolo e Vittorio Taviani (1974) La cugina, regia di Aldo Lado (1974) Fatti di gente perbene, regia di Mauro Bolognini (1974) La ragazza con gli stivali rossi, regia di Juan Buñuel (1974) Paulina s'en va, regia di André Téchiné (1975) L'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale, regia di Gian Vittorio Baldi (1975) Vizi privati, pubbliche virtù, regia di Miklós Jancsó (1976) Novecento, regia di Bernardo Bertolucci (1976) La gang del parigino - Pierrot le Fou (Le Gang), regia di Jacques Deray (1977) La nuit, tous les chats sont gris, regia di Gérard Zingg (1977) Morti sospette (Un papillon sur l'épaule), regia di Jacques Deray (1978) Viaggio con Anita, regia di Mario Monicelli (1978) Il piccolo Archimede, regia di Gianni Amelio (1979) La luna, regia di Bernardo Bertolucci (1979) Loin de Manhattan, regia di Jean-Claude Biette (1982) Il mondo nuovo, regia di Ettore Scola (1982) Venice en hiver, regia di Jacques Doniol-Valcroze (1982) Strada Pia, regia di Georg Brintrup (1983) La fuite en avant, regia di Christian Zerbib (1983) Ars amandi - L'arte di amare (Ars amandi), regia di Walerian Borowczyk (1983) Retenez-moi... ou je fais un malheur!, regia di Michel Gérard (1984) Rapporti di classe, regia di Danièle Huillet e Jean-Marie Straub (1984) Chambre d'amie, regia di Caroline Huppert (1985) Tutta colpa del paradiso, regia di Francesco Nuti (1985) Mamma Ebe, regia di Carlo Lizzani (1985) Corps et biens, regia di Benoît Jacquot (1986) Jenatsch, regia di Daniel Schmid (1987) L'estate impura, regia di Pierre Granier-Deferre (1987) Caramelle da uno sconosciuto, regia di Franco Ferrini (1987) I cammelli, regia di Giuseppe Bertolucci (1988) Jane B. par Agnès V., regia di Agnès Varda (1988) Le rose blu, regia di Anna Gasco, Tiziana Pellerano e Emanuela Piovano (1989) Courage Mountain, regia di Christopher Leitch (1990) Le champignon des Carpathes, regia di Jean-Claude Biette (1990) Donne di piacere, regia di Jean-Charles Tacchella (1990) Les enfants d'abord, regia di Caroline Huppert (1990) Caldo soffocante, regia di Giovanna Gagliardo (1991) Segno di fuoco, regia di Nino Bizzarri (1990) Il grande cocomero, regia di Francesca Archibugi (1993) La ribelle, regia di Aurelio Grimaldi (1993) Mario, Maria e Mario, regia di Ettore Scola (1993) Con gli occhi chiusi, regia di Francesca Archibugi (1994) Un eroe borghese, regia di Michele Placido (1995) I magi randagi, regia di Sergio Citti (1996) Marianna Ucrìa, regia di Roberto Faenza (1997) Un air si pur..., regia di Yves Angelo (1997) La vie ne me fait pas peur, regia di Noemi Loevsky (1998) E insieme vivremo tutte le stagioni, regia di Gianni Minello (1999) L'amore era una cosa meravigliosa, regia di Paolo Costella (1999) The Protagonists, regia di Luca Guadagnino (1999) A mia sorella! (À ma soeur!), regia di Catherine Breillat (2001) Fratella e sorello, regia di Sergio Citti (2002) Il diario di Matilde Manzoni, regia di Lino Capolicchio (2002) Gli astronomi, regia di Diego Ronsisvalle (2003)