Labbazia di San Clemente a Casauria è un complesso monumentale abruzzese, edificato nel paese di Castiglione a Casauria, nella Val Pescara, in provincia di Pescara. La chiesa nell'872 ospitò le reliquie di papa Clemente I, il quarto Pontefice della Chiesa cattolica, fino alla costruzione della nuova Basilica di San Clemente al Laterano di Roma. Nel 1894 l'abbazia è stata dichiarata monumento nazionale italiano.Regio decreto-legge 28 giugno 1894 Ha subito gravi danni durante il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009, che hanno comportato la chiusura dell'edificio e l'ingabbiamento delle opere d'arte, in vista del restauro conclusosi molto brevemente, e con esito positivo, nel 2011.

Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali la gestisce tramite il Polo museale dell'Abruzzo, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei.

Storia

L'abbazia fu costruita dall'imperatore Ludovico II, pronipote di Carlo Magno, nell'871 a causa di un voto fatto durante la sua prigionia nel ducato di Benevento. Inizialmente dedicata alla Santissima Trinità, fu poi intitolata a san Clemente quando, nell'872, vi si traslarono i suoi resti. Fu soggetta, nei secoli successivi, a numerosi saccheggi: ad opera dei Saraceni nel 920 e, nel 1076, fu distrutta da Ugo Malmozzetto, conte normanno di ManoppelloF. Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile (Tome I - Partie: "Les Normands dans les Abruzzes")L. Gatto, Ugo Maumouzet conte di Manoppello, Normanni d'Abruzzo, in AA.AA., Studi sul medioevo cristiano offerti a R. Morghen, Roma, 1974, pp. 355-375.. L'abate benedettino Grimoaldo, che nel 1098 ottenne la protezione pontificia da Papa Urbano II, ricevendone per primo il bacolo pastorale che andava a sostituire lo scettro imperiale come insegna politica dell'Abbazia, intraprese la ricostruzione della chiesa, che fu riconsacrata solennemente nel 1105.

Fondazione Secondo il Chronicon Casauriense, una cronaca dell'abbazia redatta dal monaco Giovanni, l'abbazia venne fondata dall'imperatore Ludovico II come ex voto, scampato alla prigionia per intercessione di papa Adriano II. Le spedizioni dell'imperatore contro i Bizantini e i Saraceni che infestavano la Val Pescara e la valle Peligna fallirono, sino alla discesa successiva di Ottone I di Sassonia. Il principe Adelchi di Benevento ordisce una congiura contro Ludovico, ma una volta liberato dalla prigionia, l'imperatore presso una insula sorgente sul fiume Pescara, all'altezza di Castiglione della Pescara (oggi Castiglione a Casauria), eresse l'abbazia in un'area collegata all'antico insediamento di Interpromium, vicino a una cappella preesistente dedicata a San Quirico, presso questo fiume che sin dal VI secolo sanciva la divisione tra il ducato di Spoleto e quello di Benevento.

Il cenobio, consacrato alla Regola Benedettina, nell'872 acquisì il nome di Clemente I Papa, le cui reliquie per sicurezza furono traslate da Roma nel monastero, come dimostra il rilievo dell'architrave del portale, che raffigura la leggenda della traslazione delle reliquie. Il primo abate secondo il Chronicon è Romano, che amministrò saggiamente i beni, l'abbazia ottenne il diritto di eleggere l'abate, di giurisdizione amministrativa sul territorio, creando una sacca feudale a sé, indipendente dai possedimenti storici dell'abbazia di Farfa, dell'abbazia di Montecassino e dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno, portando l'abbazia ad avere 12 moggi, un terreno della diocesi di Penne.

