La storia della fortezza di Tighina spazia attraverso 6 secoli: sorta a partire dal 1538 in un'area che da almeno un secolo era di interesse strategico, la struttura ha mutato proprietari e destinazione d'uso nelle epoche successive, attraversando periodi di decadenza durati fino ai restauri architettonici di inizio III millennio, coevi all'adibizione a museo. Le complesse vicende politiche e militari nelle quali la fortezza è stata coinvolta non hanno permesso lo svolgimento di analisi archeologiche approfondite nel sito, comportando la formulazione di numerose ipotesi al riguardo delle origini della stessa.

Contesto

Ad inizio XV secolo la riva sinistra del fiume Dnestr venne progressivamente abbandonata dal Khanato dell'Orda d'Orocui si sostituì il Granducato di Lituaniamentre la sponda destra fu raggiunta dalla graduale espansione del recentemente fondato Principato di Moldavia.. Risale a questo periodo la prima menzione del punto doganale moldavo di Tighina: compare in un documento del 1408 mediante il quale il principe Alexandru cel Bun concedeva privilegi fiscali ai mercanti di Leopolicittà situata nel territorio del Regno di Polonia, di cui il sovrano era vassalloche transitavano da qui. Era infatti battuto a quei tempi un itinerario commerciale che coinvolgeva anche il porto di Cetatea Albă sul Mar Nero e la capitale moldava Suceava, permettendo lo scambio di merci, attraverso la Polonia, con le città anseatiche grazie all'attività di mercanti di varie nazionalità, inclusi quelli della Repubblica di Genova.

I ridotti scavi archeologici condotti negli anni 1960 identificarono nell'area dell'attuale costruzione le tracce di una fortificazione in legno e terra battuta risalente al XV secolo.. La storiografia rumenofona ritiene che i documenti del tempo confermino l'esistenza di un posto di guardia a presidio del guado sul Dnestr, considerato parte del più ampio complesso di strutture militari presenti sulla riva destra del fiumefortezze di Cetatea Albă, Orhei, Soroca e Chotyna tutela della sicurezza del Principato. Gli storici russofoni propendono invece per l'ipotesi che le tracce rinvenute fossero quelle di un forte costruito da popolazioni tatare, predatandolo al XIV secolo. Le numerose teorie in merito a presunte fortificazioni erette nel territorio di Tighina in epoche ancora precedenti da Daci, Romani, Bizantini, Genovesi o Lituani non sono invece supportate da alcuna evidenza archeologica o documentale..

Nella seconda metà del XV secolo assunsero il controllo della riva sinistra del Dnestr i Tatari del Khanato di Crimea, che da qui compirono frequenti incursioni sulla sponda moldava del fiume.. I Tatari ottennero il controllo de facto della dogana di Tighina e dei relativi dazi riscossi, costruendo, secondo fonti antiche, anche due torri in pietra a controllo del guado: una sulla sponda sinistra nel 1484distrutta nel secolo successivo.ed una sulla sponda destra tra il 1512 e il 1520, che sarebbe stata successivamente inglobata nella fortezza stessa.. Alla costruzione delle torri avrebbe contribuito l'Impero ottomano, potente alleato del Khanato di Crimea in guerra con la Moldavia, che in quel periodo si espanse verso nord avviando una fase di progressivo assoggettamento del Principato. Gli Ottomani annetterono nel 1484 l'area del Budžak e nel 1538 arrivarono ad espugnare la capitale Suceava.

L'Impero ottomano garantì il mantenimento dell'indipendenza al Principato di Moldavia, avviando con l'insediamento del nuovo sovrano Ștefan Lăcustă secoli di vassallaggio, mentre il khan Sahib I Giray ottenne, in cambio dell'aiuto militare fornito, la realizzazione di alcune opere difensive, tra le quali l'edificazione di una fortezza in prossimità del guado di Tighina.

Edificazione

In vista della realizzazione della fortezza, il sultano Solimano il Magnifico stabilì una guarnigione presso il guado di Tighina, facendo cambiare il nome del luogo in "Bender", termine turco di derivazione persiana che significa "porto" oppure "passaggio fortificato".. Fu la premessa per risolvere le tensioni tra Moldavi e Tatari, procedendo con l'assorbimento della zona nel territorio dell'Impero: venne ricompresa assieme al Budžak in un sangiaccato con sede ad Akkerman (nome turco di Cetatea Albă), parte del Beylerbeylik di Rumelia.

Il progetto della struttura è sin da tempi antichi attribuito a Sinānil quale prese parte alla spedizione in Moldavia quando era prossimo alla promozione ad architetto imperialeche individuò l'area sita sulla sponda più elevata del fiume, dove già sorgeva la precedente costruzione in legno e terra battuta che venne rasa al suolo per edificare la fortezza in pietra. Secondo una fonte antica, il nuovo fabbricato inglobò anche la torre ottagonale successivamente denominata torre armena che sarebbe stata costruita nel periodo di controllo tataro del guado. La realizzazione del nucleo originario (costituito da una cittadella) fu affidata a maestranze locali ed avviata immediatamente, come testimoniato da un'epigrafe in marmo incisa in lingua persiana che venne affissa sulla torre della porta.:

Nell'epigrafe l'espressione "bey del mare" si riferisce ai bey di Crimea alleati degli Ottomani, il termine "Roma" è da intendersi quale "Nuova Roma"ovvero Costantinopolimentre la datazione "Anno 945" è calcolata secondo il calendario islamico ed indica gli anni 1538-1539. Oltre che dall'epigrafe, della quale esistono solo copie perché l'originale venne rimosso dalla cittadella successivamente al 1822 ed andò perduto, si ha notizia dell'edificazione da una lettera del 1541 indirizzata a Ferdinando I d'Asburgo, in cui la fortezza è indicata come «di recente costruzione».