Dalla decadenza normanna al nuovo splendore Nel 911 fu abate Lupo, e accrebbe i beni territoriali sino ad arrivare alla costa del mare Adriatico, al massiccio della Maiella e ai fiumi Pescara e Trigno.L'organizzazione abbaziale subì un arresto nel 916 con la dispersione dei monaciChronicon Casauriense, 123v., quando giunsero i Saraceni che saccheggiarono la valle, sicché quando i monaci tornarono dovettero con l'abate Alparo. Per i debiti contratti alcune terre vennero vendute, fino a che nel 970 il monastero tornò in funzione. Nel 1025 l'abbazia mostrava nuovamente segni di decadenza, ma l'abate Guido riuscì a riattivare i lavori di restauroChronicon Casauriense, 181 v.

Nel 1013 l'abate di Casauria si alleò col Tresidio di Bucchianico, potente aristocratico della zona che aveva fondato un grosso sistema di fortificazioni tra cui i castra di Abbateggio, Salle, Luco e Pizzerico. I due fondarono insieme il castello di Bolognano.

Nel 1047 l'abate Domenico ottenne da Enrico I di Francia un diploma di conferma dei beni, anche se per la tutela dei beni, i monaci spesso si rivolsero al papa. Le calamità arrivarono quando nel 1076 il Conte di Manoppello Ugo Malmozzetto, alleato di Roberto il Guiscardo, compì scorrerie nella Val Pescara, insieme a Goffredo d'Altavilla e Roberto I di Loritello, incurante delle minacce di scomunica di papa Gregorio VII, occupando l'abbazia di San Clemente a Casauria, e costringendo l'abate Trasmondo a riconoscere il suo potere e un suo adepto come nuovo abate. Per un ventennio, sino al 1097, l'abbazia subì umiliazioni e spoliazioni, e quando Malmozzetto morì nella battaglia di Prezza vicino a Sulmona nel 1097, l'abbazia riuscì a tornare lentamente in auge. Nel 1097 l'abate Grimoaldo infatti incontrò papa Urbano II, recatosi a Chieti per radunare truppe per la prima crociata, e dalla discussione riuscì ad ottenere l'anello e il pastorale.

Grimoaldo fu un abate molto attivo per il rilancio pastorale dell'abbazia e la ricostituzione del patrimonio fondiario e mobile: agli inizi del XII secolo durante il suo governo, come racconta il Chronicon, venne recuperato il corpo di San Clemente papa e martire e ricollocato all'interno dell'altare maggiore, con l'istituzione ufficiale della festa della sua invenzione; fece costruire sul lato settentrionale del monastero il palazzo abbaziale, facendolo riccamente decorare con pitture ispirate all'Antico Testamento, e una serie di camere del tesoro, per custodire i preziosi dell'abbazia; fece realizzare una croce d'argento del peso di 15 libre e la fece sospendere sul lato sinistro del coro della chiesa, affinché fosse venerata dai fedeli durante la Settimana Santa a perpetua memoria della Passione di Cristo; fece realizzare un calice d'oro puro del peso di una libra per la celebrazione eucaristica nelle principali festività del calendario cristiano; acquistò un messale con la copertina esterna d'argento per le celebrazioni domenicali e festive.L'opera di ricostruzione secondo l'aspetto odierno, in gran parte visibile nella facciata, iniziò successivamente, quando a Grimoaldo succedettero nel 1110 Gisone, che costruì l'ospedale, e nel 1156 Leonate, che costruì la torre campanaria, avviando con essa i lavori generali di rifacimento romanico.

L'elezione di Leonate è contrastata dal re Ruggero II di Sicilia e dai conti di Manoppello, che iniziarono a confiscare terreni, d'altra parte il papa Adriano IV, che consacrò Leonate, protesse l'abbazia, rischiando una guerra, sino a che non si raggiunse un accordo per i confini con la Contea di Manoppello. Accumulato un tesoretto, l'abbazia poté con Leonate dare avvio ai cantieri di rinnovamento voluti dell'abbazia di Montecassino per volere dell'abate Desiderio (papa Vittore III), e dal 1176 dette inizio ai lavori di rifacimento, che terminarono nel 1182.

Dalla decadenza a oggi

L'opera di Leonate rappresenta il punto d'apogeo dell'abbazia, dato che, quando iniziarono ad essere fondati nel primo Duecento i monasteri dei Cistercensi nella val Pescara, come la Badia di Casanova e l'abbazia di Santa Maria Arabona, il potere benedettino in loco iniziò piano piano ad essere soppiantato. L'abbazia divenne "commenda" di Santa Maria Arabona e di Casanova, nel XIV secolo i possedimenti, che un tempo si estendevano anche oltre i confini dell'Abruzzo, si erano ridotti all'insula di Casauria, Alanno, Castello Valignano e Castelvecchio Monacisco, nel 1349 fu danneggiata dal terremoto dell'Aquila, rompendo la colonna del cero pasquale, nel 1456 un altro terremoto verificatosi a Sulmona scosse l'abbazia, creando ingenti danni, e l'abbazia fu ricostruita dalle donazioni della famiglia De Sangro. Altri danni però si susseguirono con i terremoti del 1703 e del 1706. Il periodo dei fasti era tuttavia trascorso, nel 1726 lo storico Ludovico Antonio Muratori trovò la sede deserta, le rendite dissipate, gestite dagli abati per il loro personale interesse, nel 1775 l'abbazia fu di regio patronato per volere di don Francesco Caracciolo duca di Castel di Sangro, che ne divenne abate. Nel 1799 vi alloggiarono le truppe francesi del comandante Rusha, che spogliarono l'abbazia, rubando il braccio d'argento con la reliquie di san Clemente I, e bruciarono la statua. Nel 1850 venne trasferita nella diocesi di Diano, presso Salerno.

Nel 1859 con regio decreto borbonico, l'abbazia fu concessa ai frati francescani, ma nel 1865 vennero espulsi per le leggi piemontesi, nel 1869 l'ex monastero fu ceduto al comune di Castiglione a Casauria, venendo ridotto a magazzino, cadendo in breve in rovina totale, sicché oggi è in parte conservato, mentre altre porzioni sono scomparse. Piero Luigi Calore, storico locale, si occupò di far arrivare alle amministrazioni l'attenzione per il prestigioso monumento, in virtù della riscoperta dell'antico che si stava effettuando in quegli anni, ma senza risposte positive, sicché il monastero rimase sempre più ammalorato, come testimonia in alcuni scritti anche Gabriele D'Annunzio. Nel 1894 ci furono interventi di riparazione, ci fu l'interesse di studiosi al livello nazionale dell'architettura abruzzese quali Carlo Ignazio Gavini e Vincenzo Bindi. Il restauro del 1919 ha ripristinato quel che restava dell'ex monastero e delle mura del chiostro, e ben presto, salvatasi l'abbazia dalla incursioni aeree e dalle usurpazioni tedesche nella seconda guerra mondiale, divenne sempre più nota, anche tra gli abruzzesi, divenendo presto un punto di riferimento per la rivalutazione artistica locale, e punto cardine per la storia dell'architettura romanica in Abruzzo.

Danneggiata durante il sisma aquilano del 6 aprile 2009, l'abbazia è stata sottoposta a lavori di restauro, terminati l'8 aprile 2011 con la riapertura della struttura.

Architettura L'abbazia è uno dei più importanti monumenti abruzzesi, che ancora oggi con le sue preziose forme romanico-gotiche, testimonia il potere economico e politico di un tempo. L'architettura così come si presenta oggi, è frutto di diversi interventi, che sono divisibili nella facciata romanico-gotica dell'abate Leonate, con interventi successivi, soprattutto per i terremoti del 1349 e del 1456, e dell'impianto, anch'esso in parte rifatto per via dei terremoti, databile al XV secolo, visto che coi terremoti, la chiesa ha perso i bracci del transetto, che le davano l'aspetto di una croce latina.

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