Periodo ottomano La struttura restò in possesso del suo costruttore, l'Impero ottomano, per quasi 300 anni, durante i quali la sua importanza strategica crebbe costantemente, accompagnata in una prima fase da espansione architettonica.

XVI secolo

La cittadella del XVI secolo aveva la funzione di centro amministrativo del qaḍāʾ di Benderdefinito in romeno "raya"ed ospitava al suo interno anche una moschea, sita nella torre della porta. La presenza militare era costituita da una guarnigione di 500 uomini guidata da un comandante denominato "dizdar".: si trattava di un contingente non particolarmente nutrito che, assieme alla semplice configurazione architettonica, rese la struttura vulnerabile ad attacchi nemici.

Già nel 1540 vi fu un infruttuoso assedio guidato da boiardi moldavi che si ribellavano al vassallaggio del loro Principato, seguito nei decenni successivi da ripetuti attacchi dei Cosacchi, formazioni armate composte da popolazioni slave che compivano le loro incursioni incoraggiate dalla Confederazione polacco-lituana. All'attività cosacca faceva da contraltare quella dei Tatari sempre alleati dell'Impero ottomano, dediti a periodiche razzie nel territorio del Regno di Poloniail cui confine si trovava alcune decine di chilometri a nord di Benderin un quadro di tensione tra le due potenze che andò deteriorandosi fino a degenerare nelle guerre polacco-ottomane.

Nel 1574 un contingente di Cosacchi e Moldavi ribelli capitanato dal principe Ioan cel Cumplit preferì all'assedio diretto il taglio delle linee di rifornimento, ma anche in questo caso l'azione non ebbe successo. In seguito a questo avvenimento ed all'intensificarsi delle incursioni cosacche che regolarmente saccheggiavano l'insediamento civile esterno senza attaccare la fortezza, nel 1579 venne costruito dagli Ottomani un piccolo forte sulla sponda opposta del fiume, con funzione di supporto. Un'azione cosacca nella primavera del 1583 distrusse il nuovo forte e, per la prima volta, riuscì a penetrare all'interno della fortezza di Bender, distruggendo parzialmente anch'essa; nell'ottobre dello stesso anno un'ulteriore spedizione di Cosacchi la raggiunse, venendo sconfitta da un contingente militare inviato dal beilerbei di Rumelia che contò sull'ausilio di giannizzeri.

La vulnerabilità della fortezza spinse nel 1584 il sultano Murad III ad ordinarne l'ampliamento, affidandone la realizzazione al fedele principe moldavo Petru Șchiopul: vennero ricostruite le parti distrutte l'anno precedente, ampliato il fossato e creato il nuovo sistema di torri e cortine della fortezza inferiore. Agli interventi architettonici fece seguito l'allargamento della guarnigione, ma questo non impedì nuove spedizioni cosacche che continuarono fino agli anni 1590 causando ripetuti incendi all'insediamento urbano esterno, nuovi danni alla fortezza e conseguenti lavori di riparazione sempre affidati al principato moldavo. L'ascesa al trono di Aron Tiranul ed il conseguente cambio di alleanze fecero da preludio alla lunga guerra, che portò nel 1595 ad un nuovo assedio moldavo-cosacco alla fortezza, risoltosi con un fallimento.

Le continue lotte della seconda metà del XVI secolo causarono l'impoverimento di tutto il Budžak, che da terra fertile si trasformò in un'area sottopopolata. A questo fenomeno si contrappose la crescente importanza politica della fortezza e di Bender, che divenne sede del sangiaccato ora inserito nel neonato eyalet di Silistra; nel 1595 fu il sanjak-bey di Bender Ahmed-Bey a firmare a Cecoranell'ambito della guerra dei Magnati di Moldaviaun trattato con Jan Zamoyski della Confederazione polacco-lituana.

XVII secolo

I primi decenni del XVII secolo videro le incursioni cosacche disinteressarsi di Bender e della fortezza (con l'eccezione dell'azione del 1608) prediligendo le aggressioni agli insediamenti tatari., accresciuti nel Budžak in seguito alla migrazione di discendenti dell'Orda Nogai che andarono a formare un'orda locale. Il periodo di relativa calma permise nuovi lavori strutturali avviati sotto il sultano Ahmed I, che inclusero una accurata ricostruzione delle fortificazioni e la creazione tra il 1617 e il 1619 della fortezza esterna: un sistema di larghi fossati protetti da bastioni in terra cruda che ricomprese al suo interno anche i caseggiati costruiti esternamente alla fortezza inferiore.

Nel 1618 si tenne nella fortezza il consiglio di guerra ottomano precedente la battaglia di Kam"janec'-Podil's'kyj contro la Confederazione polacco-lituana: qui il beilerbei di Silistra Iskender Pascià si riunì con gli ospodari di Moldavia e Valacchia Radu IX Mihnea e Alexandru IV Iliaș. La fortezza non fu direttamente coinvolta dalla prima guerra polacco-ottomana, ma la conseguente pace di Chocim del 1621 citò espressamente Bender nelle clausole del trattato in cui la parte ottomana assumeva l'impegno formale a sospendere le incursioni tatare. Già pochi mesi dopo il trattato, il khan dell'Orda Budžak Temir venne al contrario nominato beilerbei di Silistra e le razzie in territorio polacco continuarono, protraendosi anche oltre la sua deposizione avvenuta nel 1623. Da alcune fonti antiche si apprende che il khan Temir aveva già ricoperto in precedenza la carica di sanjak-bey di Bender e che nel suo breve periodo a capo dell'eyalet potrebbe aver spostato la sede dello stesso nella fortezza in riva al Dnestr.